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	<title>Tv Digitali.eu &#187; Google</title>
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		<title>Web Tv: al via la sfida tra Apple e Google per la migliore offerta di servizi televisivi via internet</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Oct 2010 14:03:44 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Tempi rispettati. Si parlava di autunno 2010 e autunno 2010 è stato. Apple e Google sono pronte a partire e quanto annunciato nelle conferenze private che hanno anticipato l&#8217;ufficialità della &#8216;grande sfida&#8217;, è diventato oggi una realtà. La lotta tra le due multinazionali informatiche, finora contrapposte sul versante degli smartphone, è ufficialmente aperta anche sul [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tempi rispettati. Si parlava di autunno 2010 e autunno 2010 è stato. <strong>Apple</strong> e <strong>Google</strong> sono pronte a partire e quanto annunciato nelle conferenze private che hanno anticipato l&#8217;ufficialità della &#8216;grande sfida&#8217;, è diventato oggi una realtà. La lotta tra le due multinazionali informatiche, finora contrapposte sul versante degli<strong> smartphone</strong>, è ufficialmente aperta anche sul fronte della Tv del futuro. <strong>Apple Tv </strong>contro <strong>Google Tv</strong>, dunque, per offrire collegamenti al web attraverso schermi ad alta definizione.</p>
<p>A scendere per prima in trincea, anticipando di qualche giorno la diretta concorrente, è Google che già ieri ha acquistato una intera pagina di pubblicità sui principali quotidiani americani, per presentare i dettagli del progetto Google tv. Oggi invece, l&#8217;ufficializzazione dei partner che prenderanno parte al progetto e daranno concretezza alla progettazione dei contenuti televisivi e della applicazioni. La scelta, ovviamente, è ricaduta su noti network televisivi e società media. Tra questi, <strong>HBO, CNBC, Turner Broadcasting </strong>e del sito di <strong>micro blogging Twitter</strong>.</p>
<p>Dall&#8217;altra parte, l&#8217;annuncio dell&#8217;uscita nei prossimi giorni, della nuova versione di Apple tv &#8211; inizialmente disponibile nei soli Stati Uniti a 99 dollari &#8211; che darà la possibilità, a chi deciderà di farla propria, di collegare in streaming il televisore HD al computer, di noleggiare film ad alta definizione su <strong>iTunes</strong> e di fruire dei servizi della<strong> Netflix</strong>, con film in streaming previo abbonamento al servizio. Non solo, tra le possibilità future degli appassionati alla Tv della Mela rosicchiata, si fanno spazio anche le riproduzioni di filmati.</p>
<p>Due grandi gruppi di nuovo a confronto per dare il meglio della loro produzione, ma anche due diversi modi di condurre la &#8216;battaglia&#8217; sui contenuti televisivi. Diverse, infatti, risultano essere le piattaforme utilizzate. Quella di Google totalmente aperta agli sviluppatori e attraverso la quale la multinazionale punta a diventare leader nel mercato delle Tv collegabili a internet, (secondo le stime dell`istituto di ricerca Forrester Research entro il 2015 dovrebbe raggiungere i 43 milioni di unità), e quella di Apple che continua ad operare esclusivamente attraverso i filtri iTunes e gli <strong>smartphone</strong> che fungono da telecomando.</p>
<p>Quale dei due piacerà di più all&#8217;utente finale ? A breve la risposta anche se sempre più agguerrita diventa la sfida verso l&#8217;appetitoso mondo della Tv sul web. Dietro a Apple e Google, infatti, altri produttori informatici stanno cercando di aprirsi nuove strade, e tra queste, quello che ha più degli altri le carte in regola per cominciare a dare fastidio ai due &#8216;gruppi predominanti&#8217;, è <strong>Microsoft</strong> che punta a trasformare la sua <strong>Xbox 360</strong> in hub televisivo.</p>
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		<title>Apple ci riprova con la Tv e con Ping strizza l’occhio ai social network. Scettici gli analisti, ‘solo una minestra riscaldata?’</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Sep 2010 13:50:45 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><em>“La nuova Apple TV, abbinata alla più grande raccolta online di film e trasmissioni TV in HD a noleggio, consente agli utenti di guardare le produzioni di Hollywood sul proprio televisore HD ogni volta che lo desiderano”</em>, ha esordito così a San Francisco il CEO di Apple <strong>Steve Jobs</strong> durante la conferenza privata organizzata per presentare al mondo intero le ultime novità della Società di Cupertino. Innovazioni che segnano innanzitutto il ritorno del gruppo sul mercato dei contenuti televisivi dopo il flop della precedente versione: Jobs rilancia, dunque, e definisce la <strong>Apple Tv 2</strong> il <em>“gioiello silenzioso”</em>.<br />
Dieci centimetri per 10, al costo di 99 dollari, il dispositivo permette agli utenti di guardare film e trasmissioni Tv in alta definizione, strizzando inoltre l’occhio ai social network, con la possibilità di trasferire e condividere facilmente musica, foto e video attraverso la nuova estensione battezzata ‘<strong>Ping</strong>’ che solo vagamente si avvicina a quella utilizzata da <strong>Facebook</strong> e <strong>MySpace</strong>.<br />
Interamente gratuito e integrato dentro i <strong>iTunes</strong> oltre che su <strong>iPhone</strong> e <strong>iPad, Ping</strong> di Apple darà la possibilità al grande pubblico di scoprire quale musica ascoltare, cosa fanno gli artisti e dove si terranno i concerti.<br />
L’idea del gruppo statunitense, è quella di invogliare all’acquisto di musica, film e programmi tv una buona parte degli oltre 160 milioni di utenti iTunes.<br />
Ritornando alla Apple Tv, l’ultima nata della ‘Mela morsicata’ si distingue dalla sua antesignana innanzitutto per i costi al pubblico: gli spettacoli televisivi senza pubblicità, infatti, costeranno solo 99 centesimi, mentre i film che verranno proposti in contemporanea con l’uscita dei Dvd saranno venduti a 4,99 dollari.<br />
Agli utenti, anche la possibilità, oltre che di noleggiare fino a 7.000 film tra cui più di 3.400 in Hd, di avere 30 giorni di tempo per iniziare la visione e 48 ore per concluderla una volta avviata.<br />
