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	<title>Tv Digitali.eu &#187; Media</title>
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		<title>Ict e inclusione sociale: MSE e FUB presentano il progetto Beacon, digitale terrestre per colmare il gap tecnologico</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Jan 2010 10:18:32 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Presentato ieri presso il Ministero dello Sviluppo Economico &#8211; Dipartimento per le Comunicazioni il progetto Beacon (Brazilian-European Consortium for DTT Services), co-finanziato dalla Commissione Europea nell&#8217;ambito del VI Programma Quadro e che raccoglie partner pubblici e privati provenienti da diversi paesi europei e dal Brasile, per sviluppare servizi di T-Learning sul Digitale Terrestre tesi a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">Presentato ieri presso il <strong>Ministero dello Sviluppo Economico &#8211; Dipartimento per le Comunicazioni</strong> il progetto <strong>Beacon</strong> (Brazilian-European Consortium for DTT Services), co-finanziato dalla  Commissione Europea nell&rsquo;ambito del VI Programma Quadro e che raccoglie  partner pubblici e privati provenienti da diversi paesi europei e dal  Brasile, per sviluppare servizi di <strong>T-Learning</strong> sul Digitale Terrestre tesi a favorire l&rsquo;<strong>inclusione sociale</strong>. Un incontro, questo organizzato dal Ministero e dalla <strong>Fondazione  Ugo Bordoni </strong> (FUB), dedicato alla &ldquo;<strong><em>Tecnologie ICT per l&#8217;inclusione sociale</em></strong>&rdquo;  e finalizzato ad illustrare quanto le applicazioni della Tv digitale  terrestre, sviluppate dal Consorzio euro-brasiliano, con lo specifico  obiettivo di operare sui due differenti standard utilizzati in Europa e  in Brasile (rispettivamente,<strong> DVB-MHP</strong> e <strong>ISDTV-T</strong>),  permettano di raggiungere una maggiore flessibilit&agrave; dei contenuti e dei  servizi rispetto alle piattaforme impiegate e risultati concreti  nell&rsquo;e-Inclusion. Il progetto, come ha spiegato in apertura del  workshop <strong>Roberto Sambuco</strong>, Capo Dipartimento  Comunicazioni del Ministero dello Sviluppo Economico, iniziato nel 2007  e della durata complessiva di 40 mesi: &ldquo;<em>Mira a favorire l&rsquo;innovazione tecnologica e un ritorno a politiche industriali di settore vere</em>&rdquo;. &ldquo;<em>L&rsquo;azione del Governo, attraverso il Dipartimento Comunicazioni</em> &ndash; ha precisato Sambuco &ndash; <em>punta  ad individuare tutti quegli strumenti attraverso cui lavorare ad un  definitivo processo di digitalizzazione del paese, occupandosi di banda  larga, facilitando l&rsquo;opera di posa in opera delle infrastrutture, come  cavidotti e fibra ottica, rilanciando l&rsquo;attivit&agrave; di Infratel e  impegnandosi nella realizzazione della rete a 20 Mbps per tutti</em>&rdquo;. </p>
<p align="justify">Un Dipartimento, quello retto dal viceministro <a href="http://www.key4biz.it/Who_is_who/2008/05/Romani_Paolo.html">Paolo Romani</a>,  che si propone come grande crocevia di progetti strategici per  l&rsquo;Italia, non solo orientati alle infrastrutture, ma anche alla qualit&agrave;  dei contenuti e i servizi veicolati, ponendo forte attenzione sul tema  dell&rsquo;inclusione sociale e soprattutto del digital divide. &ldquo;<em>Un pacchetto operativo</em> &ndash; ha ribadito Sambuco &ndash; <em>che  riguarda 8 milioni di cittadini italiani ancora esclusi dai grandi  cambiamenti sociali, economici e culturali indotti dall&rsquo;innovazione  tecnologica, circa il 12% della popolazione, a cui dobbiamo assicurare  tutto il nostro impegno come esecutivo e di cui il progetto Beacon  rappresenter&agrave; nei prossimi anni un esempio di case study di massimo  livello</em>&rdquo;. </p>
<p align="justify">Le  diverse possibilit&agrave; applicative, insite nelle soluzioni adottate nel  Progetto, come ben si pu&ograve; constatare anche dalle informazioni contenute  nel sito di riferimento (<em><a href="http://www.beacon-dtt.com/">www.beacon-dtt.com</a></em>),  possono in effetti dar luogo non solo a importantissimi risultati nei  settori sopra citati, ma anche ad ulteriori sviluppi sul piano  commerciale e imprenditoriale, nel mercato dei prodotti digitali  destinati ad una fascia di utenza demografica trasversale e  multiterritoriale. Il Brasile, lo ricordiamo, &egrave; un paese in crescita,  inserito da tempo nel gruppo delle nazioni cosiddette BRIC (acronimo  che sta per Brasile, Russia, India e Cina), cio&egrave; quei Paesi che  condividono una grande popolazione, un immenso territorio, abbondanti  risorse naturali strategiche e, cosa pi&ugrave; importante, caratterizzati da  una forte crescita del PIL e della quota nel commercio mondiale,  soprattutto nell&rsquo;ultimo decennio. La cooperazione italiana, in tal  senso, va vista in un pi&ugrave; ampio contesto strategico e di politica  economica internazionale, anche in virt&ugrave; del fatto che il Brasile conta  ormai quasi 28 milioni di cittadini di origine italiana, di cui solo  San Paolo ne ospita 9 milioni, circa il 50% dei suoi abitanti. </p>
<p align="justify">Anche  la Fondazione Ugo Bordoni (FUB), nel suo costante impegno al fianco del  Dipartimento per le Comunicazioni, pone al centro delle sue attivit&agrave; l&rsquo;<strong>e-Inclusion</strong>, il digital divide e il dividendo digitale, come ha esposto il Direttore delle Ricerche <a href="http://www.key4biz.it/Who_is_who/2005/09/Frullone_Mario.html">Mario Frullone</a> nel suo intervento, sottolineando che: &ldquo;<em>Troppa  tecnologia potrebbe paradossalmente determinare, con tutta la massa di  opportunit&agrave; che &egrave; in grado di riversare nella societ&agrave; e nel mondo del  lavoro, un ampliamento della forbice tra le diverse fasce della  popolazione, tra chi &egrave; dentro e chi &egrave; fuori la rivoluzione digitale</em>&rdquo;.  L&rsquo;innovazione tecnologica, infatti, porta sempre con se nuovi  linguaggi, specifiche, know-how, competenze e skill, determinando in  definitiva un digital divide quasi fisiologico all&rsquo;interno di una  societ&agrave;. Ovviamente, sta alle Istituzioni prevenire gli effetti pi&ugrave;  devastanti e ridurre quindi nel pi&ugrave; breve tempo possibile il numero di  coloro che ne subiscono le conseguenze peggiori. A riguardo, ha  ricordato Frullone, sembrerebbe che la presenza di figli nei nuclei  famigliari garantirebbe una minore incisione dell&rsquo;esclusione sociali,  perch&eacute; portatori di quelle capacit&agrave; e competenze tecnologiche che poi  vengono passate anche ai restanti componenti della famiglia. &ldquo;<em>La FUB ha inoltre ricevuto l&rsquo;incarico</em> &ndash; ha reso noto Frullone &ndash; <em>di  verificare la qualit&agrave; di tali reti e strumenti di comunicazione, quindi  delle stesse infrastrutture sul territorio nazionale, con le operazioni  che partiranno dal prossimo mese di febbraio, mentre dal 1&deg; ottobre  2010 sar&agrave; distribuito ad ogni famiglia un software per la misurazione  della qualit&agrave; delle connessioni alla rete, cosicch&eacute; ognuno potr&agrave;  verificare l&rsquo;effettiva qualit&agrave; del servizio acquistato</em>&rdquo;. </p>
