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	<title>Tv Digitali.eu &#187; Radio</title>
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		<title>Digitale Terrestre: l&#8217;Agcom difende la sua linea ma non si placano le polemiche sulla nuova numerazione dei canali</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Jul 2010 10:09:30 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>E’ diventata definitiva la decisione dall’Agcom assunta nella riunione dell’8 luglio sul piano di numerazione automatica dei canali (LCN) della Tv digitale formalizzata nella giornata di ieri. Ma ad un provvedimento tanto importante quanto atteso, e in un certo senso  anche scongiurato, non poche sono state le reazioni. In primis quelle dei dirigenti delle emittenti locali che criticano fortemente quello che a più voci è stato definito un “sopruso” oltre che vero e proprio “un grave segno di arroganza”.</p>
<p>E mentre da una parte si registra la soddisfazione dei soci di Dgtvi, l&#8217;associazione che riunisce Rai, Mediaset, TI Media, Frt (Federazione Radio Tv), D-Free e Aeranti-Corallo, e che già ha avuto modo di confrontarsi con l’Autorità garante delle comunicazioni per l’individuazione dei blocchi destinati a canali nazionali e locali, dall’altra non possono non tenersi in considerazione le infuocate critiche delle piccole emittenti.<br />
Per di più, che si sono anche sentite ‘accusate’ di “scarsa qualità dei programmi offerti”.</p>
<p>“Quello che sta succedendo – ha commentato all’indomani della decisione dell’Agcom di escludere le emittenti locali dai primi canali del digitale terrestre il presidente della Regione Sardegna, Ugo Cappellacci – è un sopruso intollerabile. Un grave segno di arroganza compiuto in spregio alla legge e alle richieste delle Regioni italiane. Valuteremo le iniziative per difendere la libera emittenza locale, che porta nelle nostre case l&#8217;informazione regionale, la cultura e le tradizioni della nostra Isola”.</p>
<p>Di “un altro pezzo di bavaglio al pluralismo del sistema informativo”, ossia “di un altro regalo agli interessi privati oltre che un ulteriore colpo inferto alle economie locali”, parla il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola che ringraziando ironicamente l’Agcom per “il regalo riservato alle piccole economie di settore”, ha annunciato opposizione in tutte le sedi preposte.</p>
<p>Di “insolazione del caldo estivo” parla invece Davide Caparini. Il segretario di presidenza in Commissione Vigilanza Rai, in un comunicato stampa diramato nelle ultime ore, spiega così il via libera definitivo da parte dell&#8217;Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni al piano di numerazione automatica dei canali (Lcn) sul nuovo telecomando digitale.</p>
<p>E ancora, sconcerto manifesta l’associazione di emittenti locali Alpi. “L&#8217;Autorità – ha dichiarato il presidente dell&#8217;Alpi Luca Montrone &#8211; ha di fatto confermato l&#8217;orientamento già manifestato di penalizzare le emittenti locali arrivando ad ignorare le indicazioni del Parlamento, che attraverso la Commissione Trasporti e Comunicazioni, all&#8217;unanimità e alla presenza del vice ministro Paolo Romani (che ha dato il suo assenso) ha chiesto al governo di vigilare affinché fossero rispettate le indicazioni del decreto legislativo 44/2010 che in nessuna sua parte ipotizza l’emarginazione delle tv locali”.<br />
“L’autorità inoltre &#8211; ha continuato Montrone &#8211; fa riferimento a un sondaggio attraverso il quale avrebbe verificato abitudini e preferenze del pubblico (oltre il 70% degli utenti ha un decoder o un televisore integrato e ha ordinato i programmi secondo le proprie preferenze). Si tratta di un sondaggio fuorviante perché è stato effettuato nelle Regioni in cui già c’è stato il passaggio al digitale mentre bisognava verificare le abitudini e le preferenze del pubblico nelle regioni ancora in analogico: non ha senso fotografare una situazione già compromessa che le emittenti hanno chiesto di sanare, e farne derivare una decisione&#8221;. &#8220;Un altro aspetto fuorviante citato dall&#8217;Autorità &#8211; sottolinea ancora Montrone &#8211; è il riferimento al parere favorevole ricevuto da presunte principali associazioni delle emittenti: la nostra, l&#8217;Associazione Alpi, la seconda per importanza in relazioni agli ascolti delle emittenti associate, ha chiaramente contestato in tutte le audizioni dinanzi all&#8217;Autorità e con una diffida legale l&#8217;ipotesi che fossero escluse le tv locali dai tasti da uno a nove. Della nostra posizione non si fa alcun cenno mentre l&#8217;Autorità evidentemente ha voluto dar ragione solo a quelle associazioni allineate sulle sue posizioni”.<br />
“E’ evidente &#8211; ha poi concluso il presidente dell’Alpi &#8211; che così come la normativa di sistema vigente prevede che un terzo dei canali sia riservato alle tv locali, la stessa quantità debba essere riservata sia sul telecomando, nei tasti da uno a nove, sia nell&#8217;assegnazione delle frequenze di qualità. L&#8217;Autorità invece con la sua decisione non fa altro che favorire la sopravvivenza sul digitale del duopolio esistente sull&#8217;analogico, favorendo altri grossi gruppi che si apprestano a monopolizzare porzioni di etere escludendo di fatto dal mercato l&#8217;emittenza locale”.</p>
<p>Di contro, le soddisfazione di Dgtvi che attraverso il suo presidente Andrea Ambrogetti afferma che &#8220;si tratta di un passo molto importante che porta ordine e razionalità nell&#8217;offerta del digitale terrestre&#8221; e che la &#8220;decisione presa ha messo in prima fila le abitudini e le preferenze degli utenti su tutto il territorio nazionale, e conferisce il giusto riconoscimento alle emittenti locali oltre a valorizzare adeguatamente le nuove offerte digitali nazionali&#8221;, e le giustificazioni dell’Authority che ribadendo la gerarchia analogica dei canali televisivi sulla piattaforma digitale, con i ‘generalisti nazionali’ che dovranno essere programmati di default su tutti gli apparecchi dal numero uno al nove del primo arco di numerazione, i locali dal 10 al 19, e gli altri suddivisi per categorie nelle successive posizioni, riafferma che il piano varato rispecchia appieno quanto deciso dal ‘Testo unico sui servizi di media audiovisivi e radiofonici’ (Dlgs 44/2010) e quindi, la “garanzia alla semplicità d’uso del sistema di ordinamento automatico dei canali, che rispetti le abitudini e preferenze degli utenti, con particolare riferimento ai canali generalisti nazionali e alle emittenti locali”.</p>
<p>In un comunicato, l&#8217;Agcom sottolinea altresì la libertà dell&#8217;utente a riorganizzare i canali secondo le proprie preferenze, il sistema di programmazione automatico di decoder e televisori integrati dovrà però rispettare la gerarchia della piattaforma analogica per quanto riguarda le prime 20 posizioni. Per quanto riguarda le numerazioni decise per gli altri canali, dal 20 al 70 del primo arco di numerazione saranno inseriti gli altri canali digitali terrestri a diffusione nazionale in chiaro, suddivisi per genere (semigeneralisti, bambini e ragazzi, informazione, cultura, sport, musica, televendite), mentre i canali a pagamento saranno programmati tra il quarto e il quinto arco di numerazione (tra il 401 e il 599). “Il piano – si legge ancora nel comunicato Agcom – prevede poi di lasciare i canali 0, 100, 200, 300, 400, 500, 600, 700, 800, 900 ai servizi di interesse generale, come le guide ai programmi”</p>
<p>l&#8217;Aeranti-Corallo, associazione di categoria delle imprese radiotelevisive locali che rappresenta, tra l’altro 320 tv locali, attraverso il suo coordinatore Marco Rossignoli ha dichiarato: “L’approvazione del regolamento porta finalmente ordine nell’offerta del digitale terrestre. E’ ora indispensabile – ha aggiunto Rossignoli – che il Ministero dello Sviluppo economico proceda con estrema rapidità all’assegnazione delle numerazioni nelle sei aree già digitalizzate (Lazio, Campania, Piemonte occidentale, Trentino Alto Adige, Valle d’Aosta e Sardegna). Infatti – ha proseguito Rossignoli &#8211; la mancanza della regolamentazione ha causato in tali aree gravi disagi sia alle emittenti che all’utenza. Il disorientamento nella individuazione dei programmi generato dall’assenza della numerazione ha causato anche una contrazione degli investimenti pubblicitari, con gravi ripercussioni sui bilanci delle emittenti locali e con forte rischio per l’occupazione nel settore. E&#8217; inoltre fondamentale – ha concluso – che fin dal momento dell’entrata in vigore del regolamento cessino le duplicazioni delle numerazioni, i cosiddetti &#8216;cloni&#8217;, cioè le utilizzazioni di più numeri per identificare uno stesso programma. Tale duplicazione, infatti, ha contribuito in modo significativo alla caoticità dell’offerta digitale in assenza di regolamentazione in materia&#8221;</p>
<p>Sempre in riferimento alla recente approvazione da parte della Autorità per le garanzie nelle comunicazioni del regolamento per la numerazione dei canali della televisione digitale terrestre, la Dgtvi ha invece, rimarcando che &#8220;lo schema approvato accoglie nella sostanza la proposta formulata nei mesi scorsi con l&#8217;unanimità di tutti i soci&#8221; e con questo, auspica la fine dei &#8220;fenomeni fastidiosi quali quelli della duplicazione dei canali con numerazioni multiple&#8221;.</p>
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		<title>Guerra del telecomando: si infiamma il confronto su tv locali e posizionamento dei numeri 8 e 9 in tutte le regioni d’Italia</title>