Apple dunque pare avere imparato la lezione: la precedente versione del servizio, che non solo non ha mai raggiunto il successo, ma non ha neppure mai sfiorato i traguardi sperati, permetteva, infatti, solo di acquistare programmi e ciò ha rappresentato un vero e proprio errore di valutazione.</p>
<p>Oltre ad affittare spettacoli televisivi e film, la nuova Apple Tv permetterà agli utenti di accedere ai contenuti di <strong>Netflix</strong>. L’accordo con la società di videonoleggio americana, permetterà a Apple di contrastare in maniera migliore la <strong>GoogleTv</strong> e contrapporsi agli accordi siglati da <strong>YouTube</strong>. Apple dal canto suo ha già stretto accordi con diversi società cinematografiche e televisive quali <strong>ABC</strong> e <strong>Fox</strong> e sarebbe anche in trattative con la <strong>News Corp </strong>di <strong>Rupert Murdoch</strong> per estendere ulteriormente la propria offerta.</p>
<p>Queste, dunque, le caratteristiche principali della nuova Apple Tv che arriverà nel Regno Unito, Canada, Australia, Germania e Francia entro il prossimo mese di novembre. Un dispositivo funzionale e innovativo sotto alcuni aspetti, che però è stato accolto in maniera ‘tiepida’ dagli analisti invitati alla conferenza di San Francisco che vedono nella Apple Tv solo un piccolo ed iniziale passo verso un piano molto più ambizioso.</p>
<p>L’analista <strong>Daniel Ernst</strong> of <strong>Hudson Square Research</strong>, infatti, ha sottolineato che Jobs si sarebbe <em>&#8220;limitato a presentare solo una versione migliorata del vecchio prodotto ma non una innovazione di così vasta portata come sarebbe potuto essere&#8221;</em>. Solo una minestra riscaldata quindi ?</p>
<p>Solo il tempo lo dirà. Intanto, numerosi degli analisti intervenuti alla chiamata di Jobs, avvertono le società di contenuti di non distruggere nessun segmento del loro ecosistema di valore. Secondo <strong>Laura Martin</strong>, analyst <strong>Needham &amp; Co.</strong> è infatti <em>“molto rischioso spezzare i contenuti in singoli pezzi”</em>.</p>
<p>A San Francisco tuttavia, Apple Tv e Ping non sono stati gli unici protagonisti della giornata. Tra le novità ufficializzate da Steve Jobs, ci sono anche il <strong>software iOS 4.2</strong> per iPad che consentirà finalmente di collegare il dispositivo con una stampante in modalità Wireles; il nuovo <strong>iPod Shuffle</strong> interamente riprogettato e completo di pulsanti cliccabili ad ‘anello’ e dell’innovativa<strong> tecnologia VoiceOver di Apple</strong>, che consente agli utenti di sfogliare facilmente musica e playlist senza neppure guardare l’iPod shuffle; l’<strong>iPod nano</strong> interamente riprogettato con l’<strong>interfaccia Multi-Touch</strong> di Apple e che permette agli utenti di sfogliare la propria raccolta musicale con un tocco o facendo scorrere un dito sul display e l’innovativo <strong>iPod touch</strong> arricchito di eccezionali funzionalità, tra cui il display Retina di Apple, videochiamate FaceTime, registrazione video HD, chip Apple A4, giroscopio a 3 assi, iOS 4.1 e Game Center.</p>
<p>Ma se da una parte Apple annuncia le sue ultime novità, dall’altra Amazon non resta a guardare e quasi in contemporanea, rende noto di aver tagliato il prezzo di alcuni spettacoli televisivi da 2,99 dollari a 99 centesimi.</p>
<p>Si attende dunque un autunno molto caldo per il settore dei contenuti digitali, con l’arrivo delle diverse novità dei pesi massimi del settore. Tra queste, la più attesa è la Internet Tv di Sony, il primo televisore al mondo ad adottare la piattaforma Google TV basata sul <strong>sistema operativo Android</strong>, che permetterà di cercare informazioni su internet, navigare e accedere a contenuti multimediali direttamente dal televisore, attraverso il telecomando ma anche i comandi vocali.</p>
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		<title>Web e piccolo schermo: al via la sfida di Google e Apple per una &#8216;Tv tuttofare&#8217;</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Jul 2010 13:49:54 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Era stato annunciato nei giorni scorsi e ora finalmente ci siamo. A meno di 24 ore, partirà ufficialmente la sfida di Apple che con ‘l’invenzione’ Apple Tv si renderà protagonista di un nuovo e radicale cambiamento. l&#8217;avvio di un connubio tra web e piccolo schermo grazie i nuovi decoder &#8216;targati&#8217; Google e Apple. ITV il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Era stato annunciato nei giorni scorsi e ora finalmente ci siamo. A meno di 24 ore, partirà ufficialmente la sfida di Apple che con ‘l’invenzione’ Apple Tv si renderà protagonista di un nuovo e radicale cambiamento. l&#8217;avvio di un connubio tra web e piccolo schermo grazie i nuovi <strong>decoder</strong> &#8216;targati&#8217; <strong>Google</strong> e <strong>Apple</strong>.</p>
<p>ITV il nome in codice dato all&#8217;applicativo che consiste sostanzialmente nella realizzazione di un telecomando di ultima generazione capace di controllare i nuovi dispositivi video. Le novità però, non finiscono qui e secondo <strong>Peter Burrows</strong>, noto scrittore di Bloomberg BusinessWeek, l’azienda statunitense con questo &#8216;sposalizio&#8217; informatico, punterebbe al noleggio delle serie televisive per invogliare al consumo gli utenti di iPod e iPad. Alla base dell’ambiziosa iniziativa, la creazione di un’applicazione che funzioni sia su <strong>iPod Touch</strong> che su <strong>iPad</strong> e <strong>iPhone</strong>.</p>
<p><em>“Un prodotto per pochi appassionati nonostante il ridotto costo dell’applicazione”</em> ha sottolineato l’attuale presidente di Apple <strong>Steve Jobs</strong>, che teme però la non predilezione dell’utenza al cambiamento e la non curiosità di portare nel salotto di casa il video in streaming abbandonando gli attuali abbonamenti.</p>
<p>Timori che avranno un loro reale riscontro a breve. Per il primo settembre infatti, è previsto l’atteso incontro programmato dalla Apple con gli organi di informazione per presentare ufficialmente il nuovo iPod con <strong>schermo iPhone 4</strong>.</p>
