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	<title>Tv Digitali.eu &#187; Paolo Romani</title>
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		<title>Dividendo digitale: pubblicato bando di gara e disciplinare dell’asta</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Jun 2011 08:53:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E’ stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il bando di gara per l’assegnazione dei diritti d’uso relativi alle frequenze in banda 800, 1800, 2000, 2600. Nella giornata di oggi 28 giugno, informa il Ministero in una nota, è invece scaricabile il testo del disciplinare. La pubblicazione fa seguito alla riunione del Comitato dei Ministri dello scorso 14 giugno. (Leggi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E’ stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il <strong>bando di gara</strong> per l’assegnazione dei diritti d’uso relativi alle <strong>frequenze in banda 800, 1800, 2000, 2600</strong>. Nella giornata di oggi 28 giugno, informa il Ministero in una nota, è invece scaricabile il testo del <strong>disciplinare</strong>.</p>
<p>La pubblicazione fa seguito alla riunione del Comitato dei Ministri dello scorso 14 giugno. (<strong><a href="http://www.key4biz.it/News/2011/06/15/TV_digitale/banda_larga_mobile_frequenze_televisive_tv_locali_Paolo_Romani_Ignazio_La_Russa_203906.html">Leggi Articolo Key4biz</a></strong>)</p>
<p>Le domande di partecipazione dovranno essere presentate entro i prossimi trenta giorni. Le aziende che, sulla base di quanto previsto dal bando, saranno ammesse alla gara avranno ulteriori 30 giorni di tempo per presentare le offerte economiche. Tra la fine di agosto e i primi giorni di settembre avrà luogo la seduta pubblica per l&#8217;apertura delle offerte e, a seguire, lo svolgimento dell&#8217;asta.</p>
<p>Con l’attivazione della procedura di gara, l’Italia sarà tra le prime nazioni europee ad assegnare le suddette frequenze all’industria della telefonia mobile, aprendo di fatto la strada all’era del <strong>4G</strong> e riaffermando il primato italiano nel panorama mondiale di questo settore.</p>
<p>Se le frequenze dovessero essere tutte vendute alla base d&#8217;asta, l&#8217;incasso per lo Stato sarà pari a <strong>3,1 miliardi di euro</strong> e il ricavato non potrà comunque essere inferiore a <strong>2,4 miliardi </strong>(cifra indicata dalla legge di stabilità). Le frequenze saranno assegnate agli operatori a settembre e potranno essere impiegate da gennaio 2013.</p>
<p>Il meccanismo messo a punto prevede che le Tv locali possano usufruire del risarcimento oppure spostarsi sui canali di emittenti più grandi.</p>
<p>Più precisamente, riguardo alla soglia del 10% sui 2,4 miliardi di euro indicati nelle stime e destinato a indennizzare le emittenti, il Ministro <strong>Paolo Romani</strong> ha affermato: <em>“Stiamo trattando con il ministero dell’Economia per alzare questo tetto”.</em></p>
<p><em>“Se si vendono tutti i blocchi a basa d’asta, l’incasso minimo ricavato sarà pari a 3,1 miliardi di euro</em>. <em>E’ una gara importantissima</em> – ha spiegato - <em>che rende disponibili le frequenze Lte”</em>.</p>
<p>L&#8217;asta potrebbe quindi contribuire, tra circa un anno e mezzo, a dare il via alla diffusione della tecnologia <strong>Lte</strong> (Long Term Evolution), evoluzione degli attuali standard di telefonia mobile. Le comunicazioni Lte dovrebbero avvenire sulle frequenze 800 MHz, liberate col passaggio al <strong>digitale terrestre</strong> dalle televisioni, così come sui 2,6 GHz.</p>
<p>Secondo indiscrezioni di stampa, la mossa, ideata dal ministro dell’Economia <strong>Giulio Tremonti </strong>e non ancora formalizzata, è considerata decisiva per convincere i network regionali a scendere a patti con il governo: niente indennizzo per le tv locali che libereranno le frequenze occupate dopo il giugno del 2012 e prima maxi rata da oltre <strong>1 miliardo di euro </strong>da pagare entro settembre di quest’anno.</p>
<p>Il governo ha così scelto di dilazionare nel tempo il pagamento da parte degli operatori tlc, che però dovrebbero mettere sul piatto, a gara avvenuta e quindi entro il 30 settembre 2011, quasi il 50% dell’importo totale e quindi oltre un miliardo e mezzo di euro, versando poi il resto a rate quando avranno la disponibilità effettiva delle frequenze. Pare che la scelta dell&#8217;esecutivo di incassare prima del tempo parte degli introiti della gara sia dovuta a necessità di finanza pubblica.</p>
<p>Le emittenti chiedono il triplo delle risorse stanziate, ritenendo gli indennizzi<em>, </em>previsti dalla legge di stabilità (10% del ricavato dalla vendita dei canali 61-69, con un massimo di 240 milioni di euro), talmente irrisori che in molti casi non riuscirebbero nemmeno a coprire gli investimenti effettuali per lo switch-off.</p>
<p>Nel dettaglio, ci sono 6 blocchi da 5 Mhz per le frequenze a 800; 3 lotti per quelle a 1800; 3 lotti per le frequenze a 2000 Mhz e 18 lotti a 2600.</p>
<p>Si tratta della più importante asta di frequenze mai attuata nel nostro Paese, data l’ampiezza dello spettro che sarà assegnata, pari a 255 Mhz.</p>
<p>Con la procedura di gara, il governo attua uno dei pilastri fondamentali del piano Italia Digitale, dopo aver dimezzato il <strong>digital divide</strong> a aver messo in campo un innovativo progetto di sviluppo per le <strong>reti Ngn</strong>.</p>
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		<title>Digitale terrestre: Piano frequenze e sospensione swicth-off. L&#8217;appello dell&#8217;Adiconsum all&#8217;Agcom</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Jul 2010 13:47:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si fanno sempre più sentire gli echi dei ‘No’ all’attuazione del piano frequenze varato dall&#8217;Agcom ed in modo particolare al passaggio che riguarda il digitale terrestre, contestato in molte regioni d’Italia per i possibili rischi che l’archiviazione dell’analogico potrebbe comportare per le emittenti locali. Timori, che hanno contribuito a mettere in seria discussione addirittura lo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si fanno sempre più sentire gli echi dei ‘No’ all’attuazione del <strong>piano frequenze</strong> varato dall&#8217;Agcom ed in modo particolare al passaggio che riguarda il digitale terrestre, contestato in molte regioni d’Italia per i possibili rischi che l’archiviazione dell’analogico potrebbe comportare per le emittenti locali.</p>
<p>Timori, che hanno contribuito a mettere in seria discussione addirittura lo <strong>switch-off</strong> nel Nordest previsto tra ottobre e novembre di quest&#8217;anno, e la relativa richiesta di sospensione avanzata all’<strong>Authority</strong> dai consiglieri di molte regioni italiane. La motivazione più forte, la possibile sparizione delle piccole emittenti &#8211; in tutto 27 &#8211; sparse sul territorio. Le 55 frequenze a disposizione in ogni regione &#8211; e delle quali 27 sono appannaggio delle emittenti nazionali o di grandi società tlc &#8211; in Veneto, Emilia e Friuli, si dimezzano infatti a 27 poiché le altre, secondo accordi internazionali ratificati dalla Convenzione di Ginevra, sono destinate a Croazia e Slovenia.</p>
<p>Già all&#8217;inizio di luglio, alcuni membri del consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia hanno esternato i non pochi dubbi sollevati dal passaggio dal Piano nazionale di assegnazione delle frequenze dell&#8217;Agcom.<br />
<em>“Già il solo avvio del digitale terrestre </em>– avevano evidenziato &#8211; <em>sta creando non pochi problemi, ma se a questo si aggiunge che il Piano nazionale di assegnazione delle frequenze ha escluso una decina di emittenti locali del Friuli Venezia Giulia e ben ventisette del vicino Veneto che per sopravvivere dovranno attingere alle frequenze di Croazia e Slovenia, la cosa ci sembra alquanto grave e insensata da parte delle Autorità governative”.</em><br />
A cercare di fare chiarezza sulla vicenda, e in modo particolare proprio sull&#8217;assegnazione delle frequenze del digitale terrestre alle emittenti locali del Nordest, mobilitatesi nel frattempo per cercare di trovare una soluzione circa l&#8217;assegnazione residuale delle tv dell&#8217;area, ci ha provato anche il ministro degli Esteri <strong>Franco Frattini </strong>durante l’incontro con il viceministro <strong>Paolo Romani</strong>.<br />
E, mentre le discussioni sulla probabile sospensione dell’iter procedurale continuano nelle opportune sedi, ad auspicare il non rinvio delle operazioni, è l’<strong>Adiconsum.</strong><br />
L’associazione italiana per la difesa dei consumatori e dell’ambiente ha infatti chiesto all’Agcom di <em>“impedire il rinvio di tutte le procedure in atto, di rispettare il calendario deliberato e di convocare con urgenza il tavolo permanente con le associazioni dei consumatori”.</em></p>