<p align="justify">Da&nbsp; una  parte quindi le infrastrutture, dall&rsquo;altra la qualit&agrave; del servizio, con  l&rsquo;obiettivo dei 20 Mbps per tutti, che la stessa FUB sembra dare per  fattibile, anche grazie ad un processo di digitalizzazione delle  frequenze televisive &ldquo;<em>di cui bisogna andar fieri</em>&rdquo;, secondo Frullone, &ldquo;<em>continuando  a lavorare territorio per la sua copertura completa come leva per la  trasformazione del paese da analogico a &lsquo;full digital&rsquo;</em>&rdquo;. Anche <strong>Marco Recchioni</strong>, della Didagroup e Coordinatore del progetto Beacon, ha evidenziato quanto: &ldquo;<em>La  cooperazione con il Brasile e la messa in comune dello standard  Multimedia Home Platform (MHP), in tal senso, ci permetta di rendere  effettiva la lotta al digital divide e fruttifero l&rsquo;impegno  nell&rsquo;inclusione sociale, proprio attraverso il digitale terrestre, che  nel paese d&rsquo;oltreoceano &egrave; definito con l&rsquo;acronimo di ISDTV-T  (International System for Digital TV)</em>&rdquo;. Va ricordato, a riguardo,  che in Brasile tutte le famiglie hanno un televisore in casa, anche le  pi&ugrave; povere, un dato molto importante che poi &egrave; alla base del t-Learning  e dei piani formativi previsti da Beacon. &ldquo;<em>L&rsquo;enorme flessibilit&agrave; del mezzo televisivo digitale</em> &ndash; ha affermato Recchioni &ndash; <em>si mostra a noi come straordinario strumento di lotta all&rsquo;esclusione sociale e quindi al digital divide</em>&rdquo;. La parte italiana del progetto, ha illustrato <strong>Vittorio Dell&rsquo;Aiuto</strong>, sempre di Didagroup e anche lui nel gruppo di coordinamento Beacon, si caratterizza per: &ldquo;<em>Un&rsquo;intensa  ricerca nei servizi interattivi dedicati al t-Learning, nella crescita  del consorzio italo-brasiliano per la gestione delle risorse e dei  servizi presenti nel progetto, nella divulgazione dei risultati e nel  metterli a disposizione dei cittadini e quindi degli utenti finali,  contribuendo direttamente ai processi di policy-making nel campo  dell&rsquo;e-Inclusion</em>&rdquo;. </p>
<p align="justify">Ovviamente  si parla di Information and Communication Technology, o ICT, e di  Televisione Digitale Terrestre (DTT), due settori fondamentali per lo  sviluppo della societ&agrave; dell&rsquo;informazione e dell&rsquo;economia della  conoscenza che, unitamente ai processi di interoperabilit&agrave; tra standard  europeo (DVB-MHP) e brasiliano (<strong>SBTVD-GINGA</strong>) e l&rsquo;installazione di una centrale operativa a San Paolo dedicata allo <strong>User Center Design</strong> (UCD), permetteranno la nascita di un modello di T-Leanring efficiente  ed esportabile, oltre il territorio Latino Americano. Per far questo,  ha spiegato <strong>Giuliano Benelli</strong> dell&rsquo;Universit&agrave; degli Studi di Siena, bisogna lavorare su pi&ugrave; livelli: &ldquo;<em>Formazione  attraverso il T-Learning, raccolta del materiale (Scorn) da utilizzare  per successive fasi e su diversi standard tecnologici, realizzare un  Sistema di Learning Management (LMS) da cui generare sempre nuovi  contenuti, garantendo l&rsquo;interoperabilit&agrave; degli stessi</em>&rdquo;. Pochi elementi, ma ben definiti, quelli elencati da Benelli, il quale successivamente ha presentato anche il progetto <strong>HBBTV</strong>,  Hybrid Broadcast Broadband TV, dove a fronte di una banda larga diffusa  ed estesa sar&agrave; presto possibile far convergere televisione e Internet,  aumentando enormemente le potenzialit&agrave; del media pi&ugrave; tradizionale che  ci sia, attraverso le specifiche tecnologiche del web, a cui  eventualmente si potranno aggiungere quelle di altre piattaforme di  largo consumo (mobile, satellite, console per videogame, ecc.). </p>
<p align="justify">Esempi pratici di tali applicazioni gi&agrave; sono riscontrabili nel progetto europeo denominato <strong>T-Seniority</strong>,  gestito in Italia dall&rsquo;Universit&agrave; di Siena e dalla Regione Toscana, che  vede il coinvolgimento di 300 soggetti adulti over 60 ( 5000 in  tutta Europa) impegnati nell&rsquo;utilizzo di Internet, DTT, IPTV, Mobile  device e Hidden PC, misurandone livelli di accessibilit&agrave; e di  usabilit&agrave;. T-Seniority nasce come combinazione flessibile di servizi  personalizzabili &lsquo;<em>General Public e-Care&rsquo;</em>, utilizzando  il mezzo di comunicazione preferito dall&rsquo;utente: la TV. L&rsquo;obiettivo  principale di T-Seniority &eacute; l&rsquo;integrazione di servizi in modalit&agrave; &ldquo;<em>user-centric</em>&rdquo;,  riguardanti programmi di assistenza (compresi servizi di trasporto) per  gruppi sociali svantaggiati, focalizzandosi principalmente su persone  anziane, per coprire un&rsquo;ampia parte di necessit&agrave; con la disponibilit&agrave;  di diverse modalit&agrave; di servizi (assistenza casalinga, tele-assistenza,  servizi di telefonia mobile, tele-allarmi, servizi di infermeria,  telemedicina). Un progetto che deve far riflettere ulteriormente, ha  spiegato <strong>Francesca Comunello</strong> dell&rsquo;Universit&agrave; degli  Studi di Roma &lsquo;La Sapienza&rsquo;, sull&rsquo;urgenza di raggiungere un livello pi&ugrave;  soddisfacente di digital dividend, senza fossilizzarsi su un solo  mezzo, come ad esempio il Personal Computer, perch&eacute;: &ldquo;<em>A fare la differenza nella forbice tra fasce di popolazione &lsquo;in&rsquo; e&nbsp; &lsquo;out&rsquo;  concorre un men&ugrave; tecnologico assolutamente pi&ugrave; vasto, dove ogni  tecnologia abilita all&rsquo;accesso in rete in maniera diversa e allo stesso  tempo esaustiva rispetto a qualsiasi altra</em>&rdquo;. &ldquo;<em>Il progetto Beacon in questo</em> &#8211; ha affermato Comunello &#8211; <em>&egrave;  un chiaro esempio di come una tecnologia, considerata da molti  tradizionale e sorpassata, stia invece dimostrando nella sua versione  digitale una nuova collocazione in campo pedagogico e formativo,  riuscendo a penetrare con facilit&agrave; nelle case e a coinvolgere in nuovi  processi di apprendimento anche quelle fasce di popolazione che per et&agrave;  anagrafica, al momento, rimangono in digital divide</em>&rdquo;. </p>
<p align="justify">Riprendendo Frullone, anche <strong>Antonio De Vanna</strong>,  coordinatore dell&rsquo;Osservatorio sull&#8217;accessibilit&agrave; DIT/Formez, ha  puntato il dito sull&rsquo;eccesso tecnologico e sui paradossi dell&rsquo;ICT: &ldquo;<em>Senza  un&rsquo;adeguata formazione e competenza, anche acquisita in ritardo magari,  non riusciremo tanto facilmente a ridurre la percentuale di persone in  digital divide</em>&rdquo;. E inoltre: &ldquo;<em>Se non si pensa seriamente  ai concetti di usabilit&agrave;, accessibilit&agrave; e fruibilit&agrave; di hardware e  software fin dal momento della progettazione, non si riuscir&agrave; mai a  rendere effettivi i progetti di e-inclusion, o almeno a favorirne  l&rsquo;attuazione</em>&rdquo;. Anche in questo il progetto Beacon si distingue per  il grande lavoro in fase di ideazione, con la realizzazione dell&rsquo;UCD di  San Paolo, con gli alti standard di qualit&agrave; misurabili e con la  garanzia di poter ottenere delle economie di scala, assieme ad un  approccio dal basso, infine, che determina un coinvolgimento maggiore  degli utenti finali, evitando i processi cosiddetti &lsquo;top-down&rsquo;. A