<p>Un modo per la casa statunitense, che secondo indiscrezioni proprio in questi giorni starebbe concludendo importanti accordi con la <strong>News Corp</strong> di <strong>Rupert Murdoch</strong> oltre che con CBS e Disney per consentire agli utenti <strong>iTunes</strong> di scaricare spettacoli tv al costo di 0,99 centesimi, di proporre ai propri clienti e a quelli che si aggregheranno in futuro, il noleggio di contenuti da vedere su più dispositivi nell&#8217;arco delle 48 ore concesse, e la possibilità per tutti loro di sottoscrivere favorevoli abbonamenti per serie intere.</p>
<p>Un modo diverso di guardare il piccolo schermo, dunque, ma anche l’avvio di una “<em>Tv totalmente reinventata</em>” proprio come recita lo spot pubblicitario che già da qualche giorno circola sul web annunciando la rivoluzione di Google e la sfida raccolta da Apple con la sua iTv.</p>
<p>Una scommessa ardua per molti, ma che in questo 2010 non è la sola se si considera che anche <strong>D-Link</strong>, l’azienda fornitrice di soluzioni di <strong>networking end-to-end</strong> per gli utenti finali e le aziende, con il suo <strong>Boxee</strong> punta a inserirsi nel mercato statunitense.</p>
<p>Motivo? Il ghiotto piatto degli spot Tv che valgono ben 70 miliardi di dollari all’anno.</p>
<p>Ci riusciranno? I pronostici non sembrerebbero andare nella stessa direzione e questo anche in virtù dei trascorsi della Società di Steve Jobs che già in passato si era lanciata nel settore con Apple tv senza ottenere però, grandi risultati.</p>
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		<title>Audiovisivo: dal digitale terrestre all’ultrabroadband per IPTV, chi è dentro e chi è fuori? Per l’Italia si delineano nuovi scenari</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 11:41:02 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Sky esce ufficialmente con una posizione e, dopo settimane di indiscrezioni, per la prima volta l&#8217;amministratore delegato Tom Mockridge ha escluso al momento l&#8217;ingresso della piattaforma sul mercato del digitale terrestre. Mockridge ha dichiarato che l&#8217;opportunit&#224; per la pay-Tv riguardante l&#8217;assegnazione di 5 multiplex per ora non si presenta &#8220;perch&#233; ci &#232; proibito operare sul [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><strong>Sky</strong> esce ufficialmente con   una posizione e, dopo settimane di indiscrezioni, per la prima volta   l&rsquo;amministratore delegato <strong>Tom Mockridge</strong> ha escluso al   momento l&rsquo;ingresso della piattaforma sul mercato del <strong>digitale   terrestre</strong>. </p>
<p align="justify">Mockridge ha dichiarato   che l&#8217;opportunit&agrave; per la pay-Tv riguardante l&#8217;assegnazione di <strong>5 multiplex</strong> per ora non si presenta &ldquo;<em>perch&eacute; ci &egrave;   proibito operare sul digitale&rdquo;, </em>ma ha aggiunto che&nbsp; in   futuro le cose potrebbero <em>&ldquo;cambiare&rdquo;.</em> </p>
<p align="justify">A riguardo, la   settimana scorsa, il viceministro alle Comunicazioni <strong>Paolo   Romani</strong> ha incontrato il Commissario Ue alla concorrenza <strong>Joaquin   Almunia</strong> per capire la posizione della Ue sulla richiesta di Sky di   potere entrare nel digitale terrestre come operatore di rete e fornitore   di contenuti premium, prima della scadenza imposta da Bruxelles al 31   dicembre 2011. Di fatto se la Ue abbreviasse la durata degli impegni   imposti alla pay-tv che fa capo a News Corp di <strong>Rupert   Murdoch</strong>, Sky potrebbe con tutta probabilit&agrave; partecipare alla gara   per il <strong>dividendo digitale</strong>: una competizione su cui, come   ha sottolineato il viceministro, la presenza di Sky &quot;<em>potrebbe   incidere</em>&quot; dal momento che non si svolge su offerte economiche ma in   beauty contest. Dei 5 multiplex digitali che saranno messi a gara   quando l&#8217;Agcom ultimer&agrave; il regolamento, 3 sono destinati ai nuovi   entranti. </p>
<p align="justify">Romani, che non &egrave; voluto entrare nel merito del   confronto avuto con Almunia, si &egrave; limitato a ricordare che &ldquo;<em>ci</em> <em>sono degli impegni attraverso i quali Sky, che &egrave;   monopolista sul satellite e quasi monopolista sulla pay tv non pu&ograve; e non   deve entrare nel digitale terrestre, n&eacute; come operatore di rete, n&eacute; come   fornitore di contenuti a pagamento, fino al 31 dicembre  2011&rdquo; . </em></p>
<p align="justify">Tuttavia l&#8217;operatore ha   chiesto alla Ue di poter anticipare l&#8217;ingresso nel settore anche a   fronte dell&#8217;accelerazione che il passaggio al nuovo segnale televisivo   ha avuto in Italia. </p>
<p align="justify"><em>&ldquo;Avevamo   notizia</em> &ndash; ha commentato Romani &#8211; <em>che qualcosa poteva   cambiare in queste condizioni poste a Sky e legittimamente una   delegazione italiana si &egrave; recata a Bruxelles per capire meglio la   situazione&rdquo;.</em> </p>
<p align="justify">Sky sostiene infatti che, pur essendo monopolista al 98%   sulla piattaforma satellitare, il veto imposto dalla Ue a operare sul   digitale terrestre (13 milioni di decoder gi&agrave; installati in Italia e 23   milioni a fine 2011) non prima del 2012, sarebbe da considerarsi   superato. </p>
<p align="justify">Tuttavia al momento cos&igrave; &egrave; deciso e a Sky non resta che   farsi da parte e a Mockridge lamentarsi del ritardo dell&rsquo;Italia nel   digitale. </p>
<p align="justify">Ieri, in occasione della presentazione del libro &lsquo;<em>ReteItalia&rsquo;</em> del presidente dell&rsquo;Agcom <strong>Corrado   Calabr&ograve;</strong>, ha ribadito che &nbsp;&ldquo;<em>E&#8217;   molto importante sfruttare la crescita dell&#8217;economia digitale per uscire   dalla crisi. L&#8217;attuale profilo internazionale dell&#8217;Italia &egrave; piuttosto   ridotto&rdquo;</em>. Aggiungendo che &quot;<em>il miglior esempio&quot;</em> di un   Paese che sa sfruttare al meglio l&#8217;economia digitale &egrave; <em>&ldquo;la   Francia, con Parigi che &egrave; un polo fondamentale&rdquo;. </em> </p>
