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	<title>Tv Digitali.eu &#187; Milano</title>
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		<title>Digitale terrestre: definito il calendario 2010 per il passaggio alla DTT. In autunno i primi switch-off dell’anno</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Jan 2010 15:15:07 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La proposta di calendario di spegnimento della Tv analogica e di passaggio alla tecnologia digitale presentata, nel corso della riunione del CNID (Comitato Nazionale Italia Digitale) tenutasi oggi, dal viceministro alle comunicazioni, Paolo Romani, &#232; stata accolta e condivisa con piena soddisfazione dai rappresentanti delle regioni Lombardia, Piemonte, Liguria, Emilia Romagna, Veneto e Friuli Venezia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">La  proposta di calendario di spegnimento della Tv analogica e di passaggio  alla tecnologia digitale presentata, nel corso della riunione del <strong>CNID</strong> (<strong>Comitato Nazionale Italia Digitale</strong>) tenutasi oggi, dal viceministro alle comunicazioni, <a href="http://www.key4biz.it/Who_is_who/2008/05/Romani_Paolo.html">Paolo Romani</a>,  &egrave; stata accolta e condivisa con piena soddisfazione dai rappresentanti  delle regioni Lombardia, Piemonte, Liguria, Emilia Romagna, Veneto e  Friuli Venezia Giulia; delle emittenti nazionali <strong>Rai</strong>, <strong>Mediaset</strong>, <strong>Telecom Italia Media</strong>, <strong>Sky</strong>, <strong>Prima Tv</strong>, <strong>Rete Capri</strong> e <strong>Rete A </strong>e delle associazioni delle Tv locali <strong>FRT </strong>e<strong> Aeranti-Corallo</strong>; del <strong>CNCU</strong> (Consiglio Nazionale Consumatori Utenti); delle associazioni di produttori e distributori di apparati elettronici <strong>ANITEC-Confindustria</strong> e<strong> AIRES</strong>. </p>
<p align="justify">In accordo con tutte le parti &egrave; stato quindi fissato, il calendario di passaggio alla Tv digitale del 2010. </p>
<p align="justify">Il  calendario &#8211; spiega una nota del ministero dello Sviluppo  economico-Comunicazioni &#8211; prevede una fase di switch-over, con il  passaggio di <strong>Rai 2</strong> e <strong>Rete 4</strong> alla sola  tecnologia digitale, fissata al 18 maggio nella macro area che  comprende le regioni della Lombardia (Milano &ndash; Pavia &ndash; Cremona &ndash; Lodi &ndash;  Monza e Brianza &ndash; Bergamo &ndash; Brescia &ndash; Varese &ndash; Como &ndash; Lecco &ndash; Sondrio),  Piemonte (Novara &ndash; Vercelli &ndash; Asti &ndash; Alessandria &ndash; Biella &ndash;Verbania) ed  Emilia Romagna (Piacenza &ndash; Parma). In tutto saranno coinvolte 19  province e 12&nbsp; milioni di abitanti. </p>
<p align="justify">Il  passaggio definitivo di tutte le trasmissioni al digitale si articoler&agrave;  secondo queste date dal 15 Settembre al 20 Ottobre in Lombardia,  Piemonte Orientale, comprese le province di Piacenza e Parma. Dal 21  Ottobre al 25 Novembre saranno coinvolte dalle operazioni le regioni di  Emilia Romagna, Veneto e Friuli Venezia Giulia. Con il passaggio della  regione Liguria dal 26 novembre al 20 dicembre, si concluderanno le  operazioni di transizione al digitale del 2010 coinvolgendo in totale <strong>23 milioni di abitanti</strong> e portando in totale al 70% della popolazione italiana in ambiente <strong>all digital</strong>. </p>
<p align="justify">Resta invece ancora in sospeso la questione dell&rsquo;ordinamento automatico dei programmi della Tv digitale terrestre.&nbsp;<br />
  Recentemente <strong> Adiconsum</strong> in rappresentanza del CNCU (Consiglio Nazionale dei Consumatori e degli  Utenti) e il Comitato Radio TV Locali (CRTL), hanno presentato  all&rsquo;Agcom una proposta congiunta in merito al <strong> Logical Channel Number</strong> (LCN), attualmente in discussione presso l&rsquo;Autorit&agrave; che ha aperto un&rsquo;apposita istruttoria.&nbsp;<br />
  Come informa una nota, il documento suggerisce al Garante una proposta  di ordinamento a salvaguardia dell&rsquo;utenza che attualmente non &egrave; in  grado di ricercare &ndash; o, quanto meno, di ritrovare facilmente &ndash; i  programmi e le emittenti locali da un ingiusto confinamento a posizioni  remote sul telecomando rispetto ai nuovi canali nazionali.&nbsp;<br />
  Per  Adiconsum, l&rsquo;ordinamento automatico dei canali deve essere al servizio  del consumatore e deve facilitare l&rsquo;accesso alla tv digitale.&nbsp;
</p>
<p align="justify">Lo  scorso novembre, l&rsquo;Agcom ha avviato l&rsquo;iter per trovare una soluzione  alla &lsquo;guerra del telecomando&rsquo;. E&rsquo;, infatti, stata aperta un&rsquo;istruttoria  sull&#8217;accordo notificato all&#8217;Agcom dall&#8217;Associazione <strong>DGTVi</strong> relativo all&#8217;ordinamento automatico dei canali della DTT. </p>