tale  scopo &egrave; intervenuta, a chiusura di workshop, <strong>Danila Mercuri</strong> di APRE, Agenzia per la Promozione della Ricerca Europea, un ente nato  in Italia nel 1989 come &lsquo;Task Force&rsquo; del Ministero dell&rsquo;Universit&agrave; e  della Ricerca e che dal 1990 &egrave; costituito formalmente da Confindustria,  ENEA, FAST e Mondimpresa. &ldquo;<em>Intento finale di APRE</em> &#8211; ha spiegato a termine dell&rsquo;incontro Mercuri &#8211; <em>&egrave;  quello di fornire al mondo della ricerca italiana un importante momento  di informazione, assistenza e formazione intorno alle grandi  opportunit&agrave; di finanziamento della ricerca scientifica a fondo  comunitario, cos&igrave; da accrescere la partecipazione italiana al processo  di coesione economica e sociale dell&rsquo;Unione, allargandosi ulteriormente  alla Cooperazione Internazionale</em>&rdquo;. Ancora una volta, grazie al  progetto Beacon, &egrave; stato possibile mettere in luce l&rsquo;importanza e il  ruolo dell&#8217;ICT per l&rsquo;e-Inclusion, di come le tecnologie  dell&rsquo;informazione possano oggi rappresentare un terreno su cui  sviluppare percorsi di collaborazione tra pi&ugrave; Paesi, in questo caso  europei e dell&#8217;America Centrale e Meridionale, tesi alla ricerca e  all&#8217;innovazione nel campo delle nuove tecnologie e delle loro  applicazioni future. </p>
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		<title>IPTV: per Abi Research 47 mln di utenti nel 2011. Aumentano gli abbonati italiani ma per l’Agcom ancora piattaforma emergente</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Dec 2009 11:12:23 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il futuro della Tv &#232; Internet? Secondo molti analisti &#232; proprio cos&#236; e la conferma arriva anche dai grossi investimenti che i broadcaster stanno facendo in questo settore. E mentre Google annuncia trattative in corso per l&#8217;acquisto di contenuti &#8216;premium&#8217; pay da rendere disponibili su YouTube, Mediaset informa che per il nuovo anno investir&#224; fortemente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">Il  futuro della Tv &egrave; Internet? Secondo molti analisti &egrave; proprio cos&igrave; e la  conferma arriva anche dai grossi investimenti che i broadcaster stanno  facendo in questo settore. </p>
<p align="justify">E mentre <strong>Google</strong> annuncia trattative in corso per l&rsquo;acquisto di contenuti &lsquo;premium&rsquo; pay da rendere disponibili su <strong>YouTube</strong>, <strong>Mediaset</strong> informa che per il nuovo anno investir&agrave; fortemente sul web. </p>
<p align="justify">Lo sviluppo della Tv su internet &egrave; fortemente legato alla diffusione della <strong>banda larga</strong>.  Sar&agrave; quindi necessario superare il digital divide e assicurare una  buona copertura di tutto il territorio per far decollare l&rsquo;IPTV. </p>
<p align="justify"><em>&ldquo;La maggiore diffusione delle reti broadband</em> &#8211; ha spiegato l&rsquo;analista <strong>Khin Sandi Lynn </strong>di Abi Research &#8211; <em>&egrave; un elemento che contribuisce a far aumentare gli abbonamenti alla Tv offerta dagli operatori di telecomunicazioni&rdquo;. </em></p>
<p align="justify">L&rsquo;IPTV  &egrave; la piattaforma che veicola contenuti e servizi attraverso banda larga  su una rete chiusa, cio&egrave; gestita dagli operatori tlc mentre  la <strong>web Tv</strong> distribuisce i contenuti audio-video attraverso una rete di accesso  aperta, cio&egrave; indipendente dagli operatori tlc (e perci&ograve; &egrave; diversa  dall&#8217;IPTV). </p>
<p align="justify">Secondo la societ&agrave; d&rsquo;analisi, entro il 2011 raddoppier&agrave; il numero degli abbonati mondiali alla televisione su IP. </p>
<p align="justify">Per Abi Research gli utenti raggiungeranno i <strong>47 milioni</strong> con un tasso di crescita annuale composto (Cagr) del 22,5% fino al  2014. L&rsquo;IPTV continua a crescere con operatori come AT&amp;T, Verizon e  China Telecom che quest&rsquo;anno registrano buoni risultati. </p>
<p align="justify">L&rsquo;Europa  Occidentale ha il pi&ugrave; alto tasso di penetrazione della Tv via Internet  con un costante aumento del numero di abbonati, soprattutto in Francia,  Italia e Germania. Al secondo posto si colloca il Nord America, seguito  dall&rsquo;Asia Pacifico. Secondo le stime, entro il 2011 le due regioni  supereranno, rispettivamente, i 9 e i 5 milioni di abbonati. In  particolare, nell&rsquo;Asia Pacifico guidano il mercato dell&rsquo;IPTV la Corea  del Sud, Hong Kong e Taiwan. </p>
<p align="justify"><em>&ldquo;Anche  gli altri tipi di piattaforme di pay-Tv come quella satellite, via cavo  e terrestre stanno crescendo, ma a un ritmo pi&ugrave; lento</em>&rdquo;, ha sottolineato Khin Sandi Lynn. </p>
<p align="justify">La societ&agrave; di ricerche stima che entro il 2011 il numero degli abbonati alla pay-tv superer&agrave; i 730 milioni in tutto il mondo. </p>
<p align="justify">Per quanto riguarda la crescita della Tv su IP, <strong>SNL Kagan</strong> ha realizzato alla fine di marzo uno Studio (da poco pubblicato in  rete) sullo stato e le previsioni dell&rsquo;IPTV da qui al 2012 per sei  regioni: Nord America, America Latina, Europa Occidentale, Europa  dell&rsquo;Est, Medio Oriente e Asia Pacifico. Alla fine del 2008, l&rsquo;IPTV &egrave;  stata lanciata in 50 dei 75 mercati sotto analisi. </p>
<p align="justify">Per  il 2012, l&rsquo;IPTV sar&agrave; la piattaforma dominante in due paesi, Hong Kong e  Francia e conter&agrave; per pi&ugrave; del 10% in 22 paesi dei 75 monitorati. </p>
<p align="justify">Alla  fine del 2008 l&rsquo;Europa Occidentale &egrave; leader dell&rsquo;IPTV con 10 milioni di  abbonati, seguita dall&rsquo;Asia Pacifico e il Nord America con 7,04 e 3,3  milioni, rispettivamente. Con 6,1 milioni di abbonati, alla fine del  2008, la Francia &egrave; il pi&ugrave; grande mercato IPTV nel mondo, contando per  il 29% del totale degli abbonati. </p>
<p align="justify">Si stima che, nei prossimi tre anni, l&rsquo;Asia sorpasser&agrave; l&rsquo;Europa Occidentale, raggiungendo 17,4 milioni di abbonati al 2011. </p>
<p align="justify">Durante  gli ultimi quattro anni l&rsquo;IPTV si &egrave; evoluta da piattaforma che, alla  fine del 2003 contava per lo 0,01% del mercato globale, al 3,7% degli  abbonati alla pay tv nel 2008. </p>
<p align="justify">Le  stime sono facilmente comprensibili a fronte dell&rsquo;aumento degli utenti  della rete in tutto il mondo, anche in regioni a basso reddito seppur  in crescita come sono i paesi dell&rsquo;area CIS (Armenia, Azerbaijan  Russia, Ucraina, Moldavia, ecc&hellip;) che con 70,3 milioni di utenti  internet alla fine del 2008, rappresentano il 4% del totale mondo e che  solo in Russia sono pi&ugrave; del 25% della popolazione (fonte ITU). </p>
<p align="justify">L&rsquo;evoluzione  tecnologica per la IPTV, come gi&agrave; detto, &egrave; funzione dell&rsquo;evoluzione  delle tecnologie di accesso alla rete e della tecnologia utilizzata per  il <strong>backbone</strong> (IP/MPLS). Le prime offerte IPTV erano basate su soluzioni <strong>ADSL</strong>, mentre attualmente la soluzione tecnologica utilizzata per l&rsquo;accesso &egrave; l&rsquo;ADSL2 e <strong>ADSL2+</strong>. Per quanto riguarda il futuro, le soluzioni da adottare comprendono  la tecnologia <strong>VDSL</strong> e l&rsquo;utilizzo di accessi diretti in <strong>fibra ottica</strong> per le reti di accesso <strong>NGAN</strong> (Next Generation Access Network). </p>