<p align="justify">L&rsquo;Ad di Telecom Italia, <strong>Franco Bernab&egrave;</strong>, ha invece lanciato la sua provocazione:   &ldquo;<em>Sosterremo gli investimenti per la banda ultralarga nel   momento in cui anche in Italia ci sar&agrave; un progetto come Canvas</em>&rdquo;, ha   precisato, riferendosi al progetto che in Inghilterra coinvolge pubblico   e privato (BBC, Channel 4, Five, ITV e i provider British Telecom e   Talk Talk) per creare uno <strong>standard comune</strong> per la   trasmissione di contenuti su IPTV. </p>
<p align="justify">Bernab&egrave; aveva   annunciato a ottobre l&#8217;intenzione di investire 720 milioni di euro entro   il 2011, cifra che sarebbe dovuta salire a 6 miliardi entro il 2016. </p>
<p align="justify">Davanti ai vertici di   Rai, Mediaset e Sky Italia, Bernab&egrave; ha precisato: <em>&quot;ho sempre   detto che il problema della banda ultralarga &egrave; di domanda, occorre che   ci sia un&#8217;audience, qualcuno che vuole quel tipo di servizi come la tv   digitale: nel momento in cui si vuole fare un progetto come quello   inglese siamo disponibili a investire per la banda ultralarga&rdquo;. </em></p>
<p align="justify">Nei giorni scorsi,   Telecom Italia e <strong>Intel</strong> hanno avviato una partnership per   la distribuzione di servizi internet e TV online di nuova generazione   che adottano la piattaforma software open source <strong>MeeGo</strong>. </p>
<p align="justify">Il primo prodotto Telecom Italia dotato della   piattaforma MeeGo sar&agrave; <strong>CuboVision</strong>, il nuovo dispositivo   broadband multimediale che permette di vedere sul televisore di casa i   canali del digitale terrestre free e pay, le principali WebTV della   rete, richiedere film in pay-per-view, acquistare applicazioni free e   pay attraverso un application store e gestire contenuti personali come   foto, video e musica. </p>
<p align="justify">Per banda larga di pu&ograve; pensare a una velocit&agrave; di circa   1,2 Mbit/s e per la ultra larga a oltre 30 Mbit/s, velocit&agrave; che serve   appunto per servizi come quelli televisivi. </p>
<p align="justify"><em>&ldquo;Bisogna prepararsi</em>&rdquo;, ha detto Bernab&egrave;   rivolgendosi ai numeri uno di Rai, Mediaset e &nbsp;Sky   Italia. </p>
<p align="justify"><em>&ldquo;Se utilizziamo un   approccio difensivo ci troveremo probabilmente davanti a un&#8217;aggressione   che verr&agrave; da Google, da Hulu e invece</em> &ndash; ha continuato Bernab&egrave;&nbsp; &#8211; <em>dobbiamo trovare insieme una risposta   prima che arrivino in Italia&rdquo;.</em> </p>
<p align="justify"><em>&ldquo;Se si decide di far convergere sulla Iptv   un progetto comune siamo disponibili a sostenere gli investimenti</em>&rdquo; e   &ldquo;<em>reperire le risorse non &egrave; un problema&rdquo;.</em> </p>
<p align="justify"><em>&ldquo;Non si pu&ograve; fare una previsione del costo   dell&#8217;investimento</em> &#8211; secondo l&#8217;Ad di Telecom &#8211; <em>Ci&ograve; che   interessa &egrave; capirne la redditivit&agrave;&rdquo;. </em></p>
<p align="justify"><em>&ldquo;Si pu&ograve; fare</em> &ndash; ha risposto Fedele   Confalonieri &#8211; <em>Noi mettiamo i contenuti: abbiamo investito   tanto nel digitale ma poco importa che vada per terra, per aria o dove&rdquo;. </em></p>
<p align="justify"><em>&ldquo;Se la tv su banda larga   diventa possibile saremo operativi&#8217;</em> gli ha fatto eco Mockridge. </p>
<p align="justify">Pi&ugrave; cauto <strong>Paolo   Garimberti</strong>, presidente Rai, che ha evidenziato: <em>&ldquo;&hellip;se   avessimo la certezza delle risorse, potremmo guardare al futuro in   termini di sviluppo tecnologico&rdquo;.</em></p>
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		<title>IPTV: per Abi Research 47 mln di utenti nel 2011. Aumentano gli abbonati italiani ma per l’Agcom ancora piattaforma emergente</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Dec 2009 11:12:23 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il futuro della Tv &#232; Internet? Secondo molti analisti &#232; proprio cos&#236; e la conferma arriva anche dai grossi investimenti che i broadcaster stanno facendo in questo settore. E mentre Google annuncia trattative in corso per l&#8217;acquisto di contenuti &#8216;premium&#8217; pay da rendere disponibili su YouTube, Mediaset informa che per il nuovo anno investir&#224; fortemente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">Il  futuro della Tv &egrave; Internet? Secondo molti analisti &egrave; proprio cos&igrave; e la  conferma arriva anche dai grossi investimenti che i broadcaster stanno  facendo in questo settore. </p>
<p align="justify">E mentre <strong>Google</strong> annuncia trattative in corso per l&rsquo;acquisto di contenuti &lsquo;premium&rsquo; pay da rendere disponibili su <strong>YouTube</strong>, <strong>Mediaset</strong> informa che per il nuovo anno investir&agrave; fortemente sul web. </p>
<p align="justify">Lo sviluppo della Tv su internet &egrave; fortemente legato alla diffusione della <strong>banda larga</strong>.  Sar&agrave; quindi necessario superare il digital divide e assicurare una  buona copertura di tutto il territorio per far decollare l&rsquo;IPTV. </p>
<p align="justify"><em>&ldquo;La maggiore diffusione delle reti broadband</em> &#8211; ha spiegato l&rsquo;analista <strong>Khin Sandi Lynn </strong>di Abi Research &#8211; <em>&egrave; un elemento che contribuisce a far aumentare gli abbonamenti alla Tv offerta dagli operatori di telecomunicazioni&rdquo;. </em></p>
<p align="justify">L&rsquo;IPTV  &egrave; la piattaforma che veicola contenuti e servizi attraverso banda larga  su una rete chiusa, cio&egrave; gestita dagli operatori tlc mentre  la <strong>web Tv</strong> distribuisce i contenuti audio-video attraverso una rete di accesso  aperta, cio&egrave; indipendente dagli operatori tlc (e perci&ograve; &egrave; diversa  dall&#8217;IPTV). </p>
<p align="justify">Secondo la societ&agrave; d&rsquo;analisi, entro il 2011 raddoppier&agrave; il numero degli abbonati mondiali alla televisione su IP. </p>
<p align="justify">Per Abi Research gli utenti raggiungeranno i <strong>47 milioni</strong> con un tasso di crescita annuale composto (Cagr) del 22,5% fino al  2014. L&rsquo;IPTV continua a crescere con operatori come AT&amp;T, Verizon e  China Telecom che quest&rsquo;anno registrano buoni risultati. </p>
