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	<title>Tv Digitali.eu &#187; LCN</title>
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		<title>Digitale Terrestre: l&#8217;Agcom difende la sua linea ma non si placano le polemiche sulla nuova numerazione dei canali</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Jul 2010 10:09:30 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>E’ diventata definitiva la decisione dall’Agcom assunta nella riunione dell’8 luglio sul piano di numerazione automatica dei canali (LCN) della Tv digitale formalizzata nella giornata di ieri. Ma ad un provvedimento tanto importante quanto atteso, e in un certo senso  anche scongiurato, non poche sono state le reazioni. In primis quelle dei dirigenti delle emittenti locali che criticano fortemente quello che a più voci è stato definito un “sopruso” oltre che vero e proprio “un grave segno di arroganza”.</p>
<p>E mentre da una parte si registra la soddisfazione dei soci di Dgtvi, l&#8217;associazione che riunisce Rai, Mediaset, TI Media, Frt (Federazione Radio Tv), D-Free e Aeranti-Corallo, e che già ha avuto modo di confrontarsi con l’Autorità garante delle comunicazioni per l’individuazione dei blocchi destinati a canali nazionali e locali, dall’altra non possono non tenersi in considerazione le infuocate critiche delle piccole emittenti.<br />
Per di più, che si sono anche sentite ‘accusate’ di “scarsa qualità dei programmi offerti”.</p>
<p>“Quello che sta succedendo – ha commentato all’indomani della decisione dell’Agcom di escludere le emittenti locali dai primi canali del digitale terrestre il presidente della Regione Sardegna, Ugo Cappellacci – è un sopruso intollerabile. Un grave segno di arroganza compiuto in spregio alla legge e alle richieste delle Regioni italiane. Valuteremo le iniziative per difendere la libera emittenza locale, che porta nelle nostre case l&#8217;informazione regionale, la cultura e le tradizioni della nostra Isola”.</p>
<p>Di “un altro pezzo di bavaglio al pluralismo del sistema informativo”, ossia “di un altro regalo agli interessi privati oltre che un ulteriore colpo inferto alle economie locali”, parla il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola che ringraziando ironicamente l’Agcom per “il regalo riservato alle piccole economie di settore”, ha annunciato opposizione in tutte le sedi preposte.</p>
<p>Di “insolazione del caldo estivo” parla invece Davide Caparini. Il segretario di presidenza in Commissione Vigilanza Rai, in un comunicato stampa diramato nelle ultime ore, spiega così il via libera definitivo da parte dell&#8217;Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni al piano di numerazione automatica dei canali (Lcn) sul nuovo telecomando digitale.</p>
<p>E ancora, sconcerto manifesta l’associazione di emittenti locali Alpi. “L&#8217;Autorità – ha dichiarato il presidente dell&#8217;Alpi Luca Montrone &#8211; ha di fatto confermato l&#8217;orientamento già manifestato di penalizzare le emittenti locali arrivando ad ignorare le indicazioni del Parlamento, che attraverso la Commissione Trasporti e Comunicazioni, all&#8217;unanimità e alla presenza del vice ministro Paolo Romani (che ha dato il suo assenso) ha chiesto al governo di vigilare affinché fossero rispettate le indicazioni del decreto legislativo 44/2010 che in nessuna sua parte ipotizza l’emarginazione delle tv locali”.<br />
“L’autorità inoltre &#8211; ha continuato Montrone &#8211; fa riferimento a un sondaggio attraverso il quale avrebbe verificato abitudini e preferenze del pubblico (oltre il 70% degli utenti ha un decoder o un televisore integrato e ha ordinato i programmi secondo le proprie preferenze). Si tratta di un sondaggio fuorviante perché è stato effettuato nelle Regioni in cui già c’è stato il passaggio al digitale mentre bisognava verificare le abitudini e le preferenze del pubblico nelle regioni ancora in analogico: non ha senso fotografare una situazione già compromessa che le emittenti hanno chiesto di sanare, e farne derivare una decisione&#8221;. &#8220;Un altro aspetto fuorviante citato dall&#8217;Autorità &#8211; sottolinea ancora Montrone &#8211; è il riferimento al parere favorevole ricevuto da presunte principali associazioni delle emittenti: la nostra, l&#8217;Associazione Alpi, la seconda per importanza in relazioni agli ascolti delle emittenti associate, ha chiaramente contestato in tutte le audizioni dinanzi all&#8217;Autorità e con una diffida legale l&#8217;ipotesi che fossero escluse le tv locali dai tasti da uno a nove. Della nostra posizione non si fa alcun cenno mentre l&#8217;Autorità evidentemente ha voluto dar ragione solo a quelle associazioni allineate sulle sue posizioni”.<br />
“E’ evidente &#8211; ha poi concluso il presidente dell’Alpi &#8211; che così come la normativa di sistema vigente prevede che un terzo dei canali sia riservato alle tv locali, la stessa quantità debba essere riservata sia sul telecomando, nei tasti da uno a nove, sia nell&#8217;assegnazione delle frequenze di qualità. L&#8217;Autorità invece con la sua decisione non fa altro che favorire la sopravvivenza sul digitale del duopolio esistente sull&#8217;analogico, favorendo altri grossi gruppi che si apprestano a monopolizzare porzioni di etere escludendo di fatto dal mercato l&#8217;emittenza locale”.</p>
<p>Di contro, le soddisfazione di Dgtvi che attraverso il suo presidente Andrea Ambrogetti afferma che &#8220;si tratta di un passo molto importante che porta ordine e razionalità nell&#8217;offerta del digitale terrestre&#8221; e che la &#8220;decisione presa ha messo in prima fila le abitudini e le preferenze degli utenti su tutto il territorio nazionale, e conferisce il giusto riconoscimento alle emittenti locali oltre a valorizzare adeguatamente le nuove offerte digitali nazionali&#8221;, e le giustificazioni dell’Authority che ribadendo la gerarchia analogica dei canali televisivi sulla piattaforma digitale, con i ‘generalisti nazionali’ che dovranno essere programmati di default su tutti gli apparecchi dal numero uno al nove del primo arco di numerazione, i locali dal 10 al 19, e gli altri suddivisi per categorie nelle successive posizioni, riafferma che il piano varato rispecchia appieno quanto deciso dal ‘Testo unico sui servizi di media audiovisivi e radiofonici’ (Dlgs 44/2010) e quindi, la “garanzia alla semplicità d’uso del sistema di ordinamento automatico dei canali, che rispetti le abitudini e preferenze degli utenti, con particolare riferimento ai canali generalisti nazionali e alle emittenti locali”.</p>
<p>In un comunicato, l&#8217;Agcom sottolinea altresì la libertà dell&#8217;utente a riorganizzare i canali secondo le proprie preferenze, il sistema di programmazione automatico di decoder e televisori integrati dovrà però rispettare la gerarchia della piattaforma analogica per quanto riguarda le prime 20 posizioni. Per quanto riguarda le numerazioni decise per gli altri canali, dal 20 al 70 del primo arco di numerazione saranno inseriti gli altri canali digitali terrestri a diffusione nazionale in chiaro, suddivisi per genere (semigeneralisti, bambini e ragazzi, informazione, cultura, sport, musica, televendite), mentre i canali a pagamento saranno programmati tra il quarto e il quinto arco di numerazione (tra il 401 e il 599). “Il piano – si legge ancora nel comunicato Agcom – prevede poi di lasciare i canali 0, 100, 200, 300, 400, 500, 600, 700, 800, 900 ai servizi di interesse generale, come le guide ai programmi”</p>
<p>l&#8217;Aeranti-Corallo, associazione di categoria delle imprese radiotelevisive locali che rappresenta, tra l’altro 320 tv locali, attraverso il suo coordinatore Marco Rossignoli ha dichiarato: “L’approvazione del regolamento porta finalmente ordine nell’offerta del digitale terrestre. E’ ora indispensabile – ha aggiunto Rossignoli – che il Ministero dello Sviluppo economico proceda con estrema rapidità all’assegnazione delle numerazioni nelle sei aree già digitalizzate (Lazio, Campania, Piemonte occidentale, Trentino Alto Adige, Valle d’Aosta e Sardegna). Infatti – ha proseguito Rossignoli &#8211; la mancanza della regolamentazione ha causato in tali aree gravi disagi sia alle emittenti che all’utenza. Il disorientamento nella individuazione dei programmi generato dall’assenza della numerazione ha causato anche una contrazione degli investimenti pubblicitari, con gravi ripercussioni sui bilanci delle emittenti locali e con forte rischio per l’occupazione nel settore. E&#8217; inoltre fondamentale – ha concluso – che fin dal momento dell’entrata in vigore del regolamento cessino le duplicazioni delle numerazioni, i cosiddetti &#8216;cloni&#8217;, cioè le utilizzazioni di più numeri per identificare uno stesso programma. Tale duplicazione, infatti, ha contribuito in modo significativo alla caoticità dell’offerta digitale in assenza di regolamentazione in materia&#8221;</p>
<p>Sempre in riferimento alla recente approvazione da parte della Autorità per le garanzie nelle comunicazioni del regolamento per la numerazione dei canali della televisione digitale terrestre, la Dgtvi ha invece, rimarcando che &#8220;lo schema approvato accoglie nella sostanza la proposta formulata nei mesi scorsi con l&#8217;unanimità di tutti i soci&#8221; e con questo, auspica la fine dei &#8220;fenomeni fastidiosi quali quelli della duplicazione dei canali con numerazioni multiple&#8221;.</p>