<p align="justify">In  tal senso, si pu&ograve; parlare di una piattaforma IPTV di prima generazione,  in grado di offrire servizi a larga banda, che &egrave; oramai stabile dal  punto di vista&nbsp; tecnologico; e di una piattaforma  IPTV di seconda generazione, in grado di offrire servizi a banda ultra  larga, che &ndash; invece &ndash; conosce una fase di sviluppo tecnologico alquanto  intenso. </p>
<p align="justify">Per quanto riguarda il mercato italiano, da un&rsquo;analisi dell&rsquo;<strong>Autorit&agrave; per le garanzie nelle Comunicazioni </strong>emerge  che sul piano tecnologico risulta consolidata l&rsquo;IPTV di prima  generazione, mentre &egrave; ancora in fase di transizione quella di seconda  generazione (<strong>banda ultra larga</strong>). Sul piano economico, a  fine 2008 solo il 2% delle famiglie aveva accesso a questo tipo di  piattaforma, mentre i ricavi ammontavano a circa 33 milioni (poco pi&ugrave;  dell&#8217;1% dei ricavi complessivi da pay). Dunque &egrave; una piattaforma  emergente come il <strong>DVB-H</strong> e i videofonini. </p>
<p align="justify">Per l&rsquo;IPTV in Italia non esiste uno <strong>standard aperto</strong> e ogni operatore utilizza uno <strong>standard proprietario</strong>.  Fonti Internet riportano per&ograve; che i tre operatori IPTV attualmente  presenti (Telecom, Wind, Fastweb) hanno reso nota l&rsquo;intenzione di voler  lanciare sul mercato un decoder unico per la ricezione indistinta di  tutte e tre le offerte IPTV. </p>
<p align="justify"> La piattaforma IPTV  , a differenza di quella satellitare e digitale terrestre, &egrave; in grado  di consentire agli utenti finali di fruire dei cosiddetti servizi di <strong>Video-On-Demand</strong> (VOD). </p>
<p align="justify">Grazie  a tali servizi, gli utenti sono in grado di richiedere contenuti  televisivi specifici, svincolati da un palinsesto predeterminato e  fruibili in qualsiasi momento essi desiderino. </p>
<p align="justify">Inizialmente,  ha precisato l&rsquo;Agcom, gli operatori di IPTV rendevano disponibile la  loro offerta televisiva nelle principali aree metropolitane nelle quali  avevano sviluppato  la rete. Dal  2004, <strong>Fastweb</strong>,  il primo operatore in Italia a lanciare un servizio di IPTV, ha esteso  la copertura di rete, quindi l&rsquo;offerta IPTV, ad un maggiore numero di  citt&agrave;. Attualmente, la rete di accesso a larga banda &egrave; realizzata  principalmente in rame (tecnologia xDSL ULL), e solo limitatamente in  fibra ottica (FTTH). Anche le altre reti IPTV possono coprire la  maggior parte dei capoluoghi italiani, le periferie e le aree ad  elevata densit&agrave; di popolazione. Le coperture delle reti IP sono  comprese tra circa il 30 ed il 60%. </p>
<p align="justify">A  livello internazionale, sono operative numerose piattaforme IPTV; si  segnala in particolare il caso francese, dove il servizio &egrave; offerto da  pi&ugrave; operatori (Free Telecom, France Telecom, Neuf Telecom, etc.). Anche  per quanto riguarda i ricevitori sono disponibili da tempo i <strong>set-top-box</strong> per ogni tecnologia proprietaria utilizzata anche se il numero di  apparati venduti in Italia &egrave; limitato a causa della ridotta  penetrazione in termini di utenti. </p>
<p align="justify">Per quanto riguarda lo sviluppo in termini economici, la prima offerta di IPTV in </p>
<p align="justify">Italia &egrave; stata quella di Fastweb nel 2001, alla quale si sono aggiunte successivamente le offerte IPTV di <strong>Telecom Italia</strong> (2007) e di <strong>Infostrada</strong> (<strong>Tiscali</strong> ha recentemente abbandonato tale business). </p>
<p align="justify">Nonostante  una apprezzabile crescita degli utenti IPTV tra il 2005 ed il 2008,  cos&igrave; da arrivare a sfiorare i 500 mila utenti, a fine 2008 solo il 2%  delle famiglie italiane che hanno accesso alla TV utilizza  la piattaforma IPTV. Tale  valore &egrave; indubbiamente ben lontano da quello registrato per la  televisione digitale terrestre e satellitare (rispettivamente il 24% e  il 27%), perch&eacute; i provider di IPTV, fatta eccezione per i contenuti  offerti in VOD, non dispongono di una propria programmazione di tipo  premium. Ci&ograve; nonostante, tutti i provider hanno concluso accordi con  gli operatori <strong>Sky Italia</strong> e <strong>Mediaset</strong>,  grazie ai quali offrono ai rispettivi utenti la possibilit&agrave; di  sottoscrivere i pacchetti premium che tali operatori propongono sulle  rispettive piattaforme (digitale terrestre e satellitare). </p>
<p align="justify">Dal punto di vista dei ricavi, la dinamica di crescita della piattaforma IPTV &egrave; pi&ugrave; </p>
<p align="justify">modesta,  per diverse ragioni. Da un lato, bisogna tenere in considerazione il  fatto che questo servizio &egrave; spesso venduto in bundle con i servizi di  telefonia, per cui la corretta attribuzione della quota di ricavi  imputabile al servizio IPTV all&rsquo;interno della spesa complessiva  dell&rsquo;utente non sempre risulta agevole. Per altro verso, le fonti di  ricavo della IPTV sono limitate: in quanto piattaforma chiusa ed a  pagamento, i ricavi derivano prevalentemente dagli abbonamenti e dalla  vendita di contenuti in VOD. </p>
<p align="justify">In ogni caso, dal 2005 al 2008, i ricavi della IPTV sono di fatto stabili poco al di sopra dei <strong>30 milioni</strong> di euro: pi&ugrave; esattamente, nel 2008 risultano pari a circa <strong>33 milioni</strong> di euro, corrispondenti a poco pi&ugrave; dell&rsquo;1% dei ricavi complessivi da  pay tv. Per quanto possano esservi fenomeni di sottostima del valore  complessivo del mercato, si pu&ograve; comunque sostenere che, sotto il  profilo di mercato,  la piattaforma IPTV  risulti ancora caratterizzata da un basso livello di penetrazione &ndash; in  termini di utenti &ndash; e di una incidenza marginale nell&rsquo;ambito del  mercato delle offerte televisive a pagamento. In altri termini,  la piattaforma IPTV  si trova ancora in una fase di avvio, per quanto piuttosto prolungato nel tempo. </p>
<p align="justify">Sebbene si rilevi la maturit&agrave; raggiunta dalle tecnologie trasmissive utilizzate per  la piattaforma IPTV  di prima generazione, per l&#8217;Autorit&agrave; dal punto di vista tecnologico si  osserva una evoluzione di tale piattaforma verso prestazioni tipiche  delle reti a banda ultra larga (NGN e NGAN). Per tale ragione, si pu&ograve;  sostenere che &ndash; al momento &#8211;  la piattaforma IPTV  &egrave; in una fase di rivitalizzazione tecnologica, con riguardo alla sua evoluzione verso le tecnologie a banda ultra larga. </p>
<p align="justify">Con  riferimento agli aspetti economici e di mercato, l&#8217;Agcom osserva,  inoltre, che la diffusione della piattaforma nel mercato italiano  sembra mantenersi ancora ad uno<strong> stadio iniziale</strong>, anche  se alquanto prolungato, con manifeste difficolt&agrave; degli operatori a  consolidare la propria presenza sul mercato, come attestato anche  dall&rsquo;uscita di uno degli operatori. </p>