<p align="justify">L&rsquo;Europa  Occidentale ha il pi&ugrave; alto tasso di penetrazione della Tv via Internet  con un costante aumento del numero di abbonati, soprattutto in Francia,  Italia e Germania. Al secondo posto si colloca il Nord America, seguito  dall&rsquo;Asia Pacifico. Secondo le stime, entro il 2011 le due regioni  supereranno, rispettivamente, i 9 e i 5 milioni di abbonati. In  particolare, nell&rsquo;Asia Pacifico guidano il mercato dell&rsquo;IPTV la Corea  del Sud, Hong Kong e Taiwan. </p>
<p align="justify"><em>&ldquo;Anche  gli altri tipi di piattaforme di pay-Tv come quella satellite, via cavo  e terrestre stanno crescendo, ma a un ritmo pi&ugrave; lento</em>&rdquo;, ha sottolineato Khin Sandi Lynn. </p>
<p align="justify">La societ&agrave; di ricerche stima che entro il 2011 il numero degli abbonati alla pay-tv superer&agrave; i 730 milioni in tutto il mondo. </p>
<p align="justify">Per quanto riguarda la crescita della Tv su IP, <strong>SNL Kagan</strong> ha realizzato alla fine di marzo uno Studio (da poco pubblicato in  rete) sullo stato e le previsioni dell&rsquo;IPTV da qui al 2012 per sei  regioni: Nord America, America Latina, Europa Occidentale, Europa  dell&rsquo;Est, Medio Oriente e Asia Pacifico. Alla fine del 2008, l&rsquo;IPTV &egrave;  stata lanciata in 50 dei 75 mercati sotto analisi. </p>
<p align="justify">Per  il 2012, l&rsquo;IPTV sar&agrave; la piattaforma dominante in due paesi, Hong Kong e  Francia e conter&agrave; per pi&ugrave; del 10% in 22 paesi dei 75 monitorati. </p>
<p align="justify">Alla  fine del 2008 l&rsquo;Europa Occidentale &egrave; leader dell&rsquo;IPTV con 10 milioni di  abbonati, seguita dall&rsquo;Asia Pacifico e il Nord America con 7,04 e 3,3  milioni, rispettivamente. Con 6,1 milioni di abbonati, alla fine del  2008, la Francia &egrave; il pi&ugrave; grande mercato IPTV nel mondo, contando per  il 29% del totale degli abbonati. </p>
<p align="justify">Si stima che, nei prossimi tre anni, l&rsquo;Asia sorpasser&agrave; l&rsquo;Europa Occidentale, raggiungendo 17,4 milioni di abbonati al 2011. </p>
<p align="justify">Durante  gli ultimi quattro anni l&rsquo;IPTV si &egrave; evoluta da piattaforma che, alla  fine del 2003 contava per lo 0,01% del mercato globale, al 3,7% degli  abbonati alla pay tv nel 2008. </p>
<p align="justify">Le  stime sono facilmente comprensibili a fronte dell&rsquo;aumento degli utenti  della rete in tutto il mondo, anche in regioni a basso reddito seppur  in crescita come sono i paesi dell&rsquo;area CIS (Armenia, Azerbaijan  Russia, Ucraina, Moldavia, ecc&hellip;) che con 70,3 milioni di utenti  internet alla fine del 2008, rappresentano il 4% del totale mondo e che  solo in Russia sono pi&ugrave; del 25% della popolazione (fonte ITU). </p>
<p align="justify">L&rsquo;evoluzione  tecnologica per la IPTV, come gi&agrave; detto, &egrave; funzione dell&rsquo;evoluzione  delle tecnologie di accesso alla rete e della tecnologia utilizzata per  il <strong>backbone</strong> (IP/MPLS). Le prime offerte IPTV erano basate su soluzioni <strong>ADSL</strong>, mentre attualmente la soluzione tecnologica utilizzata per l&rsquo;accesso &egrave; l&rsquo;ADSL2 e <strong>ADSL2+</strong>. Per quanto riguarda il futuro, le soluzioni da adottare comprendono  la tecnologia <strong>VDSL</strong> e l&rsquo;utilizzo di accessi diretti in <strong>fibra ottica</strong> per le reti di accesso <strong>NGAN</strong> (Next Generation Access Network). </p>
<p align="justify">In  tal senso, si pu&ograve; parlare di una piattaforma IPTV di prima generazione,  in grado di offrire servizi a larga banda, che &egrave; oramai stabile dal  punto di vista&nbsp; tecnologico; e di una piattaforma  IPTV di seconda generazione, in grado di offrire servizi a banda ultra  larga, che &ndash; invece &ndash; conosce una fase di sviluppo tecnologico alquanto  intenso. </p>
<p align="justify">Per quanto riguarda il mercato italiano, da un&rsquo;analisi dell&rsquo;<strong>Autorit&agrave; per le garanzie nelle Comunicazioni </strong>emerge  che sul piano tecnologico risulta consolidata l&rsquo;IPTV di prima  generazione, mentre &egrave; ancora in fase di transizione quella di seconda  generazione (<strong>banda ultra larga</strong>). Sul piano economico, a  fine 2008 solo il 2% delle famiglie aveva accesso a questo tipo di  piattaforma, mentre i ricavi ammontavano a circa 33 milioni (poco pi&ugrave;  dell&#8217;1% dei ricavi complessivi da pay). Dunque &egrave; una piattaforma  emergente come il <strong>DVB-H</strong> e i videofonini. </p>
<p align="justify">Per l&rsquo;IPTV in Italia non esiste uno <strong>standard aperto</strong> e ogni operatore utilizza uno <strong>standard proprietario</strong>.  Fonti Internet riportano per&ograve; che i tre operatori IPTV attualmente  presenti (Telecom, Wind, Fastweb) hanno reso nota l&rsquo;intenzione di voler  lanciare sul mercato un decoder unico per la ricezione indistinta di  tutte e tre le offerte IPTV. </p>
<p align="justify"> La piattaforma IPTV  , a differenza di quella satellitare e digitale terrestre, &egrave; in grado  di consentire agli utenti finali di fruire dei cosiddetti servizi di <strong>Video-On-Demand</strong> (VOD). </p>
<p align="justify">Grazie  a tali servizi, gli utenti sono in grado di richiedere contenuti  televisivi specifici, svincolati da un palinsesto predeterminato e  fruibili in qualsiasi momento essi desiderino. </p>
<p align="justify">Inizialmente,  ha precisato l&rsquo;Agcom, gli operatori di IPTV rendevano disponibile la  loro offerta televisiva nelle principali aree metropolitane nelle quali  avevano sviluppato  la rete. Dal  2004, <strong>Fastweb</strong>,  il primo operatore in Italia a lanciare un servizio di IPTV, ha esteso  la copertura di rete, quindi l&rsquo;offerta IPTV, ad un maggiore numero di  citt&agrave;. Attualmente, la rete di accesso a larga banda &egrave; realizzata  principalmente in rame (tecnologia xDSL ULL), e solo limitatamente in  fibra ottica (FTTH). Anche le altre reti IPTV possono coprire la  maggior parte dei capoluoghi italiani, le periferie e le aree ad  elevata densit&agrave; di popolazione. Le coperture delle reti IP sono  comprese tra circa il 30 ed il 60%. </p>