<p align="justify">L&#8217;istruttoria &egrave; stata avviata ai sensi dell&#8217;art. 43 del<strong> Testo unico della radiotelevisione &#8211; </strong>e  che sar&agrave; svolta in tempi rapidi &#8211; servir&agrave; a verificare se l&#8217;accordo  raggiunto dai principali operatori del settore televisivo sia  rispettoso del pluralismo e non discriminatorio nei confronti di alcune  categorie di broadcaster. </p>
<p align="justify">Il  problema &egrave; appunto l&#8217;LCN: quando il decoder o il televisore integrato  li sintonizza, li colloca in una lista lunghissima, che arriva fino ai  numeri 800. Ogni emittente, ovviamente, cerca di piazzarsi il pi&ugrave; in  alto possibile e si verificano casi di conflitto &#8211; segnalati dagli  stessi decoder &#8211; tra pi&ugrave; emittenti per occupare la stessa posizione. </p>
<p align="justify">All&#8217;interno  di DGTVi &#8211; che riunisce Rai, Mediaset, Telecom Italia Media, Frt,  D-Free e Aeranti-Corallo &#8211; &egrave; stato raggiunto un accordo, ora al vaglio  dell&#8217;Autorit&agrave;, in base al quale i canali dall&#8217;1 al 9 spettano alle ex  tv analogiche (tre Rai, tre Mediaset, poi La7, Mtv e l&#8217;ex Rete A); dal  10 al 19 tocca alle emittenti locali, in base alla graduatoria stilata  dai vari Corecom; dal 20 in poi, a vari blocchi tematici: al numero 20  c&rsquo;&egrave; Tv 2000, al 21 Retecapri (che per&ograve; non ha ancora aderito  all&#8217;accordo), poi i canali per bambini, i semigeneralisti (come Rai 4,  Iris o RaiSat), gli sportivi e quelli dedicati alle news. Ma non tutti  i broadcaster hanno aderito all&#8217;intesa. </p>
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		<title>Tv: mercato spagnolo in fermento. La Borsa in fibrillazione per le trattative di Mediaset e Prisa ma anche di Planeta e Media Pro</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Dec 2009 09:35:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Grossi movimenti sul mercato televisivo spagnolo. Mediaset e Prisa, secondo quanto riporta stamani la stampa spagnola, hanno raggiunto un accordo per l&#8217;acquisizione da parte del gruppo italiano del controllo dell&#8217;emittente in chiaro Cuatro. Mediaset contestualmente rilever&#224; una partecipazione in Digital Plus, la piattaforma televisiva a pagamento del gruppo Prisa che &#232; partecipata anche da Telefonica [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">Grossi movimenti sul mercato televisivo spagnolo. <strong>Mediaset</strong> e <strong>Prisa</strong>,  secondo quanto riporta stamani la stampa spagnola, hanno raggiunto un  accordo per l&#8217;acquisizione da parte del gruppo italiano del controllo  dell&#8217;emittente in chiaro <strong>Cuatro</strong>. Mediaset contestualmente rilever&agrave; una partecipazione in <strong>Digital Plus</strong>, la piattaforma televisiva a pagamento del gruppo Prisa che &egrave; partecipata anche da <strong>Telefonica</strong> al 20%. </p>
<p align="justify">I  giornali spagnoli danno ormai l&#8217;accordo per fatto nonostante Telecinco,  in una nota inviata questa mattina su richiesta della Consob spagnola  (Cnmv), ha affermato che &ldquo;ci sono stati e sono in corso colloqui con  vari gruppi editoriali per una integrazione di Telecinco con altre  catene televisive, tra cui Cuatro, ma che a oggi non si &egrave; raggiunto  alcun accordo&#8221;. </p>
<p align="justify">In un comunicato separato anche Prisa ha reso noto di non aver raggiunto alcun accordo. </p>
<p align="justify">Secondo quanto riferiscono i quotidiani di Madrid, Mediaset, che in Spagna opera con <strong>Telecinco</strong>, dovrebbe sborsare circa 450-500 milioni per acquisire l&#8217;80% di Cuatro.&nbsp; </p>
<p align="justify">Ma anche <strong>Antena 3</strong> e <strong>La Sexta</strong> hanno siglato un accordo di fusione preliminare, sempre secondo  indiscrezioni della pagina web di Expansion. La Sexta, che fa parte del  gruppo Media Pro, nel mese di settembre, aveva detto di essere in  negoziati con la rivale per una potenziale fusione. Antena 3  controllata  da Grupo Planeta. Le due emittenti televisive saranno integrate in  un&#8217;unica societ&agrave; che sar&agrave; controllata dagli azionisti core di Antena 3,  sotto il controllo di Grupo Planeta che detiene una quota combinata  dell&#8217;80%.  L&#8217;audience complessiva di Antena 3 e La Sexta raggiungerebbe circa il 23%.&nbsp;</p>
<p align="justify"> E&#8217; dall&#8217;inizio dell&#8217;anno che i quattro canali hanno dichiarato di  essere in trattative per concludere potenziali accordi, dopo che il  Governo spagnolo ha allentato il controllo sulle fusioni nel settore  televisivo. </p>
<p align="justify">Intanto alla Borsa di Madrid, il titolo Telecinco (50,1%)  questa mattina balzava del 9%, Prisa del 4%. Le azioni Antena 3  segnavano un progresso del 3,9% a 7,79 euro. Per il gruppo editoriale  Prisa, che edita tra l&#8217;altro <em>El Pais</em>, zavorrato da circa <strong>5 miliardi di debiti</strong>, l&#8217;operazione rappresenta una boccata d&#8217;ossigeno. </p>
<p align="justify">Mediaset  saliva dell&#8217;1,98% a piazza Affari, portando a quasi l&#8217;8% i guadagni  realizzati dalla chiusura del 9 dicembre. Le azioni beneficiano del  giudizio di Bernstein, che ha alzato il rating sul titolo da  underperform a marketperform. </p>