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		<title>Digitale terrestre: l’Agcom vara nuovo ordinamento dei canali, ma i malumori crescono e in molti annunciano ricorsi al Tar</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Jul 2010 10:11:19 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[A meno di ventiquattro ore dall’approvazione della risoluzione bipartisan unitaria approvata dalla Commissione Trasporti alla camera per tutelare il posizionamento delle tv regionali nella sintonia automatica del telecomando, arriva anche l’attesa decisione dell’Autorità garante delle comunicazioni che ha finalmente deliberato sul nuovo ordinamento nazionale dei canali (Lcn) dopo il passaggio dalla tv analogica a quella [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A meno di ventiquattro ore dall’approvazione della risoluzione bipartisan unitaria approvata dalla Commissione Trasporti alla camera per tutelare il posizionamento delle tv regionali nella sintonia automatica del telecomando, arriva anche l’attesa decisione dell’Autorità garante delle comunicazioni che ha finalmente deliberato sul nuovo ordinamento nazionale dei canali (Lcn) dopo il passaggio dalla tv analogica a quella digitale.</p>
<p>Nell&#8217;ultima seduta, il Consiglio dell’Authority presieduto da Corrado Calabrò ha formalizzato la decisione già assunta nella riunione dell’8 luglio sul piano di numerazione automatica dei canali (LCN) della televisione digitale terrestre.</p>
<p>Il piano, che ha valenza su tutto il territorio nazionale, e comporta l’individuazione di un range di numerazione per categoria di programmi (canali generalisti nazionali, canali locali, canali a diffusione nazionale suddivisi per generi di programmazione) ha assegnato ai canali generalisti nazionali: i numeri da 1 a 9 e a partire dal numero 20 del primo arco di numerazione; alle emittenti locali: i numeri da 10 a 19 e da 71 alla fine del primo arco di numerazione; alle emittenti locali sono stati inoltre assegnati: i medesimi blocchi attribuiti con riferimento al primo arco di numerazione anche per il secondo e terzo arco di numerazione, nonché tutto il settimo arco di numerazione (700-800); ai canali digitali terrestri a diffusione nazionale in chiaro sono attribuiti i numeri fino a 70 del primo arco di numerazione, suddivisi nei seguenti generi di programmazione: semigeneralisti, bambini e ragazzi, informazione, cultura, sport, musica, televendite; ai servizi di media audiovisivi a pagamento sono riservati il quarto e quinto arco di numerazione.</p>
<p>&#8220;Nel definire il piano di numerazione automatica &#8211; si legge in una nota diramata dall’Agcom &#8211; l&#8217;Autorità garante si è attenuta doverosamente ai criteri stabiliti dalla legge (Testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici, Dlgs 44/2010) che prevedono la garanzia della semplicità d’uso del sistema di ordinamento automatico dei canali; il rispetto delle abitudini e preferenze degli utenti, con particolare riferimento ai canali generalisti nazionali e alle emittenti locali; la suddivisione delle numerazioni dei canali a diffusione nazionale sulla base del criterio della programmazione prevalente, in relazione ai seguenti generi di programmazione: semigeneralisti, bambini e ragazzi, informazione, cultura, sport, musica, televendite e l&#8217;individuazione di numerazioni specifiche per i servizi di media audiovisivi a pagamento&#8221;.</p>
<p>Una decisione il cui esito era nell&#8217;aria, e che ha aumentato i malumori degli addetti ai lavori. Peraltro, nel corso dell&#8217;approvazione, non ha neppure ottenuto l’auspicato consenso unanime. A votare contro, il commissario dell’Authority Enzo Savarese mentre ad astenersi dalle operazione di voto, il collega Gianluigi Magri.<br />
Né tantomeno, l’Autorità, più volte criticata negli ultimi mesi circa “l’iniquità proposta di riordino dei canali” ha tenuto in considerazione le precedenti risoluzioni proposte sul caso e approvate all’unanimità. A partire da quella risalente allo scorso 22 aprile che ha incontrato il parere favorevole della Commissione Informazione.<br />
Ne consegue, la grande delusione degli addetti ai lavori che reclamano diritti e annunciano opposizione ed eventualmente, anche ricorsi al Tar. Ad affermarlo, il presidente della Commissione informazione del Consiglio regionale della Sardegna Silvestro Ladu (pdl) che ritiene la decisione dell’Agcom uno “sgarbo istituzionale”. “Esprimo profonda indignazione per una decisione che sembra calata dall&#8217;alto e che non tiene conto delle effettive esigenze del territorio – ha detto Ladu &#8211; le nostre realtà locali hanno il diritto di essere salvaguardate e tutelate nei confronti dei gruppi editoriali più forti, in un&#8217;ottica di pluralismo e di salvaguardia occupazionale”.</p>
<p>Non meno preoccupato, l&#8217;Ordine dei giornalisti del Veneto che nella mattinata ha scritto al Viceministro con delega alle Comunicazioni Paolo Romani e al presidente dell&#8217;Autorità per le garanzie nelle comunicazioni Corrado Calabrò, esprimendo preoccupazione di fronte al Piano nazionale di assegnazione delle frequenze (Pnaf) per il digitale terrestre già approvato il 3 giugno scorso.<br />
“Il piano così pensato – si legge in una nota stampa &#8211; privilegia l&#8217;emittenza nazionale a scapito delle televisioni locali risultando essere, pertanto, in netto contrasto con quanto previsto dalla legge 249/97, (Istituzione dell&#8217;Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni e norme sui sistemi delle telecomunicazioni e radiotelevisivo) né garantisce all&#8217;emittenza locale la quota prevista delle frequenze, pari ad un terzo di quelle disponibili”.</p>
<p>“Il piano di assegnazione, così come ipotizzato dall&#8217;Agcom – continua la nota &#8211; mette gravemente a rischio innanzitutto il pluralismo dell&#8217;informazione nel Veneto e il diritto dei cittadini della regione ad essere informati in maniera completa, nonché la sopravvivenza di numerose aziende editoriali, e con esse, il futuro di centinaia di posti di lavoro e un patrimonio di professionalità giornalistica che garantisce quotidianamente un&#8217;informazione di qualità al servizio dei cittadini, così come dimostrano gli alti ascolti registrati dall&#8217;emittenza locale. Per tale ragione, l&#8217;Ordine dei giornalisti del Veneto ha sollecitato una revisione del Pnaf che, nel rispetto della legge, tenga conto delle esigenze della realtà televisiva locale del Veneto, alla quale devono essere garantite le necessarie frequenze per poter proseguire l&#8217;attività, in particolare sul fronte dell&#8217;informazione. Della questione è stato investito anche l&#8217;Ordine nazionale dei giornalisti affinché possa assumere tutte le iniziative del caso”.</p>
<p>Iniziative, che come dicevamo, possono anche sfociare il ricorsi ai tribunali amministrativi regionali. Sarebbe questo, infatti, l’orientamento dei principali editori televisivi del Veneto che continuano a protestare contro il Piano di assegnazione delle frequenze sostenendo che “così come strutturato, viola gravemente diritti delle tv locali, soprattutto per le emittenti locali della fascia Adriatica e del Nord est”. Su queste basi e al fine di ottenere l&#8217;annullamento del Pnaf, “non è escluso il coinvolgimento del Tar”.</p>
<p>Intanto, sempre per fare maggiore chiarezza sulla vicenda ed in modo particolare sull&#8217;assegnazione delle frequenze del digitale terrestre alle emittenti locali del Nordest che in queste ultime settimane si sono mobilitate per trovare una soluzione alla decisione dell&#8217;Agcom di assegnare frequenze residuali alle tv dell&#8217;area, attingendo in caso alle frequenze di Slovenia e Croazia in vista del passaggio dal segnale analogico a quello digitale in programma a partire dal 20 di ottobre prossimo, il ministro degli Esteri Franco Frattini, dovrebbe incontrarsi, nelle prossime ore, il viceministro Paolo Romani. Ad annunciarlo, lo stesso titolare della Farnesina. “Parlerò con il viceministro, responsabile in questa materia, per essere meglio informato della voce degli uni e degli altri, e in questo caso &#8211; ha detto concluso &#8211; anche del governo”.</p>
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		<title>Digitale terrestre: slitta alla prossima settimana decisione Agcom su Piano frequenze</title>
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		<pubDate>Wed, 26 May 2010 15:54:18 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Slitta alla prossima settimana, secondo quanto si apprende, la decisione dell&#8217;Autorità per le Garanzie delle Comunicazioni sul piano nazionale per l&#8217;assegnazione delle frequenze per la Tv digitale. Per disciplinare al meglio la transizione nazionale dalla tv analogica a quella digitale, l&#8217;Autorità, presieduta da Corrado Calabrò, deve mettere ordine nell&#8217;assegnazione delle frequenze, per definire quante di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"> Slitta alla prossima settimana, secondo quanto si   apprende, la decisione dell&#8217;<strong>Autorità  per le Garanzie delle   Comunicazioni </strong>sul<strong> piano nazionale</strong> per  l&#8217;assegnazione delle <strong>frequenze</strong> per la <strong>Tv digitale</strong>. Per  disciplinare al meglio la transizione   nazionale dalla tv analogica a quella  digitale, l&#8217;Autorità, presieduta   da <strong>Corrado Calabrò</strong>, deve mettere ordine  nell&#8217;<strong>assegnazione   delle frequenze</strong>, per definire quante di esse sono  riservate alle Tv   nazionali, quante alle Tv locali e quante saranno oggetto  della gara   del Ministero dello Sviluppo Economico.</p>
<p align="justify"> Già nella   precedente riunione era stata effettuata un’informativa sul piano    nazionale. Le emittenti locali chiedono con forza una decisione che   salvaguardi  la sopravvivenza di molte realtà locali.</p>