<p align="justify">A  livello internazionale, sono operative numerose piattaforme IPTV; si  segnala in particolare il caso francese, dove il servizio &egrave; offerto da  pi&ugrave; operatori (Free Telecom, France Telecom, Neuf Telecom, etc.). Anche  per quanto riguarda i ricevitori sono disponibili da tempo i <strong>set-top-box</strong> per ogni tecnologia proprietaria utilizzata anche se il numero di  apparati venduti in Italia &egrave; limitato a causa della ridotta  penetrazione in termini di utenti. </p>
<p align="justify">Per quanto riguarda lo sviluppo in termini economici, la prima offerta di IPTV in </p>
<p align="justify">Italia &egrave; stata quella di Fastweb nel 2001, alla quale si sono aggiunte successivamente le offerte IPTV di <strong>Telecom Italia</strong> (2007) e di <strong>Infostrada</strong> (<strong>Tiscali</strong> ha recentemente abbandonato tale business). </p>
<p align="justify">Nonostante  una apprezzabile crescita degli utenti IPTV tra il 2005 ed il 2008,  cos&igrave; da arrivare a sfiorare i 500 mila utenti, a fine 2008 solo il 2%  delle famiglie italiane che hanno accesso alla TV utilizza  la piattaforma IPTV. Tale  valore &egrave; indubbiamente ben lontano da quello registrato per la  televisione digitale terrestre e satellitare (rispettivamente il 24% e  il 27%), perch&eacute; i provider di IPTV, fatta eccezione per i contenuti  offerti in VOD, non dispongono di una propria programmazione di tipo  premium. Ci&ograve; nonostante, tutti i provider hanno concluso accordi con  gli operatori <strong>Sky Italia</strong> e <strong>Mediaset</strong>,  grazie ai quali offrono ai rispettivi utenti la possibilit&agrave; di  sottoscrivere i pacchetti premium che tali operatori propongono sulle  rispettive piattaforme (digitale terrestre e satellitare). </p>
<p align="justify">Dal punto di vista dei ricavi, la dinamica di crescita della piattaforma IPTV &egrave; pi&ugrave; </p>
<p align="justify">modesta,  per diverse ragioni. Da un lato, bisogna tenere in considerazione il  fatto che questo servizio &egrave; spesso venduto in bundle con i servizi di  telefonia, per cui la corretta attribuzione della quota di ricavi  imputabile al servizio IPTV all&rsquo;interno della spesa complessiva  dell&rsquo;utente non sempre risulta agevole. Per altro verso, le fonti di  ricavo della IPTV sono limitate: in quanto piattaforma chiusa ed a  pagamento, i ricavi derivano prevalentemente dagli abbonamenti e dalla  vendita di contenuti in VOD. </p>
<p align="justify">In ogni caso, dal 2005 al 2008, i ricavi della IPTV sono di fatto stabili poco al di sopra dei <strong>30 milioni</strong> di euro: pi&ugrave; esattamente, nel 2008 risultano pari a circa <strong>33 milioni</strong> di euro, corrispondenti a poco pi&ugrave; dell&rsquo;1% dei ricavi complessivi da  pay tv. Per quanto possano esservi fenomeni di sottostima del valore  complessivo del mercato, si pu&ograve; comunque sostenere che, sotto il  profilo di mercato,  la piattaforma IPTV  risulti ancora caratterizzata da un basso livello di penetrazione &ndash; in  termini di utenti &ndash; e di una incidenza marginale nell&rsquo;ambito del  mercato delle offerte televisive a pagamento. In altri termini,  la piattaforma IPTV  si trova ancora in una fase di avvio, per quanto piuttosto prolungato nel tempo. </p>
<p align="justify">Sebbene si rilevi la maturit&agrave; raggiunta dalle tecnologie trasmissive utilizzate per  la piattaforma IPTV  di prima generazione, per l&#8217;Autorit&agrave; dal punto di vista tecnologico si  osserva una evoluzione di tale piattaforma verso prestazioni tipiche  delle reti a banda ultra larga (NGN e NGAN). Per tale ragione, si pu&ograve;  sostenere che &ndash; al momento &#8211;  la piattaforma IPTV  &egrave; in una fase di rivitalizzazione tecnologica, con riguardo alla sua evoluzione verso le tecnologie a banda ultra larga. </p>
<p align="justify">Con  riferimento agli aspetti economici e di mercato, l&#8217;Agcom osserva,  inoltre, che la diffusione della piattaforma nel mercato italiano  sembra mantenersi ancora ad uno<strong> stadio iniziale</strong>, anche  se alquanto prolungato, con manifeste difficolt&agrave; degli operatori a  consolidare la propria presenza sul mercato, come attestato anche  dall&rsquo;uscita di uno degli operatori. </p>
<p align="justify">Pertanto  l&rsquo;Autorit&agrave; ritiene che &ndash; sia pure con le precisazioni e le valutazioni  prospettiche rappresentate &#8211; vi siano evidenze per concludere nel senso  di individuare per  la piattaforma IPTV  le condizioni tipiche della piattaforma emergente. </p>
<p align="justify">Alcuni  operatori evidenziano come la distinzione tra piattaforme di prima e di  seconda generazione appaia poco rispondente alle soluzioni tecnologiche  effettivamente utilizzate. Ciascun operatore ha, infatti, sviluppato  un&rsquo;unica soluzione tecnologica IPTV in grado di veicolare contenuti  audiovisivi attraverso elementi di rete, per il livello backbone e di  accesso, sia tradizionali che di nuova generazione. Inoltre, altri  operatori evidenziano che l&rsquo;elemento distintivo della piattaforma IPTV  sia il protocollo IP e non la tecnologia di rete sottostante, sicch&eacute; la  distinzione suggerita dall&rsquo;Autorit&agrave; non avrebbe particolare ragione  d&#8217;essere. Inoltre, l&rsquo;architettura attuale di qualche operatore IPTV gi&agrave;  presenta soluzioni ibride che comprendono sia componenti di tipo ADSL  sia componenti di tipo FTTH. </p>
<p align="justify">Infine,  un operatore ritiene che l&rsquo;Autorit&agrave;, nell&rsquo;individuazione delle  piattaforme emergenti, non possa prescindere dalla &ldquo;novit&agrave;&rdquo; della  tecnologia utilizzata e dalla sua recente (se non recentissima)  invenzione ed applicazione e che non pu&ograve; considerarsi emergente una  piattaforma solo perch&eacute; non ha avuto sviluppo da un punto di vista  economico. Per tali ragioni, l&rsquo;operatore in questione sostiene che  la piattaforma IPTV  non sia emergente. </p>
<p align="justify">L&rsquo;Autorit&agrave;  ritiene che le ragioni del mancato sviluppo della piattaforma IPTV  siano riconducibili principalmente ad aspetti di natura economica ed,  in via secondaria, ad aspetti di natura tecnologica. </p>