<p align="justify">La  societ&agrave; italiana ha annunciato nei giorni scorsi l&#8217;emissione di un bond  da 300 milioni entro il 2010 e, secondo quanto anticipato da Radiocor,  la societ&agrave; ha gi&agrave; dato mandato per l&#8217;operazione a Deutsche Bank, Banca  Imi e Bnp Paribas. </p>
<p align="justify">Alle  indiscrezioni trapelate sui giornali spagnoli, in particolare il  quotidiano Abc nel fine settimana, si aggiungono i rumor raccolti da  MF-Milano Finanza relativi al fatto che il gruppo della famiglia  Berlusconi avrebbe sondato la disponibilit&agrave; di <strong>Mediobanca</strong> per approfondire i due dossier.&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>
<p align="justify">In particolare, l&#8217;uomo che potrebbe occuparsi del dossier Prisa (Cuatro e Digital Plus) dovrebbe essere <strong>Borja Prado Eulate</strong>, responsabile della sede di Madrid di Mediobanca nonch&eacute; consigliere indipendente di Telecinco. </p>
<p align="justify">Mediobanca  &egrave; &ldquo;estremamente positiva&rdquo; sull&rsquo;ipotesi di acquisizione di Cuatro per le  &ldquo;evidenti sinergie sui costi&rdquo; e per i maggiori benefici che verrebbero  dalla legge voluta dal governo Zapatero che bandisce la pubblicit&agrave; dai  canali pubblici. </p>
<p align="justify">&ldquo;L&rsquo;acquisto  di una quota del 20% ci sembra meno attraente anche se &#8211; ha  sottolineato la nota &#8211; potrebbe avvenire a multipli convenienti&rdquo;. </p>
<p align="justify">Mediobanca,  che su Mediaset ha confermato il giudizio outperform con prezzo  obiettivo a 6,3 euro, calcola un fair value per Cuatro di 400-450  milioni di euro e valuta Digital Plus (di cui Telefonica ha  recentemente acquistato il 21%) intorno a 2,3 miliardi. Lo studio stima  quindi un eventuale investimento complessivo per il gruppo italiano  intorno agli 800 milioni. </p>
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		<title>Mediaset: Prisa aperta a trattare. OK di Mediobanca sul dossier, ‘Ipotesi positiva per evidenti sinergie&#8217;. Investimento da 800 mln</title>
		<link>http://www.tvdigitali.eu/2009/12/15/mediaset-prisa-aperta-a-trattare-ok-di-mediobanca-sul-dossier-%e2%80%98ipotesi-positiva-per-evidenti-sinergie-investimento-da-800-mln/</link>
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		<pubDate>Tue, 15 Dec 2009 14:55:03 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Mediaset &#232; seriamente interessata a raddoppiare la propria presenza in Spagna. Ed &#232; pronta ad affiancare alla controllata Telecinco (50,1%), le partecipazioni in Cuatro e Digital Plus, ovvero il quarto canale tv analogico iberico e il progetto del digitale terrestre, entrambi di propriet&#224; di Prisa. Alle indiscrezioni trapelate sui giornali spagnoli, in particolare il quotidiano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span id="testoNotizia"><strong>Mediaset</strong> &egrave; seriamente interessata a raddoppiare la propria presenza in Spagna. Ed &egrave; pronta ad affiancare alla controllata <strong>Telecinco</strong> (50,1%), le partecipazioni in <strong>Cuatro</strong> e <strong>Digital Plus</strong>, ovvero il quarto canale tv analogico iberico e il progetto del <strong>digitale terrestre</strong>, entrambi di propriet&agrave; di <strong>Prisa</strong>. </span></p>
<p align="justify"><span id="testoNotizia">Alle  indiscrezioni trapelate sui giornali spagnoli, in particolare il  quotidiano Abc nel fine settimana, si aggiungono i rumor raccolti ieri  da <em>MF-Milano Finanza</em> relativi al fatto che il gruppo della famiglia Berlusconi avrebbe sondato la disponibilit&agrave; di <strong>Mediobanca</strong> per approfondire i due dossier. </span></p>
<p align="justify"><span id="testoNotizia">In particolare, l&#8217;uomo che potrebbe occuparsi del dossier <strong>Prisa</strong> (Cuatro e Digital Plus) dovrebbe essere <strong>Borja Prado Eulate</strong>, responsabile della sede di Madrid di Mediobanca nonch&eacute; consigliere indipendente di Telecinco. </span></p>
<p align="justify"><span id="testoNotizia">L&#8217;operazione,  cos&igrave; come &egrave; stata descritta dai giornali spagnoli, prevederebbe  l&#8217;acquisizione da parte di Telecinco dell&#8217;80% del canale analogico  Cuatro (il restante 20% resterebbe a Prisa) e del 20% di Digital Plus,  gi&agrave; partecipato al 21% dal colosso spagnolo delle tlc <strong>Telefonica</strong>. L&#8217;azienda guidata dal consigliere delegato <strong>Paolo Vasile</strong> dovrebbe mettere sul piatto 800-850 milioni euro: 400-450 milioni per  il canale analogico e altri 400 milioni per la quota nel progetto  digitale.&nbsp; </span></p>
<p align="justify"><span id="testoNotizia"><em>&ldquo;Alla luce dei recenti cambiamenti nel settore, Prisa &egrave; aperta ad analizzare tutte le offerte nel settore audiovisivo&rdquo;</em>, ha riferito stamani un portavoce di Prisa. </span></p>