<p align="justify"> <em>“Non è possibile accettare un   passaggio al digitale che determini la chiusura  di moltissime imprese   operanti da oltre 35 anni, con evidenti ripercussioni per  il pluralismo   del settore, per l&#8217;informazione e per l&#8217;occupazione lavorativa”,</em> ha commentato <strong>Marco Rossignoli</strong>, coordinatore <strong>Aeranti-Corallo</strong> e  presidente <strong>Aeranti</strong>.</p>
<p align="justify"> L&#8217;Aeranti-Corallo, ha riferito Rossignoli, ha proposto che l&#8217;Agcom   preveda dieci  numerazioni per le tv locali subito dopo quelle delle   reti nazionali analogiche;  che vengano complessivamente previste 50   numerazioni per le locali tra le prime  100; che venga adottata analoga   impostazione anche per gli archi 101-200 e  201-300; e che l&#8217;intero   settimo arco di numerazione (601-700) venga assegnato  alle ulteriori   offerte delle emittenti locali. </p>
<p align="justify">La  Commissione europea nel suo Rapporto ha intanto   ricordato che l’Agcom ha  lanciato nell&#8217;agosto 2009 una <strong>consultazione   pubblica</strong> sulla selezione  delle procedure per l&#8217;assegnazione delle <strong>cinque   multiplex digitali</strong>. La  bozza delle regole di selezione, ha   aggiunto la Commissione, stabilisce la  proibizione per cinque anni di   scambiare le frequenze in seguito al passaggio  alla tv digitale   terrestre. </p>
<p align="justify"> <em>&#8220;Mentre questa condizione è   volta a evitare partecipanti per procura nella  procedura di selezione,   alcuni operatori tv considerano che il periodo dei  cinque anni sia   sproporzionatamente lungo&#8221;.</em> </p>
<p align="justify"> Nel rapporto non vengono citati i nomi delle società   coinvolte nell&#8217;operazione  e, in ogni caso, il suo scopo non è   intervenire sulla questione aperta con  l&#8217;Italia sul caso <strong>Sky Italia</strong>. </p>
<p align="justify">La  pay Tv ha chiesto alla Commissione di accedere   prima del 31 dicembre 2011 al  digitale terrestre per poter partecipare   alla gara per i multiplex con i nuovi  canali per il digitale terrestre,   gara dalla quale il gruppo tv resterebbe  automaticamente escluso sulla   base degli accordi raggiunti con Bruxelles nel  2003 che impediscono   all&#8217;operatore di entrare nel mercato della televisione  digitale   terrestre prima del 2013. </p>
<p align="justify">Si  tratta di un&#8217;ipotesi   contrastata dal governo italiano e da <strong>Mediaset</strong>. Una  decisione   dell&#8217;Antitrust europeo è attesa a breve.</p>
<p align="justify"> Bruxelles   ha già dato segnali di voler rispondere positivamente alla richiesta  di   Sky Italia a condizione che il gruppo acquisisca frequenze solo per    trasmettere in chiaro e non per la pay-tv, settore nel quale ha una   posizione  dominante.</p>
<p align="justify">Il  viceministro   alle Comunicazioni, <strong>Paolo Romani</strong>, ha commentato come ormai  la   rivoluzione digitale sia una  realtà e con lo switch-off della Lombardia    siamo a un punto di non ritorno. </p>
<p align="justify"> <em>“Quanto al   piano delle frequenze, però, l&#8217;Autorità deve realizzare un piano    complessivo di inserimento e a questo ci si deve attenere, non si può   procedere  a tentoni, ne ignorare 30 anni di storia di emittenti locali   italiane”. </em></p>
<p align="justify"> Sull&#8217;ordinamento del telecomando   digitale, ha proseguito Romani, <em>“il piano di  autoregolamentazione   non ha funzionato come speravamo. Io sono contrario che ci  siano, come   sento dire, solo tre o quattro tv locali tra il primo e il secondo    blocco nazionale. Non è un problema se le troviamo a cominciare   dall&#8217;otto o dal  dieci, ma devono essere mantenute le dieci che erano   previste. Non sono  d&#8217;accordo neanche che per lungo tempo le risorse   delle frequenze restino  utilizzate solo al 40%. Perché non costituire   delle cooperative di più locali  per utilizzare uno stesso multiplex.   Anche in questo caso l&#8217;Autorità ci deve  dare un criterio con cui   assegnare i canali”</em>. </p>
<p align="justify"> Romani ha inoltre ricordato   che il ministero si è mosso per tutelare l&#8217;emittenza  locale sia sul   piano frequenze, che sulla numerazione dei canali sul telecomando  e sui   finanziamenti.</p>
<p align="justify"> <em>“Credo che il   piano di assegnazione delle frequenze finirà meglio di quello  che si   pensa oggi</em>”, ha risposto <strong>Nicola D&#8217;Angelo</strong>, commissario   dell&#8217;Agcom. </p>
<p align="justify"> Aggiungendo che la legge impone un   terzo delle risorse alle emittenti locali e  l&#8217;esperimento nella sei   aree già digitalizzate è stato positivo. </p>
<p align="justify"> <em>“E&#8217;   giusto riconoscere le risorse di frequenza alle tv locali, ma anche che    queste non vadano sprecate. Anche per questo motivo, penso sia una   buona  soluzione l&#8217;idea di una forma di consorzio su uno stesso   multiplex. In Italia il  problema delle frequenze non sono le locali, ma   come e&#8217; avvenuta la loro  occupazione da parte di alcuni soggetti   nazionali&#8217;.</em></p>
<p align="justify"> Per quanto riguarda l&#8217;ordine dei   tasti del <strong>telecomando digitale</strong>, “<em>c’è  stata un&#8217;insurrezione   politica. Finora già quattro presidenti di regioni sono  venuti a dirci   che così come era pensata non andava bene, ora viene realizzato  questo   sondaggio sulla penetrazione sul territorio. Ma io mi chiedo: se il    problema e&#8217; verificare territorialmente le preferenze, perché fino al   tasto  sette deve essere appannaggio di alcuni soggetti e dall&#8217;otto e   nove di altri? Le  tv locali offrono al cittadino informazione e   intrattenimento gratuitamente. Per  continuare a farlo non si deve però   pensare solo ai sostentamenti pubblici, ma  anche ad un nuovo mercato   della pubblicità”. </em></p>
<p align="justify"> <strong>Andrea   Ambrogetti</strong>, presidente di DGTVi, ha sottolineato che “<em>Cinque    anni fa il digitale era ancora un sogno. In un anno il 30% della   popolazione e  220 emittenti hanno partecipato al processo di   transizione. Nessuno ha spento e  tutti hanno potuto proseguire nella   loro attività. Così deve essere anche per il  futuro”.</em> </p>
<p align="justify"> <em>“Il nuovo piano dell&#8217;Agcom deve rispettare e partire   dall&#8217;esistente,  mettendoci nelle condizioni di assegnare le risorse   delle frequenze a tutte le  emittenti con regole certe. Non si può   arrivare al 5 o 6 settembre. Elementi di  certezza servono anche per la   LCN (numerazione automatica dei canali), nodo che  deve essere sciolto   subito. Senza LCN, infatti, non si può procedere ai prossimi    switch-over. Rai, generaliste nazionali e pay tv hanno firmato perché   alle  locali venissero assegnate dieci posizioni e che queste fossero   dieci posizioni  importanti&#8217;.</em></p>
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		<title>Piano frequenze: va in onda la protesta delle televisioni locali contro il nuovo piano Agcom. Parte intanto il RadioTv Forum</title>
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		<pubDate>Tue, 25 May 2010 15:52:18 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Si è aperta ufficialmente oggi la quinta edizione del RadioTV Forum di Aeranti-Corallo. L’evento, ospitato presso il Centro congressi dell’Hotel Melià Roma Aurelia Antica, ha visto la presenza di numerosi editori televisivi locali e giornalisti.   Ad anticipare l’inizio dei lavori, una conferenza stampa convocata congiuntamente da Aeranti-Corallo e Associazione Tv Locali Frt per illustrare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> Si è aperta ufficialmente oggi la   quinta  edizione del <strong>RadioTV Forum</strong> di <strong>Aeranti-Corallo</strong>.   L’evento, ospitato  presso il Centro congressi dell’Hotel Melià Roma   Aurelia Antica, ha visto la  presenza di numerosi editori televisivi   locali e giornalisti.  </p>
<p> Ad anticipare l’inizio dei   lavori, una  conferenza stampa convocata congiuntamente da   Aeranti-Corallo e Associazione <strong> Tv Locali Frt</strong> per illustrare le   ragioni per le quali le imprese televisive  locali sono assolutamente   contrarie alla nuova ipotesi di pianificazione delle  frequenze per la   radiodiffusione televisiva in tecnica digitale terrestre  presentata   dalla Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, nell’ambito del    procedimento di completamento della revisione del piano in questione. </p>
<p> Temi caldi, dunque, e tante   personalità pronte a  discuterne. Tra questi, anche il viceministro allo   Sviluppo economico con delega  alle comunicazioni, <strong>Paolo Romani</strong>,   al quale è spettato il compito, tra  l’altro, di aprire ufficialmente   la manifestazione con il consueto taglio del  nastro.  Accanto a lui, <strong>Marco   Rossignoli</strong>,  coordinatore Aeranti-Corallo che, focalizzando   l’attenzione sulle problematiche  di attualità delle emittenti   radiofoniche e televisive locali e satellitari, ha  evidenziato come   questa quinta edizione della manifestazione si stia svolgendo  in un   momento decisivo per il futuro del settore. </p>