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		<pubDate>Fri, 14 May 2010 09:55:53 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Continua il dibattito sulla numerazione automatica dei canali del digitale terrestre e sul decreto legislativo recentemente sostituito dal testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici. Argomento di grande attualità sul quale si registra anche l&#8217;intervento dell&#8217;associazione ALPI - radio tv, presieduta da Luca Montrone. “Esprimo grande apprezzamento per la considerazione che il governo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> Continua il dibattito sulla <strong>numerazione automatica dei canali</strong> del <strong>digitale terrestre</strong> e sul decreto  legislativo recentemente sostituito dal testo unico dei   servizi di media  audiovisivi e radiofonici. Argomento di grande   attualità sul quale si registra  anche l&#8217;intervento dell&#8217;associazione <strong>ALPI </strong>- radio tv,  presieduta da <strong>Luca Montrone</strong>. “<em>Esprimo grande   apprezzamento per la  considerazione che il governo ha avuto circa   l&#8217;emanazione del decreto  legislativo 44/2010 – </em>ha esordito<em> – e   nei confronti delle tv locali di qualità  che, ai sensi di tale   disposizione, dovranno conservare in digitale, la presintonizzazione che   avevano in analogico</em>”. </p>
<p> “<em>La   posizione dell&#8217;ALPI</em> &#8211; continua &#8211; <em>è quindi quella di riconoscere   alle tv locali di qualità il  posizionamento sui numeri 8 e 9 in tutte   le regioni, e il numero 7 nelle  regioni in cui effettivamente tale   numero era occupato da una tv locale</em>. <em>Dal momento che le    emittenti locali di qualità vanno ovviamente tutelate in tutto il Paese -</em> ha  detto ancora Montrone -  <em>l&#8217;ALPI condivide  l&#8217;orientamento dell&#8217;<strong>Agcom</strong> in merito ad una ricerca da commissionare ad un  istituto di ricerca,   ma solo per quelle regioni in cui ci fossero tv locali  pretendenti il   numero 7, e solo su tale posizionamento. Le posizioni 8 e 9,  invece,   dovranno essere destinate in tutte le regioni alle tv locali di qualità,    utilizzando come criterio le indagini dell&#8217;<strong>Auditel</strong>, e le   graduatorie dei <strong>Corecom</strong> dell&#8217;ultimo triennio&quot;. </em></p>
<p> <em>&quot;</em><em>Solo in tal modo,infatti  &#8211; </em>conclude   la nota  dell&#8217;Alpi<em> &#8211; si eviterebbero disparità di trattamento e   disuguaglianze tra le tv  locali operanti nelle regioni ancora   analogiche e quelle operanti nelle regioni  in cui c&#8217;è già stato lo <strong>switch-off</strong> dove, una eventuale indagine sulla  presintonizzazione compiuta adesso,   non avrebbe nessun senso, se non quello di  ratificare i soprusi già   subiti dalle tv locali nel passaggio al digitale”.</em></p>
<p> Chiare,  pertanto,   posizioni  e strategie di mercato con l’<strong>asse  Mediaset-RAI</strong> per il controllo della <strong>DTT</strong> e <strong>Telecom Italia Media</strong> spinta   verso il business della <strong>tv on demand</strong> su Internet. Anche per   quanto riguarda la  strategia denunciata dal <strong>CRTL</strong>, numerosi i   punti al riguardo. A cominciare  dai grandi player nazionali che non   avevano mai fatto mistero di ritenere  eccessivo il numero delle   disordinate ed eterogenee emittenti locali italiane  occupatrici di   troppe e ghiotte frequenze. </p>
<p> Quale la soluzione allora ?</p>
<p> Riuscire a sfoltire le tv    locali evitando il <strong>pluralismo</strong>. Insomma, puntare tutto sulla zero   natalità e sullo sviluppo  controllato. Per la prima, secondo esperti   del settore, <em>&quot;il problema si è già  risolto in maniera semplice   poiché l’assetto delle frequenze italiane avrebbe  garantito la   sopravvivenza dell’esistente. Per il secondo invece, per uno  sviluppo   controllato sarebbe bastato adottare un sistema collaudato    efficacemente sulla carta stampata&quot;.</em></p>
<p> Attraverso una bizzarra  modalità di ripartizione   dei contributi relativi alla legge 448/1998,  gradualmente, alcune   emittenti locali sarebbero state incoraggiate a fare affidamento  alle   sovvenzioni pubbliche secondo un meccanismo definito “equivoco”. Non a    caso, da qualche mese ormai, in Italia, numerose procure della   Repubblica sono intervenuti  per fare chiarezza sul “fenomeno”. Ai primi   posti delle graduatorie dei <strong> Corecom</strong>, non infrequentemente si   registra la presenza di sostanziali “centri  servizi editoriali” che   sviluppano fatturati notevoli ed hanno alle dipendenze  decine e decine   di giornalisti ed editori. </p>
<p> Sulla tematica è intervenuto  anche <strong> Luigi   Bobba</strong>, deputato Pd del Piemonte e vicepresidente della Commissione    Lavoro della Camera, scettico riguardo ai nuovi  criteri di   pianificazione per l’assegnazione delle frequenze ipotizzati dall&#8217;<strong>Agcom</strong> poiché “<em>si assisterebbe  a una drastica  riduzione degli spazi   frequenziali delle tv locali e ciò comporterebbe la chiusura  di   moltissime imprese operanti da oltre trentacinque anni, con grave danno   per  il pluralismo del settore televisivo, per l&#8217;informazione sul   territorio e per  l&#8217;occupazione lavorativa nel comparto”</em>.</p>
<p> Bobba ha presentato un&#8217;interrogazione al    presidente del Consiglio<strong> Silvio Berlusconi</strong> e al ministero dello   Sviluppo economico per sapere “<em>come  mai l&#8217;Agcom abbia avviato un   processo di pianificazione, basato su criteri  difformi da quelli in   precedenza adottati&#8217;</em> e <em>&#8216;se non si intenda  intervenire nel breve   termine per evitare la drastica riduzione degli spazi  radioelettrici   per le tv locali</em>&#8216;. </p>
<p> Bobba ha spiegatoche l&#8217;Autorità per le Garanzie nelle    Comunicazioni ha avviato un procedimento per il completamento della   revisione  del piano nazionale di assegnazione delle frequenze per il   servizio di  radiodiffusione televisiva terrestre in tecnica digitale,   ma lo schema di piano si basa su criteri completamente diversi da quelli   in  precedenza adottati dalla stessa Authority per definire la   pianificazione delle  sei aree tecniche già completamente digitalizzate,   tra le quali le Province di  Torino e Cuneo, dove tutte le tv nazionali   e locali esistenti hanno potuto  convertire le proprie reti in   tecnologia digitale. </p>
<p> Per il deputato piemontese,   i nuovi criteri ipotizzati  contrastano con i principi in precedenza   espressi dall&#8217;Agcom, in quanto  prevedono la realizzazione di numerose   reti <strong>K-SFN</strong>, cioè composte da più  frequenze, in luogo di reti <strong>SFN,</strong> composte con una sola frequenza, e non  garantiscono alle tv locali   almeno un terzo delle risorse sotto il profilo  tecnico-qualitativo,   destinando alle stesse tv solo frequenze non previste dal  piano di   Ginevra 2006 e quindi non utilizzabili nelle aree italiane di confine. </p>
<p> <em>&#8216;La modifica dei criteri  di pianificazione,   avrà gravi conseguenze sulle emittenti televisive locali, che    potrebbero essere costrette a chiudere, con grave danno sia sotto il   profilo del  pluralismo informativo sia sotto quello occupazionale.   Inoltre</em> &#8211; ha concluso Bobba &#8211; <em> il contenzioso  giudiziale   generato da tale situazione verrebbe a causare inevitabili ritardi al    processo di digitalizzazione televisiva&#8217;. </em> </p>
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		<title>Guerra del telecomando: ormai imminente la decisione dell’Agcom. Sul tavolo anche la proposta DGTVi sull’ordinamento automatico dei canali</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Apr 2010 10:57:40 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Grande attesa per venerd&#236; 16 aprile quando l&#8217;Agcom dovrebbe prendere una decisione sull&#8217;ordinamento automatico dei canali televisivi. Secondo quanto si apprende, approder&#224; infatti al consiglio il dossier sulla Lcn (Logical channel number). Si tratta di una decisione molto attesa, soprattutto dalla Frt, la Federazione radio televisioni, che ricorda come ci sia gi&#224; stato un grave [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span id="testoNotizia"></p>
<p align="justify">Grande attesa per venerd&igrave; 16 aprile quando   l&rsquo;<strong>Agcom</strong> dovrebbe prendere una decisione sull&#8217;<strong>ordinamento automatico dei canali televisivi</strong>. Secondo   quanto si apprende, approder&agrave; infatti al consiglio il dossier sulla <strong>Lcn</strong> (Logical channel number). Si tratta di una decisione   molto attesa, soprattutto dalla <strong>Frt</strong>, la Federazione   radio televisioni, che ricorda come ci sia gi&agrave; stato un grave danno per   le emittenti, soprattutto per &#8220;<em>quelle locali operanti in   digitale</em>&#8221; data l&#8217;assenza &#8220;<em>di una regolamentazione da   anni reclamata a gran voce dagli operatori del settore&#8221;.</em> </p>
<p align="justify"> La funzione Lcn ,   presente in alcuni apparecchi, consente di assegnare automaticamente a   ogni servizio televisivo ricevuto una posizione predefinita all&#8217;interno   della lista che li elenca. L&#8217;Autorit&agrave;, secondo il decreto legislativo   numero 44 del 15 marzo 2010, &egrave; chiamata ad adottare <em>&#8220;un   apposito piano di numerazione automatico dei canali della televisione   digitale terrestre, in chiaro e a pagamento</em>&#8221; e ci&ograve; al fine di   assicurare nei confronti di tutti gli operatori <em>&#8220;condizioni   eque, trasparenti e non discriminatorie&#8221;.</em>&nbsp; </p>