<p align="justify"><span id="testoNotizia">La societ&agrave; non ha invece commentato le indiscrezioni stampa sulla cessione dei propri asset a Telecinco. </span></p>
<p align="justify"><span id="testoNotizia">Non  &egrave; stato possibile finora avere un commento da Mediaset. Nel weekend,  secondo la stampa, fonti vicine all&rsquo;azienda avevano riferito di  colloqui in corso ma non trattative con Prisa. </span></p>
<p align="justify"><span id="testoNotizia">Qualche  tempo fa, sempre secondo alcuni rumor, le trattative gi&agrave; avviate da  Mediaset s&rsquo;erano interrotte anche a causa del rifiuto di Prisa a cedere  all&rsquo;azienda italiana la gestione della pubblicit&agrave; e dei contenuti.<a name="topPage"> Dall&rsquo;amministratore delegato di Prisa, <strong>Juan Cebrian</strong>, era arrivata la conferma di contatti solo informali sulla vicenda, mentre anche il presidente di Mediaset </a><a href="http://www.key4biz.it/Who_is_who/2006/04/Confalonieri_Fedele.html">Fedele Confalonieri</a> aveva fatto un&#8217;apertura generica sulla trattativa (&ldquo;Vedremo, si parla con tutti&rdquo;). </span></p>
<p align="justify"><span id="testoNotizia">Mediobanca per&ograve; ha preso sul serio l&rsquo;indiscrezione e in uno studio emesso ieri ha dichiarato: &ldquo;<em>Dato  che le voci di un&rsquo;operazione in Spagna si stanno facendo pi&ugrave; rilevanti,  pensiamo che un accordo di M&amp;A non possa essere escluso</em>&rdquo;. </span></p>
<p align="justify"><span id="testoNotizia">Mediobanca &egrave; &ldquo;<em>estremamente positiva</em>&rdquo; sull&rsquo;ipotesi di acquisizione di Cuatro per le &ldquo;<em>evidenti sinergie sui costi</em>&rdquo;  e per i maggiori benefici che verrebbero dalla legge voluta dal governo  Zapatero che bandisce la pubblicit&agrave; dai canali pubblici. </span></p>
<p align="justify"><span id="testoNotizia"><em>&ldquo;L&rsquo;acquisto di una quota del 20% ci sembra meno attraente anche</em> se &#8211; ha sottolineato la nota &#8211; <em>potrebbe avvenire a multipli convenienti</em>&rdquo;. </span></p>
<p align="justify"><span id="testoNotizia">Mediobanca,  che su Mediaset ha confermato il giudizio outperform con prezzo  obiettivo a 6,3 euro, calcola un fair value per Cuatro di 400-450  milioni di euro e valuta Digital Plus (di cui Telefonica ha  recentemente acquistato il 21%) intorno a 2,3 miliardi. Lo studio stima  quindi un eventuale investimento complessivo per il gruppo italiano  intorno agli 800 milioni. </span></p>
<p align="justify"><span id="testoNotizia"><em>&ldquo;Questa cifra potrebbe essere facilmente sostenuta</em> &#8211; ha spiegato ancora nella sua nota Mediobanca ricordando recenti dichiarazioni del cfo di  Mediaset <strong>Marco</strong> <strong> Giordani</strong> &#8211; <em>senza necessit&agrave; di eventuali aumenti di capitale</em>&rdquo;.  Non c&rsquo;&egrave; dubbio che l&rsquo;acuirsi della crisi economica in Spagna e quindi  la frenata della raccolta pubblicitaria televisiva hanno aperto la  breccia ai media italiani. </span></p>
<p align="justify"><span id="testoNotizia">Oltre a Mediaset il gruppo <strong>De Agostini</strong>, che potrebbe comprare quote nella tv spagnola Sexta che fa capo al miliardario messicano <strong>Carlos Slim</strong>. De Agostini &egrave; gi&agrave; presente in Spagna: grazie alla joint-venture con l&#8217;editore <strong>Planeta</strong> &egrave; azionista dell&#8217;emittente <strong>Antena  3, a  cui fa capo anche la radio nazionale Onda Cero Radio</strong>. </span></p>
<p align="justify"><span id="testoNotizia">Gli  osservatori speculano da tempo sull&rsquo;intenzione di Prisa, il cui  indebitamento ammonta a circa 5 miliardi di euro, di vendere Digital  Plus e Cuatro. </span></p>
<p align="justify"><span id="testoNotizia">Operazione  che gli consentirebbe di vendere asset non core per migliorare la sua  situazione finanziaria in un momento in cui il settore dei media sta  affrontando sfide senza precedenti. </span></p>
<p align="justify"><span id="testoNotizia">Prisa, oltre a essere l&rsquo;editore del primo quotidiano spagnolo <em>El Pais</em>,  ha un impero che dalla Spagna si estende al Portogallo, all&rsquo;America  Latina, agli Stati Uniti. La societ&agrave; detiene anche una partecipazione  del 15% nel giornale francese <em>Le Monde</em>. </span></p>
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		<title>Tv digitale: il mercato delle New Tv cresce del 13% e compensa le perdite dei media tradizionali, generando ricavi per quasi 600 mln</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Dec 2009 14:50:42 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Si &#232; svolto oggi a Milano il Convegno &#8220;New Tv &#38; Media: la crisi accelera la trasformazione&#8221; con la presentazione dei risultati dell&#8217;Osservatorio su New Tv &#38; Media. Un&#8217;indagine che da quest&#8217;anno cambia denominazione proprio per estendere l&#8217;ambito di investigazione all&#8217;insieme complessivo dei Media digitali &#8211; o New Media &#8211; pur mantenendo un focus specifico [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span id="testoNotizia"></p>