<p> “<em>Con lo <strong>switch off</strong> della Regione  Sardegna e l’avvio   della transizione nella Valle D’Aosta, Piemonte Occidentale e  Trentino   Alto Adige</em> – ha detto <em>- la televisione digitale terrestre è    diventata un fatto concreto. Anche in ambito radiofonico &#8211; ha aggiunto &#8211;   la  recente approvazione da parte dell’Agcom del nuovo regolamento per   la radiofonia  digitale ha aperto la strada per l’avvio delle   trasmissioni <strong>Dab+ </strong>e<strong> Dmb</strong> in Italia</em>”.  Rossignoli ha   già chiesto all’Autorità  garante, di “<em>abbandonare tali ipotesi di   piano, procedendo invece secondo lo  stesso iter adottato nelle sei aree   già interamente digitalizzate</em>”. E ciò,  perché consentirebbe   l’assegnazione delle frequenze con qualche mese di anticipo  rispetto   allo switch off calendarizzato a partire dal prossimo 15 settembre.</p>
<p> Sempre il coordinatore   Aeranti-Corallo, ha  sottolineato come il passaggio al digitale   terrestre sia creando forti  preoccupazioni al comparto televisivo   locale in quanto ridurrebbe enormemente le  risorse radioelettriche   previste, con gravi ripercussioni anche nelle sei aree  già   digitalizzate. Tale schema, sempre secondo il suo pensiero, “<em>violerebbe    il principio della pianificazione per reti in <strong>modalità SFN</strong></em> (che  finora ha permesso un numero molto elevato di reti in ogni area   tecnica  digitalizzata), <em>prevedendo la possibilità di realizzare   alcune reti nazionali  in <strong>modalità K-SFN</strong></em> (con l’uso di 2 o 3   frequenze<em>), riducendo così  il numero delle frequenze esercibili   dalle tv locali e violando anche il  principio della riserva di almeno   un terzo delle risorse radioelettriche a  favore dell’emittenza locale.   Inoltre, le frequenze che tale schema destina alle  tv locali, non sono   qualitativamente equivalenti a quelle destinate alle tv  nazionali in   termini di copertura, di compatibilità interferenziale con gli  stati   esteri e di certezza di mantenimento dopo il 2015</em>”. </p>
<p> “<em>Vi è  grande incertezza in   relazione alle  frequenze disponibili</em> – ha ribadito ancora &#8211;  <em>sulla   effettiva possibilità per tutte le tv locali di  diventare operatori di   rete nei rispettivi ambiti territoriali; sono inoltre   necessari  e   rilevanti investimenti per il rinnovo degli  impianti e delle  relative   infrastrutture, nonché per la produzione dei nuovi contenuti destinati    alla diffusione digitale; inoltre la moltiplicazione del numero dei   programmi  unitamente alla problematica, ancora irrisolta,  della   numerazione  automatica  dei canali, rischia di disperdere la visibilità   delle tv locali faticosamente   acquisita negli anni</em>”.</p>
<p> All’intervento di Rossignoli è seguito   quello  del presidente dell’<strong>Associazione Tv Locali Frt</strong> <strong>Maurizio   Giunco</strong>,  anch’egli total-mente contrario alla nuova ipotesi di   pianificazione dell’<strong>Agcom</strong>,  nonché di numerosi parlamentari, che   proprio nei giorni scorsi hanno  sottoscritto, in circa 200,   un’interrogazioni a tema.</p>
<p> L’evento,   che proseguirà ancora nella giornata  di domani, con appositi convegni,   seminari e workshop sulle modifiche della  disciplina per il settore   televisivo al T.U. della radiotelevisione introdotte  dal Dlgs 44/2010,   sarà arricchito da una opportuna tavola rotonda per   affrontata la   questione delle misure di sostegno e delle provvidenze editoria  per il   settore. Queste ultime recentemente soppresse con l’entrata in vigore   del  ‘<strong>decreto milleproroghe’</strong>. </p>
<p> Nel pomeriggio di mercoledì, è previsto invece  un incontro per   parlare di ‘transizione alla tv digitale terrestre’:  pianificazione   delle frequenze; numerazione automatica dei canali (<strong>Lcn</strong>);    modalità per diventare operatori di rete e fornitori di contenuti; lo   switch off  del Nord Italia; altri aspetti legislativi e regolamentari   in materia. Il  seminario comprenderà anche un’illustrazione delle   opportunità dell’alta  definizione per le tv locali, realizzato da HD   Forum Italia.</p>
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		<title>RAI: Garimberti firma protocollo di intesa con Moratti e Stanca per Expo 2015 ma su Saxa Rubra 2 preferisce non sbilanciarsi</title>
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		<pubDate>Mon, 17 May 2010 10:29:07 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Rai protagonista della comunicazione per la promozione dell&#8217;Expo 2015. E&#8217; questo l&#8217;elemento chiave del protocollo d&#8217;intesa siglato oggi a Palazzo Marino da Letizia Moratti, Commissario Straordinario del Governo per Expo 2015, Lucio Stanca, amministratore delegato di Expo 2015 e Paolo Garimberti, presidente della Rai. Obiettivo dell&#8217;accordo &#8211; firmato anche alla presenza di Paolo Romani, viceministro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"> <strong>Rai</strong> protagonista della   comunicazione per la promozione dell&#8217;<strong>Expo 2015</strong>.  E&#8217; questo   l&#8217;elemento chiave del <strong>protocollo d&#8217;intesa</strong> siglato oggi a  Palazzo   Marino da <strong>Letizia Moratti</strong>, Commissario Straordinario del Governo    per Expo 2015, <strong>Lucio Stanca</strong>, amministratore delegato di Expo   2015 e <strong> Paolo Garimberti</strong>, presidente della Rai. Obiettivo   dell&#8217;accordo &#8211; firmato  anche alla presenza di <strong>Paolo Romani</strong>,   viceministro allo Sviluppo economico  con delega alle Comunicazioni,   oltre che <strong>Gianfranco Comanducci</strong> e <strong> Antonio Marano</strong>, i due   vicedirettori generali Rai &#8211; è dare sviluppo al ruolo  della   comunicazione come elemento determinante per lo sviluppo del sito    espositivo e per l&#8217;offerta di un&#8217;informazione capillare e innovativa.</p>
<p align="justify"> Soddisfatto il Commissario Straordinario Moratti, che   ha messo in evidenza  “l&#8217;importanza strategica” dell&#8217;accordo   sottolineando gli obiettivi comuni tra  Rai e Milano: “<em>Approfondire i   temi della comunicazione nell&#8217;ambito di Expo  Milano 2015”</em> attraverso “<em>un lavoro di squadra che porterà benefici in  tutto il   Paese, che andranno bel oltre la durata dell&#8217;Esposizione Universale”</em>. </p>
<p align="justify"> <em>Di “grande partita che deve riguardare l&#8217;intero   mondo dei media”</em> ha  invece parlato Lucio Stanca: “<em>Nella capitale   dell&#8217;editoria e della  comunicazione</em> &#8211; ha osservato il manager &#8211; <em>Expo   si dimostra un  catalizzatore di iniziative culturali che guardano al   futuro. Il tema di Expo si  presta alla nascita di nuovi contenuti. La   Rai è tv, ma anche radio, libri, web.  La Rai è il più grande   contenitore e committente di cultura e intrattenimento  dell&#8217;Italia.   Intorno al tema di Expo può nascere un rigoglioso filone  produttivo,   anche perché il futuro è nella direzione di contenuti sempre più    dedicati e settoriali. Expo sarà una grande occasione di confronti    internazionali. Il grande centro Rai sarà a contatto con operatori dei   cinque  continenti, creando quindi una grande occasione di scambio per i   nostri giovani  che operano nel settore”.</em></p>
<p align="justify"> L&#8217;accordo prevede la costituzione   di tre gruppi di lavoro. Il primo pone le basi  per lo <strong>studio di   fattibilità</strong> di un centro all&#8217;avanguardia all&#8217;interno  dell&#8217;area   Expo, a disposizione degli operatori accreditati. Il secondo gruppo di    lavoro avrà il compito di elaborare un <strong>percorso strategico</strong> di    comunicazione e promozione di contenuti legati all&#8217;Esposizione del 2015,   mentre  il terzo valuterà la possibilità di far diventare la Rai l&#8217;<strong>Host-Broadcaster </strong>di Expo per l&#8217;intera durata della manifestazione.</p>
<p align="justify">La  collaborazione tra Rai e l&#8217;Expo   2015 di Milano potrebbe dare già nei prossimi  tempi un risultato   concreto: la nascita di un <strong>canale digitale</strong> interamente  dedicato   alla promozione del <strong>Made in Italy</strong>. A rivelarlo è stato lo stesso    presidente della Rai dopo la firma del protocollo d&#8217;intesa.</p>
<p align="justify"> <em>“Grazie a questo protocollo</em> &#8211; ha affermato   Garimberti &#8211; <em>la Rai  potrebbe dar vita a un canale dedicato al made   in Italy e a tutte le eccellenze  che l&#8217;Italia esporta nel mondo”</em>.   Una prospettiva che è stata subito raccolta  con grande favore da   Stanca.</p>
<p align="justify"> <em>“Mi auguro</em> &#8211; ha detto &#8211; <em>che nel giro   di qualche mese si possa già  utilizzare un canale digitale”.</em></p>
<p align="justify"> <em>“Oggi è un momento importante   per Expo ma anche per la Rai</em> &#8211; ha affermato  Garimberti &#8211; <em>la   firma di questo protocollo è una condizione necessaria per  avviare un   processo ma non è sufficiente perché questo processo si realizzi</em>”. </p>
<p align="justify"> Proprio sul fronte di una <strong>Saxa   Rubra del Nord</strong> da realizzare dopo il 2015,  Garimberti ha preferito   non sbilanciarsi: <em>“Dovrà essere valutata con  attenzione nelle sedi   competenti, in particolare nel Cda. La mia è una cautela  formale perché   da presidente del consiglio di amministrazione della Rai ad esso  devo   rispondere. Se son rose fioriranno”.</em></p>
<p align="justify">Da  domani 18 maggio, intanto, oltre <strong>5 milioni di   famiglie</strong>, <strong>12 milioni</strong> di individui, <strong>270 emittenti</strong>, più   di <strong>8.000 impianti</strong> della  macro-area composta da Lombardia,   Piemonte orientale e parte dell&#8217;Emilia Romagna  (le province di Parma e   Piacenza), passeranno alla <strong>tv digitale terrestre</strong>,  spegnendo   definitivamente il segnale analogico di Raidue e Retequattro. Tra il  15   settembre e il 20 ottobre toccherà poi a tutti gli altri canali.</p>