<p align="justify">La normativa prevede   che l&#8217;Autorit&agrave; stabilisca con proprio Regolamento le modalit&agrave; di   attribuzione dei numeri ai fornitori di servizi televisivi in tecnica   digitale terrestre, sulla base di criteri gi&agrave; indicati, a cominciare   dalla garanzia della semplicit&agrave; d&#8217;uso del sistema, al rispetto delle   abitudini e preferenze degli utenti. </p>
<p align="justify">Una volta disponibile il Regolamento, su cui l&#8217;Autorit&agrave;   presumibilmente indir&agrave; una consultazione pubblica, spetter&agrave; poi al   Ministero dello Sviluppo economico attribuire, con apposito   provvedimento, le numerazioni alle emittenti operanti in digitale. </p>
<p align="justify">Nel novembre scorso,   l&rsquo;Autorit&agrave; ha avviato un&rsquo;istruttoria sull&rsquo;accordo notificato   dall&rsquo;Associazione <strong>DGTVi</strong> relativo all&rsquo;ordinamento   automatico dei canali della TDT. Tale accordo propone che i numeri   dall&rsquo;1 al 9 siano attribuiti ai canali nazionali anche analogici, i   canali dal 10 al 19 alle emittenti locali, i canali dal 20 al 49 alle   altre emittenti nazionali ripartite per blocchi in base al genere,   seguite nuovamente dalle emittenti locali e dalle offerte pay.   All&rsquo;inizio di marzo, il decreto legislativo approvato dal Governo, che   recepisce la <strong>Direttiva 2007/65/CE sui Servizi di Media   Audiovisivi</strong>, &egrave; intervenuto sul tema della Lcn assegnando ad Agcom il   compito di adottare un piano di numerazione automatica dei canali della   TDT e di stabilire tramite regolamento le modalit&agrave; di attribuzione dei   numeri sulla base di alcuni criteri. Tra questi, in ordine di priorit&agrave;,   la garanzia della semplicit&agrave; d&rsquo;uso del sistema Lcn, il rispetto delle   abitudini e delle preferenze degli utenti (con particolare riferimento   ai canali generalisti nazionali e a quelli locali) e la suddivisione   delle numerazioni dei canali nazionali sulla base dei generi prevalenti   di programmazione. &nbsp; </p>
<p align="justify">Il problema della numerazione dei canali TDT s&rsquo;&egrave; presentato anche   negli altri Paesi Ue che stanno effettuando lo switch-off. </p>
<p align="justify">In <strong>Francia</strong> la Lcn &egrave; stata decisa dal <strong>Conseil   Sup&eacute;rieur de l&rsquo;Audiovisuel</strong> (CSA) tramite consultazione pubblica   svolta tra luglio e settembre 2004. Sulla base delle risultanze, il CSA   ha attribuito la numerazione in base a due principi fondamentali, ovvero   la parit&agrave; di trattamento tra canali TV/editori e la necessit&agrave; di   garantire e soddisfare gli utenti. I canali dal numero 1 al 7 sono stati   attribuiti ai canali analogici nazionali.   Le posizioni   immediatamente successive sono stati attribuite ai canali nazionali   gratuiti, per facilitare gli utenti ed evitare di penalizzare i canali   Free-to-Air, la cui sopravvivenza dipende dai risultati di ascolto.   Nell&rsquo;ambito dei canali gratuiti, &egrave; stata data priorit&agrave; ai canali   pubblici. Ferma restando la precedenza ai <strong>canali Free-to-Air</strong>,   i rimanenti canali gratuiti gestiti da operatori privati e i canali pay   sono stati allocati alle rispettive posizioni LCN tramite un&rsquo;estrazione   a sorte. L&rsquo;estrazione non sarebbe avvenuta nel caso in cui gli editori   avessero inviato una proposta condivisa. </p>
<p align="justify">Nel <strong>Regno Unito</strong> la numerazione &egrave; stabilita invece da <strong>Digital Multiplex   Operators Ltd</strong> (DMOL), societ&agrave; di propriet&agrave; dei gestori dei multiplex   TDT (BBC, Digital3&amp;4, SDN e Arqiva). In particolare, DMOL &egrave;   responsabile dell&rsquo;allocazione dei numeri LCN ai canali/servizi della TDT   (canali TV, radiofonici, servizi interattivi etc.) che ottengono una   licenza dall&rsquo;Autorit&agrave; Ofcom, nonch&egrave; dello sviluppo, pubblicazione e   revisione periodica della policy di gestione della LCN. Tale policy si   conforma da una parte al Comminunications Act del 2003 e dall&rsquo;altra al   cosiddetto Ofcom EPG Code, emanato nel 2004, che stabilisce tra i   criteri essenziali per i provider EPG, quelli di assicurare una   concorrenza effettiva e equa tra gli operatori e garantire priorit&agrave;   (appropriate prominence) ai canali degli operatori storici. </p>
<p align="justify"> Attualmente, la LCN   della TDT britannica prevede 6 gruppi / generi: a) canali TV general   entertainment (posizioni 1-69); b) canali TV per bambini (70-79); c)   canali TV di informazione (80-89); d) canali TV adult (90-99); e)   servizi teletext e interattivi; f) canali radiofonici. Tale   classificazione pu&ograve; essere modificata da DMOL, che ha la facolt&agrave; di   creare, unire o eliminare i generi. Quando un editore presenta richiesta   a DMOL per ottenere un numero LCN, deve specificare il genere che   ritiene pi&ugrave; appropriato per il canale, fatta salva la possibilit&agrave; per   DMOL di dissentire sulla proposta e allocare il canale al genere   considerato pi&ugrave; idoneo. </p>
<p align="justify">Oltre al genere, altri due   criteri hanno particolare rilevanza nella gestione della LCN.   Innanzitutto DMOL ha il compito di assicurare una particolare attenzione   ai <strong>Public Service Channels</strong> (i canali dei broadcaster   analogici terrestri). Un secondo criterio riguarda gli <strong>associated   channels</strong>, che nell&rsquo;interesse degli utenti dovrebbero essere   posizionati il pi&ugrave; vicino possibile al canale &ldquo;principale&rdquo;. Tra i   criteri utilizzati da DMOL per stabilire se due canali sono associati,   figurano la medesima propriet&agrave; / controllo e il loro livello di   cross-promotion. </p>
<p align="justify">In <strong>Spagna</strong>, invece, non si &egrave; ancora giunti ad un   accordo circa l&rsquo;ordinamento dei canali della TDT e pertanto la funzione   LCN dei ricevitori non viene utilizzata. Anche a causa dell&rsquo;assenza di   una lista ordinata, alcuni canali della TDT hanno intrapreso tra il 2008   e il 2009 quella che in termini giornalistici &egrave; conosciuta come la   guerra del telecomando, con l&rsquo;obiettivo di presidiare le posizioni dalla   7 alla 9, subito dietro i sei canali nazionali principali (quelli della   TV analogica).</p>
<p></span></p>
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		<title>Digitale terrestre: definito il calendario 2010 per il passaggio alla DTT. In autunno i primi switch-off dell’anno</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Jan 2010 15:15:07 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La proposta di calendario di spegnimento della Tv analogica e di passaggio alla tecnologia digitale presentata, nel corso della riunione del CNID (Comitato Nazionale Italia Digitale) tenutasi oggi, dal viceministro alle comunicazioni, Paolo Romani, &#232; stata accolta e condivisa con piena soddisfazione dai rappresentanti delle regioni Lombardia, Piemonte, Liguria, Emilia Romagna, Veneto e Friuli Venezia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">La  proposta di calendario di spegnimento della Tv analogica e di passaggio  alla tecnologia digitale presentata, nel corso della riunione del <strong>CNID</strong> (<strong>Comitato Nazionale Italia Digitale</strong>) tenutasi oggi, dal viceministro alle comunicazioni, <a href="http://www.key4biz.it/Who_is_who/2008/05/Romani_Paolo.html">Paolo Romani</a>,  &egrave; stata accolta e condivisa con piena soddisfazione dai rappresentanti  delle regioni Lombardia, Piemonte, Liguria, Emilia Romagna, Veneto e  Friuli Venezia Giulia; delle emittenti nazionali <strong>Rai</strong>, <strong>Mediaset</strong>, <strong>Telecom Italia Media</strong>, <strong>Sky</strong>, <strong>Prima Tv</strong>, <strong>Rete Capri</strong> e <strong>Rete A </strong>e delle associazioni delle Tv locali <strong>FRT </strong>e<strong> Aeranti-Corallo</strong>; del <strong>CNCU</strong> (Consiglio Nazionale Consumatori Utenti); delle associazioni di produttori e distributori di apparati elettronici <strong>ANITEC-Confindustria</strong> e<strong> AIRES</strong>. </p>
<p align="justify">In accordo con tutte le parti &egrave; stato quindi fissato, il calendario di passaggio alla Tv digitale del 2010. </p>
<p align="justify">Il  calendario &#8211; spiega una nota del ministero dello Sviluppo  economico-Comunicazioni &#8211; prevede una fase di switch-over, con il  passaggio di <strong>Rai 2</strong> e <strong>Rete 4</strong> alla sola  tecnologia digitale, fissata al 18 maggio nella macro area che  comprende le regioni della Lombardia (Milano &ndash; Pavia &ndash; Cremona &ndash; Lodi &ndash;  Monza e Brianza &ndash; Bergamo &ndash; Brescia &ndash; Varese &ndash; Como &ndash; Lecco &ndash; Sondrio),  Piemonte (Novara &ndash; Vercelli &ndash; Asti &ndash; Alessandria &ndash; Biella &ndash;Verbania) ed  Emilia Romagna (Piacenza &ndash; Parma). In tutto saranno coinvolte 19  province e 12&nbsp; milioni di abitanti. </p>
<p align="justify">Il  passaggio definitivo di tutte le trasmissioni al digitale si articoler&agrave;  secondo queste date dal 15 Settembre al 20 Ottobre in Lombardia,  Piemonte Orientale, comprese le province di Piacenza e Parma. Dal 21  Ottobre al 25 Novembre saranno coinvolte dalle operazioni le regioni di  Emilia Romagna, Veneto e Friuli Venezia Giulia. Con il passaggio della  regione Liguria dal 26 novembre al 20 dicembre, si concluderanno le  operazioni di transizione al digitale del 2010 coinvolgendo in totale <strong>23 milioni di abitanti</strong> e portando in totale al 70% della popolazione italiana in ambiente <strong>all digital</strong>. </p>
<p align="justify">Resta invece ancora in sospeso la questione dell&rsquo;ordinamento automatico dei programmi della Tv digitale terrestre.&nbsp;<br />