<p align="justify">Si &egrave; svolto oggi a Milano il Convegno &#8220;<strong><em>New Tv &amp; Media: la crisi accelera la trasformazione</em></strong>&#8221; con la presentazione dei risultati dell&#8217;Osservatorio su New Tv &amp; Media. </p>
<p align="justify">Un&#8217;indagine  che da quest&#8217;anno cambia denominazione proprio per estendere l&#8217;ambito  di investigazione all&#8217;insieme complessivo dei Media digitali &#8211; o New  Media &#8211; pur mantenendo un focus specifico sulle <strong>Televisioni digitali</strong>.  La ricerca si basa sull&#8217;analisi di pi&ugrave; 550 canali relativi a tutte le  principali piattaforme televisive digitali e su oltre 50 casi di studio  realizzati mediante interviste dirette alle pi&ugrave; significative imprese  operanti nei diversi stadi di questa filiera. </p>
<p align="justify">L&#8217;Osservatorio  adotta una prospettiva sistemica che cerca di capire tutti i molteplici  e turbolenti fenomeni che stanno accadendo in tutti i Media digitali: </p>
<p align="justify">*  quelli basati sulle piattaforme televisive digitali (Sat Tv, DTT e  IpTv) che arrivano sullo schermo televisivo &#8220;tradizionale&#8221; (per questo  ci piace chiamare queste piattaforme Sofa-Tv digitali e riferirci a  questo comparto dei media con l&#8217;espressione di mondo  Televisore-centrico); </p>
<p align="justify">*  quelli basati sull&#8217;Internet tradizionale &#8211; e, in particolare sul Web &#8211;  fruiti tramite un qualsiasi PC &#8211; Laptop, Desktop o Netbook (che  costituiscono il cosiddetto mondo Pc-centrico); </p>
<p align="justify">*  quelli basati sulle reti Mobile &#8211; sia Unicast (Umts/Hsdpa) che  Broadcast (Dvb-h) &#8211; fruiti tipicamente tramite il telefono cellulare  (il cosiddetto mondo Cellulare-centrico). </p>
<p align="justify">Le  ragioni di questa ampia prospettiva sono due: la prima &egrave; che i confini  tra questi mondi sono sempre pi&ugrave; sfocati, per le molteplici convergenze  tecnologiche in atto; la seconda &egrave; che, per quanto eterogenei (a  livello di formati, modalit&agrave; e occasioni di fruizione) tutti questi  media partecipano in senso lato alla grande competizione per lo share  of advertising dell&#8217;imprese, da una parte, e per lo share of wallet del  consumatore, dall&#8217;altra. </p>
<p align="justify"><em>&#8220;Nella visione sistemica sopra evidenziata, il mercato dei New Media cresce nel  2009 in  Italia del 13% circa e, quindi, compensa in parte la perdita di  fatturato dei media tradizionali, generando nuovi ricavi per quasi 600  milioni di euro&rdquo;,</em> conferma <strong>Andrea Rangone</strong>, Coordinatore degli Osservatori ICT &amp; Management della School of Management del Politecnico di Milano. </p>
<p align="justify"><em>&ldquo;Questi  numeri ci sbattono in faccia la cruda realt&agrave; che per anni, forse, non  abbiamo voluto capire realmente: che il mondo dei media non &egrave; pi&ugrave; come  prima, che la rivoluzione digitale lo sta profondamente e  strutturalmente cambiando. In particolare questa crisi congiunturale  sta togliendo definitivamente qualsiasi ciambella di salvataggio. In  questo scenario, la crescita &#8211; se non la sopravvivenza stessa &#8211; degli  editori si trova nel mondo digitale e nella capacit&agrave; di saperlo  interpretare in modo corretto. Occorre cambiare con decisione e  urgenza, aguzzando l&#8217;ingegno per affrontare in modi diversi &#8211;  possibilmente innovativi &#8211; tutti i diversi mondi che le tecnologie  digitali stanno proponendo (Televisore-centrico, Pc-centrico,  Cellulare-centrico) e per cercare di capire come generare nuove fonti  di ricavo &#8211; derivanti sia dalla pubblicit&agrave; che dall&#8217;offerta di  contenuti a pagamento agli utenti &#8211; senza preconcetti e vincoli  mentali&#8221;. </em>(<strong><a href="http://emktgservice.com/bump/attachments/files/57CK82WQ2ZSSMG72YRUN/upload_files/gr1_mercato%20media.jpg">La dinamica del mercato dei Media &ndash; GRAFICO</a></strong>) </p>
<p align="justify"><em>&ldquo;Il  mercato italiano dei Media subisce nel 2009 una contrazione compresa  tra l&#8217;8 e il 10%, passando da 18,5 miliardi di euro nel  2008 a  meno di 17 miliardi di euro nel  2009&rdquo; </em>, continua <strong>Giovanni Toletti</strong>,  Responsabile della Ricerca Osservatorio New Tv &amp; Media. Questa  dinamica &egrave; l&#8217;effetto congiunto di due andamenti di segno opposto: una  forte diminuzione degli introiti derivanti dai Media tradizionali e una  buona crescita dei ricavi generati dai New Media. Pi&ugrave; precisamente, la  pubblicit&agrave; sulla Stampa diminuisce poco pi&ugrave; del 20%, quella sulla Tv  analogica del 10%, quella sulla radio del 14%; i ricavi derivanti dalle  vendite di quotidiani e periodici si riducono di circa il 20%. I Media  digitali, invece, crescono del 13% e arrivano a rappresentare il 29%  del mercato complessivo dei Media (erano il 24% nel 2008 e il 22% nel  2007). </p>