<p align="justify">Lo  switch-over interesserà in totale <strong>1.919 comuni</strong> del bacino della pianura  padana: 202 perderanno il segnale analogico   solo di Raidue, 196 solo quello di  Retequattro e gli altri di entrambe   le reti nazionali. Dopo gli switch-off  avvenuti già in altre regioni, i   cittadini del bacino della pianura padana sono  pronti all&#8217;appuntamento   e si sono dotati dell&#8217;apposito <strong>decoder</strong> o del <strong> televisore   integrato</strong> per continuare a guardare i telefilm di Raidue o il Tg4    di Emilio Fede. </p>
<p align="justify"> Secondo il   consorzio <strong>DGTVi</strong>, la penetrazione della tv digitale è già    superiore al 70% in tutte e tre le aree coinvolte, con una punta del   76,2% in  Lombardia (dove supera anche la media nazionale) ed è alta   anche quella del solo  digitale terrestre, fatta eccezione per l&#8217;Emilia   Romagna. Siamo comunque sopra i  valori registrati nel 2009 allo stesso   stadio di avvicinamento al passaggio al  Dtt: la Campania, che è stata   la regione che ha affrontato lo switch-over con il  tasso di   penetrazione del digitale terrestre più alto, registrava a inizio    ottobre 2009 (alla vigilia dello switch-over) un 55%. </p>
<p align="justify"> Tutti i broadcaster ne   approfittano intanto per ampliare l&#8217;offerta: se <strong> Mediaset</strong> ha   appena lanciato <strong>La5</strong>, canale destinato al pubblico  femminile tra i   15 e i 40 anni, martedì parte <strong>Mtv+</strong>, mentre per fine mese    partirà <strong>La7 on demand</strong>, il nuovo canale di <strong>Telecom Italia Media</strong> che  permetterà di rivedere gli ultimi sette giorni del palinsesto o   l&#8217;archivio cult  dei programmi di La7. </p>
<p align="justify">La  Rai si presenta all&#8217;appuntamento con <strong>tredici   canali</strong>, generalisti e  tematici e lancia, nelle aree già all   digital, l&#8217;alta definizione in occasione  dei Mondiali di calcio. </p>
<p align="justify"> Inoltre, in concomitanza con il passaggio sulla Dtt di   Raidue e Retequattro  nell’area padana in Lombardia, la Rai si rifà il   look: da domani, infatti,  cambiano infatti i <strong>loghi dei canali</strong>. </p>
<p align="justify">Un  restyling all&#8217;insegna dell&#8217;omogeneità e della   semplicità: niente più  personalizzazioni e colori a distinguere i brand   fra loro, solo un rettangolo  diviso in due quadrati. Nel primo la   scritta Rai, nel secondo il nome del  canale. </p>
<p align="justify"> L&#8217;ultimo cambiamento risaliva al 2000, quando vennero   mandate in pensione le tre  figure geometriche colorate: la sfera blu   per Raiuno, il cubo rosso per Raidue e  il tetraedro verde per Raitre,   ed iniziò l&#8217;era delle farfalle. I loghi vennero  uniformati già allora,   ma i colori non furono accantonati. E un segno di quel  periodo resterà   ancora nel rettangolo televisivo.</p>
<p align="justify">Le  farfalle si alterneranno infatti con la scritta Rai   per alcuni secondi. Le  parole d&#8217;ordine del nuovo sistema di brand   identity sono semplificazione,  razionalizzazione e immediata   riconoscibilita&#8217;.</p>
<p align="justify"> Una scelta messa in atto per   prepararsi alla sfida del digitale terrestre che  presto sostituira&#8217;   l&#8217;analogico in tutto il territorio nazionale. Con il nuovo  brand   cambiano anche i nomi. Scampare la scritta Sat dei vecchi canali    satellitari (usciti dall&#8217;offerta Sky), mentre RaiNews 24 perde il 24 e   Raisat  Cinema diventa Rai Movie.</p>
<p align="justify"> Sono 13 i nuovi canali della tv di stato: Rai 1, Rai 2,   Rai 3, Rai 4, Rai News,  Rai Storia, Rai Sport 1, Rai Movie, Rai Yoyo,   Rai Gulp, Rai Sport 2. Con i  Mondiali di calcio partirà inoltre Rai Hd,   mentre a settembre è atteso il via a  Rai 5, il canale dedicato alle   culture: addio quindi a Rai Sat Extra, presente,  prima del nuovo   contratto, nel bouquet Sky. </p>
<p align="justify"> Restano però da sciogliere alcuni nodi: il nuovo <strong>piano   nazionale delle  frequenze</strong>, che l&#8217;Autorità per le garanzie nelle   Comunicazioni dovrebbe  varare entro fine mese &#8211; rompicapo di difficile   soluzione, tanto più perchè si è  consolidato il principio in base al   quale le frequenze sono un patrimonio di chi  le usa &#8211; e la questione   dell&#8217;ordinamento automatico dei canali sul telecomando. </p>
<p align="justify">Un  fronte, quest’ultimo, che vede le tv radicate sul   territorio in subbuglio,  specie in alcune regioni, dove temono di   perdere posizioni di privilegio  acquisite negli anni e in particolare   di essere &#8216;espulse&#8217; dai primi numeri. L&#8217;Agcom  ha appena deciso di   commissionare a una società specializzata un sondaggio per  verificare   le preferenze degli utenti, promettendo tempi rapidissimi per    consentire di definire, sulla base di dati obiettivi, il piano di   numerazione  automatica dei canali (LCN) della televisione digitale   terrestre in chiaro e a  pagamento.</p>
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		<title>Guerra del telecomando: l’Agcom si affida a società specializzata per sondaggio su preferenze utenti</title>
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		<pubDate>Wed, 12 May 2010 09:10:53 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il Consiglio dell&#8217;Autorit&#224; per le garanzie nelle comunicazioni conta di chiudere in tempi brevi la partita dell&#8217;ordinamento automatico dei canali sul telecomando digitale. L&#8217;Agcom, spiega una nota dell&#8217;organismo di garanzia, ha infatti &#8220;&#8230;deciso di commissionare a una societ&#224; specializzata un sondaggio tra gli utenti per verificare, come prescritto dalla legge, abitudini e preferenze dei cittadini [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">Il  Consiglio dell&#8217;<strong>Autorit&agrave; per   le garanzie nelle comunicazioni </strong>conta di  chiudere in tempi brevi la   partita dell&#8217;<strong>ordinamento automatico dei canali </strong> sul <strong>telecomando</strong> digitale.</p>
<p align="justify">L&#8217;Agcom,  spiega una nota   dell&#8217;organismo di garanzia, ha infatti <em>&ldquo;&hellip;deciso di  commissionare a   una societ&agrave; specializzata un sondaggio tra gli utenti per  verificare,   come prescritto dalla legge, abitudini e preferenze dei cittadini in    materia di posizionamento dei canali sul telecomando&rdquo;.</em></p>
<p align="justify"> <em>&ldquo;&#8217;Il sondaggio</em> &#8211; si sottolinea &#8211; <em>verr&agrave;   effettuato in tempi rapidissimi  onde consentire all&#8217;Agcom di definire,   al pi&ugrave; presto e sulla base di dati  obiettivi, il piano di numerazione   automatica dei canali (<strong>LCN</strong>) della  televisione <strong>digitale   terrestre in chiaro</strong> e a pagamento&rdquo;.</em></p>
<p align="justify"> &ldquo;E&rsquo; una materia delicata <em>che ha in s&eacute; dei problemi,   anche differenziati  territorialmente</em>&rdquo;, ha detto ieri il presidente <strong>Corrado   Calabr&ograve;</strong> a  margine del convegno &ldquo;<strong><em>Il diritto d&#8217;autore sulle   reti di comunicazione  elettronica</em></strong>&rdquo;. </p>
<p align="justify"> <em>&ldquo;Per   questo stiamo pensando a un approfondimento con un sondaggio. Anche    perch&eacute; la legge dice che bisogna adeguare l&#8217;offerta alle abitudini e   alle  preferenze&rdquo;.</em> Riguardo al timore delle <strong>emittenti locali</strong> di essere  penalizzate, il presidente di dell&rsquo;Agcom ha assicurato che &ldquo;<em>non   &egrave; questo il  nostro obiettivo</em>&#8220;. </p>
<p align="justify"> Quanto infine al   piano sulle frequenze della tv digitale, Calabr&ograve; ha osservato  che &ldquo;<em>c&rsquo;&egrave;   una sofferenza. Un piano ci vuole e lo faremo ma dobbiamo    salvaguardare tutte le diverse posizioni&rdquo;.</em></p>
<p align="justify">Di  certo l&rsquo;obiettivo dell&#8217;Agcom   non &egrave; la penalizzazione delle <strong>emittenti locali</strong> con l&#8217;avvento   della tv digitale: a chi gli chiede un giudizio sulle perplessit&agrave;    espresse a tale riguardo, il presidente dell&#8217;Autorit&agrave;&#8217; risponde che &#8220;<em>ogni    valutazione rischia di non essere riferita al quadro attuale&#8221;.</em></p>
<p align="justify">
<p align="justify">In  merito allo schema di   regolamento per la disciplina del piano di numerazione,  &nbsp;l&#8217;<strong>Associazione   Tv Digitali Indipendenti, </strong>inviando all&#8217;Autorit&agrave; le  proprie   osservazioni ha chiesto <em>&ldquo;&hellip;pi&ugrave; spazio e concreta tutela per i    possibili nuovi entranti nel mercato della Tv digitale&rdquo;</em>. </p>
<p align="justify">Le  osservazioni dell&#8217;<strong>Atdi </strong>sono racchiuse in   quattro punti: 1) salvaguardia  delle abitudini degli utenti della Tv   generalista ex-analogica con gli spazi da  1 a 9; 2) pi&ugrave; spazio alle   locali a cui va riservata tutta la numerazione dal 10  al 99, risolvendo   cos&igrave; il principale motivo di conflitto sull&#8217;LCN; 3) pi&ugrave; spazio  e pi&ugrave;   ordine &#8211; per area tematica dal 100 al 299 &#8211; per tutte le nuove Tv    nazionali, siano esse edite dagli attuali operatori della Tv analogica,   che dai  nuovi entranti, a cui devono essere riservati almeno il 50%   degli spazi; 4)  tutti gli operatori, presenti e futuri, della pay Tv   dal 300 in poi, anch&#8217;essi  per area tematica.</p>