  Recentemente <strong> Adiconsum</strong> in rappresentanza del CNCU (Consiglio Nazionale dei Consumatori e degli  Utenti) e il Comitato Radio TV Locali (CRTL), hanno presentato  all&rsquo;Agcom una proposta congiunta in merito al <strong> Logical Channel Number</strong> (LCN), attualmente in discussione presso l&rsquo;Autorit&agrave; che ha aperto un&rsquo;apposita istruttoria.&nbsp;<br />
  Come informa una nota, il documento suggerisce al Garante una proposta  di ordinamento a salvaguardia dell&rsquo;utenza che attualmente non &egrave; in  grado di ricercare &ndash; o, quanto meno, di ritrovare facilmente &ndash; i  programmi e le emittenti locali da un ingiusto confinamento a posizioni  remote sul telecomando rispetto ai nuovi canali nazionali.&nbsp;<br />
  Per  Adiconsum, l&rsquo;ordinamento automatico dei canali deve essere al servizio  del consumatore e deve facilitare l&rsquo;accesso alla tv digitale.&nbsp;
</p>
<p align="justify">Lo  scorso novembre, l&rsquo;Agcom ha avviato l&rsquo;iter per trovare una soluzione  alla &lsquo;guerra del telecomando&rsquo;. E&rsquo;, infatti, stata aperta un&rsquo;istruttoria  sull&#8217;accordo notificato all&#8217;Agcom dall&#8217;Associazione <strong>DGTVi</strong> relativo all&#8217;ordinamento automatico dei canali della DTT. </p>
<p align="justify">L&#8217;istruttoria &egrave; stata avviata ai sensi dell&#8217;art. 43 del<strong> Testo unico della radiotelevisione &#8211; </strong>e  che sar&agrave; svolta in tempi rapidi &#8211; servir&agrave; a verificare se l&#8217;accordo  raggiunto dai principali operatori del settore televisivo sia  rispettoso del pluralismo e non discriminatorio nei confronti di alcune  categorie di broadcaster. </p>
<p align="justify">Il  problema &egrave; appunto l&#8217;LCN: quando il decoder o il televisore integrato  li sintonizza, li colloca in una lista lunghissima, che arriva fino ai  numeri 800. Ogni emittente, ovviamente, cerca di piazzarsi il pi&ugrave; in  alto possibile e si verificano casi di conflitto &#8211; segnalati dagli  stessi decoder &#8211; tra pi&ugrave; emittenti per occupare la stessa posizione. </p>
<p align="justify">All&#8217;interno  di DGTVi &#8211; che riunisce Rai, Mediaset, Telecom Italia Media, Frt,  D-Free e Aeranti-Corallo &#8211; &egrave; stato raggiunto un accordo, ora al vaglio  dell&#8217;Autorit&agrave;, in base al quale i canali dall&#8217;1 al 9 spettano alle ex  tv analogiche (tre Rai, tre Mediaset, poi La7, Mtv e l&#8217;ex Rete A); dal  10 al 19 tocca alle emittenti locali, in base alla graduatoria stilata  dai vari Corecom; dal 20 in poi, a vari blocchi tematici: al numero 20  c&rsquo;&egrave; Tv 2000, al 21 Retecapri (che per&ograve; non ha ancora aderito  all&#8217;accordo), poi i canali per bambini, i semigeneralisti (come Rai 4,  Iris o RaiSat), gli sportivi e quelli dedicati alle news. Ma non tutti  i broadcaster hanno aderito all&#8217;intesa. </p>
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		<title>Digitale terrestre: continua la ‘battaglia del telecomando’. Dopo le emittenti locali, scendono in campo i consumatori</title>
		<link>http://www.tvdigitali.eu/2010/01/11/digitale-terrestre-continua-la-%e2%80%98battaglia-del-telecomando%e2%80%99-dopo-le-emittenti-locali-scendono-in-campo-i-consumatori/</link>
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		<pubDate>Mon, 11 Jan 2010 16:20:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Adiconsum in rappresentanza del CNCU (Consiglio Nazionale dei Consumatori e degli Utenti) e il Comitato Radio TV Locali (CRTL), hanno presentato all&#8217;AGCOM una proposta congiunta in merito alla questione dell&#8217;ordinamento automatico dei programmi (Logical Channel Number &#8211; LCN) nella piattaforma televisiva digitale terrestre, attualmente in discussione presso l&#8217;Autorit&#224; per le Garanzie nelle Comunicazioni che ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><strong>Adiconsum</strong> in rappresentanza del <strong>CNCU</strong> (Consiglio Nazionale dei Consumatori e degli Utenti) e il <strong>Comitato Radio TV Locali</strong> (CRTL), hanno presentato all&rsquo;<strong>AGCOM</strong> una proposta congiunta in merito alla questione dell&rsquo;ordinamento automatico dei programmi (<strong>Logical Channel Number &ndash; LCN</strong>)  nella piattaforma televisiva digitale terrestre, attualmente in  discussione presso l&rsquo;Autorit&agrave; per le Garanzie nelle Comunicazioni che  ha aperto un&rsquo;apposita istruttoria. </p>
<p align="justify">Come  informa una nota, il documento suggerisce al Garante una proposta di  ordinamento a salvaguardia dell&rsquo;utenza che attualmente non &egrave; in grado  di ricercare &ndash; o, quanto meno, di ritrovare facilmente &ndash; i programmi e  le emittenti locali da un ingiusto confinamento a posizioni remote sul  telecomando rispetto ai nuovi canali nazionali. </p>
<p align="justify">Per  Adiconsum, l&rsquo;ordinamento automatico dei canali deve essere al servizio  del consumatore e deve facilitare l&rsquo;accesso alla tv digitale.  Attualmente, a causa dei numerosi conflitti che vedono pi&ugrave; canali sulla  stessa numerazione e dall&rsquo;assenza di controlli, esso provoca un  ulteriore costo per l&rsquo;intervento di un antennista. Nelle aree gi&agrave;  passate al <strong>digitale</strong>, non si trovano pi&ugrave; i canali che si era abituati La proposta avanzata all&rsquo;Agcom si basa su due fondamentali principi: <strong>eliminazione</strong> dei conflitti e <strong>rispetto</strong> delle abitudini dei consumatori. </p>
<p align="justify">Per CRTL, la proposta di DGTVi sull&rsquo;LCN crea un ingiusto vantaggio per le vecchie e nuove tv nazionali e per qualche tv locale. </p>
<p align="justify">Il documento inviato all&rsquo;Agcom prevede: </p>
<p align="justify">1. <strong>Riprodurre</strong> nel primo blocco di numeri (1-99) della piattaforma digitale  l&rsquo;ordinamento gi&agrave; presente nell&rsquo;ambiente analogico, riproducendo, il  pi&ugrave; fedelmente possibile, la posizione sul telecomando dei vari canali  ricevuti in tecnica analogica, ponendo quindi nei primi numeri i canali  nazionali e nei successivi i canali delle tv locali nell&rsquo;ordine della  popolazione servita con le frequenze analogiche utilizzate.  L&rsquo;ordinamento deve comunque, rispettare criteri equi, trasparenti e non  discriminatori (tale non &egrave; certamente il criterio di cui si discute e  che fa riferimento alle graduatorie <strong>Corecom</strong> per  l&rsquo;erogazione di contributi pubblici alle emittenti, graduatorie formate  secondo criteri che non hanno alcun nesso con il grado di affezione  dell&rsquo;utenza all&rsquo;emittente); </p>
<p align="justify">2. <strong>Introdurre</strong> la numerazione a 3 cifre (dalla posizione  100 in  poi) per tutti i rimanenti canali, introducendo la tematicit&agrave; e  valorizzando i nuovi canali trasmessi solo in tecnica digitale; </p>
<p align="justify">3. <strong>Eliminare</strong> qualsiasi conflitto, tranne che per medesimi canali trasmessi in alta definizione; </p>
<p align="justify">4. <strong>Garantire</strong> l&rsquo;uniformit&agrave; dei criteri di ordinamento, compatibilmente alle singole  caratteristiche tecniche, a tutte le piattaforme trasmissive in  considerazione del livello di diffusione di dette piattaforme verso  l&rsquo;utenza; con tale accorgimento i canali trasmessi su pi&ugrave; piattaforme  possono essere facilmente trovati dall&rsquo;utente, perch&eacute; ordinati con il  medesimo numero, indipendentemente dalla piattaforma utilizzata, nel  rispetto della neutralit&agrave; tecnologica. </p>
<p align="justify">Lo  scorso novembre, l&rsquo;Agcom ha avviato l&rsquo;iter per trovare una soluzione  alla &lsquo;guerra del telecomando&rsquo;. E&rsquo;, infatti, stata aperta un&rsquo;istruttoria  sull&#8217;accordo notificato all&#8217;Agcom dall&#8217;Associazione <strong>DGTVi</strong> relativo all&#8217;ordinamento automatico dei canali della DTT. </p>
<p align="justify">L&#8217;istruttoria &egrave; stata avviata ai sensi dell&#8217;art. 43 del<strong> Testo unico della radiotelevisione &#8211; </strong>e  che sar&agrave; svolta in tempi rapidi &#8211; servir&agrave; a verificare se l&#8217;accordo  raggiunto dai principali operatori del settore televisivo sia  rispettoso del pluralismo e non discriminatorio nei confronti di alcune  categorie di broadcaster. </p>
<p align="justify">Il problema si chiama <strong>Lcn</strong>,  cio&egrave; l&#8217;ordinamento automatico dei canali: quando il decoder o il  televisore integrato li sintonizza, li colloca in una lista  lunghissima, che arriva fino ai numeri 800. Ogni emittente, ovviamente,  cerca di piazzarsi il pi&ugrave; in alto possibile e si verificano casi di  conflitto &#8211; segnalati dagli stessi decoder &#8211; tra pi&ugrave; emittenti per  occupare la stessa posizione. </p>
<p align="justify">All&#8217;interno  di DGTVi &#8211; che riunisce Rai, Mediaset, Telecom Italia Media, Frt,  D-Free e Aeranti-Corallo &#8211; &egrave; stato raggiunto un accordo, ora al vaglio  dell&#8217;Autorit&agrave;, in base al quale i canali dall&#8217;1 al 9 spettano alle ex  tv analogiche (tre Rai, tre Mediaset, poi La7, Mtv e l&#8217;ex Rete A); dal  10 al 19 tocca alle emittenti locali, in base alla graduatoria stilata  dai vari Corecom; dal   20 in   poi, a vari blocchi tematici: al numero 20 c&rsquo;&egrave; Tv 2000, al 21 Retecapri  (che per&ograve; non ha ancora aderito all&#8217;accordo), poi i canali per bambini,  i semigeneralisti (come Rai 4, Iris o RaiSat), gli sportivi e quelli  dedicati alle news. </p>
<p align="justify">Ma non tutti i broadcaster hanno aderito all&#8217;intesa. </p>