<p>Questo in sintesi, il contenuto di una lettere che l’Adiconsum ha fatto pervenire al presidente <strong>Corrado Calabrò</strong> per chiedere lumi sulle voci del possibile rinvio dei prossimi switch-off nel Nord Italia.<br />
Sembra, infatti, che la recente delibera adottata dall&#8217;Autorità relativa al piano nazionale di assegnazione delle frequenze per la radiodiffusione televisiva in tecnica digitale, richieda, per la sua attuazione pratica, l’istituzione di tavoli tecnici territoriali e quindi di un periodo lungo che di fatto renderà impossibile il rispetto delle date degli switch-off già annunciati alla popolazione del Nord Italia.<br />
<em>“Adiconsum</em> – afferma in una nota stampa il segretario nazionale <strong>Pietro Giordano</strong> – <em>è contraria al rinvio dello switch-off, perché questo sarebbe un atto grave con pesanti ripercussioni sui consumatori. Il rinvio</em> – prosegue Giordano – <em>renderebbe nulle le campagne informative già realizzate e puntualmente pagate, e costringerebbe a pianificarne di nuove con notevole esborso di denaro pubblico”.</em><br />
<em>“L’Adiconsum</em> – continua la nota a firma del segretario Giordano -<em> ritiene che l’Autorità garante delle comunicazioni debba fare tutti gli sforzi necessari, anche con un eventuale lavoro supplementare nel periodo estivo, per far rispettare il calendario, visto che ci troviamo di fronte ad un cambio tecnologico epocale che non può sopportare modifiche di programma, senza ripercussioni su tutti i componenti della filiera della tv digitale</em>”.<br />
Il calendario cui si riferisce l’Adiconsum, è quello già annunciato dal presidente del Consiglio Calabrò durante l’ultima presentazione della relazione annuale Agcom e che prevede che <em>“entro il 2011 lo switch-off riguarderà le Regioni del versante adriatico mentre per il 2012, ad archiviare l’analogico toccherà alle regioni Toscana, Umbria, Sicilia e Calabria”. “Ma con lo sforzo di tutti </em>- ha aggiunto Calabrò &#8211; <em>la digitalizzazione potrebbe essere completata già entro il 2011 come indica una recente Raccomandazione europea e come auspica il vice ministro Romani”.</em></p>
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		<title>Digitale Terrestre: l&#8217;Agcom difende la sua linea ma non si placano le polemiche sulla nuova numerazione dei canali</title>
		<link>http://www.tvdigitali.eu/2010/07/16/digitale-terrestre-lagcom-difende-la-sua-linea-ma-non-si-placano-le-polemiche-sulla-nuova-numerazione-dei-canali/</link>
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		<pubDate>Fri, 16 Jul 2010 10:09:30 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>E’ diventata definitiva la decisione dall’Agcom assunta nella riunione dell’8 luglio sul piano di numerazione automatica dei canali (LCN) della Tv digitale formalizzata nella giornata di ieri. Ma ad un provvedimento tanto importante quanto atteso, e in un certo senso  anche scongiurato, non poche sono state le reazioni. In primis quelle dei dirigenti delle emittenti locali che criticano fortemente quello che a più voci è stato definito un “sopruso” oltre che vero e proprio “un grave segno di arroganza”.</p>
<p>E mentre da una parte si registra la soddisfazione dei soci di Dgtvi, l&#8217;associazione che riunisce Rai, Mediaset, TI Media, Frt (Federazione Radio Tv), D-Free e Aeranti-Corallo, e che già ha avuto modo di confrontarsi con l’Autorità garante delle comunicazioni per l’individuazione dei blocchi destinati a canali nazionali e locali, dall’altra non possono non tenersi in considerazione le infuocate critiche delle piccole emittenti.<br />
Per di più, che si sono anche sentite ‘accusate’ di “scarsa qualità dei programmi offerti”.</p>
<p>“Quello che sta succedendo – ha commentato all’indomani della decisione dell’Agcom di escludere le emittenti locali dai primi canali del digitale terrestre il presidente della Regione Sardegna, Ugo Cappellacci – è un sopruso intollerabile. Un grave segno di arroganza compiuto in spregio alla legge e alle richieste delle Regioni italiane. Valuteremo le iniziative per difendere la libera emittenza locale, che porta nelle nostre case l&#8217;informazione regionale, la cultura e le tradizioni della nostra Isola”.</p>
<p>Di “un altro pezzo di bavaglio al pluralismo del sistema informativo”, ossia “di un altro regalo agli interessi privati oltre che un ulteriore colpo inferto alle economie locali”, parla il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola che ringraziando ironicamente l’Agcom per “il regalo riservato alle piccole economie di settore”, ha annunciato opposizione in tutte le sedi preposte.</p>
<p>Di “insolazione del caldo estivo” parla invece Davide Caparini. Il segretario di presidenza in Commissione Vigilanza Rai, in un comunicato stampa diramato nelle ultime ore, spiega così il via libera definitivo da parte dell&#8217;Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni al piano di numerazione automatica dei canali (Lcn) sul nuovo telecomando digitale.</p>
<p>E ancora, sconcerto manifesta l’associazione di emittenti locali Alpi. “L&#8217;Autorità – ha dichiarato il presidente dell&#8217;Alpi Luca Montrone &#8211; ha di fatto confermato l&#8217;orientamento già manifestato di penalizzare le emittenti locali arrivando ad ignorare le indicazioni del Parlamento, che attraverso la Commissione Trasporti e Comunicazioni, all&#8217;unanimità e alla presenza del vice ministro Paolo Romani (che ha dato il suo assenso) ha chiesto al governo di vigilare affinché fossero rispettate le indicazioni del decreto legislativo 44/2010 che in nessuna sua parte ipotizza l’emarginazione delle tv locali”.<br />
“L’autorità inoltre &#8211; ha continuato Montrone &#8211; fa riferimento a un sondaggio attraverso il quale avrebbe verificato abitudini e preferenze del pubblico (oltre il 70% degli utenti ha un decoder o un televisore integrato e ha ordinato i programmi secondo le proprie preferenze). Si tratta di un sondaggio fuorviante perché è stato effettuato nelle Regioni in cui già c’è stato il passaggio al digitale mentre bisognava verificare le abitudini e le preferenze del pubblico nelle regioni ancora in analogico: non ha senso fotografare una situazione già compromessa che le emittenti hanno chiesto di sanare, e farne derivare una decisione&#8221;. &#8220;Un altro aspetto fuorviante citato dall&#8217;Autorità &#8211; sottolinea ancora Montrone &#8211; è il riferimento al parere favorevole ricevuto da presunte principali associazioni delle emittenti: la nostra, l&#8217;Associazione Alpi, la seconda per importanza in relazioni agli ascolti delle emittenti associate, ha chiaramente contestato in tutte le audizioni dinanzi all&#8217;Autorità e con una diffida legale l&#8217;ipotesi che fossero escluse le tv locali dai tasti da uno a nove. Della nostra posizione non si fa alcun cenno mentre l&#8217;Autorità evidentemente ha voluto dar ragione solo a quelle associazioni allineate sulle sue posizioni”.<br />
“E’ evidente &#8211; ha poi concluso il presidente dell’Alpi &#8211; che così come la normativa di sistema vigente prevede che un terzo dei canali sia riservato alle tv locali, la stessa quantità debba essere riservata sia sul telecomando, nei tasti da uno a nove, sia nell&#8217;assegnazione delle frequenze di qualità. L&#8217;Autorità invece con la sua decisione non fa altro che favorire la sopravvivenza sul digitale del duopolio esistente sull&#8217;analogico, favorendo altri grossi gruppi che si apprestano a monopolizzare porzioni di etere escludendo di fatto dal mercato l&#8217;emittenza locale”.</p>
<p>Di contro, le soddisfazione di Dgtvi che attraverso il suo presidente Andrea Ambrogetti afferma che &#8220;si tratta di un passo molto importante che porta ordine e razionalità nell&#8217;offerta del digitale terrestre&#8221; e che la &#8220;decisione presa ha messo in prima fila le abitudini e le preferenze degli utenti su tutto il territorio nazionale, e conferisce il giusto riconoscimento alle emittenti locali oltre a valorizzare adeguatamente le nuove offerte digitali nazionali&#8221;, e le giustificazioni dell’Authority che ribadendo la gerarchia analogica dei canali televisivi sulla piattaforma digitale, con i ‘generalisti nazionali’ che dovranno essere programmati di default su tutti gli apparecchi dal numero uno al nove del primo arco di numerazione, i locali dal 10 al 19, e gli altri suddivisi per categorie nelle successive posizioni, riafferma che il piano varato rispecchia appieno quanto deciso dal ‘Testo unico sui servizi di media audiovisivi e radiofonici’ (Dlgs 44/2010) e quindi, la “garanzia alla semplicità d’uso del sistema di ordinamento automatico dei canali, che rispetti le abitudini e preferenze degli utenti, con particolare riferimento ai canali generalisti nazionali e alle emittenti locali”.</p>