<p align="justify"> <em>&#8216;Con lo schema di regolamento sottoposto a   consultazione, l&#8217;AGCOM ha gi&agrave;  accolto diversi criteri e osservazioni   avanzati da Atdi a partire dalla  suddivisione dei nuovi canali per aree   tematiche</em> &#8211; ha dichiarato il  presidente dell&#8217;associazione,   Francesco Nespega -. <em>Confidiamo che con il  regolamento finale,   l&#8217;AGCOM faccia ulteriori e concreti passi avanti per  favorire   condizioni di vera concorrenza, premessa indispensabile perch&eacute; nuovi    operatori investano realmente nel mercato&#8217;.</em> </p>
<p align="justify"> Per il presidente del <strong>Corecom   Lazio</strong>, <strong>Francesco Soro</strong>, &ldquo;<em>La  numerazione dei canali sul   telecomando un passaggio decisivo per le emittenti  locali, che hanno   bisogno rapidamente di un quadro certo e quanto pi&ugrave;  rispondente alle   abitudini e alle preferenze dei cittadini. Bene dunque la  possibile   decisione di Agcom di commissionare un sondaggio che fotografi le    abitudini degli italiani e le specificit&agrave; territoriali&rdquo;.</em></p>
<p align="justify"> <em>&ldquo;Per le tv del Lazio, ormai da 6 mesi all digital,   la rapidit&agrave; di una  decisione sull&#8217;LCN &egrave; vitale</em> &#8211; continua Soro in   una nota &#8211; <em>perch&eacute; pu&ograve;  sancirne il rilancio sul mercato o, in   alternativa, nel perdurare  dell&#8217;incertezza, condannarle alla   marginalit&agrave;. A tutela delle realt&agrave; locali e  delle migliaia di addetti   ai lavori, auspichiamo quindi che l&#8217;eventuale  sondaggio venga fatto in   tempi rapidissimi s&igrave; da mettere Agcom in condizione di  decidere al pi&ugrave;   presto, offrendo all&#8217;emittenza locale le condizioni per liberare    energie ed investimenti&#8217;.</em></p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Guerra del telecomando: ormai imminente la decisione dell’Agcom. Sul tavolo anche la proposta DGTVi sull’ordinamento automatico dei canali</title>
		<link>http://www.tvdigitali.eu/2010/04/13/guerra-del-telecomando-ormai-imminente-la-decisione-dell%e2%80%99agcom-sul-tavolo-anche-la-proposta-dgtvi-sull%e2%80%99ordinamento-automatico-dei-canali/</link>
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		<pubDate>Tue, 13 Apr 2010 10:57:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Grande attesa per venerd&#236; 16 aprile quando l&#8217;Agcom dovrebbe prendere una decisione sull&#8217;ordinamento automatico dei canali televisivi. Secondo quanto si apprende, approder&#224; infatti al consiglio il dossier sulla Lcn (Logical channel number). Si tratta di una decisione molto attesa, soprattutto dalla Frt, la Federazione radio televisioni, che ricorda come ci sia gi&#224; stato un grave [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span id="testoNotizia"></p>
<p align="justify">Grande attesa per venerd&igrave; 16 aprile quando   l&rsquo;<strong>Agcom</strong> dovrebbe prendere una decisione sull&#8217;<strong>ordinamento automatico dei canali televisivi</strong>. Secondo   quanto si apprende, approder&agrave; infatti al consiglio il dossier sulla <strong>Lcn</strong> (Logical channel number). Si tratta di una decisione   molto attesa, soprattutto dalla <strong>Frt</strong>, la Federazione   radio televisioni, che ricorda come ci sia gi&agrave; stato un grave danno per   le emittenti, soprattutto per &#8220;<em>quelle locali operanti in   digitale</em>&#8221; data l&#8217;assenza &#8220;<em>di una regolamentazione da   anni reclamata a gran voce dagli operatori del settore&#8221;.</em> </p>
<p align="justify"> La funzione Lcn ,   presente in alcuni apparecchi, consente di assegnare automaticamente a   ogni servizio televisivo ricevuto una posizione predefinita all&#8217;interno   della lista che li elenca. L&#8217;Autorit&agrave;, secondo il decreto legislativo   numero 44 del 15 marzo 2010, &egrave; chiamata ad adottare <em>&#8220;un   apposito piano di numerazione automatico dei canali della televisione   digitale terrestre, in chiaro e a pagamento</em>&#8221; e ci&ograve; al fine di   assicurare nei confronti di tutti gli operatori <em>&#8220;condizioni   eque, trasparenti e non discriminatorie&#8221;.</em>&nbsp; </p>
<p align="justify">La normativa prevede   che l&#8217;Autorit&agrave; stabilisca con proprio Regolamento le modalit&agrave; di   attribuzione dei numeri ai fornitori di servizi televisivi in tecnica   digitale terrestre, sulla base di criteri gi&agrave; indicati, a cominciare   dalla garanzia della semplicit&agrave; d&#8217;uso del sistema, al rispetto delle   abitudini e preferenze degli utenti. </p>
<p align="justify">Una volta disponibile il Regolamento, su cui l&#8217;Autorit&agrave;   presumibilmente indir&agrave; una consultazione pubblica, spetter&agrave; poi al   Ministero dello Sviluppo economico attribuire, con apposito   provvedimento, le numerazioni alle emittenti operanti in digitale. </p>
<p align="justify">Nel novembre scorso,   l&rsquo;Autorit&agrave; ha avviato un&rsquo;istruttoria sull&rsquo;accordo notificato   dall&rsquo;Associazione <strong>DGTVi</strong> relativo all&rsquo;ordinamento   automatico dei canali della TDT. Tale accordo propone che i numeri   dall&rsquo;1 al 9 siano attribuiti ai canali nazionali anche analogici, i   canali dal 10 al 19 alle emittenti locali, i canali dal 20 al 49 alle   altre emittenti nazionali ripartite per blocchi in base al genere,   seguite nuovamente dalle emittenti locali e dalle offerte pay.   All&rsquo;inizio di marzo, il decreto legislativo approvato dal Governo, che   recepisce la <strong>Direttiva 2007/65/CE sui Servizi di Media   Audiovisivi</strong>, &egrave; intervenuto sul tema della Lcn assegnando ad Agcom il   compito di adottare un piano di numerazione automatica dei canali della   TDT e di stabilire tramite regolamento le modalit&agrave; di attribuzione dei   numeri sulla base di alcuni criteri. Tra questi, in ordine di priorit&agrave;,   la garanzia della semplicit&agrave; d&rsquo;uso del sistema Lcn, il rispetto delle   abitudini e delle preferenze degli utenti (con particolare riferimento   ai canali generalisti nazionali e a quelli locali) e la suddivisione   delle numerazioni dei canali nazionali sulla base dei generi prevalenti   di programmazione. &nbsp; </p>
<p align="justify">Il problema della numerazione dei canali TDT s&rsquo;&egrave; presentato anche   negli altri Paesi Ue che stanno effettuando lo switch-off. </p>
<p align="justify">In <strong>Francia</strong> la Lcn &egrave; stata decisa dal <strong>Conseil   Sup&eacute;rieur de l&rsquo;Audiovisuel</strong> (CSA) tramite consultazione pubblica   svolta tra luglio e settembre 2004. Sulla base delle risultanze, il CSA   ha attribuito la numerazione in base a due principi fondamentali, ovvero   la parit&agrave; di trattamento tra canali TV/editori e la necessit&agrave; di   garantire e soddisfare gli utenti. I canali dal numero 1 al 7 sono stati   attribuiti ai canali analogici nazionali.   Le posizioni   immediatamente successive sono stati attribuite ai canali nazionali   gratuiti, per facilitare gli utenti ed evitare di penalizzare i canali   Free-to-Air, la cui sopravvivenza dipende dai risultati di ascolto.   Nell&rsquo;ambito dei canali gratuiti, &egrave; stata data priorit&agrave; ai canali   pubblici. Ferma restando la precedenza ai <strong>canali Free-to-Air</strong>,   i rimanenti canali gratuiti gestiti da operatori privati e i canali pay   sono stati allocati alle rispettive posizioni LCN tramite un&rsquo;estrazione   a sorte. L&rsquo;estrazione non sarebbe avvenuta nel caso in cui gli editori   avessero inviato una proposta condivisa. </p>
<p align="justify">Nel <strong>Regno Unito</strong> la numerazione &egrave; stabilita invece da <strong>Digital Multiplex   Operators Ltd</strong> (DMOL), societ&agrave; di propriet&agrave; dei gestori dei multiplex   TDT (BBC, Digital3&amp;4, SDN e Arqiva). In particolare, DMOL &egrave;   responsabile dell&rsquo;allocazione dei numeri LCN ai canali/servizi della TDT   (canali TV, radiofonici, servizi interattivi etc.) che ottengono una   licenza dall&rsquo;Autorit&agrave; Ofcom, nonch&egrave; dello sviluppo, pubblicazione e   revisione periodica della policy di gestione della LCN. Tale policy si   conforma da una parte al Comminunications Act del 2003 e dall&rsquo;altra al   cosiddetto Ofcom EPG Code, emanato nel 2004, che stabilisce tra i   criteri essenziali per i provider EPG, quelli di assicurare una   concorrenza effettiva e equa tra gli operatori e garantire priorit&agrave;   (appropriate prominence) ai canali degli operatori storici. </p>
<p align="justify"> Attualmente, la LCN   della TDT britannica prevede 6 gruppi / generi: a) canali TV general   entertainment (posizioni 1-69); b) canali TV per bambini (70-79); c)   canali TV di informazione (80-89); d) canali TV adult (90-99); e)   servizi teletext e interattivi; f) canali radiofonici. Tale   classificazione pu&ograve; essere modificata da DMOL, che ha la facolt&agrave; di   creare, unire o eliminare i generi. Quando un editore presenta richiesta   a DMOL per ottenere un numero LCN, deve specificare il genere che   ritiene pi&ugrave; appropriato per il canale, fatta salva la possibilit&agrave; per   DMOL di dissentire sulla proposta e allocare il canale al genere   considerato pi&ugrave; idoneo. </p>