<p align="justify">(<strong><a href="http://emktgservice.com/bump/attachments/files/57CK82WQ2ZSSMG72YRUN/upload_files/gr2_tradvsdig.jpg">La dinamica del mercato dei Media: tradizionali vs. digitali &ndash; GRAFICO</a></strong>) </p>
<p align="justify"><strong> &nbsp; </strong></p>
<p align="justify"><strong>Il mercato dei New Media </strong></p>
<p align="justify">Entrando  nel merito delle singole componenti che costituiscono il mercato dei  New Media, possiamo evidenziare che il peso maggiore &egrave; delle <strong>Sofa-Tv digitali</strong>,  pari al 76%, a fronte di un peso di Internet pari al 18% e un&#8217;incidenza  del Mobile pari al 6%. Ma entriamo maggiormente nel merito dei singoli  mondi digitali. (<strong><a href="http://emktgservice.com/bump/attachments/files/57CK82WQ2ZSSMG72YRUN/upload_files/gr3_peso%20media.jpg">Il peso dei diversi Media &ndash; GRAFICO</a></strong>) </p>
<p align="justify"><strong>Sofa-Tv </strong></p>
<p align="justify">Le  piattaforme televisive digitali sono per ora essenzialmente utilizzate  per l&#8217;offerta di contenuti di natura televisiva, fatta eccezione per  alcuni canali radiofonici (presenti nel bouquet di Sky e sul DTT) e i  Teletext (Televideo, Mediavideo, ecc.). Questi ultimi, seppure fino a  questo momento non abbiano ancora saputo sfruttare appieno le  potenzialit&agrave; della nuova piattaforma digitale, potrebbero in futuro  aumentare il loro ruolo. </p>
<p align="justify"><strong>Internet </strong></p>
<p align="justify">Nel  2009 il mercato dei Media basati sul Web, inteso come la somma degli  introiti da pubblicit&agrave; e delle vendite di contenuti premium (video e  musica in streaming e contenuti editoriali) dovrebbe attestarsi attorno  ai 910 milioni di euro, in crescita di oltre il 10% rispetto al 2008.  Il 98% di questo valore &egrave; costituito dall&#8217;advertising, mentre sono  ancora molto ridotti i ricavi dalla vendita dei contenuti. Ma il  potenziale del Web, come Media, &egrave;, a nostro avviso, ben superiore a  questi valori, per due ragioni di fondo. La prima &egrave; che ad oggi non si  &egrave; ancora riusciti &#8211; se non in minima parte &#8211; a &#8220;monetizzare&#8221; i due  trend fondamentali che stanno cambiando in profondit&agrave; la natura stessa  del Web: la rivoluzione del 2.0 (e la conseguente proliferazione di  social network, blog, user-generated-content, community, wiki, ecc.) e  la massiva diffusione di contenuti Video (Video-metamorfosi). Entrambi  questi fenomeni stanno contribuendo ad una crescita sempre pi&ugrave;  capillare di Internet anche in Italia (il numero di utenti Internet  arriver&agrave; a fine anno vicino ai 24 milioni e il tempo dedicato in media  dal singolo navigatore italiano &egrave; passato dalle 22 ore mensili del 2008  alle oltre 33 ore nel 2009) ma non sono ancora stati capaci di generare  adeguati ricavi aggiuntivi. Siamo per&ograve; convinti che questo accadr&agrave; nei  prossimi anni. La seconda ragione &egrave; che nel Web, a differenza invece di  quello che accade sulle Sofa-Tv digitali e nel Mobile, non si &egrave; ancora  riusciti a capire come generare ricavi anche dalla vendita di contenuti  premium ai navigatori. Siamo per&ograve; convinti che sia possibile  raggiungere questo risultato, soprattutto quando a volerlo sono player  del calibro di Google e News Corp, ma per farlo sar&agrave; necessario  sviluppare &#8211; finalmente &#8211; adeguati sistemi condivisi a supporto dei  micro-pagamenti. </p>
<p align="justify"><strong>Mobile </strong></p>
<p align="justify">Il  mercato dei Mobile Media vale nel 2009 oltre 290 milioni di euro. Nel  mondo Mobile, a differenza di quello Web, la componente di fatturato  dominante &#8211; pari al 90% &#8211; &egrave; rappresentata dalla vendita di contenuti  premium al consumatore finale; la quota parte derivante dalla vendita  di pubblicit&agrave; ha per ora un ruolo marginale anche se pensiamo possa ben  svilupparsi in futuro. </p>
<p align="justify">Su  Mobile, infatti, i consumatori hanno sempre dimostrato una maggiore  propensione a pagare per servizi e contenuti di reale valore, anche per  la presenza &#8220;naturale&#8221; in questo canale di un semplice ed efficace  sistema di pagamento (il conto telefonico degli operatori). </p>
<p align="justify">Pi&ugrave;  nello specifico, il valore complessivo del mercato dei Mobile Media a  pagamento nel 2009 supera i 260 milioni di euro. La voce pi&ugrave; rilevante  (72%) &egrave; costituita dai servizi di Infotainment (informazione e  intrattenimento) erogati via Sms (che continua ad essere la piattaforma  di gran lunga pi&ugrave; utilizzata), Mms, Mobile Site e Applicativi. Seguono  i contenuti video e televisivi (24%) e i servizi di Interazione con i  Media, come il Voting (4%). </p>