<p>In un comunicato, l&#8217;Agcom sottolinea altresì la libertà dell&#8217;utente a riorganizzare i canali secondo le proprie preferenze, il sistema di programmazione automatico di decoder e televisori integrati dovrà però rispettare la gerarchia della piattaforma analogica per quanto riguarda le prime 20 posizioni. Per quanto riguarda le numerazioni decise per gli altri canali, dal 20 al 70 del primo arco di numerazione saranno inseriti gli altri canali digitali terrestri a diffusione nazionale in chiaro, suddivisi per genere (semigeneralisti, bambini e ragazzi, informazione, cultura, sport, musica, televendite), mentre i canali a pagamento saranno programmati tra il quarto e il quinto arco di numerazione (tra il 401 e il 599). “Il piano – si legge ancora nel comunicato Agcom – prevede poi di lasciare i canali 0, 100, 200, 300, 400, 500, 600, 700, 800, 900 ai servizi di interesse generale, come le guide ai programmi”</p>
<p>l&#8217;Aeranti-Corallo, associazione di categoria delle imprese radiotelevisive locali che rappresenta, tra l’altro 320 tv locali, attraverso il suo coordinatore Marco Rossignoli ha dichiarato: “L’approvazione del regolamento porta finalmente ordine nell’offerta del digitale terrestre. E’ ora indispensabile – ha aggiunto Rossignoli – che il Ministero dello Sviluppo economico proceda con estrema rapidità all’assegnazione delle numerazioni nelle sei aree già digitalizzate (Lazio, Campania, Piemonte occidentale, Trentino Alto Adige, Valle d’Aosta e Sardegna). Infatti – ha proseguito Rossignoli &#8211; la mancanza della regolamentazione ha causato in tali aree gravi disagi sia alle emittenti che all’utenza. Il disorientamento nella individuazione dei programmi generato dall’assenza della numerazione ha causato anche una contrazione degli investimenti pubblicitari, con gravi ripercussioni sui bilanci delle emittenti locali e con forte rischio per l’occupazione nel settore. E&#8217; inoltre fondamentale – ha concluso – che fin dal momento dell’entrata in vigore del regolamento cessino le duplicazioni delle numerazioni, i cosiddetti &#8216;cloni&#8217;, cioè le utilizzazioni di più numeri per identificare uno stesso programma. Tale duplicazione, infatti, ha contribuito in modo significativo alla caoticità dell’offerta digitale in assenza di regolamentazione in materia&#8221;</p>
<p>Sempre in riferimento alla recente approvazione da parte della Autorità per le garanzie nelle comunicazioni del regolamento per la numerazione dei canali della televisione digitale terrestre, la Dgtvi ha invece, rimarcando che &#8220;lo schema approvato accoglie nella sostanza la proposta formulata nei mesi scorsi con l&#8217;unanimità di tutti i soci&#8221; e con questo, auspica la fine dei &#8220;fenomeni fastidiosi quali quelli della duplicazione dei canali con numerazioni multiple&#8221;.</p>
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		<title>Digitale terrestre: l’Agcom vara nuovo ordinamento dei canali, ma i malumori crescono e in molti annunciano ricorsi al Tar</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Jul 2010 10:11:19 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[A meno di ventiquattro ore dall’approvazione della risoluzione bipartisan unitaria approvata dalla Commissione Trasporti alla camera per tutelare il posizionamento delle tv regionali nella sintonia automatica del telecomando, arriva anche l’attesa decisione dell’Autorità garante delle comunicazioni che ha finalmente deliberato sul nuovo ordinamento nazionale dei canali (Lcn) dopo il passaggio dalla tv analogica a quella [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A meno di ventiquattro ore dall’approvazione della risoluzione bipartisan unitaria approvata dalla Commissione Trasporti alla camera per tutelare il posizionamento delle tv regionali nella sintonia automatica del telecomando, arriva anche l’attesa decisione dell’Autorità garante delle comunicazioni che ha finalmente deliberato sul nuovo ordinamento nazionale dei canali (Lcn) dopo il passaggio dalla tv analogica a quella digitale.</p>
<p>Nell&#8217;ultima seduta, il Consiglio dell’Authority presieduto da Corrado Calabrò ha formalizzato la decisione già assunta nella riunione dell’8 luglio sul piano di numerazione automatica dei canali (LCN) della televisione digitale terrestre.</p>
<p>Il piano, che ha valenza su tutto il territorio nazionale, e comporta l’individuazione di un range di numerazione per categoria di programmi (canali generalisti nazionali, canali locali, canali a diffusione nazionale suddivisi per generi di programmazione) ha assegnato ai canali generalisti nazionali: i numeri da 1 a 9 e a partire dal numero 20 del primo arco di numerazione; alle emittenti locali: i numeri da 10 a 19 e da 71 alla fine del primo arco di numerazione; alle emittenti locali sono stati inoltre assegnati: i medesimi blocchi attribuiti con riferimento al primo arco di numerazione anche per il secondo e terzo arco di numerazione, nonché tutto il settimo arco di numerazione (700-800); ai canali digitali terrestri a diffusione nazionale in chiaro sono attribuiti i numeri fino a 70 del primo arco di numerazione, suddivisi nei seguenti generi di programmazione: semigeneralisti, bambini e ragazzi, informazione, cultura, sport, musica, televendite; ai servizi di media audiovisivi a pagamento sono riservati il quarto e quinto arco di numerazione.</p>
<p>&#8220;Nel definire il piano di numerazione automatica &#8211; si legge in una nota diramata dall’Agcom &#8211; l&#8217;Autorità garante si è attenuta doverosamente ai criteri stabiliti dalla legge (Testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici, Dlgs 44/2010) che prevedono la garanzia della semplicità d’uso del sistema di ordinamento automatico dei canali; il rispetto delle abitudini e preferenze degli utenti, con particolare riferimento ai canali generalisti nazionali e alle emittenti locali; la suddivisione delle numerazioni dei canali a diffusione nazionale sulla base del criterio della programmazione prevalente, in relazione ai seguenti generi di programmazione: semigeneralisti, bambini e ragazzi, informazione, cultura, sport, musica, televendite e l&#8217;individuazione di numerazioni specifiche per i servizi di media audiovisivi a pagamento&#8221;.</p>
<p>Una decisione il cui esito era nell&#8217;aria, e che ha aumentato i malumori degli addetti ai lavori. Peraltro, nel corso dell&#8217;approvazione, non ha neppure ottenuto l’auspicato consenso unanime. A votare contro, il commissario dell’Authority Enzo Savarese mentre ad astenersi dalle operazione di voto, il collega Gianluigi Magri.<br />
Né tantomeno, l’Autorità, più volte criticata negli ultimi mesi circa “l’iniquità proposta di riordino dei canali” ha tenuto in considerazione le precedenti risoluzioni proposte sul caso e approvate all’unanimità. A partire da quella risalente allo scorso 22 aprile che ha incontrato il parere favorevole della Commissione Informazione.<br />
Ne consegue, la grande delusione degli addetti ai lavori che reclamano diritti e annunciano opposizione ed eventualmente, anche ricorsi al Tar. Ad affermarlo, il presidente della Commissione informazione del Consiglio regionale della Sardegna Silvestro Ladu (pdl) che ritiene la decisione dell’Agcom uno “sgarbo istituzionale”. “Esprimo profonda indignazione per una decisione che sembra calata dall&#8217;alto e che non tiene conto delle effettive esigenze del territorio – ha detto Ladu &#8211; le nostre realtà locali hanno il diritto di essere salvaguardate e tutelate nei confronti dei gruppi editoriali più forti, in un&#8217;ottica di pluralismo e di salvaguardia occupazionale”.</p>
<p>Non meno preoccupato, l&#8217;Ordine dei giornalisti del Veneto che nella mattinata ha scritto al Viceministro con delega alle Comunicazioni Paolo Romani e al presidente dell&#8217;Autorità per le garanzie nelle comunicazioni Corrado Calabrò, esprimendo preoccupazione di fronte al Piano nazionale di assegnazione delle frequenze (Pnaf) per il digitale terrestre già approvato il 3 giugno scorso.<br />
“Il piano così pensato – si legge in una nota stampa &#8211; privilegia l&#8217;emittenza nazionale a scapito delle televisioni locali risultando essere, pertanto, in netto contrasto con quanto previsto dalla legge 249/97, (Istituzione dell&#8217;Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni e norme sui sistemi delle telecomunicazioni e radiotelevisivo) né garantisce all&#8217;emittenza locale la quota prevista delle frequenze, pari ad un terzo di quelle disponibili”.</p>