<p align="justify">Oltre al genere, altri due   criteri hanno particolare rilevanza nella gestione della LCN.   Innanzitutto DMOL ha il compito di assicurare una particolare attenzione   ai <strong>Public Service Channels</strong> (i canali dei broadcaster   analogici terrestri). Un secondo criterio riguarda gli <strong>associated   channels</strong>, che nell&rsquo;interesse degli utenti dovrebbero essere   posizionati il pi&ugrave; vicino possibile al canale &ldquo;principale&rdquo;. Tra i   criteri utilizzati da DMOL per stabilire se due canali sono associati,   figurano la medesima propriet&agrave; / controllo e il loro livello di   cross-promotion. </p>
<p align="justify">In <strong>Spagna</strong>, invece, non si &egrave; ancora giunti ad un   accordo circa l&rsquo;ordinamento dei canali della TDT e pertanto la funzione   LCN dei ricevitori non viene utilizzata. Anche a causa dell&rsquo;assenza di   una lista ordinata, alcuni canali della TDT hanno intrapreso tra il 2008   e il 2009 quella che in termini giornalistici &egrave; conosciuta come la   guerra del telecomando, con l&rsquo;obiettivo di presidiare le posizioni dalla   7 alla 9, subito dietro i sei canali nazionali principali (quelli della   TV analogica).</p>
<p></span></p>
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		<title>Guerra del telecomando: ecco come l’Europa ha risolto il problema della numerazione dei canali del digitale terrestre</title>
		<link>http://www.tvdigitali.eu/2010/03/31/guerra-del-telecomando-ecco-come-l%e2%80%99europa-ha-risolto-il-problema-della-numerazione-dei-canali-del-digitale-terrestre/</link>
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		<pubDate>Wed, 31 Mar 2010 09:03:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;ordinamento automatico dei canali (LCN, Logical Channel Numbering), ovvero quella funzione presente nei ricevitori che consente l&#8217;assegnazione automatica a ogni canale di una posizione numerica predefinita, ha dato origine ad ampi dibattiti, spesso conflittuali, nei diversi Paesi europei. Nell&#8217;ultimo numero di Digita, la newsletter di DGTVi, un&#8217;analisi comparata delle politiche e dei criteri adottati in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span id="testoNotizia"></p>
<p align="justify">L&rsquo;<strong>ordinamento automatico dei   canali </strong>(LCN, Logical Channel Numbering), ovvero quella funzione   presente nei ricevitori che consente l&rsquo;assegnazione automatica a ogni   canale di una posizione numerica predefinita, ha dato origine ad ampi   dibattiti, spesso conflittuali, nei diversi Paesi europei. </p>
<p align="justify">Nell&rsquo;ultimo numero di <strong>Digita</strong>, la   newsletter di <strong>DGTVi</strong>, un&rsquo;analisi comparata delle   politiche e dei criteri adottati in Francia, Italia, Regno Unito e   Spagna individua l&rsquo;esistenza di differenti modelli con cui e&#768; stato   affrontato, ma non sempre risolto, il tema. </p>
<p align="justify">In <strong>Francia</strong>,   la numerazione dei canali TDT e&#768; stata stabilita dall&rsquo;Autorita&#768; di   regolamentazione <strong>Conseil Supe&#769;rieur de l&rsquo;Audiovisuel</strong> (CSA) tramite consultazione pubblica svolta tra luglio e settembre 2004.   Sulla base delle risultanze, CSA ha attribuito la numerazione ai canali   TDT in base a due principi fondamentali, ovvero la parita&#768; di   trattamento tra canali TV / editori e la necessita&#768; di garantire e   soddisfare gli utenti. I canali dal numero 1 al 7 sono stati attribuiti   ai canali analogici nazionali, nell&rsquo;ordine TF1, France 2, France 3,   Canal+, France 5, M6, Arte. Tali emittenti hanno mantenuto la loro   numerazione originaria per venire incontro alle abitudini degli utenti. </p>
<p align="justify">Le posizioni   immediatamente successive sono stati attribuite ai canali nazionali   gratuiti, per facilitare gli utenti ed evitare di penalizzare i canali   Free-to-Air, la cui sopravvivenza dipende dai risultati di ascolto.   Nell&rsquo;ambito dei canali gratuiti, e&#768; stata data priorita&#768; ai canali   pubblici. Ferma restando la precedenza ai <strong>canali Free-to-Air</strong>,   i rimanenti canali gratuiti gestiti da operatori privati e i canali pay   sono stati allocati alle rispettive posizioni LCN tramite un&rsquo;estrazione   a sorte. L&rsquo;estrazione non sarebbe avvenuta nel caso in cui gli editori   avessero inviato una proposta condivisa. </p>
<p align="justify">Nel <strong>Regno   Unito</strong> la numerazione dei canali TDT e&#768; stabilita invece da Digital   Multiplex Operators Ltd (DMOL), societa&#768; di proprieta&#768; dei gestori dei   multiplex TDT (BBC, Digital3&amp;4, SDN e Arqiva). In particolare, DMOL   e&#768; responsabile dell&rsquo;allocazione dei numeri LCN ai canali / servizi   della TDT (canali TV, radiofonici, servizi interattivi etc.) che   ottengono una licenza dall&rsquo;Autorita&#768; Ofcom, nonche&#769; dello sviluppo,   pubblicazione e revisione periodica della policy di gestione della LCN.   Tale policy si conforma da una parte al Comminunications Act del 2003 e   dall&rsquo;altra al c.d. Ofcom EPG Code, emanato nel 2004, che stabilisce tra i   criteri essenziali per i provider EPG, quelli di assicurare una   concorrenza effettiva e equa tra gli operatorie garantire priorita&#768;   (appropriate prominence) ai canali degli operatori storici (BBC, ITV,   Channel 4 / S4C e Five). </p>
<p align="justify">Secondo la policy di DMOL, il criterio di base per   l&rsquo;allocazione dei numeri LCN e&#768; quello del genere. Attualmente, la LCN   della TDT britannica prevede 6 gruppi / generi: a) canali TV general   entertainment (posizioni 1-69); b) canali TV per bambini (70-79); c)   canali TV di informazione (80-89); d) canali TV adult (90-99); e)   servizi teletext e interattivi; f) canali radiofonici. Tale   classificazione puo&#768; essere modificata da DMOL, che ha la facolta&#768; di   creare, unire o eliminare i generi. Quando un editore presenta richiesta   a DMOL per ottenere un numero LCN, deve specificare il genere che   ritiene piu&#768; appropriato per il canale, fatta salva la possibilita&#768; per   DMOL di dissentire sulla proposta e allocare il canale al genere   considerato piu&#768; idoneo. </p>
<p align="justify">Oltre al genere, altri   due criteri hanno particolare rilevanza nella gestione della LCN.   Innanzitutto, come gia&#768; stabilito dall&rsquo;EPG Code, DMOL ha il compito di   assicurare una particolare attenzione ai c.d. Public Service Channels (i   canali dei broadcaster analogici terrestri). Ad esempio, in caso di   posizioni LCN vacanti, DMOL punta ad allocarli nelle posizioni di testa   del genere di riferimento. </p>
<p align="justify">Un secondo criterio riguarda i c.d. associated channels,   che nell&rsquo;interesse degli utenti dovrebbero essere posizionati il piu&#768;   vicino possibile al canale &ldquo;principale&rdquo;. Tra i criteri utilizzati da   DMOL per stabilire se due canali sono associati, figurano la medesima   proprieta&#768; / controllo e il loro livello di cross-promotion. </p>
<p align="justify">In <strong>Spagna</strong>,   invece, non si e&#768; ancora giunti ad un accordo circa l&rsquo;ordinamento dei   canali della TDT e pertanto  la funzione LCN  dei ricevitori non viene   utilizzata. Anche a causa dell&rsquo;assenza di una lista ordinata, alcuni   canali della TDT hanno intrapreso tra il 2008 e il 2009 quella che in   termini giornalistici e&#768; conosciuta come la guerra del mando, con   l&rsquo;obiettivo di presidiare le posizioni dalla 7 alla 9 del telecomando,   subito dietro i sei canali nazionali principali (quelli della TV   analogica). Ad esempio, i canali Telecinco 2 e Veo sono stati rinominati   rispettivamente La Siete e Veo7. Il broadcaster Antena 3 aveva invece   inserito nei loghi delle due emittenti Antena.Neox e Antena.Nova i   numeri 8 e 9 rispettivamente. In alcuni casi, tali operazioni di   rebranding sono state associate a campagne di comunicazione e marketing   per invitare gli utenti a sintonizzare i canali nelle posizioni   suggerite. </p>
<p align="justify">In <strong>Italia</strong>, infine, il tema della LCN e&#768;   stato oggetto di un ampio dibattito soprattutto negli ultimi mesi. Nel   novembre scorso, l&rsquo;Autorita&#768; per le Garanzie nelle Comunicazioni   (AGCOM), ha avviato un&rsquo;istruttoria sull&rsquo;accordo notificato   dall&rsquo;Associazione DGTVi relativo all&rsquo;ordinamento automatico dei canali   della TDT. Tale accordo propone che i numeri dall&rsquo;1 al 9 siano   attribuiti ai canali nazionali anche analogici, i canali dal 10 al 19   alle emittenti locali, i canali dal 20 al 49 alle altre emittenti   nazionali ripartite per blocchi in base al genere, seguite nuovamente   dalle emittenti locali e dalle offerte pay. All&rsquo;inizio di marzo, il   decreto legislativo approvato dal Governo, che recepisce la Direttiva   2007/65/CE sui <strong>Servizi di Media Audiovisivi</strong>, e&#768;   intervenuto sul tema della LCN assegnando ad AGCOM il compito di   adottare un piano di numerazione automatica dei canali della TDT e di   stabilire tramite regolamento le modalita&#768; di attribuzione dei numeri   sulla base di alcuni criteri. Tra questi, in ordine di priorita&#768;, la   garanzia della semplicita&#768; d&rsquo;uso del sistema LCN, il rispetto delle   abitudini e delle preferenze degli utenti (con particolare riferimento   ai canali generalisti nazionali e a quelli locali) e la suddivisione   delle numerazioni dei canali nazionali sulla base dei generi prevalenti   di programmazione.</p>
<p></span></p>