<p align="justify"><strong><a href="http://www.key4biz.it/files/000128/00012886.pdf">Proposta congiunta Adiconsum in rappresentanza del CNCU e Comitato Radio TV Locali</a></strong></p>
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		<title>Tv su internet: programmi Tv a pagamento sull’iTunes di Apple. Cbs e Walt Disney interessate a entrare nel progetto</title>
		<link>http://www.tvdigitali.eu/2009/12/22/tv-su-internet-programmi-tv-a-pagamento-sull%e2%80%99itunes-di-apple-cbs-e-walt-disney-interessate-a-entrare-nel-progetto/</link>
		<comments>http://www.tvdigitali.eu/2009/12/22/tv-su-internet-programmi-tv-a-pagamento-sull%e2%80%99itunes-di-apple-cbs-e-walt-disney-interessate-a-entrare-nel-progetto/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 22 Dec 2009 10:29:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Apple pensa di lanciare la sfida alla tv via cavo e satellite offrendo abbonamenti alla tv su internet. E il piano della societ&#224; piace: Cbs (televisione e radio) e Walt Disney (film e giornali) &#8211; riporta il Wall Street Journal &#8211; stanno considerando l&#8217;ipotesi di partecipare all&#8217;iniziativa che, se tutto proceder&#224; secondo i piani, Apple [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><strong>Apple</strong> pensa di lanciare la sfida alla <strong>tv via cavo</strong> e <strong>satellite</strong> offrendo abbonamenti alla <strong>tv su internet</strong>. E il piano della societ&agrave; piace: <strong>Cbs</strong> (televisione e radio) e <strong>Walt Disney</strong> (film e giornali) &#8211; riporta il <em>Wall Street Journal</em> &#8211; stanno considerando l&#8217;ipotesi di partecipare all&#8217;iniziativa che, se tutto proceder&agrave; secondo i piani, Apple lancer&agrave; nel 2010. <strong>Steve Jobs</strong> &egrave; il pi&ugrave; importante azionista individuale di Disney. </p>
<p align="justify">Il  servizio di abbonamento alla tv online &#8211; aggiunge il quotidiano &#8211;  potrebbe prevedere l&#8217;accesso ad alcuni show televisivi scelti fra  diversi network americani e offerti online previo pagamento di una  commissione mensile. </p>
<p align="justify">Se Apple dovesse riscuotere successo con il proprio progetto modificherebbe il panorama televisivo &#8211; osserva il <em>Wall Street Journal</em> -, costringendo i big del settore, quali <strong>Comcast</strong> e <strong>DirecTv</strong>, a rivedere le modalit&agrave; e i pacchetti che offrono tradizionalmente ai loro clienti. </p>
<p align="justify">Comcast ha evitato ogni commento mentre un portavoce di DirecTv ha fatto sapere che &ldquo;<em>&egrave; molto difficile esprimere una valutazione senza conoscere prima le modalit&agrave; di questo potenziale servizio&rdquo;. </em></p>
<p align="justify">La strategia &ldquo;video&rdquo; fa parte del piano di Apple di ammodernamento del proprio web store <strong>iTunes</strong>. </p>
<p align="justify">Questo sito offre attualmente servizi di downloading di musica, video e applicazioni per i videogame per i dispositivi <strong>touchscreen</strong> prodotti dalla Casa della Mela, come <strong>iPhone</strong> e <strong>iPod</strong>. </p>
<p align="justify">Ma c&rsquo;&egrave; di mezzo anche la strategia per lanciare, per la fine di marzo, un <strong>multimedia tablet</strong>, che dovrebbe essere pi&ugrave; grande dell&rsquo;iPhone ma pi&ugrave; piccolo di laptop. </p>
<p align="justify">Apple ha recentemente rilevato una giovane societ&agrave; americana, <strong>La La Media</strong> , che gli consentir&agrave; di diversificare i propri servizi di  music-streaming e dare agli utenti la possibilit&agrave; di personalizzare  sempre di pi&ugrave; i propri acquisti. </p>
<p align="justify">Sulla stessa linea, il nuovo progetto che punta ad abbonamenti televisivi anche per singoli programmi. </p>
<p align="justify">Ma  secondo le indiscrezioni riportate dal quotidiano Americano, per Apple  sar&agrave; dura coinvolgere le grosse holding dei media come <strong>News Corp</strong>, <strong>Viacom</strong>, <strong>Time</strong> <strong>Warner</strong>, <strong>Turner</strong> <strong>Broadcasting</strong> e <strong>Discovery Communications</strong> o <strong>NBC</strong> <strong>Universal</strong>. </p>
<p align="justify">Secondo  alcuni, Apple pagherebbe alle media company coinvolte 2-4 dollari per  ogni abbonato alle reti CBS e ABC e 1-2 dollari circa al mese per gli  utenti del cavo. Un compenso, in ogni caso, pi&ugrave; alto rispetto a quello  che questi network ricevono dai distributori tradizionali. </p>
<p align="justify">Il  dubbio &egrave; se conviene vendere a pochi network a prezzi pi&ugrave; alti o  modificare il proprio modello di business sulla base delle richieste  ricevute. </p>
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			<wfw:commentRss>http://www.tvdigitali.eu/2009/12/22/tv-su-internet-programmi-tv-a-pagamento-sull%e2%80%99itunes-di-apple-cbs-e-walt-disney-interessate-a-entrare-nel-progetto/feed/</wfw:commentRss>
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		<title>Tv: mercato spagnolo in fermento. La Borsa in fibrillazione per le trattative di Mediaset e Prisa ma anche di Planeta e Media Pro</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Dec 2009 09:35:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Grossi movimenti sul mercato televisivo spagnolo. Mediaset e Prisa, secondo quanto riporta stamani la stampa spagnola, hanno raggiunto un accordo per l&#8217;acquisizione da parte del gruppo italiano del controllo dell&#8217;emittente in chiaro Cuatro. Mediaset contestualmente rilever&#224; una partecipazione in Digital Plus, la piattaforma televisiva a pagamento del gruppo Prisa che &#232; partecipata anche da Telefonica [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">Grossi movimenti sul mercato televisivo spagnolo. <strong>Mediaset</strong> e <strong>Prisa</strong>,  secondo quanto riporta stamani la stampa spagnola, hanno raggiunto un  accordo per l&#8217;acquisizione da parte del gruppo italiano del controllo  dell&#8217;emittente in chiaro <strong>Cuatro</strong>. Mediaset contestualmente rilever&agrave; una partecipazione in <strong>Digital Plus</strong>, la piattaforma televisiva a pagamento del gruppo Prisa che &egrave; partecipata anche da <strong>Telefonica</strong> al 20%. </p>
<p align="justify">I  giornali spagnoli danno ormai l&#8217;accordo per fatto nonostante Telecinco,  in una nota inviata questa mattina su richiesta della Consob spagnola  (Cnmv), ha affermato che &ldquo;ci sono stati e sono in corso colloqui con  vari gruppi editoriali per una integrazione di Telecinco con altre  catene televisive, tra cui Cuatro, ma che a oggi non si &egrave; raggiunto  alcun accordo&#8221;. </p>
<p align="justify">In un comunicato separato anche Prisa ha reso noto di non aver raggiunto alcun accordo. </p>
<p align="justify">Secondo quanto riferiscono i quotidiani di Madrid, Mediaset, che in Spagna opera con <strong>Telecinco</strong>, dovrebbe sborsare circa 450-500 milioni per acquisire l&#8217;80% di Cuatro.&nbsp; </p>
<p align="justify">Ma anche <strong>Antena 3</strong> e <strong>La Sexta</strong> hanno siglato un accordo di fusione preliminare, sempre secondo  indiscrezioni della pagina web di Expansion. La Sexta, che fa parte del  gruppo Media Pro, nel mese di settembre, aveva detto di essere in  negoziati con la rivale per una potenziale fusione. Antena 3  controllata  da Grupo Planeta. Le due emittenti televisive saranno integrate in  un&#8217;unica societ&agrave; che sar&agrave; controllata dagli azionisti core di Antena 3,  sotto il controllo di Grupo Planeta che detiene una quota combinata  dell&#8217;80%.  L&#8217;audience complessiva di Antena 3 e La Sexta raggiungerebbe circa il 23%.&nbsp;</p>
<p align="justify"> E&#8217; dall&#8217;inizio dell&#8217;anno che i quattro canali hanno dichiarato di  essere in trattative per concludere potenziali accordi, dopo che il  Governo spagnolo ha allentato il controllo sulle fusioni nel settore  televisivo. </p>
<p align="justify">Intanto alla Borsa di Madrid, il titolo Telecinco (50,1%)  questa mattina balzava del 9%, Prisa del 4%. Le azioni Antena 3  segnavano un progresso del 3,9% a 7,79 euro. Per il gruppo editoriale  Prisa, che edita tra l&#8217;altro <em>El Pais</em>, zavorrato da circa <strong>5 miliardi di debiti</strong>, l&#8217;operazione rappresenta una boccata d&#8217;ossigeno. </p>
<p align="justify">Mediaset  saliva dell&#8217;1,98% a piazza Affari, portando a quasi l&#8217;8% i guadagni  realizzati dalla chiusura del 9 dicembre. Le azioni beneficiano del  giudizio di Bernstein, che ha alzato il rating sul titolo da  underperform a marketperform. </p>
<p align="justify">La  societ&agrave; italiana ha annunciato nei giorni scorsi l&#8217;emissione di un bond  da 300 milioni entro il 2010 e, secondo quanto anticipato da Radiocor,  la societ&agrave; ha gi&agrave; dato mandato per l&#8217;operazione a Deutsche Bank, Banca  Imi e Bnp Paribas. </p>
<p align="justify">Alle  indiscrezioni trapelate sui giornali spagnoli, in particolare il  quotidiano Abc nel fine settimana, si aggiungono i rumor raccolti da  MF-Milano Finanza relativi al fatto che il gruppo della famiglia  Berlusconi avrebbe sondato la disponibilit&agrave; di <strong>Mediobanca</strong> per approfondire i due dossier.&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>
<p align="justify">In particolare, l&#8217;uomo che potrebbe occuparsi del dossier Prisa (Cuatro e Digital Plus) dovrebbe essere <strong>Borja Prado Eulate</strong>, responsabile della sede di Madrid di Mediobanca nonch&eacute; consigliere indipendente di Telecinco. </p>
<p align="justify">Mediobanca  &egrave; &ldquo;estremamente positiva&rdquo; sull&rsquo;ipotesi di acquisizione di Cuatro per le  &ldquo;evidenti sinergie sui costi&rdquo; e per i maggiori benefici che verrebbero  dalla legge voluta dal governo Zapatero che bandisce la pubblicit&agrave; dai  canali pubblici. </p>