<p align="justify">Nel  2009 complessivamente il mercato dei Mobile Media registra per&ograve; una  contrazione, pari a circa il 13%. Le ragioni di questa dinamica  negativa sono, per l&rsquo;Osservatorio, da ricondursi ad una profonda fase  di trasformazione che il mondo Mobile sta attraversando proprio in  questo periodo: verso il nuovo paradigma del Mobile Internet (e, in  connessione, degli Application Store e dei Widget). L&#8217;effetto sul  mercato di questo importante processo di cambiamento &egrave; che, da una  parte, alcuni comparti di offerta pi&ugrave; tradizionali (quali quelli basati  su Sms) stanno contraendosi (anche perch&eacute; in alcuni casi si rivolgono a  mercati saturi), pur mantenendo valori elevati, mentre i comparti pi&ugrave;  innovativi di offerta, abilitati dal nuovo paradigma, non stanno ancora  generando volumi d&#8217;affari consistenti (come naturale considerando la  loro giovane et&agrave; e notevole novit&agrave;). </p>
<p align="justify"><em>&#8220;Al  termine di questo periodo transitorio, pensiamo che il mercato dei  Mobile Media possa continuare la sua crescita, diventando una  componente sempre pi&ugrave; importante del pi&ugrave; complessivo mondo dei Media  digitali&rdquo;,</em> commenta <strong>Giovanni Toletti</strong>, Responsabile della Ricerca Osservatorio New Tv &amp; Media. </p>
<p align="justify"><em>&ldquo;In  questo scenario evolutivo il principale punto interrogativo riguarda i  modelli di business sostenibili, in grado cio&egrave; di remunerare i diversi  attori in gioco: pensiamo che in questo ambito possa bene affermarsi un  modello freemium, in cui alcuni servizi e funzionalit&agrave; sono gratuiti,  remunerati dalla pubblicit&agrave;, mentre altri pi&ugrave; avanzati sono a  pagamento. Per non bruciare valore bisogner&agrave; s&igrave; tenere conto  dell&#8217;inevitabile convergenza tra il mondo Mobile e quello Internet, ma  senza trascurare di valorizzare le specificit&agrave; del canale Mobile  (immediatezza, ubiquit&agrave; e sistema di pagamento &#8220;integrato&#8221;)&#8221;. </em></p>
<p align="justify"><strong>Il mercato delle New Tv </strong></p>
<p align="justify">A  fronte di una contrazione della pubblicit&agrave; sulle Tv &#8220;tradizionali&#8221; pari  a circa il 10%, le New Tv crescono nel 2009 del 15%, arrivando a  superare i 3.800 milioni di euro. L&#8217;effetto congiunto di queste due  dinamiche di segno opposto &egrave; che le televisioni digitali aumentano  sensibilmente il proprio peso nel complessivo mercato televisivo,  passando dal 35% del 2008 al 41% del 2009. Guardando alle diverse  piattaforme digitali, rimane dominante il ruolo di quella satellitare &#8211;  Sky &#8211; che pesa per l&#8217;84%, ma, grazie ad un tasso di crescita superiore  al 70%, cresce in misura significativa l&#8217;importanza del Digitale  Terrestre (nel 2009 &egrave; l&#8217;11% del totale), mentre rimangono  sostanzialmente stabili in termini relativi &#8211; e piccoli in valori  assoluti &#8211; i contributi delle altre piattaforme (IpTv, Mobile e  Internet). </p>
<p align="justify"><strong> &nbsp; </strong></p>
<p align="justify"><strong>Sofa-Tv </strong></p>
<p align="justify">Il  2009 &egrave; stato un anno importante per le Sofa-Tv perch&eacute; ha visto lo  sviluppo di alcuni fenomeni che porteranno a cambiamenti strutturali  importanti in questo ambito nei prossimi anni. Di seguito solo alcuni  di questi fenomeni, che riteniamo particolarmente rilevanti. </p>
<p align="justify">Il primo &egrave; la forte competizione tra <strong>SKY</strong> e <strong>Mediaset</strong> nel mercato della Tv a pagamento che sta complessivamente facendo bene  al mercato, spingendo i due attori a introdurre continuamente novit&agrave;,  sia a livello tecnologico che commerciale. Tra queste innovazioni,  segnaliamo in particolare la diffusione della <strong>Tv HD</strong>,  spinta in questo momento soprattutto da SKY (ma non trascurata dagli  operatori del DTT) e il lancio di una prima versione non Ip della  over-the-top-tv da parte di Mediaset, che potr&agrave; portare ad un notevole  arricchimento dei contenuti e dei servizi erogabili tramite il digitale  terrestre. Fino a questo momento, Rai non sta partecipando alla  competizione per l&#8217;accaparramento del mercato Pay, preferendo giocare &#8211;  da soggetto pubblico qual &egrave; &#8211; un ruolo pi&ugrave; importante nell&#8217;offerta  free. Il secondo fenomeno &egrave; il crescente sforzo profuso da importanti  comparti dell&#8217;offerta nello sviluppo di Decoder &#8220;universali&#8221;, in grado  di rendere accessibili con un unico set-top-box e con un unico  telecomando le diverse piattaforme televisive: Satellite, DTT e anche  il Web (ma in un formato e con una navigabilit&agrave; adatta alla  televisione). Questo ultimo aspetto &egrave; particolarmente interessante,  perch&eacute; rappresenta un ponte con cui il mondo delle Desktop Tv entra nel  &#8220;tradizionale&#8221; televisore di casa. A questo riguardo segnaliamo anche  alcuni interessanti accordi tra produttori di televisori e grandi Web  company globali per incorporare nativamente nel televisore dispositivi  capaci di far accedere, in modo semplice e rapido, tramite il  televisore stesso a risorse Web (e in particolare alla Desktop Tv). </p>