<p align="justify">Ritiene  anche apprezzabili di considerazione le osservazioni degli operatori  che hanno consentito indubbiamente di approfondire un aspetto  dell&rsquo;analisi particolarmente dibattuto e incerto; di conseguenza, si  ritiene <strong>non funzionale una distinzione tra piattaforme IPTV di prima e seconda generazione</strong>, quantomeno ai fini che qui rilevano. </p>
<p align="justify">L&rsquo;Agcom  acquisisce e fa proprie le osservazioni degli operatori nel ritenere  che anche nel caso delle attuali piattaforme IPTV la tecnologia di  queste ultime non possa essere considerata perfettamente consolidata.  Sebbene siano pienamente condivisibili le osservazioni formulate da un  operatore in merito al fatto che il successo della piattaforma IPTV sia  strettamente legato alla diffusione della banda larga, &egrave; anche vero che  uno dei motivi per cui tale piattaforma tarda a svilupparsi &egrave;  riconducibile al limitato accesso ai contenuti premium. A questo  riguardo, l&rsquo;Autorit&agrave; non condivide la posizione secondo cui, allo stato  attuale, un nuovo operatore che voglia vendere servizi via IPTV  potrebbe acquistare i relativi diritti senza particolari ostacoli. </p>
<p align="justify">Alla luce delle considerazioni sopra esposte, l&rsquo;Autorit&agrave; conferma che  la piattaforma IPTV  debba considerarsi emergente. </p>
<p align="justify"> La web Tv  distribuisce i contenuti audio-video attraverso una rete di accesso  aperta, cio&egrave; indipendente dagli operatori tlc (e perci&ograve; &egrave; diversa  dall&#8217;IPTV). Sul piano tecnologico, in attesa dello sviluppo della banda  ultra larga, &egrave; una tecnologia in fase di transizione. In termini di  diffusione &egrave; in fase di sviluppo: la possibilit&agrave; di accedere a questo  tipo di servizi riguarda poco pi&ugrave; di un terzo delle famiglie italiane  (a giugno 2009 erano 9,7 milioni quelle dotate di collegamento a banda  larga di linea fissa). Infine i ricavi risultano ancora marginali.  Dunque la web tv &egrave; da considerarsi non emergente. </p>
<p align="justify">In  ogni caso il mercato televisivo &egrave; in continua evoluzione e avanzano  nuove modalit&agrave; di fruizione ovvero il palinsesto fai da te, la visione  quando vuoi e dove vuoi. <span lang="EN-GB" xml:lang="EN-GB">In gergo si chiamano <strong>Tv on demand</strong>, <strong>over the top tv</strong>, <strong>catch up tv</strong>, <strong>web tv</strong>. </span> </p>
<p align="justify">Realt&agrave;  che muovono i primi passi anche in Italia e alle quali guardano anche i  grandi broadcaster per instaurare un rapporto pi&ugrave; diretto con gli  utenti e &#8211; nel caso delle offerte a pagamento &#8211; rafforzare il legame  con i clienti acquisiti e conquistarne di nuovi. </p>
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		<title>Tv digitale: il mercato delle New Tv cresce del 13% e compensa le perdite dei media tradizionali, generando ricavi per quasi 600 mln</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Dec 2009 14:50:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si &#232; svolto oggi a Milano il Convegno &#8220;New Tv &#38; Media: la crisi accelera la trasformazione&#8221; con la presentazione dei risultati dell&#8217;Osservatorio su New Tv &#38; Media. Un&#8217;indagine che da quest&#8217;anno cambia denominazione proprio per estendere l&#8217;ambito di investigazione all&#8217;insieme complessivo dei Media digitali &#8211; o New Media &#8211; pur mantenendo un focus specifico [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span id="testoNotizia"></p>
<p align="justify">Si &egrave; svolto oggi a Milano il Convegno &#8220;<strong><em>New Tv &amp; Media: la crisi accelera la trasformazione</em></strong>&#8221; con la presentazione dei risultati dell&#8217;Osservatorio su New Tv &amp; Media. </p>
<p align="justify">Un&#8217;indagine  che da quest&#8217;anno cambia denominazione proprio per estendere l&#8217;ambito  di investigazione all&#8217;insieme complessivo dei Media digitali &#8211; o New  Media &#8211; pur mantenendo un focus specifico sulle <strong>Televisioni digitali</strong>.  La ricerca si basa sull&#8217;analisi di pi&ugrave; 550 canali relativi a tutte le  principali piattaforme televisive digitali e su oltre 50 casi di studio  realizzati mediante interviste dirette alle pi&ugrave; significative imprese  operanti nei diversi stadi di questa filiera. </p>
<p align="justify">L&#8217;Osservatorio  adotta una prospettiva sistemica che cerca di capire tutti i molteplici  e turbolenti fenomeni che stanno accadendo in tutti i Media digitali: </p>
<p align="justify">*  quelli basati sulle piattaforme televisive digitali (Sat Tv, DTT e  IpTv) che arrivano sullo schermo televisivo &#8220;tradizionale&#8221; (per questo  ci piace chiamare queste piattaforme Sofa-Tv digitali e riferirci a  questo comparto dei media con l&#8217;espressione di mondo  Televisore-centrico); </p>
<p align="justify">*  quelli basati sull&#8217;Internet tradizionale &#8211; e, in particolare sul Web &#8211;  fruiti tramite un qualsiasi PC &#8211; Laptop, Desktop o Netbook (che  costituiscono il cosiddetto mondo Pc-centrico); </p>
<p align="justify">*  quelli basati sulle reti Mobile &#8211; sia Unicast (Umts/Hsdpa) che  Broadcast (Dvb-h) &#8211; fruiti tipicamente tramite il telefono cellulare  (il cosiddetto mondo Cellulare-centrico). </p>
<p align="justify">Le  ragioni di questa ampia prospettiva sono due: la prima &egrave; che i confini  tra questi mondi sono sempre pi&ugrave; sfocati, per le molteplici convergenze  tecnologiche in atto; la seconda &egrave; che, per quanto eterogenei (a  livello di formati, modalit&agrave; e occasioni di fruizione) tutti questi  media partecipano in senso lato alla grande competizione per lo share  of advertising dell&#8217;imprese, da una parte, e per lo share of wallet del  consumatore, dall&#8217;altra. </p>
<p align="justify"><em>&#8220;Nella visione sistemica sopra evidenziata, il mercato dei New Media cresce nel  2009 in  Italia del 13% circa e, quindi, compensa in parte la perdita di  fatturato dei media tradizionali, generando nuovi ricavi per quasi 600  milioni di euro&rdquo;,</em> conferma <strong>Andrea Rangone</strong>, Coordinatore degli Osservatori ICT &amp; Management della School of Management del Politecnico di Milano. </p>