<p align="justify">&ldquo;L&rsquo;acquisto  di una quota del 20% ci sembra meno attraente anche se &#8211; ha  sottolineato la nota &#8211; potrebbe avvenire a multipli convenienti&rdquo;. </p>
<p align="justify">Mediobanca,  che su Mediaset ha confermato il giudizio outperform con prezzo  obiettivo a 6,3 euro, calcola un fair value per Cuatro di 400-450  milioni di euro e valuta Digital Plus (di cui Telefonica ha  recentemente acquistato il 21%) intorno a 2,3 miliardi. Lo studio stima  quindi un eventuale investimento complessivo per il gruppo italiano  intorno agli 800 milioni. </p>
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		<title>Mediaset: Prisa aperta a trattare. OK di Mediobanca sul dossier, ‘Ipotesi positiva per evidenti sinergie&#8217;. Investimento da 800 mln</title>
		<link>http://www.tvdigitali.eu/2009/12/15/mediaset-prisa-aperta-a-trattare-ok-di-mediobanca-sul-dossier-%e2%80%98ipotesi-positiva-per-evidenti-sinergie-investimento-da-800-mln/</link>
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		<pubDate>Tue, 15 Dec 2009 14:55:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mediaset &#232; seriamente interessata a raddoppiare la propria presenza in Spagna. Ed &#232; pronta ad affiancare alla controllata Telecinco (50,1%), le partecipazioni in Cuatro e Digital Plus, ovvero il quarto canale tv analogico iberico e il progetto del digitale terrestre, entrambi di propriet&#224; di Prisa. Alle indiscrezioni trapelate sui giornali spagnoli, in particolare il quotidiano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span id="testoNotizia"><strong>Mediaset</strong> &egrave; seriamente interessata a raddoppiare la propria presenza in Spagna. Ed &egrave; pronta ad affiancare alla controllata <strong>Telecinco</strong> (50,1%), le partecipazioni in <strong>Cuatro</strong> e <strong>Digital Plus</strong>, ovvero il quarto canale tv analogico iberico e il progetto del <strong>digitale terrestre</strong>, entrambi di propriet&agrave; di <strong>Prisa</strong>. </span></p>
<p align="justify"><span id="testoNotizia">Alle  indiscrezioni trapelate sui giornali spagnoli, in particolare il  quotidiano Abc nel fine settimana, si aggiungono i rumor raccolti ieri  da <em>MF-Milano Finanza</em> relativi al fatto che il gruppo della famiglia Berlusconi avrebbe sondato la disponibilit&agrave; di <strong>Mediobanca</strong> per approfondire i due dossier. </span></p>
<p align="justify"><span id="testoNotizia">In particolare, l&#8217;uomo che potrebbe occuparsi del dossier <strong>Prisa</strong> (Cuatro e Digital Plus) dovrebbe essere <strong>Borja Prado Eulate</strong>, responsabile della sede di Madrid di Mediobanca nonch&eacute; consigliere indipendente di Telecinco. </span></p>
<p align="justify"><span id="testoNotizia">L&#8217;operazione,  cos&igrave; come &egrave; stata descritta dai giornali spagnoli, prevederebbe  l&#8217;acquisizione da parte di Telecinco dell&#8217;80% del canale analogico  Cuatro (il restante 20% resterebbe a Prisa) e del 20% di Digital Plus,  gi&agrave; partecipato al 21% dal colosso spagnolo delle tlc <strong>Telefonica</strong>. L&#8217;azienda guidata dal consigliere delegato <strong>Paolo Vasile</strong> dovrebbe mettere sul piatto 800-850 milioni euro: 400-450 milioni per  il canale analogico e altri 400 milioni per la quota nel progetto  digitale.&nbsp; </span></p>
<p align="justify"><span id="testoNotizia"><em>&ldquo;Alla luce dei recenti cambiamenti nel settore, Prisa &egrave; aperta ad analizzare tutte le offerte nel settore audiovisivo&rdquo;</em>, ha riferito stamani un portavoce di Prisa. </span></p>
<p align="justify"><span id="testoNotizia">La societ&agrave; non ha invece commentato le indiscrezioni stampa sulla cessione dei propri asset a Telecinco. </span></p>
<p align="justify"><span id="testoNotizia">Non  &egrave; stato possibile finora avere un commento da Mediaset. Nel weekend,  secondo la stampa, fonti vicine all&rsquo;azienda avevano riferito di  colloqui in corso ma non trattative con Prisa. </span></p>
<p align="justify"><span id="testoNotizia">Qualche  tempo fa, sempre secondo alcuni rumor, le trattative gi&agrave; avviate da  Mediaset s&rsquo;erano interrotte anche a causa del rifiuto di Prisa a cedere  all&rsquo;azienda italiana la gestione della pubblicit&agrave; e dei contenuti.<a name="topPage"> Dall&rsquo;amministratore delegato di Prisa, <strong>Juan Cebrian</strong>, era arrivata la conferma di contatti solo informali sulla vicenda, mentre anche il presidente di Mediaset </a><a href="http://www.key4biz.it/Who_is_who/2006/04/Confalonieri_Fedele.html">Fedele Confalonieri</a> aveva fatto un&#8217;apertura generica sulla trattativa (&ldquo;Vedremo, si parla con tutti&rdquo;). </span></p>
<p align="justify"><span id="testoNotizia">Mediobanca per&ograve; ha preso sul serio l&rsquo;indiscrezione e in uno studio emesso ieri ha dichiarato: &ldquo;<em>Dato  che le voci di un&rsquo;operazione in Spagna si stanno facendo pi&ugrave; rilevanti,  pensiamo che un accordo di M&amp;A non possa essere escluso</em>&rdquo;. </span></p>
<p align="justify"><span id="testoNotizia">Mediobanca &egrave; &ldquo;<em>estremamente positiva</em>&rdquo; sull&rsquo;ipotesi di acquisizione di Cuatro per le &ldquo;<em>evidenti sinergie sui costi</em>&rdquo;  e per i maggiori benefici che verrebbero dalla legge voluta dal governo  Zapatero che bandisce la pubblicit&agrave; dai canali pubblici. </span></p>
<p align="justify"><span id="testoNotizia"><em>&ldquo;L&rsquo;acquisto di una quota del 20% ci sembra meno attraente anche</em> se &#8211; ha sottolineato la nota &#8211; <em>potrebbe avvenire a multipli convenienti</em>&rdquo;. </span></p>
<p align="justify"><span id="testoNotizia">Mediobanca,  che su Mediaset ha confermato il giudizio outperform con prezzo  obiettivo a 6,3 euro, calcola un fair value per Cuatro di 400-450  milioni di euro e valuta Digital Plus (di cui Telefonica ha  recentemente acquistato il 21%) intorno a 2,3 miliardi. Lo studio stima  quindi un eventuale investimento complessivo per il gruppo italiano  intorno agli 800 milioni. </span></p>
<p align="justify"><span id="testoNotizia"><em>&ldquo;Questa cifra potrebbe essere facilmente sostenuta</em> &#8211; ha spiegato ancora nella sua nota Mediobanca ricordando recenti dichiarazioni del cfo di  Mediaset <strong>Marco</strong> <strong> Giordani</strong> &#8211; <em>senza necessit&agrave; di eventuali aumenti di capitale</em>&rdquo;.  Non c&rsquo;&egrave; dubbio che l&rsquo;acuirsi della crisi economica in Spagna e quindi  la frenata della raccolta pubblicitaria televisiva hanno aperto la  breccia ai media italiani. </span></p>
<p align="justify"><span id="testoNotizia">Oltre a Mediaset il gruppo <strong>De Agostini</strong>, che potrebbe comprare quote nella tv spagnola Sexta che fa capo al miliardario messicano <strong>Carlos Slim</strong>. De Agostini &egrave; gi&agrave; presente in Spagna: grazie alla joint-venture con l&#8217;editore <strong>Planeta</strong> &egrave; azionista dell&#8217;emittente <strong>Antena  3, a  cui fa capo anche la radio nazionale Onda Cero Radio</strong>. </span></p>
<p align="justify"><span id="testoNotizia">Gli  osservatori speculano da tempo sull&rsquo;intenzione di Prisa, il cui  indebitamento ammonta a circa 5 miliardi di euro, di vendere Digital  Plus e Cuatro. </span></p>
<p align="justify"><span id="testoNotizia">Operazione  che gli consentirebbe di vendere asset non core per migliorare la sua  situazione finanziaria in un momento in cui il settore dei media sta  affrontando sfide senza precedenti. </span></p>
<p align="justify"><span id="testoNotizia">Prisa, oltre a essere l&rsquo;editore del primo quotidiano spagnolo <em>El Pais</em>,  ha un impero che dalla Spagna si estende al Portogallo, all&rsquo;America  Latina, agli Stati Uniti. La societ&agrave; detiene anche una partecipazione  del 15% nel giornale francese <em>Le Monde</em>. </span></p>
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		<title>Tv digitale: il mercato delle New Tv cresce del 13% e compensa le perdite dei media tradizionali, generando ricavi per quasi 600 mln</title>
		<link>http://www.tvdigitali.eu/2009/12/15/tv-digitale-il-mercato-delle-new-tv-cresce-del-13-e-compensa-le-perdite-dei-media-tradizionali-generando-ricavi-per-quasi-600-mln/</link>
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		<pubDate>Tue, 15 Dec 2009 14:50:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si &#232; svolto oggi a Milano il Convegno &#8220;New Tv &#38; Media: la crisi accelera la trasformazione&#8221; con la presentazione dei risultati dell&#8217;Osservatorio su New Tv &#38; Media. Un&#8217;indagine che da quest&#8217;anno cambia denominazione proprio per estendere l&#8217;ambito di investigazione all&#8217;insieme complessivo dei Media digitali &#8211; o New Media &#8211; pur mantenendo un focus specifico [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span id="testoNotizia"></p>
<p align="justify">Si &egrave; svolto oggi a Milano il Convegno &#8220;<strong><em>New Tv &amp; Media: la crisi accelera la trasformazione</em></strong>&#8221; con la presentazione dei risultati dell&#8217;Osservatorio su New Tv &amp; Media. </p>
<p align="justify">Un&#8217;indagine  che da quest&#8217;anno cambia denominazione proprio per estendere l&#8217;ambito  di investigazione all&#8217;insieme complessivo dei Media digitali &#8211; o New  Media &#8211; pur mantenendo un focus specifico sulle <strong>Televisioni digitali</strong>.  La ricerca si basa sull&#8217;analisi di pi&ugrave; 550 canali relativi a tutte le  principali piattaforme televisive digitali e su oltre 50 casi di studio  realizzati mediante interviste dirette alle pi&ugrave; significative imprese  operanti nei diversi stadi di questa filiera. </p>