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		<title>Guerra del telecomando: Galante (7Gold), ‘Far West dei posizionamenti. Un caos  che ha penalizzato l’emittenza locale’</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Mar 2010 08:58:38 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Per Giorgio Galante, responsabile della programmazione di 7Gold (&#232; anche uno dei tre editori della rete nazionale assieme a Giorgio Tacchino e Luigi Ferretti ) bisogna cambiare l&#8217;andazzo che ha preso sino ad oggi il digitale terrestre. &#8220;Nelle Regioni dove &#232; stato operato lo Switch-Off &#8211; spiega Galante &#8211; abbiamo assistito a un Far West [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span id="testoNotizia"></p>
<p align="justify">Per<strong> Giorgio   Galante</strong>, responsabile della programmazione di <strong>7Gold</strong> (&egrave; anche uno dei tre editori della rete nazionale assieme a <strong>Giorgio   Tacchino</strong> e <strong>Luigi Ferretti</strong> ) bisogna cambiare   l&rsquo;andazzo che ha preso sino ad oggi il <strong>digitale terrestre</strong>. </p>
<p align="justify"><em>&#8220;Nelle   Regioni dove &egrave; stato operato lo Switch-</em>Off &#8211;   spiega Galante &#8211; <em>abbiamo assistito a un Far West dei   posizionamenti delle emittenti sul telecomando. Un caos indescrivibile   che ha penalizzato fortemente l&rsquo;emittenza locale e le tv nazionali non   appartenenti al Duopolio come 7Gold&rdquo;</em>. </p>
<p align="justify">Galante ha quindi informato che su alcuni   numeri del telecomando si sono buttate 10 emittenti contemporaneamente.   Di questo caos ne hanno approfittato i grandi network, gli unici a   godere di posizioni importanti, di solito nei primi sette posti della   numerazione.</p>
<p align="justify"><em>&ldquo;A questo punto stiamo   aspettando che l&rsquo;Agcom sulla base del Decreto &lsquo;Romani&rsquo;, che a sua volta   recepisce  la   Direttiva Ue  sugli audiovisivi, definisca con   chiarezza le regole del cosiddetto LCN, cio&egrave; il posizionamento sul   telecomando assegnato alle emittenti&rdquo;</em>. </p>
<p align="justify">Questo diventa fondamentale in vista del   lavoro che Associazioni, Ministero e parti tecniche svolgeranno da qui   in avanti per la pianificazione dei canali digitali del Nord Italia. </p>
<p align="justify"><em>&ldquo;In particolare</em> &nbsp;- ha aggiunto &#8211; <em>noi   editori vogliamo sapere quali saranno le posizioni a nostra   disposizione. Siamo quindi in attesa, ma intanto il ritardo d&rsquo;intervento   causato dalla mancata pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del   decreto Romani continua a causare gravi danni. Mi rendo conto che non   sar&agrave; un lavoro semplice. Per un&rsquo;emittente trovare una adeguata posizione   sul telecomando &egrave; un operazione di vitale importanza, l&rsquo;alternativa &egrave;   il caos che tra l&rsquo;altro crea un forte disservizio agli utenti&rdquo;. </em></p>
<p align="justify">Il Dtt pu&ograve; essere comunque un occasione,   afferma sempre&nbsp; Galante<em>: &ldquo;Penso che il   Dtt per le &ldquo;Tv Altre&rdquo; (cio&egrave; quelle diverse da Rai, Mediaset e Telecom   Italia Media) possa diventare un occasione. Il digitale terrestre ha una   caratteristica: riporta tutti ai nastri di partenza. Tornano in auge   quindi la creativit&agrave; e la fantasia, bisogna lavorare per costruire dei   contenuti che siamo il pi&ugrave; interessanti possibili, destinati magari a   nicchie e target particolari, ben precisi. Insomma piuttosto che   replicare gli attuali canali dell&rsquo;analogico, magari riproposti sul Dtt   con l&rsquo;aggiunta del +1, un editore dovr&agrave; inventarsi nuovi palinsesti.   Anche se sar&agrave; un lavoro lungo e impegnativo, si tratta di una chanche a   disposizione di tutti gli editori&rdquo;.</em> </p>
<p align="justify">Ma cosa intende fare 7Gold sul Dtt?&nbsp; </p>
<p align="justify"><em>&ldquo;Noi da tempo stiamo   seguendo una decina di progetti per costruire delle tv a target, delle   tv tematiche. Di questi progetti che abbiamo sul tavolo contiamo di   realizzarne almeno 6 o 7, cio&egrave; quelli che andranno a riempire il nostro   mux digitale. Ricordo che quando lo switch off sar&agrave; completato 7Gold   sar&agrave; disponibile su un unico canale, il 77 del Dtt&rdquo;.</em></p>
<p></span></p>
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		<title>Digitale terrestre: in vista dello switch-off, necessario che le Tv locali ripensino il proprio ruolo. Presto dall’Agcom le regole LC</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Mar 2010 08:51:02 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#8220;Il passaggio al digitale terrestre, ma pi&#249; in generale le trasformazioni tecnologiche che investono, e ancor pi&#249; investiranno nei prossimi anni il mezzo che siamo abituati a chiamare televisione, impongono alle tv locali di ripensare il proprio ruolo&#8221;. E&#8217; quanto ha dichiarato il presidente del Corecom Lazio, Francesco Soro, nel corso del convegno &#8220;Il Futuro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span id="testoNotizia"></p>
<p align="justify"><em>&ldquo;Il passaggio al digitale   terrestre, ma pi&ugrave; in generale le trasformazioni tecnologiche che   investono, e ancor pi&ugrave; investiranno nei prossimi anni il mezzo che siamo   abituati a chiamare televisione, impongono alle tv locali di ripensare   il proprio ruolo&rdquo;</em>. E&rsquo; quanto ha dichiarato il presidente del <strong>Corecom Lazio</strong>, <strong>Francesco Soro</strong>, nel corso   del convegno &#8220;<em>Il Futuro dell&#8217;industria televisiva nel Lazio&#8221;</em> organizzato dal Corecom Lazio e svoltosi a Roma. </p>
<p align="justify">Per Sorto, si tratta di   una sfida appassionante, sebbene i rischi siano molti. Soprattutto   perch&eacute; questa trasformazione avviene in una fase di profonda crisi   economica. </p>
<p align="justify">Come spiega una nota del Corecom Lazio, Soro ha   auspicato &ldquo;<em>coraggio e lungimiranza da parte degli   imprenditori televisivi della regione&#8217;</em>&#8216;, e ha chiesto a entrambi gli   schieramenti politici che si candidano a guidare il Lazio di prestare   attenzione a questo importante settore produttivo. </p>
<p align="justify">&ldquo;<em>Parliamo</em> &#8211; ha affermato &#8211; <em>di   un segmento industriale che non solo impiega migliaia di lavoratori e   produce un fatturato di decine di milioni di euro ma &egrave; soprattutto un   settore che, in particolare fuori da Roma, contribuisce a informare i   cittadini e dare visibilit&agrave; a territori tagliati fuori dai grandi   circuiti mediatici&#8217;. </em></p>
<p align="justify">All&#8217;incontro hanno partecipato il membro dell&#8217;Agcom, <strong>Enzo Savarese</strong>, che ha riconosciuto il Corecom Lazio come   uno tra i comitati regionali pi&ugrave; virtuosi: &ldquo;Sta rispondendo molto bene   all&#8217;incremento di attivit&agrave; conseguente alle nuove deleghe conferite&rdquo;. </p>
<p align="justify">Infine, Savarese ha annunciato che nei prossimi   giorni il Consiglio dell&#8217;Autorit&agrave; definir&agrave; le regole del cosiddetto <strong>LCN</strong>, vale a dire il posizionamento delle emittenti sul   telecomando. </p>
<p align="justify"><strong>Giorgio Gori</strong>, presidente di Magnolia, ha   sottolineato come &ldquo;<em>troppo spesso i palinsesti siano di   qualit&agrave;</em> <em>non eccelsa, fatti di televendite e prodotti   scadenti. Occorre lavorare sulla qualit&agrave; dei contenuti, in modo da   consentire al mercato di fare selezione e ridurre il numero delle   emittenti laziali, perch&eacute; obiettivamente 53 sono troppe. Dal punto di   vista dell&#8217;occupazione, non c&rsquo;&egrave; da temere poich&eacute; lo scenario attuale e   futuro offrono maggiori opportunit&agrave; rispetto al passato e la tecnologia   pu&ograve; aiutare ad abbattere i costi</em>&rdquo;. </p>
<p align="justify"><strong>Carlotta   Ventura</strong>, Media and Sponsorship Manager Telecom Italia, ha invece   evidenziato come &ldquo;<em>l&#8217;imminente arrivo della Iptv complicher&agrave;   ulteriormente lo scenario. La quota pubblicitaria per le tv locali, gi&agrave;   in discesa oggi, andr&agrave; sempre pi&ugrave; calando e per questo le tv locali   dovrebbero &#8216;verticalizzare&#8217; i propri contenuti, concentrandosi sulle   news e sull&#8217;informazione pi&ugrave; pertinente al territorio di riferimento&#8217;</em>. </p>
<p align="justify">Per<strong> Filippo Rebecchini</strong>,   presidente Frt, ci sono troppe tv locali e molte sono poco collegate al   territorio. </p>
<p align="justify"><em>&ldquo;La qualit&agrave; dei   programmi &egrave; assolutamente da migliorare e c&rsquo;&egrave; un problema di   concorrenza, messo in tutta evidenza dal contenzioso aperto sulla   numerazione, il cosiddetto Lcn. Concorrenza aggravata nel Lazio dal   fatto che ci&ograve; che accade a Roma &egrave; spesso oggetto dell&#8217;attenzione dei tg   nazionali&rdquo;. </em></p>
<p align="justify">Dal canto suo, <strong>Marco Rossignoli</strong>,   presidente Aeranti-Corallo, ha espresso grande preoccupazione per il   futuro delle tv locali e ha avanzato tre richieste ai futuri governanti   della Regione Lazio: &ldquo;<em>In primo luogo, pubblicare un bando   anche con contributi europei che premi l&#8217;innovazione tecnologica delle   emittenti in secondo luogo, non sovrapporsi alla normativa nazionale;   infine, semplificare le procedure burocratiche e i vincoli legati alle   frequenze e alle antenne: esiste gi&agrave; un catasto nazionale delle   frequenze ed &egrave; inutile crearne uno regionale&rdquo;.</em></p>
<p></span></p>
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