<p>“Il piano di assegnazione, così come ipotizzato dall&#8217;Agcom – continua la nota &#8211; mette gravemente a rischio innanzitutto il pluralismo dell&#8217;informazione nel Veneto e il diritto dei cittadini della regione ad essere informati in maniera completa, nonché la sopravvivenza di numerose aziende editoriali, e con esse, il futuro di centinaia di posti di lavoro e un patrimonio di professionalità giornalistica che garantisce quotidianamente un&#8217;informazione di qualità al servizio dei cittadini, così come dimostrano gli alti ascolti registrati dall&#8217;emittenza locale. Per tale ragione, l&#8217;Ordine dei giornalisti del Veneto ha sollecitato una revisione del Pnaf che, nel rispetto della legge, tenga conto delle esigenze della realtà televisiva locale del Veneto, alla quale devono essere garantite le necessarie frequenze per poter proseguire l&#8217;attività, in particolare sul fronte dell&#8217;informazione. Della questione è stato investito anche l&#8217;Ordine nazionale dei giornalisti affinché possa assumere tutte le iniziative del caso”.</p>
<p>Iniziative, che come dicevamo, possono anche sfociare il ricorsi ai tribunali amministrativi regionali. Sarebbe questo, infatti, l’orientamento dei principali editori televisivi del Veneto che continuano a protestare contro il Piano di assegnazione delle frequenze sostenendo che “così come strutturato, viola gravemente diritti delle tv locali, soprattutto per le emittenti locali della fascia Adriatica e del Nord est”. Su queste basi e al fine di ottenere l&#8217;annullamento del Pnaf, “non è escluso il coinvolgimento del Tar”.</p>
<p>Intanto, sempre per fare maggiore chiarezza sulla vicenda ed in modo particolare sull&#8217;assegnazione delle frequenze del digitale terrestre alle emittenti locali del Nordest che in queste ultime settimane si sono mobilitate per trovare una soluzione alla decisione dell&#8217;Agcom di assegnare frequenze residuali alle tv dell&#8217;area, attingendo in caso alle frequenze di Slovenia e Croazia in vista del passaggio dal segnale analogico a quello digitale in programma a partire dal 20 di ottobre prossimo, il ministro degli Esteri Franco Frattini, dovrebbe incontrarsi, nelle prossime ore, il viceministro Paolo Romani. Ad annunciarlo, lo stesso titolare della Farnesina. “Parlerò con il viceministro, responsabile in questa materia, per essere meglio informato della voce degli uni e degli altri, e in questo caso &#8211; ha detto concluso &#8211; anche del governo”.</p>
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		<title>Digitale terrestre. Romani smentisce indiscrezioni su sostituzione Scajola e su Sky attende convocazione Almunia prima della decisione</title>
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		<pubDate>Mon, 31 May 2010 10:15:42 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[“Penso che mi occuperò di telecomunicazioni ancora per abbastanza tempo”. Così, il viceministro per le Comunicazioni Paolo Romani ha risposto ai giornalisti a Bruxelles, a margine di una riunione dei 27 responsabili ministeriali del settore al Consiglio europeo, che gli chiedevano se continuerà ad occuparsi di questo dossier o se invece la prossima volta sarà [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"> <em>“Penso che mi occuperò di telecomunicazioni ancora   per abbastanza tempo”</em>.  Così, il viceministro per le Comunicazioni <strong>Paolo   Romani</strong> ha risposto ai  giornalisti a Bruxelles, a margine di una   riunione dei 27 responsabili  ministeriali del settore al Consiglio   europeo, che gli chiedevano se continuerà  ad occuparsi di questo   dossier o se invece la prossima volta sarà nella capitale  belga con un   altro incarico.</p>
<p align="justify">Il  riferimento è alle voci dei   giorni scorsi, che davano Romani tra i candidati  alla successione del   ministro dello Sviluppo economico <strong>Claudio Scajola</strong>.</p>
<p align="justify"> Romani è anche intervenuto sul   caso Sky, sostenendo che<em> “…il ministero  attende con fiducia  la   risposta della Commissione europea” </em>sulla richiesta  del gruppo   italiano del magnate dei media Rupert Murdoch.</p>
<p align="justify">Il  viceministro ha ribadito la posizione del governo   contraria all&#8217;accesso di Sky  ai multiplex perché <strong>News Corp</strong> non   può essere considerato &#8220;<em>un nuovo  entrante</em>&#8220;, “<em>del resto anche   la risposta del mercato italiano è stata  chiara su questo&#8221;.</em></p>
<p align="justify"> Dai market test effettuati   dalla Ue si desume che la  maggioranza degli operatori sarebbe in linea   di massima contraria all&#8217;ingresso  di Sky sul digitale terrestre prima   del termine fissato da Bruxelles, mentre i  consumatori guarderebbero   con favore a questa prospettiva.</p>
<p align="justify">In  ogni caso, la Commissione europea nelle scorse   settimane ha già dato dei segnali  che vanno in direzione di un sì   condizionato alla richiesta di Sky Italia:  secondo indiscrezioni, a Sky   sarebbe permesso di trasmettere solo in chiaro e  sarebbe vietata   l&#8217;offerta pay-tv, settore nel quale detiene una <strong>posizione  dominante</strong>.</p>
<p align="justify">In  ogni caso, ha precisato Romani, <em>“…prima di prendere una decisione definitiva</em>&#8221;  sull&#8217;ammissione   di Sky Italia alla gara, &#8220;<em>il commissario alla Concorrenza  Joaquin   Almunia mi ha garantito che mi avrebbe </em>incontrato&#8221;.</p>
<p align="justify">E  ha ricordato di aver ricevuto il mese scorso una   lettera da Almunia &#8220;<em>nella  quale si sottolineava che News Corp non   faceva parte della lista del &#8216;beauty  contest&#8217; per i nuovi entranti sul   mercato televisivo digitale</em>&#8220;.</p>
<p align="justify"> <em>&#8220;Immaginiamo   che questa lettera sia alla base del ragionamento che i servizi  di   Almunia faranno&#8221;</em>, ha affermato il viceministro.</p>
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		<title>Digitale terrestre: slitta alla prossima settimana decisione Agcom su Piano frequenze</title>
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		<pubDate>Wed, 26 May 2010 15:54:18 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Slitta alla prossima settimana, secondo quanto si apprende, la decisione dell&#8217;Autorità per le Garanzie delle Comunicazioni sul piano nazionale per l&#8217;assegnazione delle frequenze per la Tv digitale. Per disciplinare al meglio la transizione nazionale dalla tv analogica a quella digitale, l&#8217;Autorità, presieduta da Corrado Calabrò, deve mettere ordine nell&#8217;assegnazione delle frequenze, per definire quante di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"> Slitta alla prossima settimana, secondo quanto si   apprende, la decisione dell&#8217;<strong>Autorità  per le Garanzie delle   Comunicazioni </strong>sul<strong> piano nazionale</strong> per  l&#8217;assegnazione delle <strong>frequenze</strong> per la <strong>Tv digitale</strong>. Per  disciplinare al meglio la transizione   nazionale dalla tv analogica a quella  digitale, l&#8217;Autorità, presieduta   da <strong>Corrado Calabrò</strong>, deve mettere ordine  nell&#8217;<strong>assegnazione   delle frequenze</strong>, per definire quante di esse sono  riservate alle Tv   nazionali, quante alle Tv locali e quante saranno oggetto  della gara   del Ministero dello Sviluppo Economico.</p>
<p align="justify"> Già nella   precedente riunione era stata effettuata un’informativa sul piano    nazionale. Le emittenti locali chiedono con forza una decisione che   salvaguardi  la sopravvivenza di molte realtà locali.</p>
<p align="justify"> <em>“Non è possibile accettare un   passaggio al digitale che determini la chiusura  di moltissime imprese   operanti da oltre 35 anni, con evidenti ripercussioni per  il pluralismo   del settore, per l&#8217;informazione e per l&#8217;occupazione lavorativa”,</em> ha commentato <strong>Marco Rossignoli</strong>, coordinatore <strong>Aeranti-Corallo</strong> e  presidente <strong>Aeranti</strong>.</p>
<p align="justify"> L&#8217;Aeranti-Corallo, ha riferito Rossignoli, ha proposto che l&#8217;Agcom   preveda dieci  numerazioni per le tv locali subito dopo quelle delle   reti nazionali analogiche;  che vengano complessivamente previste 50   numerazioni per le locali tra le prime  100; che venga adottata analoga   impostazione anche per gli archi 101-200 e  201-300; e che l&#8217;intero   settimo arco di numerazione (601-700) venga assegnato  alle ulteriori   offerte delle emittenti locali. </p>
<p align="justify">La  Commissione europea nel suo Rapporto ha intanto   ricordato che l’Agcom ha  lanciato nell&#8217;agosto 2009 una <strong>consultazione   pubblica</strong> sulla selezione  delle procedure per l&#8217;assegnazione delle <strong>cinque   multiplex digitali</strong>. La  bozza delle regole di selezione, ha   aggiunto la Commissione, stabilisce la  proibizione per cinque anni di   scambiare le frequenze in seguito al passaggio  alla tv digitale   terrestre. </p>