<p align="justify">L&#8217;Osservatorio  adotta una prospettiva sistemica che cerca di capire tutti i molteplici  e turbolenti fenomeni che stanno accadendo in tutti i Media digitali: </p>
<p align="justify">*  quelli basati sulle piattaforme televisive digitali (Sat Tv, DTT e  IpTv) che arrivano sullo schermo televisivo &#8220;tradizionale&#8221; (per questo  ci piace chiamare queste piattaforme Sofa-Tv digitali e riferirci a  questo comparto dei media con l&#8217;espressione di mondo  Televisore-centrico); </p>
<p align="justify">*  quelli basati sull&#8217;Internet tradizionale &#8211; e, in particolare sul Web &#8211;  fruiti tramite un qualsiasi PC &#8211; Laptop, Desktop o Netbook (che  costituiscono il cosiddetto mondo Pc-centrico); </p>
<p align="justify">*  quelli basati sulle reti Mobile &#8211; sia Unicast (Umts/Hsdpa) che  Broadcast (Dvb-h) &#8211; fruiti tipicamente tramite il telefono cellulare  (il cosiddetto mondo Cellulare-centrico). </p>
<p align="justify">Le  ragioni di questa ampia prospettiva sono due: la prima &egrave; che i confini  tra questi mondi sono sempre pi&ugrave; sfocati, per le molteplici convergenze  tecnologiche in atto; la seconda &egrave; che, per quanto eterogenei (a  livello di formati, modalit&agrave; e occasioni di fruizione) tutti questi  media partecipano in senso lato alla grande competizione per lo share  of advertising dell&#8217;imprese, da una parte, e per lo share of wallet del  consumatore, dall&#8217;altra. </p>
<p align="justify"><em>&#8220;Nella visione sistemica sopra evidenziata, il mercato dei New Media cresce nel  2009 in  Italia del 13% circa e, quindi, compensa in parte la perdita di  fatturato dei media tradizionali, generando nuovi ricavi per quasi 600  milioni di euro&rdquo;,</em> conferma <strong>Andrea Rangone</strong>, Coordinatore degli Osservatori ICT &amp; Management della School of Management del Politecnico di Milano. </p>
<p align="justify"><em>&ldquo;Questi  numeri ci sbattono in faccia la cruda realt&agrave; che per anni, forse, non  abbiamo voluto capire realmente: che il mondo dei media non &egrave; pi&ugrave; come  prima, che la rivoluzione digitale lo sta profondamente e  strutturalmente cambiando. In particolare questa crisi congiunturale  sta togliendo definitivamente qualsiasi ciambella di salvataggio. In  questo scenario, la crescita &#8211; se non la sopravvivenza stessa &#8211; degli  editori si trova nel mondo digitale e nella capacit&agrave; di saperlo  interpretare in modo corretto. Occorre cambiare con decisione e  urgenza, aguzzando l&#8217;ingegno per affrontare in modi diversi &#8211;  possibilmente innovativi &#8211; tutti i diversi mondi che le tecnologie  digitali stanno proponendo (Televisore-centrico, Pc-centrico,  Cellulare-centrico) e per cercare di capire come generare nuove fonti  di ricavo &#8211; derivanti sia dalla pubblicit&agrave; che dall&#8217;offerta di  contenuti a pagamento agli utenti &#8211; senza preconcetti e vincoli  mentali&#8221;. </em>(<strong><a href="http://emktgservice.com/bump/attachments/files/57CK82WQ2ZSSMG72YRUN/upload_files/gr1_mercato%20media.jpg">La dinamica del mercato dei Media &ndash; GRAFICO</a></strong>) </p>
<p align="justify"><em>&ldquo;Il  mercato italiano dei Media subisce nel 2009 una contrazione compresa  tra l&#8217;8 e il 10%, passando da 18,5 miliardi di euro nel  2008 a  meno di 17 miliardi di euro nel  2009&rdquo; </em>, continua <strong>Giovanni Toletti</strong>,  Responsabile della Ricerca Osservatorio New Tv &amp; Media. Questa  dinamica &egrave; l&#8217;effetto congiunto di due andamenti di segno opposto: una  forte diminuzione degli introiti derivanti dai Media tradizionali e una  buona crescita dei ricavi generati dai New Media. Pi&ugrave; precisamente, la  pubblicit&agrave; sulla Stampa diminuisce poco pi&ugrave; del 20%, quella sulla Tv  analogica del 10%, quella sulla radio del 14%; i ricavi derivanti dalle  vendite di quotidiani e periodici si riducono di circa il 20%. I Media  digitali, invece, crescono del 13% e arrivano a rappresentare il 29%  del mercato complessivo dei Media (erano il 24% nel 2008 e il 22% nel  2007). </p>
<p align="justify">(<strong><a href="http://emktgservice.com/bump/attachments/files/57CK82WQ2ZSSMG72YRUN/upload_files/gr2_tradvsdig.jpg">La dinamica del mercato dei Media: tradizionali vs. digitali &ndash; GRAFICO</a></strong>) </p>
<p align="justify"><strong> &nbsp; </strong></p>
<p align="justify"><strong>Il mercato dei New Media </strong></p>
<p align="justify">Entrando  nel merito delle singole componenti che costituiscono il mercato dei  New Media, possiamo evidenziare che il peso maggiore &egrave; delle <strong>Sofa-Tv digitali</strong>,  pari al 76%, a fronte di un peso di Internet pari al 18% e un&#8217;incidenza  del Mobile pari al 6%. Ma entriamo maggiormente nel merito dei singoli  mondi digitali. (<strong><a href="http://emktgservice.com/bump/attachments/files/57CK82WQ2ZSSMG72YRUN/upload_files/gr3_peso%20media.jpg">Il peso dei diversi Media &ndash; GRAFICO</a></strong>) </p>
<p align="justify"><strong>Sofa-Tv </strong></p>
<p align="justify">Le  piattaforme televisive digitali sono per ora essenzialmente utilizzate  per l&#8217;offerta di contenuti di natura televisiva, fatta eccezione per  alcuni canali radiofonici (presenti nel bouquet di Sky e sul DTT) e i  Teletext (Televideo, Mediavideo, ecc.). Questi ultimi, seppure fino a  questo momento non abbiano ancora saputo sfruttare appieno le  potenzialit&agrave; della nuova piattaforma digitale, potrebbero in futuro  aumentare il loro ruolo. </p>
<p align="justify"><strong>Internet </strong></p>
<p align="justify">Nel  2009 il mercato dei Media basati sul Web, inteso come la somma degli  introiti da pubblicit&agrave; e delle vendite di contenuti premium (video e  musica in streaming e contenuti editoriali) dovrebbe attestarsi attorno  ai 910 milioni di euro, in crescita di oltre il 10% rispetto al 2008.  Il 98% di questo valore &egrave; costituito dall&#8217;advertising, mentre sono  ancora molto ridotti i ricavi dalla vendita dei contenuti. Ma il  potenziale del Web, come Media, &egrave;, a nostro avviso, ben superiore a  questi valori, per due ragioni di fondo. La prima &egrave; che ad oggi non si  &egrave; ancora riusciti &#8211; se non in minima parte &#8211; a &#8220;monetizzare&#8221; i due  trend fondamentali che stanno cambiando in profondit&agrave; la natura stessa  del Web: la rivoluzione del 2.0 (e la conseguente proliferazione di  social network, blog, user-generated-content, community, wiki, ecc.) e  la massiva diffusione di contenuti Video (Video-metamorfosi). Entrambi  questi fenomeni stanno contribuendo ad una crescita sempre pi&ugrave;  capillare di Internet anche in Italia (il numero di utenti Internet  arriver&agrave; a fine anno vicino ai 24 milioni e il tempo dedicato in media  dal singolo navigatore italiano &egrave; passato dalle 22 ore mensili del 2008  alle oltre 33 ore nel 2009) ma non sono ancora stati capaci di generare  adeguati ricavi aggiuntivi. Siamo per&ograve; convinti che questo accadr&agrave; nei  prossimi anni. La seconda ragione &egrave; che nel Web, a differenza invece di  quello che accade sulle Sofa-Tv digitali e nel Mobile, non si &egrave; ancora  riusciti a capire come generare ricavi anche dalla vendita di contenuti  premium ai navigatori. Siamo per&ograve; convinti che sia possibile  raggiungere questo risultato, soprattutto quando a volerlo sono player  del calibro di Google e News Corp, ma per farlo sar&agrave; necessario  sviluppare &#8211; finalmente &#8211; adeguati sistemi condivisi a supporto dei  micro-pagamenti. </p>
<p align="justify"><strong>Mobile </strong></p>
<p align="justify">Il  mercato dei Mobile Media vale nel 2009 oltre 290 milioni di euro. Nel  mondo Mobile, a differenza di quello Web, la componente di fatturato  dominante &#8211; pari al 90% &#8211; &egrave; rappresentata dalla vendita di contenuti  premium al consumatore finale; la quota parte derivante dalla vendita  di pubblicit&agrave; ha per ora un ruolo marginale anche se pensiamo possa ben  svilupparsi in futuro. </p>
<p align="justify">Su  Mobile, infatti, i consumatori hanno sempre dimostrato una maggiore  propensione a pagare per servizi e contenuti di reale valore, anche per  la presenza &#8220;naturale&#8221; in questo canale di un semplice ed efficace  sistema di pagamento (il conto telefonico degli operatori). </p>
<p align="justify">Pi&ugrave;  nello specifico, il valore complessivo del mercato dei Mobile Media a  pagamento nel 2009 supera i 260 milioni di euro. La voce pi&ugrave; rilevante  (72%) &egrave; costituita dai servizi di Infotainment (informazione e  intrattenimento) erogati via Sms (che continua ad essere la piattaforma  di gran lunga pi&ugrave; utilizzata), Mms, Mobile Site e Applicativi. Seguono  i contenuti video e televisivi (24%) e i servizi di Interazione con i  Media, come il Voting (4%). </p>
<p align="justify">Nel  2009 complessivamente il mercato dei Mobile Media registra per&ograve; una  contrazione, pari a circa il 13%. Le ragioni di questa dinamica  negativa sono, per l&rsquo;Osservatorio, da ricondursi ad una profonda fase  di trasformazione che il mondo Mobile sta attraversando proprio in  questo periodo: verso il nuovo paradigma del Mobile Internet (e, in  connessione, degli Application Store e dei Widget). L&#8217;effetto sul  mercato di questo importante processo di cambiamento &egrave; che, da una  parte, alcuni comparti di offerta pi&ugrave; tradizionali (quali quelli basati  su Sms) stanno contraendosi (anche perch&eacute; in alcuni casi si rivolgono a  mercati saturi), pur mantenendo valori elevati, mentre i comparti pi&ugrave;  innovativi di offerta, abilitati dal nuovo paradigma, non stanno ancora  generando volumi d&#8217;affari consistenti (come naturale considerando la  loro giovane et&agrave; e notevole novit&agrave;). </p>