<p align="justify">Un  ultimo punto riguarda l&#8217;IpTv, piattaforma spinta dagli operatori di  telefonia fissa per cercare di ritagliarsi uno spazio nel mondo delle  Sofa-Tv. Anche a causa dei risultati ottenuti fino a questo momento  abbastanza limitati, tali operatori stanno lavorando per cambiare il  concetto stesso di IpTv: da walled garden chiusi facenti capo al  singolo player, a piattaforma aperta potenzialmente utilizzabile da  qualsiasi aggregatore di contenuti. Anche per promuovere questo nuovo  scenario, i tre operatori attivi sulla IpTv &#8211; Telecom Italia, Fastweb e  Wind &#8211; hanno dato vita all&#8217;Associazione italiana degli operatori IpTv  che si pone &#8211; tra gli altri &#8211; l&#8217;obiettivo di spingere il processo di  standardizzazione dei decoder. </p>
<p align="justify"><strong>Desktop-Tv </strong></p>
<p align="justify">Il 2009 conferma i due trend fondamentali che gi&agrave; messi in evidenza nel Rapporto dell&#8217;anno scorso: </p>
<p align="justify">*  da una parte, l&#8217;importanza di considerare le Desktop-Tv come una  componente di offerta &#8211; particolarmente ricca ed attrattiva per  l&#8217;utente &#8211; del complessivo e composito mondo del Web e non come un  mercato specifico, a s&eacute; stante, isolabile dal pi&ugrave; complessivo mondo  dell&#8217;online. Questo significa pi&ugrave; spazio per quegli editori &#8211; sia  tradizionali che Web &#8211; che interpretano l&#8217;offerta Video/Tv in una  strategia pi&ugrave; complessiva multicanale e di portafoglio e per quelle  imprese e pubbliche amministrazioni che vogliono puntare sul Video per  potenziare la comunicazione e l&#8217;interazione con i propri utenti. Pi&ugrave;  difficile invece la vita per gli operatori &#8220;puri&#8221;, quelle start-up nate  appositamente per operare in questo mercato, anche se il successo non &egrave;  necessariamente precluso, come dimostrano alcuni casi internazionali,  primo fra tutti Hulu; </p>
<p align="justify">*  dall&#8217;altra, la notevole mole di attivit&agrave; di sperimentazione in atto in  questo ambito. Il Web si sta dimostrando un contesto particolarmente  favorevole per condurre esperimenti nel mondo dei Video e della Tv o  per mettere a punto e testare innovazioni. Importante sottolineare il  fermento imprenditoriale e la vivacit&agrave; innovativa che stanno  caratterizzando questo ambito come un vero e proprio &#8220;laboratorio&#8221; in  cui si sperimentano nuovi concept di Tv che potranno, nel tempo,  arricchire anche l&#8217;offerta televisiva delle altre piattaforme. In  realt&agrave; questo processo di &#8220;contaminazione&#8221; &egrave; gi&agrave; in atto: per quanto  riguarda le Sofa-Tv, attraverso, ad esempio, l&#8217;introduzione di decoder  universali e di televisori capaci nativamente di accedere ai contenuti  del Web; relativamente alle Hand-Tv, attraverso l&#8217;affermazione del  paradigma del Mobile Internet, degli Application Store, dei Widget. </p>
<p align="justify"><strong>Hand-Tv </strong></p>
<p align="justify">Per  quanto riguarda le Hand-Tv, le due reti alla base dell&#8217;offerta &#8211; quella  Dvb-h e quella Cellulare &#8211; stanno vivendo dinamiche evolutive  profondamente differenti. </p>
<p align="justify"> La rete Cellulare  , grazie al continuo incremento della banda disponibile, si sta sempre  di pi&ugrave; proponendo come efficace piattaforma anche per la fruizione di  contenuti Video, godendo- rispetto alla piattaforma Dvb-h &#8211; di alcuni  vantaggi, quali una base installata notevolmente superiore (e senza la  necessit&agrave; di terminali ad hoc), l&#8217;interattivit&agrave; intrinseca tipica delle  reti Ip e la possibilit&agrave; di offrire una gamma di servizi maggiore.  L&#8217;affermarsi, inoltre, del paradigma del Mobile Internet e degli  Application Store abilita potenzialmente tutti gli attori del mondo dei  Video e della Tv (Broadcaster, Editori, Web company, ecc.) a provare a  giocare una partita anche in questo ambito. La principale criticit&agrave; in  questo contesto &egrave; rappresentata dai modelli di business che si  affermeranno, dal momento che un modello esclusivamente basato sulla  pubblicit&agrave; non sar&agrave; in grado di generare numeri realmente interessanti  per i molteplici attori in gioco mentre il modello freemium &egrave; quello  potenzialmente pi&ugrave; interessante. </p>
<p align="justify">Il <strong>DVB-H</strong>,  invece, rimane in una situazione di stallo, ancorato alla spinta di un  unico Operatore. Non si &egrave; andati &#8211; ad oggi &#8211; nella auspicata direzione  di creare un ecosistema in cui tutti i player della filiera potessero  trovare un loro ruolo coerente e un proprio interesse nel far decollare  il mercato. Le potenzialit&agrave; di questa piattaforma siano molte &#8211; e  complementari rispetto alla rete cellulare &#8211; ma fino a che l&#8217;attuale  situazione non si sbloccher&agrave;, non verranno colte neppure minimamente. </p>
<p></span></p>
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