<p align="justify">Pertanto  l&rsquo;Autorit&agrave; ritiene che &ndash; sia pure con le precisazioni e le valutazioni  prospettiche rappresentate &#8211; vi siano evidenze per concludere nel senso  di individuare per  la piattaforma IPTV  le condizioni tipiche della piattaforma emergente. </p>
<p align="justify">Alcuni  operatori evidenziano come la distinzione tra piattaforme di prima e di  seconda generazione appaia poco rispondente alle soluzioni tecnologiche  effettivamente utilizzate. Ciascun operatore ha, infatti, sviluppato  un&rsquo;unica soluzione tecnologica IPTV in grado di veicolare contenuti  audiovisivi attraverso elementi di rete, per il livello backbone e di  accesso, sia tradizionali che di nuova generazione. Inoltre, altri  operatori evidenziano che l&rsquo;elemento distintivo della piattaforma IPTV  sia il protocollo IP e non la tecnologia di rete sottostante, sicch&eacute; la  distinzione suggerita dall&rsquo;Autorit&agrave; non avrebbe particolare ragione  d&#8217;essere. Inoltre, l&rsquo;architettura attuale di qualche operatore IPTV gi&agrave;  presenta soluzioni ibride che comprendono sia componenti di tipo ADSL  sia componenti di tipo FTTH. </p>
<p align="justify">Infine,  un operatore ritiene che l&rsquo;Autorit&agrave;, nell&rsquo;individuazione delle  piattaforme emergenti, non possa prescindere dalla &ldquo;novit&agrave;&rdquo; della  tecnologia utilizzata e dalla sua recente (se non recentissima)  invenzione ed applicazione e che non pu&ograve; considerarsi emergente una  piattaforma solo perch&eacute; non ha avuto sviluppo da un punto di vista  economico. Per tali ragioni, l&rsquo;operatore in questione sostiene che  la piattaforma IPTV  non sia emergente. </p>
<p align="justify">L&rsquo;Autorit&agrave;  ritiene che le ragioni del mancato sviluppo della piattaforma IPTV  siano riconducibili principalmente ad aspetti di natura economica ed,  in via secondaria, ad aspetti di natura tecnologica. </p>
<p align="justify">Ritiene  anche apprezzabili di considerazione le osservazioni degli operatori  che hanno consentito indubbiamente di approfondire un aspetto  dell&rsquo;analisi particolarmente dibattuto e incerto; di conseguenza, si  ritiene <strong>non funzionale una distinzione tra piattaforme IPTV di prima e seconda generazione</strong>, quantomeno ai fini che qui rilevano. </p>
<p align="justify">L&rsquo;Agcom  acquisisce e fa proprie le osservazioni degli operatori nel ritenere  che anche nel caso delle attuali piattaforme IPTV la tecnologia di  queste ultime non possa essere considerata perfettamente consolidata.  Sebbene siano pienamente condivisibili le osservazioni formulate da un  operatore in merito al fatto che il successo della piattaforma IPTV sia  strettamente legato alla diffusione della banda larga, &egrave; anche vero che  uno dei motivi per cui tale piattaforma tarda a svilupparsi &egrave;  riconducibile al limitato accesso ai contenuti premium. A questo  riguardo, l&rsquo;Autorit&agrave; non condivide la posizione secondo cui, allo stato  attuale, un nuovo operatore che voglia vendere servizi via IPTV  potrebbe acquistare i relativi diritti senza particolari ostacoli. </p>
<p align="justify">Alla luce delle considerazioni sopra esposte, l&rsquo;Autorit&agrave; conferma che  la piattaforma IPTV  debba considerarsi emergente. </p>
<p align="justify"> La web Tv  distribuisce i contenuti audio-video attraverso una rete di accesso  aperta, cio&egrave; indipendente dagli operatori tlc (e perci&ograve; &egrave; diversa  dall&#8217;IPTV). Sul piano tecnologico, in attesa dello sviluppo della banda  ultra larga, &egrave; una tecnologia in fase di transizione. In termini di  diffusione &egrave; in fase di sviluppo: la possibilit&agrave; di accedere a questo  tipo di servizi riguarda poco pi&ugrave; di un terzo delle famiglie italiane  (a giugno 2009 erano 9,7 milioni quelle dotate di collegamento a banda  larga di linea fissa). Infine i ricavi risultano ancora marginali.  Dunque la web tv &egrave; da considerarsi non emergente. </p>
<p align="justify">In  ogni caso il mercato televisivo &egrave; in continua evoluzione e avanzano  nuove modalit&agrave; di fruizione ovvero il palinsesto fai da te, la visione  quando vuoi e dove vuoi. <span lang="EN-GB" xml:lang="EN-GB">In gergo si chiamano <strong>Tv on demand</strong>, <strong>over the top tv</strong>, <strong>catch up tv</strong>, <strong>web tv</strong>. </span> </p>
<p align="justify">Realt&agrave;  che muovono i primi passi anche in Italia e alle quali guardano anche i  grandi broadcaster per instaurare un rapporto pi&ugrave; diretto con gli  utenti e &#8211; nel caso delle offerte a pagamento &#8211; rafforzare il legame  con i clienti acquisiti e conquistarne di nuovi. </p>
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		<title>Tivù Sat: l’Agcom decide, ‘Tessere anche senza decoder’. Aperta anche istruttoria su informazione Rai</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Dec 2009 09:32:43 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L&#8217;Agcom ha accolto le proposte della Rai in merito ai decoder satellitari per ricevere il digitale terrestre, chiudendo cos&#236; l&#8217;istruttoria che era stata aperta lo scorso settembre per verificare in merito al dossier Tiv&#249; Sat il rispetto degli obblighi di servizio pubblico e del Contratto di servizio. L&#8217;Autorit&#224; ha valutato che i suggerimenti formulati dalla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span id="testoNotizia"></p>
<p align="justify">L&#8217;Agcom ha accolto le proposte della Rai in merito ai <strong>decoder satellitari</strong> per ricevere il <strong>digitale terrestre</strong>, chiudendo cos&igrave; l&#8217;istruttoria che era stata aperta lo scorso settembre per verificare in merito al dossier <strong>Tiv&ugrave; Sat</strong> il rispetto degli obblighi di servizio pubblico e del Contratto di servizio. </p>
<p align="justify">L&#8217;Autorit&agrave;  ha valutato che i suggerimenti formulati dalla Tv pubblica nel corso  del procedimento fossero idonee a rimuovere le criticit&agrave; riscontrate. </p>
<p align="justify">Pi&ugrave; precisamente, la <strong>Rai</strong> ha proposto di offrire la smart card Tiv&ugrave; Sat agli utenti che ne  faranno richiesta e che sono in regola con il pagamento del canone, a  fronte del rimborso dei soli costi, nonch&eacute; di assicurare un congruo  numero di carte Tiv&ugrave; Sat alle comunit&agrave; italiane in Europa. </p>
<p align="justify">Nel  corso dell&#8217;istruttoria sono stati acquisiti e valutati numerosi dati  (quali i dati di produzione e vendita dei decoder Tiv&ugrave; Sat, il numero  delle smart card prodotte ed attivate, i contratti relativi ai diritti  di trasmissione dei programmi criptati dalla Rai sul satellite, le  procedure di criptaggio, la copertura delle trasmissioni analogiche e  digitali terrestri della Concessionaria pubblica) ed effettuate le  audizioni della Rai, della societ&agrave; <strong>Tiv&ugrave;</strong> (Rai, Mediaset e Ti Media), dell&#8217;Associazione <strong>Altroconsumo</strong> e della societ&agrave; produttrice di decoder XDOME. </p>