<p align="justify"> <em>&#8220;Mentre questa condizione è   volta a evitare partecipanti per procura nella  procedura di selezione,   alcuni operatori tv considerano che il periodo dei  cinque anni sia   sproporzionatamente lungo&#8221;.</em> </p>
<p align="justify"> Nel rapporto non vengono citati i nomi delle società   coinvolte nell&#8217;operazione  e, in ogni caso, il suo scopo non è   intervenire sulla questione aperta con  l&#8217;Italia sul caso <strong>Sky Italia</strong>. </p>
<p align="justify">La  pay Tv ha chiesto alla Commissione di accedere   prima del 31 dicembre 2011 al  digitale terrestre per poter partecipare   alla gara per i multiplex con i nuovi  canali per il digitale terrestre,   gara dalla quale il gruppo tv resterebbe  automaticamente escluso sulla   base degli accordi raggiunti con Bruxelles nel  2003 che impediscono   all&#8217;operatore di entrare nel mercato della televisione  digitale   terrestre prima del 2013. </p>
<p align="justify">Si  tratta di un&#8217;ipotesi   contrastata dal governo italiano e da <strong>Mediaset</strong>. Una  decisione   dell&#8217;Antitrust europeo è attesa a breve.</p>
<p align="justify"> Bruxelles   ha già dato segnali di voler rispondere positivamente alla richiesta  di   Sky Italia a condizione che il gruppo acquisisca frequenze solo per    trasmettere in chiaro e non per la pay-tv, settore nel quale ha una   posizione  dominante.</p>
<p align="justify">Il  viceministro   alle Comunicazioni, <strong>Paolo Romani</strong>, ha commentato come ormai  la   rivoluzione digitale sia una  realtà e con lo switch-off della Lombardia    siamo a un punto di non ritorno. </p>
<p align="justify"> <em>“Quanto al   piano delle frequenze, però, l&#8217;Autorità deve realizzare un piano    complessivo di inserimento e a questo ci si deve attenere, non si può   procedere  a tentoni, ne ignorare 30 anni di storia di emittenti locali   italiane”. </em></p>
<p align="justify"> Sull&#8217;ordinamento del telecomando   digitale, ha proseguito Romani, <em>“il piano di  autoregolamentazione   non ha funzionato come speravamo. Io sono contrario che ci  siano, come   sento dire, solo tre o quattro tv locali tra il primo e il secondo    blocco nazionale. Non è un problema se le troviamo a cominciare   dall&#8217;otto o dal  dieci, ma devono essere mantenute le dieci che erano   previste. Non sono  d&#8217;accordo neanche che per lungo tempo le risorse   delle frequenze restino  utilizzate solo al 40%. Perché non costituire   delle cooperative di più locali  per utilizzare uno stesso multiplex.   Anche in questo caso l&#8217;Autorità ci deve  dare un criterio con cui   assegnare i canali”</em>. </p>
<p align="justify"> Romani ha inoltre ricordato   che il ministero si è mosso per tutelare l&#8217;emittenza  locale sia sul   piano frequenze, che sulla numerazione dei canali sul telecomando  e sui   finanziamenti.</p>
<p align="justify"> <em>“Credo che il   piano di assegnazione delle frequenze finirà meglio di quello  che si   pensa oggi</em>”, ha risposto <strong>Nicola D&#8217;Angelo</strong>, commissario   dell&#8217;Agcom. </p>
<p align="justify"> Aggiungendo che la legge impone un   terzo delle risorse alle emittenti locali e  l&#8217;esperimento nella sei   aree già digitalizzate è stato positivo. </p>
<p align="justify"> <em>“E&#8217;   giusto riconoscere le risorse di frequenza alle tv locali, ma anche che    queste non vadano sprecate. Anche per questo motivo, penso sia una   buona  soluzione l&#8217;idea di una forma di consorzio su uno stesso   multiplex. In Italia il  problema delle frequenze non sono le locali, ma   come e&#8217; avvenuta la loro  occupazione da parte di alcuni soggetti   nazionali&#8217;.</em></p>
<p align="justify"> Per quanto riguarda l&#8217;ordine dei   tasti del <strong>telecomando digitale</strong>, “<em>c’è  stata un&#8217;insurrezione   politica. Finora già quattro presidenti di regioni sono  venuti a dirci   che così come era pensata non andava bene, ora viene realizzato  questo   sondaggio sulla penetrazione sul territorio. Ma io mi chiedo: se il    problema e&#8217; verificare territorialmente le preferenze, perché fino al   tasto  sette deve essere appannaggio di alcuni soggetti e dall&#8217;otto e   nove di altri? Le  tv locali offrono al cittadino informazione e   intrattenimento gratuitamente. Per  continuare a farlo non si deve però   pensare solo ai sostentamenti pubblici, ma  anche ad un nuovo mercato   della pubblicità”. </em></p>
<p align="justify"> <strong>Andrea   Ambrogetti</strong>, presidente di DGTVi, ha sottolineato che “<em>Cinque    anni fa il digitale era ancora un sogno. In un anno il 30% della   popolazione e  220 emittenti hanno partecipato al processo di   transizione. Nessuno ha spento e  tutti hanno potuto proseguire nella   loro attività. Così deve essere anche per il  futuro”.</em> </p>
<p align="justify"> <em>“Il nuovo piano dell&#8217;Agcom deve rispettare e partire   dall&#8217;esistente,  mettendoci nelle condizioni di assegnare le risorse   delle frequenze a tutte le  emittenti con regole certe. Non si può   arrivare al 5 o 6 settembre. Elementi di  certezza servono anche per la   LCN (numerazione automatica dei canali), nodo che  deve essere sciolto   subito. Senza LCN, infatti, non si può procedere ai prossimi    switch-over. Rai, generaliste nazionali e pay tv hanno firmato perché   alle  locali venissero assegnate dieci posizioni e che queste fossero   dieci posizioni  importanti&#8217;.</em></p>
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		<title>Piano frequenze: va in onda la protesta delle televisioni locali contro il nuovo piano Agcom. Parte intanto il RadioTv Forum</title>
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		<pubDate>Tue, 25 May 2010 15:52:18 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Si è aperta ufficialmente oggi la quinta edizione del RadioTV Forum di Aeranti-Corallo. L’evento, ospitato presso il Centro congressi dell’Hotel Melià Roma Aurelia Antica, ha visto la presenza di numerosi editori televisivi locali e giornalisti.   Ad anticipare l’inizio dei lavori, una conferenza stampa convocata congiuntamente da Aeranti-Corallo e Associazione Tv Locali Frt per illustrare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> Si è aperta ufficialmente oggi la   quinta  edizione del <strong>RadioTV Forum</strong> di <strong>Aeranti-Corallo</strong>.   L’evento, ospitato  presso il Centro congressi dell’Hotel Melià Roma   Aurelia Antica, ha visto la  presenza di numerosi editori televisivi   locali e giornalisti.  </p>
<p> Ad anticipare l’inizio dei   lavori, una  conferenza stampa convocata congiuntamente da   Aeranti-Corallo e Associazione <strong> Tv Locali Frt</strong> per illustrare le   ragioni per le quali le imprese televisive  locali sono assolutamente   contrarie alla nuova ipotesi di pianificazione delle  frequenze per la   radiodiffusione televisiva in tecnica digitale terrestre  presentata   dalla Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, nell’ambito del    procedimento di completamento della revisione del piano in questione. </p>
<p> Temi caldi, dunque, e tante   personalità pronte a  discuterne. Tra questi, anche il viceministro allo   Sviluppo economico con delega  alle comunicazioni, <strong>Paolo Romani</strong>,   al quale è spettato il compito, tra  l’altro, di aprire ufficialmente   la manifestazione con il consueto taglio del  nastro.  Accanto a lui, <strong>Marco   Rossignoli</strong>,  coordinatore Aeranti-Corallo che, focalizzando   l’attenzione sulle problematiche  di attualità delle emittenti   radiofoniche e televisive locali e satellitari, ha  evidenziato come   questa quinta edizione della manifestazione si stia svolgendo  in un   momento decisivo per il futuro del settore. </p>
<p> “<em>Con lo <strong>switch off</strong> della Regione  Sardegna e l’avvio   della transizione nella Valle D’Aosta, Piemonte Occidentale e  Trentino   Alto Adige</em> – ha detto <em>- la televisione digitale terrestre è    diventata un fatto concreto. Anche in ambito radiofonico &#8211; ha aggiunto &#8211;   la  recente approvazione da parte dell’Agcom del nuovo regolamento per   la radiofonia  digitale ha aperto la strada per l’avvio delle   trasmissioni <strong>Dab+ </strong>e<strong> Dmb</strong> in Italia</em>”.  Rossignoli ha   già chiesto all’Autorità  garante, di “<em>abbandonare tali ipotesi di   piano, procedendo invece secondo lo  stesso iter adottato nelle sei aree   già interamente digitalizzate</em>”. E ciò,  perché consentirebbe   l’assegnazione delle frequenze con qualche mese di anticipo  rispetto   allo switch off calendarizzato a partire dal prossimo 15 settembre.</p>