<p align="justify"><em>&#8220;Al  termine di questo periodo transitorio, pensiamo che il mercato dei  Mobile Media possa continuare la sua crescita, diventando una  componente sempre pi&ugrave; importante del pi&ugrave; complessivo mondo dei Media  digitali&rdquo;,</em> commenta <strong>Giovanni Toletti</strong>, Responsabile della Ricerca Osservatorio New Tv &amp; Media. </p>
<p align="justify"><em>&ldquo;In  questo scenario evolutivo il principale punto interrogativo riguarda i  modelli di business sostenibili, in grado cio&egrave; di remunerare i diversi  attori in gioco: pensiamo che in questo ambito possa bene affermarsi un  modello freemium, in cui alcuni servizi e funzionalit&agrave; sono gratuiti,  remunerati dalla pubblicit&agrave;, mentre altri pi&ugrave; avanzati sono a  pagamento. Per non bruciare valore bisogner&agrave; s&igrave; tenere conto  dell&#8217;inevitabile convergenza tra il mondo Mobile e quello Internet, ma  senza trascurare di valorizzare le specificit&agrave; del canale Mobile  (immediatezza, ubiquit&agrave; e sistema di pagamento &#8220;integrato&#8221;)&#8221;. </em></p>
<p align="justify"><strong>Il mercato delle New Tv </strong></p>
<p align="justify">A  fronte di una contrazione della pubblicit&agrave; sulle Tv &#8220;tradizionali&#8221; pari  a circa il 10%, le New Tv crescono nel 2009 del 15%, arrivando a  superare i 3.800 milioni di euro. L&#8217;effetto congiunto di queste due  dinamiche di segno opposto &egrave; che le televisioni digitali aumentano  sensibilmente il proprio peso nel complessivo mercato televisivo,  passando dal 35% del 2008 al 41% del 2009. Guardando alle diverse  piattaforme digitali, rimane dominante il ruolo di quella satellitare &#8211;  Sky &#8211; che pesa per l&#8217;84%, ma, grazie ad un tasso di crescita superiore  al 70%, cresce in misura significativa l&#8217;importanza del Digitale  Terrestre (nel 2009 &egrave; l&#8217;11% del totale), mentre rimangono  sostanzialmente stabili in termini relativi &#8211; e piccoli in valori  assoluti &#8211; i contributi delle altre piattaforme (IpTv, Mobile e  Internet). </p>
<p align="justify"><strong> &nbsp; </strong></p>
<p align="justify"><strong>Sofa-Tv </strong></p>
<p align="justify">Il  2009 &egrave; stato un anno importante per le Sofa-Tv perch&eacute; ha visto lo  sviluppo di alcuni fenomeni che porteranno a cambiamenti strutturali  importanti in questo ambito nei prossimi anni. Di seguito solo alcuni  di questi fenomeni, che riteniamo particolarmente rilevanti. </p>
<p align="justify">Il primo &egrave; la forte competizione tra <strong>SKY</strong> e <strong>Mediaset</strong> nel mercato della Tv a pagamento che sta complessivamente facendo bene  al mercato, spingendo i due attori a introdurre continuamente novit&agrave;,  sia a livello tecnologico che commerciale. Tra queste innovazioni,  segnaliamo in particolare la diffusione della <strong>Tv HD</strong>,  spinta in questo momento soprattutto da SKY (ma non trascurata dagli  operatori del DTT) e il lancio di una prima versione non Ip della  over-the-top-tv da parte di Mediaset, che potr&agrave; portare ad un notevole  arricchimento dei contenuti e dei servizi erogabili tramite il digitale  terrestre. Fino a questo momento, Rai non sta partecipando alla  competizione per l&#8217;accaparramento del mercato Pay, preferendo giocare &#8211;  da soggetto pubblico qual &egrave; &#8211; un ruolo pi&ugrave; importante nell&#8217;offerta  free. Il secondo fenomeno &egrave; il crescente sforzo profuso da importanti  comparti dell&#8217;offerta nello sviluppo di Decoder &#8220;universali&#8221;, in grado  di rendere accessibili con un unico set-top-box e con un unico  telecomando le diverse piattaforme televisive: Satellite, DTT e anche  il Web (ma in un formato e con una navigabilit&agrave; adatta alla  televisione). Questo ultimo aspetto &egrave; particolarmente interessante,  perch&eacute; rappresenta un ponte con cui il mondo delle Desktop Tv entra nel  &#8220;tradizionale&#8221; televisore di casa. A questo riguardo segnaliamo anche  alcuni interessanti accordi tra produttori di televisori e grandi Web  company globali per incorporare nativamente nel televisore dispositivi  capaci di far accedere, in modo semplice e rapido, tramite il  televisore stesso a risorse Web (e in particolare alla Desktop Tv). </p>
<p align="justify">Un  ultimo punto riguarda l&#8217;IpTv, piattaforma spinta dagli operatori di  telefonia fissa per cercare di ritagliarsi uno spazio nel mondo delle  Sofa-Tv. Anche a causa dei risultati ottenuti fino a questo momento  abbastanza limitati, tali operatori stanno lavorando per cambiare il  concetto stesso di IpTv: da walled garden chiusi facenti capo al  singolo player, a piattaforma aperta potenzialmente utilizzabile da  qualsiasi aggregatore di contenuti. Anche per promuovere questo nuovo  scenario, i tre operatori attivi sulla IpTv &#8211; Telecom Italia, Fastweb e  Wind &#8211; hanno dato vita all&#8217;Associazione italiana degli operatori IpTv  che si pone &#8211; tra gli altri &#8211; l&#8217;obiettivo di spingere il processo di  standardizzazione dei decoder. </p>
<p align="justify"><strong>Desktop-Tv </strong></p>
<p align="justify">Il 2009 conferma i due trend fondamentali che gi&agrave; messi in evidenza nel Rapporto dell&#8217;anno scorso: </p>
<p align="justify">*  da una parte, l&#8217;importanza di considerare le Desktop-Tv come una  componente di offerta &#8211; particolarmente ricca ed attrattiva per  l&#8217;utente &#8211; del complessivo e composito mondo del Web e non come un  mercato specifico, a s&eacute; stante, isolabile dal pi&ugrave; complessivo mondo  dell&#8217;online. Questo significa pi&ugrave; spazio per quegli editori &#8211; sia  tradizionali che Web &#8211; che interpretano l&#8217;offerta Video/Tv in una  strategia pi&ugrave; complessiva multicanale e di portafoglio e per quelle  imprese e pubbliche amministrazioni che vogliono puntare sul Video per  potenziare la comunicazione e l&#8217;interazione con i propri utenti. Pi&ugrave;  difficile invece la vita per gli operatori &#8220;puri&#8221;, quelle start-up nate  appositamente per operare in questo mercato, anche se il successo non &egrave;  necessariamente precluso, come dimostrano alcuni casi internazionali,  primo fra tutti Hulu; </p>
<p align="justify">*  dall&#8217;altra, la notevole mole di attivit&agrave; di sperimentazione in atto in  questo ambito. Il Web si sta dimostrando un contesto particolarmente  favorevole per condurre esperimenti nel mondo dei Video e della Tv o  per mettere a punto e testare innovazioni. Importante sottolineare il  fermento imprenditoriale e la vivacit&agrave; innovativa che stanno  caratterizzando questo ambito come un vero e proprio &#8220;laboratorio&#8221; in  cui si sperimentano nuovi concept di Tv che potranno, nel tempo,  arricchire anche l&#8217;offerta televisiva delle altre piattaforme. In  realt&agrave; questo processo di &#8220;contaminazione&#8221; &egrave; gi&agrave; in atto: per quanto  riguarda le Sofa-Tv, attraverso, ad esempio, l&#8217;introduzione di decoder  universali e di televisori capaci nativamente di accedere ai contenuti  del Web; relativamente alle Hand-Tv, attraverso l&#8217;affermazione del  paradigma del Mobile Internet, degli Application Store, dei Widget. </p>
<p align="justify"><strong>Hand-Tv </strong></p>
<p align="justify">Per  quanto riguarda le Hand-Tv, le due reti alla base dell&#8217;offerta &#8211; quella  Dvb-h e quella Cellulare &#8211; stanno vivendo dinamiche evolutive  profondamente differenti. </p>
<p align="justify"> La rete Cellulare  , grazie al continuo incremento della banda disponibile, si sta sempre  di pi&ugrave; proponendo come efficace piattaforma anche per la fruizione di  contenuti Video, godendo- rispetto alla piattaforma Dvb-h &#8211; di alcuni  vantaggi, quali una base installata notevolmente superiore (e senza la  necessit&agrave; di terminali ad hoc), l&#8217;interattivit&agrave; intrinseca tipica delle  reti Ip e la possibilit&agrave; di offrire una gamma di servizi maggiore.  L&#8217;affermarsi, inoltre, del paradigma del Mobile Internet e degli  Application Store abilita potenzialmente tutti gli attori del mondo dei  Video e della Tv (Broadcaster, Editori, Web company, ecc.) a provare a  giocare una partita anche in questo ambito. La principale criticit&agrave; in  questo contesto &egrave; rappresentata dai modelli di business che si  affermeranno, dal momento che un modello esclusivamente basato sulla  pubblicit&agrave; non sar&agrave; in grado di generare numeri realmente interessanti  per i molteplici attori in gioco mentre il modello freemium &egrave; quello  potenzialmente pi&ugrave; interessante. </p>
<p align="justify">Il <strong>DVB-H</strong>,  invece, rimane in una situazione di stallo, ancorato alla spinta di un  unico Operatore. Non si &egrave; andati &#8211; ad oggi &#8211; nella auspicata direzione  di creare un ecosistema in cui tutti i player della filiera potessero  trovare un loro ruolo coerente e un proprio interesse nel far decollare  il mercato. Le potenzialit&agrave; di questa piattaforma siano molte &#8211; e  complementari rispetto alla rete cellulare &#8211; ma fino a che l&#8217;attuale  situazione non si sbloccher&agrave;, non verranno colte neppure minimamente. </p>
<p></span></p>
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