<p align="justify">A conclusione dell&#8217;istruttoria il Consiglio, presieduto da <a href="http://www.key4biz.it/Protagonisti/2005/04/Calabro%27_Corrado.html">Corrado Calabr&ograve;</a>, relatori <a href="http://www.key4biz.it/Who_is_who/2006/05/Innocenzi_Botti_Giancarlo.html">Giancarlo Innocenzi Botti</a> e <a href="http://www.key4biz.it/Who_is_who/2006/05/Lauria_Michele.html">Michele Lauria</a>,  ha ritenuto che la decisione iniziale della Rai di associare la  distribuzione delle smart card alla vendita del decoder Tiv&ugrave; Sat  limitasse la scelta da parte degli abbonati, garantita dall&#8217;articolo 31  del Contratto di servizio. Questo anche nell&#8217;ottica di promuovere  decoder &ldquo;aperti&rdquo; e poter associare le schede a differenti apparati di  ricezione. </p>
<p align="justify">Pertanto,  il Consiglio dell&#8217;Autorit&agrave;, all&#8217;unanimit&agrave; dei presenti, ha ordinato, ai  sensi dell&#8217;articolo 48, comma 7, del Testo Unico della  radiotelevisione, l&#8217;esecuzione di tali obblighi, che risultano coerenti  col Contratto di servizio. </p>
<p align="justify">L&#8217;Agcom, relatori <a href="http://www.key4biz.it/Who_is_who/2006/10/Mannoni_Stefano.html">Stefano Mannoni</a> e <a href="http://www.key4biz.it/Who_is_who/2006/05/Lauria_Michele.html">Michele Lauria</a>, ha anche deciso all&#8217;unanimit&agrave; di &ldquo;<em>aprire  un&#8217;istruttoria per verificare il rispetto da parte della Rai degli  obblighi di obiettivit&agrave;, di equilibrio dell&#8217;informazione, di non  incitazione alla violenza e di effettiva osservanza del contraddittorio  nelle trasmissioni di informazione&rdquo;. </em></p>
<p align="justify"><em>&ldquo;Su questo tema</em> &#8211; annuncia una nota &#8211; <em>saranno anche auditi prossimamente dal Consiglio i vertici della Rai&rdquo;. </em></p>
<p align="justify"><em>&ldquo;Al riguardo, com&rsquo;&egrave; noto</em> &ndash; ha spiegato l&#8217;Autorit&agrave; &#8211; <em>autorevoli  appelli sono stati rivolti nei giorni scorsi dal Papa per  un&#8217;informazione scevra dall&#8217;odio politico e dal Presidente della  Repubblica per ricondurre ogni contrasto politico e istituzionale entro  i limiti di responsabile autocontrollo e civile confronto. Appello  unanimemente accolto e rilanciato nel documento del presidente Sergio  Zavoli approvato dall&#8217;ufficio di presidenza della commissione  parlamentare di Vigilanza, che ha chiesto alla Rai e ai media che si  dica tutto, nel rispetto della verit&agrave; e della completezza, ma senza  cadere in &#8216;tonalit&agrave; apocalittiche&#8217; o nella &#8216;pratica  dell&#8217;ammorbidimento&#8217;, tenendo presente che la politica ha i suoi  linguaggi, ma che chi la interpreta non pu&ograve; dimenticare di essere al  servizio di tutto il Paese&#8221;. </em></p>
<p align="justify">L&#8217;Autorit&agrave; ha anche <em>&ldquo;deciso  di investire il neo-costituito Comitato per l&#8217;applicazione del codice  di autoregolamentazione in materia di processi in tv delle segnalazioni  riguardanti sotto questo profilo alcune trasmissioni della  concessionaria pubblica&rdquo;.</em> </p>
<p align="justify">Al  Comitato per l&#8217;applicazione del codice di autoregolamentazione in  materia di processi in tv saranno inviate le segnalazioni riguardanti  sia &lsquo;Annozero&rsquo; sia &lsquo;Porta a Porta&rsquo;. </p>
<p align="justify">L&#8217;istruttoria aperta ieri sar&agrave; comunque a 360 gradi e riguarder&agrave; tutti i programmi di informazione. </p>
<p align="justify">Il Cda della Rai, a quanto si apprende, ha intanto svolto un primo esame del <strong>piano industriale</strong> e del <strong>risanamento aziendale</strong>, con cui si punta a portare i conti in sostanziale pareggio nel   2012 in  un momento in cui cambier&agrave; notevolmente il suo perimetro d&#8217;azione. </p>
<p align="justify">Obiettivo di non facile portata considerando che l&#8217;azienda chiude il 2009 con una <strong>perdita di 160 mila euro</strong> legata anche al calo delle entrate pubblicitarie e a quelle del canone  e che il prossimo anno vedr&agrave; consistenti uscite per i diritti sportivi  legati ai mondiali di calcio oltre che per l&#8217;aumento dell&#8217;offerta  televisiva con i 12 canali del digitale terrestre. </p>
<p align="justify">Nel  2010, infatti, il 70% della popolazione italiana ricever&agrave; ben 12 canali  gratuiti della Rai su Dtt. Un allargamento dell&#8217;offerta che l&#8217;azienda  vuole portare avanti senza depauperare tutte le altre attivit&agrave; del  gruppo Rai. Un piano, insomma, ambizioso ma che i recenti dati  economici fanno intravedere come percorribile. </p>
<p align="justify">I  conti del 2009 infatti dovrebbero chiudere a &#8211; 60 milioni di euro con  un notevole ridimensionamento delle previsioni negative di qualche mese  fa, reso possibile da una grande operazione di contenimento dei costi  (di quasi 100 milioni) che non ha penalizzato il prodotto, tanto che la  garanzia autunnale ha visto la Rai piazzare 13 dei suoi programmi tra i  20 pi&ugrave; visti ed una ottima performance delle tre reti generaliste. E  sarebbe proprio questo il &#8216;paradigma&#8217; che il vertice aziendale avrebbe  intenzione di replicare nelle prossime stagioni attraverso il nuovo  piano industriale. </p>
<p align="justify">Quella  che si preannuncia &egrave; dunque una stretta su diverse voci, esclusi i  livelli occupazionali che saranno salvaguardati, anche sui contratti  delle prossime stagioni e non &egrave; esclusa la strada della  internalizzazione di alcune societ&agrave; ora esterne come Sipra, Raiway,  Raisat, NewcoRai international o Raisat. I possibili interventi sono  previsti in un documento messo a punto dai quattro vice direttori  generali e oggi se n&#8217;&egrave; continuato a parlare nel Cda nuovamente  convocato. </p>
<p align="justify">Il Consiglio ha poi approvato all&#8217;unanimit&agrave; la sospensione dell&#8217;uso delle <strong>doc-fiction </strong>nei programmi di informazione dando mandato al direttore   generale Mauro  Masi di definire nuove regole in materia. E lo stesso Masi, rispondendo  ai rilievi mossi nei giorni scorsi dal consigliere di minoranza Nino  Rizzo Nervo, ha riferito che l&#8217;Era glaciale, programma condotto da  Daria Bignardi, torner&agrave; in onda a febbraio o marzo, il gioved&igrave; in  seconda serata dopo &lsquo;Annozero&rsquo;. Per ora, al suo posto, il nuovo  programma di Gianluigi Paragone. </p>
<p align="justify">Stamani  il Consiglio della Rai, su proposta del Dg Masi, per completare  l&#8217;assetto di alcune Direzioni, ha espresso l&#8217;intendimento di nominare  vicedirettori del TG3 Antonio Belmonte, Giuliano Giubilei, Andrea  Giubilo, Renato Scottoni e Pierluca Terzulli; vicedirettori della TGR  Maurizio Bertucci, Domenico Nunnari, Pietro Pasquetti, Paolo  Petruccioli, Fabio Scaramucci, Giancarlo Spadoni e Federico Zurzolo;  vicedirettori di Rai Internazionale Anna Donato, Giancarlo Gioielli,  Alfonso Samengo e Gian Stefano Spoto; vicedirettore di Televideo Teresa  De Santis.<br />
  Il Consiglio ha proceduto anche alle nomine dei  vicedirettori di Innovazione Prodotto Roberta Enni, del Palinsesto Tv  Patrizia Cardelli, dei Canali di Pubblica Utilita&#8217; Amedeo Martorelli e  Michele La Pietra, di Rai International Giovanni Di Giuseppe.<br />
  Il  presidente Paolo Garimberti si &egrave; espresso a favore dei vicedirettori  del Tg3 e della nomina di Anna Donato, in quanto dirigente in attesa di  incarico, si &egrave; astenuto negli altri casi. </p>