<p> Sempre il coordinatore   Aeranti-Corallo, ha  sottolineato come il passaggio al digitale   terrestre sia creando forti  preoccupazioni al comparto televisivo   locale in quanto ridurrebbe enormemente le  risorse radioelettriche   previste, con gravi ripercussioni anche nelle sei aree  già   digitalizzate. Tale schema, sempre secondo il suo pensiero, “<em>violerebbe    il principio della pianificazione per reti in <strong>modalità SFN</strong></em> (che  finora ha permesso un numero molto elevato di reti in ogni area   tecnica  digitalizzata), <em>prevedendo la possibilità di realizzare   alcune reti nazionali  in <strong>modalità K-SFN</strong></em> (con l’uso di 2 o 3   frequenze<em>), riducendo così  il numero delle frequenze esercibili   dalle tv locali e violando anche il  principio della riserva di almeno   un terzo delle risorse radioelettriche a  favore dell’emittenza locale.   Inoltre, le frequenze che tale schema destina alle  tv locali, non sono   qualitativamente equivalenti a quelle destinate alle tv  nazionali in   termini di copertura, di compatibilità interferenziale con gli  stati   esteri e di certezza di mantenimento dopo il 2015</em>”. </p>
<p> “<em>Vi è  grande incertezza in   relazione alle  frequenze disponibili</em> – ha ribadito ancora &#8211;  <em>sulla   effettiva possibilità per tutte le tv locali di  diventare operatori di   rete nei rispettivi ambiti territoriali; sono inoltre   necessari  e   rilevanti investimenti per il rinnovo degli  impianti e delle  relative   infrastrutture, nonché per la produzione dei nuovi contenuti destinati    alla diffusione digitale; inoltre la moltiplicazione del numero dei   programmi  unitamente alla problematica, ancora irrisolta,  della   numerazione  automatica  dei canali, rischia di disperdere la visibilità   delle tv locali faticosamente   acquisita negli anni</em>”.</p>
<p> All’intervento di Rossignoli è seguito   quello  del presidente dell’<strong>Associazione Tv Locali Frt</strong> <strong>Maurizio   Giunco</strong>,  anch’egli total-mente contrario alla nuova ipotesi di   pianificazione dell’<strong>Agcom</strong>,  nonché di numerosi parlamentari, che   proprio nei giorni scorsi hanno  sottoscritto, in circa 200,   un’interrogazioni a tema.</p>
<p> L’evento,   che proseguirà ancora nella giornata  di domani, con appositi convegni,   seminari e workshop sulle modifiche della  disciplina per il settore   televisivo al T.U. della radiotelevisione introdotte  dal Dlgs 44/2010,   sarà arricchito da una opportuna tavola rotonda per   affrontata la   questione delle misure di sostegno e delle provvidenze editoria  per il   settore. Queste ultime recentemente soppresse con l’entrata in vigore   del  ‘<strong>decreto milleproroghe’</strong>. </p>
<p> Nel pomeriggio di mercoledì, è previsto invece  un incontro per   parlare di ‘transizione alla tv digitale terrestre’:  pianificazione   delle frequenze; numerazione automatica dei canali (<strong>Lcn</strong>);    modalità per diventare operatori di rete e fornitori di contenuti; lo   switch off  del Nord Italia; altri aspetti legislativi e regolamentari   in materia. Il  seminario comprenderà anche un’illustrazione delle   opportunità dell’alta  definizione per le tv locali, realizzato da HD   Forum Italia.</p>
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		<title>Dtt: Catricalà vola a Bruxelles per parlare di Sky con l’Antitrust Ue mentre i sindacati chiedono all’Agcom tutela per le Tv locali</title>
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		<pubDate>Tue, 11 May 2010 09:04:51 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Grande attesa per l&#8217;incontro di domani quando il presidente dell&#8217;Antitrust, Antonio Catrical&#224; incontrer&#224; il Commissario Ue alla Concorrenza, Joaquin Almunia, per discutere tra le altre cose anche &#8220;dell&#8217;istruttoria che riguarda l&#8217;ingresso di Sky nella pay Tv&#8221; sul digitale terrestre. Un caso, quello della richiesta del gruppo di Rupert Murdoch di sbarcare sulla Dtt prima della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">Grande attesa per l&rsquo;incontro di domani   quando il presidente dell&rsquo;Antitrust, <strong>Antonio Catrical&agrave;</strong> incontrer&agrave; il Commissario Ue alla Concorrenza, <strong>Joaquin   Almunia</strong>, per discutere tra le altre cose anche &ldquo;<em>dell&#8217;istruttoria   che riguarda l&#8217;ingresso di Sky nella pay Tv</em>&rdquo; sul <strong>digitale   terrestre</strong>. </p>
<p align="justify">Un caso, quello della   richiesta del gruppo di <strong>Rupert Murdoch</strong> di sbarcare sulla Dtt prima della scadenza del 2011 stabilita   dalla Ue ai tempi della fusione tra <strong>Stream</strong> e <strong>TelePi&ugrave;</strong>,   che ha sollevato diverse polemiche tra broadcaster italiani. </p>
<p align="justify">In occasione della <strong>V Conferenza nazionale sul digitale terrestre</strong>, il   presidente di <strong>DGTVi</strong>, <strong>Andrea Ambrogetti</strong>, &egrave;   stato molto deciso: &ldquo;<em>Non tollereremo regali&rdquo;.</em> </p>
<p align="justify"><em>&ldquo;Adesso   che il duro lavoro &egrave; stato fatto</em> &#8211;   ha avvertito Ambrogetti &#8211; <em>adesso che l&#8217;Italia &egrave; digitale,   che nessuno si illuda di presentarsi pretendendo di accedere a questo   sistema e di godere, per di pi&ugrave; gratis, dei benefici che altri, con   investimenti ingenti e per lunghi anni, hanno costruito. Lo abbiamo   detto a Bruxelles e lo ripetiamo: competizione e concorrenza s&igrave;, ma a   parit&agrave; di regole e di condizioni&rdquo;.</em> </p>
<p align="justify">Ha rincarato la dose il   viceministro, <strong> Paolo Romani</strong>, indicando che <em>&ldquo;&hellip;se   un gruppo monopolista sul satellite e quasi monopolista della tv a   pagamento pretende di partecipare a un beauty contest, senza una gara   economica, praticamente ha gi&agrave; vinto: si vince facile cos&igrave;&rdquo;. </em> </p>
<p align="justify">Romani ha quindi   ricordato come tutti gli operatori italiani, <em>&ldquo;&hellip;perfino  Francesco Di Stefano   , patron di Europa 7, nostro nemico storico e amico di Di Pietro&rdquo;</em>,   si sono detti contrari allo sbarco anticipato di Sky sul Dtt nel &#8216;market   test&#8217; avviato dal Commissario Almunia. </p>
<p align="justify"><em>&ldquo;Siamo in attesa   del responso e siamo sicuri</em> &ndash; ha   concluso il viceministro &#8211; <em>che Almunia sta osservando con   grande attenzione le risposte venute dal mercato italiano&rdquo;.</em> </p>
<p align="justify">Per <strong>Fedele   Confalonieri</strong>, presidente di <strong>Mediaset</strong>, <em>&ldquo;&hellip;&egrave; l&#8217;Antitrust europeo che deve   vigilare sulle richieste di Sky di entrare nella piattaforma del   digitale terrestre prima dei termini consentiti&rdquo;.</em> </p>
<p align="justify">Ma intanto sul fronte della Tv digitale si   combattono anche altre battaglie, come quella per l&rsquo;assegnazione delle   frequenze. </p>
<p align="justify"><strong>Slc-Cgil, Fistel-Cisl</strong> e <strong>Uilcom</strong> hanno chiesto all&#8217;Autorit&agrave; per le Garanzie nelle Comunicazioni una   maggiore attenzione alla tutela dell&#8217;emittenza locale. In una nota le   tre sigle di categoria hanno sottolineato che la revisione del <strong>piano nazionale di assegnazione delle frequenze</strong> per i   canali tv che operano sul digitale terrestre &ldquo;<em>potrebbe avere   gravi ripercussioni sull&#8217;attivit&agrave; di molte imprese televisive locali&rdquo;.</em> </p>
<p align="justify">Preoccupa, in particolare, l&#8217;ipotesi che <em>&#8220;l&#8217;Autorit&agrave; destinerebbe alle emittenti locali minori   frequenze e di scarsa qualit&agrave;. Questa riduzione delle frequenze   porterebbe inevitabilmente alla chiusura di un notevole numero di   televisioni locali. Si arriverebbe perci&ograve; alla eliminazione, sull&#8217;intero   territorio nazionale, di molte aziende con la conseguente perdita di   numerosi posti di lavoro che, inevitabilmente, finir&agrave; per interessare   anche l&#8217;intero sistema della comunicazione&#8221;. </em> </p>
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		<title>V Conferenza su digitale terrestre. Possibile anticipo dello switch-off. Sul caso Sky, Ambrogetti: ‘Non sarà tollerato nessun regalo’</title>