<p align="justify"><strong>Informazioni utili: </strong></p>
<p align="justify"><strong><a href="http://www.agcom.it/Default.aspx?message=visualizzadocument&#038;DocID=3580">Elenco  &#8211; aggiornato al 10 dicembre 2009 &#8211; delle Emittenti autorizzate alla  diffusione di programmi televisivi via satellite ai sensi della  delibera n. 127/00/CONS</a></strong></p>
<p></span></p>
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		<title>Telecom Italia avvia la ‘mediamorfosi’: arriva Cubovision, dispositivo broadband per vedere digitale terrestre, web Tv e film on demand</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Dec 2009 15:08:20 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Telecom Italia lancia Cubovision, un unico dispositivo broadband multimediale che permette di vedere sul televisore di casa i canali televisivi del digitale terrestre e le principali web tv, richiedere film in pay-per-view e gestire contenuti personali come foto, video e musica. Con questo prodotto il tradizionale televisore di casa si trasforma in un centro multimediale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><strong>Telecom Italia</strong> lancia <strong>Cubovision</strong>,  un unico dispositivo broadband multimediale che permette di vedere sul  televisore di casa i canali televisivi del digitale terrestre e le  principali web tv, richiedere film in pay-per-view e gestire contenuti  personali come foto, video e musica. </p>
<p align="justify">Con questo prodotto il tradizionale televisore di casa si trasforma in un <strong>centro multimediale online</strong>, in grado di offrire una pluralit&agrave; di servizi e contenuti digitali utilizzando un solo telecomando. </p>
<p align="justify"><em>&ldquo;Cubovision</em> &#8211; ha spiegato l&#8217;amministratore delegato di Telecom Italia, <a href="http://www.key4biz.it/Who_is_who/2007/12/Bernabe_Franco.html">Franco Bernab&egrave;</a> &#8211; <em>rappresenta  una risposta innovativa ai bisogni di un consumatore broadband sempre  pi&ugrave; aggiornato. E&#8217; una nuova proposta per ora dedicata ai forti  utilizzatori di internet&rdquo;. </em></p>
<p align="justify"><em>&ldquo;Vogliamo coinvolgerli in una nuova esperienza</em> &#8211; ha continuato Bernab&egrave; &#8211; <em>un nuovo paradigma di fruizione dei contenuti informativi&rdquo;. </em></p>
<p align="justify">L&rsquo;Ad ha sottolineato poi che con il nuovo prodotto &ldquo;<em>e  dopo il lancio di La7.tv che permette di guardare le trasmissioni  dell&#8217;emittente dal proprio pc, prosegue cos&igrave; un percorso di ricerca di  Telecom Italia volto a individuare modalit&agrave; innovative di fruizione di  contenuti&#8217;. </em></p>
<p align="justify">Tramite  la fruizione di contenuti attraverso il nuovo dispositivo, poi, Telecom  Italia spera di creare un volano efficace per la diffusione di internet  in Italia. </p>
<p align="justify">Bernab&egrave; ha precisato che l&#8217;obbiettivo &egrave; di &ldquo;<em>espandere l&#8217;uso di internet a banda larga in Italia e portare gli utenti da 12 milioni a 20 milioni</em>&rdquo;. </p>
<p align="justify">Ha sottolineato che in Italia &ldquo;<em>ci  sono 8 milioni di linee abilitate a internet a banda larga che non sono  utilizzate. Ci siamo posti il problema di come ampliare la quota di  persone che utilizza il broadband&rdquo;. </em></p>
<p align="justify">L&#8217;Ad di Telecom Italia ha sottolineato che il gruppo intende &ldquo;<em>commercializzare  Cubovision nei nostri negozi, ma non intendiamo farlo a livello di  massa. Vogliamo un riscontro sul prodotto da parte degli utenti per  vedere ci&ograve; che funziona e ci&ograve; che non funziona&#8221;. </em></p>
<p align="justify">In ogni caso il nuovo prodotto, ha rimarcato, &ldquo;<em>ha potenzialit&agrave; enormi. Il nostro mercato specifico &egrave; di 6 mln di utenti&#8221;.</em> </p>
<p align="justify"><em>&nbsp;&ldquo;Il  prodotto che presentiamo &egrave; qualcosa di importante. Il 50% degli  italiani non usa il pc, ma tramite Cubovision noi vogliamo avviare  queste persone all&#8217;utilizzo del web&rdquo;,</em> ha commentato <a href="http://www.key4biz.it/Who_is_who/2008/03/Tomassini_Luca.html">Luca Tomassini</a>, Direttore Broadband Content del gruppo. </p>
<p align="justify">Il cambiamento, che a Telecom Italia chiamano &ldquo;<strong>mediamorfosi</strong>&rdquo; avviene tramite un approccio diverso alla tv, che non sar&agrave; pi&ugrave; di tipi passivo. </p>
<p align="justify"><em>&#8220;Attraverso  questo &#8216;multimedia gateway&#8217; sar&agrave; possibile combinare il mondo della  rete con quello della tv in un modo semplice per tutti, anche per la  casalinga di Voghera&#8221;,</em> ha scherzato Tomassini, spiegando che il nuovo prodotto integra quattro aree principali: &ldquo;<em>il digitale terrestre free, le web tv, i video on demand e l&#8217;area &#8216;my media&#8217; (</em>ovvero i contenuti digitali personali<em>)&rdquo;. </em></p>
<p align="justify"><em>&ldquo;I broadcaster come Mediaset non devono temere Cubovision</em>&rdquo;, ha chiarito Bernab&egrave;. </p>
<p align="justify">Aggiungendo &ldquo;<em>Non  credo che i broadcaster temano un oggetto di questo tipo, non credo ci  siano motivi di preoccupazione. Noi, ripeto, non vogliamo fare i  broadcaster ma abbiamo fatto un oggetto che pu&ograve; essere a loro  disposizione&#8221;. </em></p>
<p align="justify">&#8220;<em>Certo</em> &#8211; ha proseguito &#8211; <em>se sar&agrave; soddisfacente con questo oggetto noi in prospettiva andremo a sostituire tutti i decoder&#8221;. </em></p>
<p align="justify"><em>&#8220;Pensare che la tv resti quella che era nel passato &egrave; una illusione </em>- ha concluso &#8211; <em>io penso che nei prossimi anni l&#8217;evoluzione della tv e delle applicazioni video sar&agrave; molto intensa</em>&#8220;. Tornando a una possibile concorrenza coi broadcaster, alla domanda sul perch&eacute; <strong>Mediaset</strong> possa temere il nuovo dispositivo Telecom, Tomassini ha risposto: &#8220;<em>non  credo che i broadcaster temano un prodotto di questo tipo, certo &egrave; un  oggetto con cui prima o poi dovranno fare i conti ma nessuno teme  nessuno, probabilmente Mediaset &egrave; interessata perch&eacute; sta preparando uno  sbarco sul web&#8221;. </em></p>
<p align="justify">In  una seconda versione sar&agrave; offerta anche la possibilit&agrave; di vedere il  digitale pay tramite l&#8217;interfaccia Cam, ovvero con le smart card  prepagate degli operatori. Per quanto invece riguarda la parte dei  contenuti digitali personali, il device dispone di un hard disk da <strong>500 gigabyte</strong> in cui archiviare la propria musica, i film o anche le proprie foto per  poi rivederle in alta definizione sulla televisione. La sezione video  on-demand rappresenta un contenitore &#8220;<em>non molto pieno, perch&eacute; la nostra mission &egrave; fare gli operatori di telecomunicazione e non i broadcaster</em>&#8220;, che Telecom mette a disposizione dei content provider formando &#8220;<em>una sorta di marketplace video</em>&#8220;. </p>
<p align="justify">In  futuro nel Cubovision, che sar&agrave; disponibile in pochi esemplari a  partire da oggi ad un costo di 199 euro, sar&agrave; integrato anche un  appstore, un negozio di applicativi aperto agli sviluppatori, che gi&agrave;  nel 2010 potrebbe avere una platea da 300-400 mila utenti, visto che le  stime di produzione dell&#8217;azienda si aggirano attorno a questi numeri. </p>
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		<title>Mediaset: Prisa aperta a trattare. OK di Mediobanca sul dossier, ‘Ipotesi positiva per evidenti sinergie&#8217;. Investimento da 800 mln</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Dec 2009 14:55:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mediaset &#232; seriamente interessata a raddoppiare la propria presenza in Spagna. Ed &#232; pronta ad affiancare alla controllata Telecinco (50,1%), le partecipazioni in Cuatro e Digital Plus, ovvero il quarto canale tv analogico iberico e il progetto del digitale terrestre, entrambi di propriet&#224; di Prisa. Alle indiscrezioni trapelate sui giornali spagnoli, in particolare il quotidiano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span id="testoNotizia"><strong>Mediaset</strong> &egrave; seriamente interessata a raddoppiare la propria presenza in Spagna. Ed &egrave; pronta ad affiancare alla controllata <strong>Telecinco</strong> (50,1%), le partecipazioni in <strong>Cuatro</strong> e <strong>Digital Plus</strong>, ovvero il quarto canale tv analogico iberico e il progetto del <strong>digitale terrestre</strong>, entrambi di propriet&agrave; di <strong>Prisa</strong>. </span></p>
<p align="justify"><span id="testoNotizia">Alle  indiscrezioni trapelate sui giornali spagnoli, in particolare il  quotidiano Abc nel fine settimana, si aggiungono i rumor raccolti ieri  da <em>MF-Milano Finanza</em> relativi al fatto che il gruppo della famiglia Berlusconi avrebbe sondato la disponibilit&agrave; di <strong>Mediobanca</strong> per approfondire i due dossier. </span></p>
<p align="justify"><span id="testoNotizia">In particolare, l&#8217;uomo che potrebbe occuparsi del dossier <strong>Prisa</strong> (Cuatro e Digital Plus) dovrebbe essere <strong>Borja Prado Eulate</strong>, responsabile della sede di Madrid di Mediobanca nonch&eacute; consigliere indipendente di Telecinco. </span></p>
<p align="justify"><span id="testoNotizia">L&#8217;operazione,  cos&igrave; come &egrave; stata descritta dai giornali spagnoli, prevederebbe  l&#8217;acquisizione da parte di Telecinco dell&#8217;80% del canale analogico  Cuatro (il restante 20% resterebbe a Prisa) e del 20% di Digital Plus,  gi&agrave; partecipato al 21% dal colosso spagnolo delle tlc <strong>Telefonica</strong>. L&#8217;azienda guidata dal consigliere delegato <strong>Paolo Vasile</strong> dovrebbe mettere sul piatto 800-850 milioni euro: 400-450 milioni per  il canale analogico e altri 400 milioni per la quota nel progetto  digitale.&nbsp; </span></p>
<p align="justify"><span id="testoNotizia"><em>&ldquo;Alla luce dei recenti cambiamenti nel settore, Prisa &egrave; aperta ad analizzare tutte le offerte nel settore audiovisivo&rdquo;</em>, ha riferito stamani un portavoce di Prisa. </span></p>
<p align="justify"><span id="testoNotizia">La societ&agrave; non ha invece commentato le indiscrezioni stampa sulla cessione dei propri asset a Telecinco. </span></p>
<p align="justify"><span id="testoNotizia">Non  &egrave; stato possibile finora avere un commento da Mediaset. Nel weekend,  secondo la stampa, fonti vicine all&rsquo;azienda avevano riferito di  colloqui in corso ma non trattative con Prisa. </span></p>
<p align="justify"><span id="testoNotizia">Qualche  tempo fa, sempre secondo alcuni rumor, le trattative gi&agrave; avviate da  Mediaset s&rsquo;erano interrotte anche a causa del rifiuto di Prisa a cedere  all&rsquo;azienda italiana la gestione della pubblicit&agrave; e dei contenuti.<a name="topPage"> Dall&rsquo;amministratore delegato di Prisa, <strong>Juan Cebrian</strong>, era arrivata la conferma di contatti solo informali sulla vicenda, mentre anche il presidente di Mediaset </a><a href="http://www.key4biz.it/Who_is_who/2006/04/Confalonieri_Fedele.html">Fedele Confalonieri</a> aveva fatto un&#8217;apertura generica sulla trattativa (&ldquo;Vedremo, si parla con tutti&rdquo;). </span></p>
<p align="justify"><span id="testoNotizia">Mediobanca per&ograve; ha preso sul serio l&rsquo;indiscrezione e in uno studio emesso ieri ha dichiarato: &ldquo;<em>Dato  che le voci di un&rsquo;operazione in Spagna si stanno facendo pi&ugrave; rilevanti,  pensiamo che un accordo di M&amp;A non possa essere escluso</em>&rdquo;. </span></p>
<p align="justify"><span id="testoNotizia">Mediobanca &egrave; &ldquo;<em>estremamente positiva</em>&rdquo; sull&rsquo;ipotesi di acquisizione di Cuatro per le &ldquo;<em>evidenti sinergie sui costi</em>&rdquo;  e per i maggiori benefici che verrebbero dalla legge voluta dal governo  Zapatero che bandisce la pubblicit&agrave; dai canali pubblici. </span></p>
<p align="justify"><span id="testoNotizia"><em>&ldquo;L&rsquo;acquisto di una quota del 20% ci sembra meno attraente anche</em> se &#8211; ha sottolineato la nota &#8211; <em>potrebbe avvenire a multipli convenienti</em>&rdquo;. </span></p>
<p align="justify"><span id="testoNotizia">Mediobanca,  che su Mediaset ha confermato il giudizio outperform con prezzo  obiettivo a 6,3 euro, calcola un fair value per Cuatro di 400-450  milioni di euro e valuta Digital Plus (di cui Telefonica ha  recentemente acquistato il 21%) intorno a 2,3 miliardi. Lo studio stima  quindi un eventuale investimento complessivo per il gruppo italiano  intorno agli 800 milioni. </span></p>
<p align="justify"><span id="testoNotizia"><em>&ldquo;Questa cifra potrebbe essere facilmente sostenuta</em> &#8211; ha spiegato ancora nella sua nota Mediobanca ricordando recenti dichiarazioni del cfo di  Mediaset <strong>Marco</strong> <strong> Giordani</strong> &#8211; <em>senza necessit&agrave; di eventuali aumenti di capitale</em>&rdquo;.  Non c&rsquo;&egrave; dubbio che l&rsquo;acuirsi della crisi economica in Spagna e quindi  la frenata della raccolta pubblicitaria televisiva hanno aperto la  breccia ai media italiani. </span></p>
<p align="justify"><span id="testoNotizia">Oltre a Mediaset il gruppo <strong>De Agostini</strong>, che potrebbe comprare quote nella tv spagnola Sexta che fa capo al miliardario messicano <strong>Carlos Slim</strong>. De Agostini &egrave; gi&agrave; presente in Spagna: grazie alla joint-venture con l&#8217;editore <strong>Planeta</strong> &egrave; azionista dell&#8217;emittente <strong>Antena  3, a  cui fa capo anche la radio nazionale Onda Cero Radio</strong>. </span></p>
<p align="justify"><span id="testoNotizia">Gli  osservatori speculano da tempo sull&rsquo;intenzione di Prisa, il cui  indebitamento ammonta a circa 5 miliardi di euro, di vendere Digital  Plus e Cuatro. </span></p>
<p align="justify"><span id="testoNotizia">Operazione  che gli consentirebbe di vendere asset non core per migliorare la sua  situazione finanziaria in un momento in cui il settore dei media sta  affrontando sfide senza precedenti. </span></p>
<p align="justify"><span id="testoNotizia">Prisa, oltre a essere l&rsquo;editore del primo quotidiano spagnolo <em>El Pais</em>,  ha un impero che dalla Spagna si estende al Portogallo, all&rsquo;America  Latina, agli Stati Uniti. La societ&agrave; detiene anche una partecipazione  del 15% nel giornale francese <em>Le Monde</em>. </span></p>
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