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		<pubDate>Tue, 04 May 2010 14:42:25 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Fra il 18 maggio e il 20 dicembre prossimo abbandoneranno definitivamente i segnali televisivi analogici per passare al digitale terrestre la Lombardia, il Piemonte Orientale, l&#8217;Emilia Romagna, il Veneto, il Friuli Venezia Giulia e la Liguria. Al momento due famiglie italiane su tre hanno almeno un ricevitore digitale terrestre nella propria abitazione. E alla fine [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">Fra il 18 maggio e il 20 dicembre prossimo   abbandoneranno definitivamente i segnali televisivi analogici per   passare al digitale terrestre la Lombardia, il Piemonte Orientale,   l&#8217;Emilia Romagna, il Veneto, il Friuli Venezia Giulia e  la Liguria. Al    momento due famiglie italiane su tre hanno almeno un ricevitore <strong>digitale terrestre </strong>nella propria abitazione. E alla fine   del 2010 saranno oltre <strong>16 milioni</strong> le famiglie   completamente digitalizzate, pari al 68% del totale. </p>
<p align="justify">Questi alcuni dei   numeri sulla diffusione della televisione digitale terrestre in Italia   presentati da <strong> Andrea Ambrogetti</strong>, presidente di DGTVi,   nel suo intervento alla <strong>V Conferenza nazionale sulla tv   digitale terrestre</strong>, tenutasi oggi a Milano. </p>
<p align="justify">Da gennaio  2009 a  oggi, ha spiegato Ambrogetti, &ldquo;<em>sono stati venduti oltre 18 milioni di ricevitori digitali   terrestri: in poco pi&ugrave; di un anno la diffusione in Italia di decoder e   tv integrati &egrave; aumentata pi&ugrave; del 200%. In un solo anno si sono diffusi   pi&ugrave; ricevitori che in tutti e cinque gli anni precedenti sommati   insieme&rdquo;. </em></p>
<p align="justify"><em>&ldquo;Un anno fa</em> &#8211; ha   infatti commentato il presidente di DGTVi &#8211; <em>erano 8 milioni   le famiglie con digitale terrestre, ora sono oltre 16 milioni: un   aumento del 100%. All&#8217;inizio dell&#8217;anno scorso le famiglie interamente   digitalizzate erano 700 mila e cio&egrave; la popolazione residente in   Sardegna&rdquo;. &nbsp; </em></p>
<p align="justify">Per quanto riguarda gli <strong>ascolti</strong>, cio&egrave;   quanto del tempo passato davanti alla televisione in Italia viene   consumato attraverso il digitale terrestre, <em>&ldquo;&hellip;se a gennaio   dello scorso anno si era al 5% oggi si &egrave; superato il 35%. Un aumento del   700%&rdquo;</em>, ha continuato Ambrogetti. </p>
<p align="justify"><em>&ldquo;La vecchia tv analogica ormai ha meno   consumo della tv digitale nel suo complesso e il digitale terrestre ha   ascolti che sono oltre il doppio del satellite. Il digitale terrestre si   &egrave; quindi confermato come la naturale evoluzione della tv analogica&#8221;</em>. </p>
<p align="justify">Molto dura la posizione   di Ambrogetti sul caso Sky, che vorrebbe entrare sul mercato della Dtt   prima della scadenza del 2011 stabilita dalla Ue ai tempi della fusione   tra <strong>Stream</strong> e <strong>TelePi&ugrave;</strong>. </p>
<p align="justify"><em>&ldquo;Non tollereremo regali&rdquo;</em>, ha detto senza   mezzi termini l presidente di DGTVi. </p>
<p align="justify">Anche il viceministro   alle Comunicazioni, <strong> Paolo Romani</strong>, ha ribadito la   contrariet&agrave; del governo alla partecipazione di Sky all&#8217;imminente gara   per le nuove reti digitali. </p>
<p align="justify"><em>&ldquo;Adesso che il duro lavoro &egrave; stato fatto</em> &#8211; ha avvertito Ambrogetti &#8211; <em>adesso che l&#8217;Italia &egrave; digitale,   che nessuno si illuda di presentarsi pretendendo di accedere a questo   sistema e di godere, per di pi&ugrave; gratis, dei benefici che altri, con   investimenti ingenti e per lunghi anni, hanno costruito. Lo abbiamo   detto a Bruxelles e lo ripetiamo: competizione e concorrenza s&igrave;, ma a   parit&agrave; di regole e di condizioni&rdquo;.</em> </p>
<p align="justify">Rincara la dose il viceministro, indicando che <em>&ldquo;&hellip;se un gruppo monopolista sul satellite e quasi monopolista   della tv a pagamento pretende di partecipare a un beauty contest, senza   una gara economica, praticamente ha gi&agrave; vinto: si vince facile cos&igrave;&rdquo;. </em></p>
<p align="justify">Romani ha quindi ricordato come tutti gli   operatori italiani, <em>&ldquo;&hellip;perfino  Francesco Di Stefano,   patron di Europa 7, nostro nemico storico e amico di Di Pietro&rdquo;</em>, si   sono detti contrari allo sbarco anticipato di Sky sul Dtt nel &#8216;market   test&#8217; avviato dal Commissario europeo alla Concorrenza <strong>Joaquin   Almunia</strong>. E ha definito &ldquo;scellerato&rdquo; il servizio di Ballar&ograve; sulla   vicenda che <em>&ldquo;&hellip;ha sostenuto che il governo sia andato in   Europa a difendere le ragioni di Mediaset: siamo andati a difendere   l&#8217;Italia&rdquo;.</em> </p>
<p align="justify"><em>&ldquo;Siamo in   attesa del responso e siamo sicuri</em> &ndash; ha concluso il viceministro &#8211; <em>che Almunia sta osservando con grande attenzione le risposte   venute dal mercato italiano&#8217;. </em></p>
<p align="justify">Ma intanto altre   battaglie si combattono sul fronte del digitale terrestre. Quella per l&#8217;<strong>ordinamento automatico dei canali sul telecomando</strong>: si   attende un segnale dall&#8217;Autorit&agrave; per le garanzie nelle Comunicazioni e   Romani ha avvertito che le emittenti &#8216;disobbedienti&#8217; pagheranno. </p>
<p align="justify">&ldquo;<em>Sar&agrave; l&#8217;Autorit&agrave; a stabilire le regole, ma   certo &egrave; che si prevede una sanzione secca: le emittenti che non   dovessero adeguarsi entro una settimana perderebbero l&#8217;autorizzazione a   trasmettere</em>&rdquo;. </p>
<p align="justify">E poi quella del <strong>piano nazionale per le frequenze</strong> al quale lavora l&#8217;Agcom e   che il viceministro ha giudicato <em>&ldquo;un po&#8217; teorico e privo di   attinenza con il territorio&rdquo;</em>. La via suggerita, piuttosto, &egrave; quella   della concertazione tra Autorit&agrave;, ministero e operatori che finora ha   dato i suoi frutti <em>&#8216;senza fare morti e feriti&#8217;</em>. </p>
<p align="justify">&ldquo;<em>Finora</em> &#8211; ha detto Romani &#8211; <em>ci   siamo messi attorno a un tavolo e il 30% del Paese &egrave; passato al   digitale con pochi danni e pochissimi ricorsi. Insomma, tutto ha   funzionato al meglio e io mi sono assunto l&#8217;onere del coordinamento   internazionale delle frequenze con l&#8217;Europa. Con Autorit&agrave; e operatori   dobbiamo metterci d&#8217;accordo e calarci nella realt&agrave; dei problemi&#8217;</em>. </p>
<p align="justify">Romani ha anche   definito &ldquo;<em>intollerabile</em>&rdquo; il mancato utilizzo efficiente   dei <strong>multiplex</strong>: <em>&ldquo;A Roma, Torino, Trento,   Bolzano e Cagliari, fatti salvi i sei multiplex nazionali che   trasmettono la pay e la presenza di sei canali per ogni multiplex, l&#8217;uso   efficiente dello spettro &egrave; di 4.3 canali, cio&egrave; il 71.77%. E con le tv   locali va peggio: siamo a 3.3 canali utilizzati in modo efficiente, il   54.18%&#8217;.</em> </p>
<p align="justify">In prospettiva, comunque, l&#8217;addio definitivo alla tv   analogica in tutta Italia potrebbe scattare entro il 2011. </p>
<p align="justify">Ambrogetti ha chiesto <em>&ldquo;&hellip;formalmente al   viceministro Paolo Romani di rivedere da subito il calendario del  2011 in  modo che   tutte le Regioni rimanenti siano calendarizzate nel prossimo anno e che   quindi la transizione possa concludersi in modo anticipato entro il  2011&rdquo; . </em></p>
<p align="justify">Pronta la risposta del viceministro: <em>&#8216;Dobbiamo   concordarlo con i governatori di Calabria, Sicilia, Umbria e Toscana.   Ma &egrave; un obiettivo possibile&#8217;</em>. </p>
<p align="justify"><strong>Renato   Brunetta</strong>, Ministro per  la Pubblica Amministrazione    e l&#8217;Innovazione, nel suo intervento ha illustrato i vantaggi della PA   correlati al passaggio alla Dtt<em>: &ldquo;La tv digitale terrestre   pu&ograve; migliorare il rapporto fra cittadini e Pubblica Amministrazione,   aumentando i servizi offerti. La tv digitale diventa interattiva e   perci&ograve; pu&ograve; portare a casa i servizi della PA&rdquo;. </em></p>
<p align="justify">Questo significa per  la Pubblica Amministrazione    &ldquo;<em>non solo informazione, ma anche la possibilit&agrave; di offrire   servizi ai diversi segmenti della popolazione&rdquo;.</em> </p>
<p align="justify">Brunetta ha poi   sottolineato che<em> &ldquo;&hellip;non sono necessari grandi investimenti,   solo quelli gi&agrave; in essere&rdquo;</em>. Ci vuole per&ograve; <em>&ldquo;fantasia nei   contenuti, la PA deve fornire contenuti alle famiglie&rdquo;</em>. </p>
<p align="justify">Il ministro ha quindi spiegato di voler &ldquo;<em>eliminare   tutta la carta entro tre anni. Aspetto il primo veicolo di legge</em> &#8211;   ha detto -<em> per obbligare le pubbliche amministrazioni a   comunicare fra loro senza carta&rdquo;</em>. </p>
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		<title>V Conferenza su digitale terrestre. La Rai pensa a una pay Tv e valuta ipotesi di una Saxa Rubra al Nord Italia</title>
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		<pubDate>Tue, 04 May 2010 14:40:45 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Anche la Rai deve pensare ad avviare una pay tv. Lo ha affermato il presidente dell&#8217;emittente pubblica, Paolo Garimberti, in un dibattito con il presidente Mediaset, Fedele Confalonieri, durante la V Conferenza nazionale sul digitale terrestre di DGTVi. &#8220;La pay tv per la Rai non &#232; una bestemmia &#8211; ha detto Garimberti sollecitato da Bruno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">Anche la <strong>Rai</strong> deve pensare ad avviare una   pay tv. Lo ha affermato il presidente dell&#8217;emittente pubblica, <strong>Paolo Garimberti</strong>, in un dibattito con il presidente <strong>Mediaset</strong>, <strong>Fedele Confalonieri</strong>, durante la <strong>V Conferenza nazionale sul digitale terrestre</strong> di <strong>DGTVi</strong>. </p>
<p align="justify"><em>&#8220;La pay tv   per la Rai non &egrave; una bestemmia</em> &#8211; ha detto Garimberti sollecitato da <strong> Bruno Vespa</strong>, che moderava il dibattito della Tavola   rotonda -<em> ci dobbiamo pensare, per essere competitivi a 360   gradi</em>&#8220;. </p>
<p align="justify">Pronta la risposta di Confalonieri: <em>&#8220;Ma visto che si paga il canone, la Rai &egrave; gi&agrave; un po&#8217; una pay   tv&#8221;. </em></p>
<p align="justify">Argomento di punta anche l&rsquo;evasione del <strong>canone</strong>,   su cui tante volte &egrave; tornato il presidente Rai. Stavolta a parlare &egrave;   Vespa che ha suggerito a Mediaset di fare la campagna per il canone Rai. </p>
<p align="justify">E il presidente della Tv di Cologno Monzese ha   subito raccolto l&#8217;invito, a patto per&ograve; che la Rai &ldquo;<em>faccia un   canale dedicato alla musica</em>&rdquo;. </p>
<p align="justify"><em>&ldquo;Abbiamo siglato il patto del Dal Verme&rdquo;,</em> ha chiosato il presidente della Rai. </p>
<p align="justify">Garimberti ha ripetuto   ancora una volta l&#8217;invito al Parlamento ad agire contro l&rsquo;evasione. </p>
<p align="justify"><em>&#8216;La raccolta pubblicitaria comincia a   dare qualche segno di ripresa</em> &#8211; ha detto &#8211; <em>ma a parte   questo, noi non contiamo sulla raccolta pubblicitaria. Naturalmente &egrave;   vero che i conti sono in difficolt&agrave; in questo momento, ma noi contiamo   sul fatto che prima o poi il Parlamento ci aiuti a fare quello che noi   vorremmo facesse, cio&egrave; recuperare il canone evaso, che &egrave; tantissimo&#8217;.</em> </p>
<p align="justify"><em>&ldquo;Per noi</em> &#8211; ha concluso &#8211; <em>sarebbe pi&ugrave; che sufficiente non solo per andare in attivo ma   per avere una grande quantit&agrave; di soldi da investire&rdquo;. </em></p>
<p align="justify">Rilanciando la   richiesta del presidente Garimberti, Vespa ha rivolto un appello innanzi   tutto al governo, rappresentato in sala dal viceministro <strong>Paolo   Romani</strong>: &ldquo;<em>Ci chiedete di fare il servizio pubblico,   metteteci in condizione di farlo: mettiamo fine alla vergogna   dell&#8217;evasione, dateci una mano</em>&rdquo;. </p>
<p align="justify">Passaggio di Garimberti   anche su <strong>Sky</strong>, al centro del dibattito per la richiesta   alla Ue di entrare nel mercato del digitale terrestre prima del 2011,   temine fissato dall&rsquo;Antitrust europeo ai tempi della fusione tra <strong>Stream</strong> e <strong>TelePi&ugrave;</strong>. </p>
<p align="justify"><em>&ldquo;In questo momento</em> &ndash; ha sottolineato il   presidente Rai &#8211; <em>non vediamo Sky come competitor sul   digitale&#8217;</em>. </p>
<p align="justify"><em>&ldquo;La   richiesta da parte di Murdoch c&rsquo;&egrave; stata, ma noi</em> &#8211; ha puntualizzato &#8211; <em>non abbiamo nulla da temere perch&eacute; la nostra offerta &egrave;   valida&rdquo;. </em></p>
<p align="justify">Garimberti s&rsquo;&egrave; anche soffermato a parlare della   creazione di un centro di produzione televisivo Rai al Nord Italia,   affermando che si tratta di &ldquo;<em>un&#8217;ipotesi suggestiva</em>&#8221; che   verr&agrave; valutata &#8220;<em>con attenzione</em>&#8221; ma &#8220;<em>serve   tenere un occhio ai conti e l&#8217;altro alle prospettive industriali&#8221;.</em> </p>
<p align="justify"><em>&ldquo;Abbiamo   avuto incontri sul tema: una Saxa Rubra del nord &egrave; un&#8217;idea che pu&ograve;   piacere ma bisogna tenere conto delle condizioni economiche generali   della Rai e avere certezza sui fondi da investire su un&#8217;operazione che   sarebbe molto onerosa anche nell&#8217;ipotesi di una dismissione della sede   di corso Sempione</em>&#8221; a Milano. </p>
<p align="justify">E poi, alle richieste   della <strong>Lega Nord</strong> che vorrebbe il nuovo canale del   digitale terrestre <strong>Rai 5</strong> come una rete di riferimento   del nord, ha risposto: sar&agrave; un canale &#8220;<em>italo-centrico e non   nord-centrico&#8221;</em>. </p>
<p align="justify"><em>&ldquo;Rai 5 non   ha ancora un direttore e nessuno ha deciso che vocazione avr&agrave;. Per ora   ha una destinazione molto generica di canale culturale. Ognuno ha la sua   visione di come si declina un canale culturale. Io ho la mia e non &egrave;   nord-centrica, ma italo-centrica. E&#8217; chiaro, per&ograve;, che in prospettiva   Rai 5 potr&agrave; diventare uno dei canali di riferimento di Expo 2015&#8243;. </em></p>
<p align="justify">La Rai s&rsquo;&egrave; presentata all&#8217;appuntamento del 2010 con   un&#8217;offerta di tredici canali, generalisti e tematici, lancia l&#8217;alta   definizione in occasione dei Mondiali e festeggiato i risultati Auditel   raggiunti nelle aree all digital nei primi quattro mesi dell&#8217;anno: il   46% nella fascia di prime time e al 44% nelle 24 ore. </p>
<p align="justify">Dalla Rai, per&ograve;, arriva anche una richiesta precisa   all&#8217;Autorit&agrave; per le garanzie nelle Comunicazioni: <em>&#8216;E&#8217;   necessario</em> &ndash; ha detto il vicedirettore generale <strong>Giancarlo   Leone</strong> &#8211; <em>che il piano nazionale di assegnazione delle   frequenze superi l&#8217;interminabile fase consultiva per materializzarsi in   qualcosa di concreto e di realizzabile. O almeno si proceda a uno   stralcio per le aree interessate quest&#8217;anno dallo switch-off&#8217;</em>&rdquo;. </p>
<p align="justify">Altro punto dolente, il telecomando. Tutti   aspettano che l&#8217;AGCOM dia le indicazioni definitive sull&#8217;<strong>ordinamento   automatico dei canali</strong>, al termine della consultazione pubblica in   corso con gli operatori. Un fronte che vede le tv radicate sul   territorio in subbuglio, specie in alcune regioni, dove temono di   perdere posizioni di privilegio acquisite negli anni e in particolare di   essere &#8216;espulse&#8217; dai primi numeri. </p>
<p align="justify">Alla Conferenza di   DGTVi, anche La7 ha presentato le proprie novit&agrave;. <strong>Marco   Ghigliani</strong>, direttore generale di <strong>Telecom Italia Media</strong>,   ha annunciato <strong>La7 on demand</strong>, il nuovo canale che   partir&agrave; entro fine maggio: la tv via internet sbarca sul digitale   terrestre e si vede sul televisore di casa, purch&eacute; si posseggano un   apparecchio o un decoder con l&#8217;apposito bollino &#8216;gold&#8217; e una connessione   a banda larga. </p>
<p align="justify"> La7 On Demand    permetter&agrave; di rivedere gli ultimi sette giorni del palinsesto o   l&#8217;archivio cult dei programmi di La7. </p>
<p align="justify"><em>&ldquo;Dopo aver lanciato la catch up tv nel   dicembre scorso </em>- ha spiegato Ghigliani &#8211; <em>e il nuovo   canale La7d, siamo al lavoro per questo nuovo ed esclusivo servizio&rdquo;.</em> </p>
<p align="justify">Il servizio sar&agrave; completamente gratuito perch&eacute;   sostenuto dalla stessa pubblicit&agrave; inserita nel sito, con spot dalla   durata massima di 15-20 secondi. Quanto a La7d, <em>&#8216;sono   previsti presto in programmazione nuovi contenuti in esclusiva per   l&#8217;Italia, come il talk americano The Oprah Winfrey show e il Dr. OZ   Show&#8217;,</em> ha concluso Ghigliani. </p>
<p align="justify">Per quanto riguarda <strong>MTV Italia</strong>, invece, a partire dal 17 maggio sul digitale   terrestre ci sar&agrave; un nuovo canale: MTV+, dedicato alla musica e   all&#8217;intrattenimento, visibile ai numeri 49 e 109. </p>
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