<p align="justify"><em>&ldquo;Questi  numeri ci sbattono in faccia la cruda realt&agrave; che per anni, forse, non  abbiamo voluto capire realmente: che il mondo dei media non &egrave; pi&ugrave; come  prima, che la rivoluzione digitale lo sta profondamente e  strutturalmente cambiando. In particolare questa crisi congiunturale  sta togliendo definitivamente qualsiasi ciambella di salvataggio. In  questo scenario, la crescita &#8211; se non la sopravvivenza stessa &#8211; degli  editori si trova nel mondo digitale e nella capacit&agrave; di saperlo  interpretare in modo corretto. Occorre cambiare con decisione e  urgenza, aguzzando l&#8217;ingegno per affrontare in modi diversi &#8211;  possibilmente innovativi &#8211; tutti i diversi mondi che le tecnologie  digitali stanno proponendo (Televisore-centrico, Pc-centrico,  Cellulare-centrico) e per cercare di capire come generare nuove fonti  di ricavo &#8211; derivanti sia dalla pubblicit&agrave; che dall&#8217;offerta di  contenuti a pagamento agli utenti &#8211; senza preconcetti e vincoli  mentali&#8221;. </em>(<strong><a href="http://emktgservice.com/bump/attachments/files/57CK82WQ2ZSSMG72YRUN/upload_files/gr1_mercato%20media.jpg">La dinamica del mercato dei Media &ndash; GRAFICO</a></strong>) </p>
<p align="justify"><em>&ldquo;Il  mercato italiano dei Media subisce nel 2009 una contrazione compresa  tra l&#8217;8 e il 10%, passando da 18,5 miliardi di euro nel  2008 a  meno di 17 miliardi di euro nel  2009&rdquo; </em>, continua <strong>Giovanni Toletti</strong>,  Responsabile della Ricerca Osservatorio New Tv &amp; Media. Questa  dinamica &egrave; l&#8217;effetto congiunto di due andamenti di segno opposto: una  forte diminuzione degli introiti derivanti dai Media tradizionali e una  buona crescita dei ricavi generati dai New Media. Pi&ugrave; precisamente, la  pubblicit&agrave; sulla Stampa diminuisce poco pi&ugrave; del 20%, quella sulla Tv  analogica del 10%, quella sulla radio del 14%; i ricavi derivanti dalle  vendite di quotidiani e periodici si riducono di circa il 20%. I Media  digitali, invece, crescono del 13% e arrivano a rappresentare il 29%  del mercato complessivo dei Media (erano il 24% nel 2008 e il 22% nel  2007). </p>
<p align="justify">(<strong><a href="http://emktgservice.com/bump/attachments/files/57CK82WQ2ZSSMG72YRUN/upload_files/gr2_tradvsdig.jpg">La dinamica del mercato dei Media: tradizionali vs. digitali &ndash; GRAFICO</a></strong>) </p>
<p align="justify"><strong> &nbsp; </strong></p>
<p align="justify"><strong>Il mercato dei New Media </strong></p>
<p align="justify">Entrando  nel merito delle singole componenti che costituiscono il mercato dei  New Media, possiamo evidenziare che il peso maggiore &egrave; delle <strong>Sofa-Tv digitali</strong>,  pari al 76%, a fronte di un peso di Internet pari al 18% e un&#8217;incidenza  del Mobile pari al 6%. Ma entriamo maggiormente nel merito dei singoli  mondi digitali. (<strong><a href="http://emktgservice.com/bump/attachments/files/57CK82WQ2ZSSMG72YRUN/upload_files/gr3_peso%20media.jpg">Il peso dei diversi Media &ndash; GRAFICO</a></strong>) </p>
<p align="justify"><strong>Sofa-Tv </strong></p>
<p align="justify">Le  piattaforme televisive digitali sono per ora essenzialmente utilizzate  per l&#8217;offerta di contenuti di natura televisiva, fatta eccezione per  alcuni canali radiofonici (presenti nel bouquet di Sky e sul DTT) e i  Teletext (Televideo, Mediavideo, ecc.). Questi ultimi, seppure fino a  questo momento non abbiano ancora saputo sfruttare appieno le  potenzialit&agrave; della nuova piattaforma digitale, potrebbero in futuro  aumentare il loro ruolo. </p>
<p align="justify"><strong>Internet </strong></p>
<p align="justify">Nel  2009 il mercato dei Media basati sul Web, inteso come la somma degli  introiti da pubblicit&agrave; e delle vendite di contenuti premium (video e  musica in streaming e contenuti editoriali) dovrebbe attestarsi attorno  ai 910 milioni di euro, in crescita di oltre il 10% rispetto al 2008.  Il 98% di questo valore &egrave; costituito dall&#8217;advertising, mentre sono  ancora molto ridotti i ricavi dalla vendita dei contenuti. Ma il  potenziale del Web, come Media, &egrave;, a nostro avviso, ben superiore a  questi valori, per due ragioni di fondo. La prima &egrave; che ad oggi non si  &egrave; ancora riusciti &#8211; se non in minima parte &#8211; a &#8220;monetizzare&#8221; i due  trend fondamentali che stanno cambiando in profondit&agrave; la natura stessa  del Web: la rivoluzione del 2.0 (e la conseguente proliferazione di  social network, blog, user-generated-content, community, wiki, ecc.) e  la massiva diffusione di contenuti Video (Video-metamorfosi). Entrambi  questi fenomeni stanno contribuendo ad una crescita sempre pi&ugrave;  capillare di Internet anche in Italia (il numero di utenti Internet  arriver&agrave; a fine anno vicino ai 24 milioni e il tempo dedicato in media  dal singolo navigatore italiano &egrave; passato dalle 22 ore mensili del 2008  alle oltre 33 ore nel 2009) ma non sono ancora stati capaci di generare  adeguati ricavi aggiuntivi. Siamo per&ograve; convinti che questo accadr&agrave; nei  prossimi anni. La seconda ragione &egrave; che nel Web, a differenza invece di  quello che accade sulle Sofa-Tv digitali e nel Mobile, non si &egrave; ancora  riusciti a capire come generare ricavi anche dalla vendita di contenuti  premium ai navigatori. Siamo per&ograve; convinti che sia possibile  raggiungere questo risultato, soprattutto quando a volerlo sono player  del calibro di Google e News Corp, ma per farlo sar&agrave; necessario  sviluppare &#8211; finalmente &#8211; adeguati sistemi condivisi a supporto dei  micro-pagamenti. </p>
<p align="justify"><strong>Mobile </strong></p>
<p align="justify">Il  mercato dei Mobile Media vale nel 2009 oltre 290 milioni di euro. Nel  mondo Mobile, a differenza di quello Web, la componente di fatturato  dominante &#8211; pari al 90% &#8211; &egrave; rappresentata dalla vendita di contenuti  premium al consumatore finale; la quota parte derivante dalla vendita  di pubblicit&agrave; ha per ora un ruolo marginale anche se pensiamo possa ben  svilupparsi in futuro. </p>
<p align="justify">Su  Mobile, infatti, i consumatori hanno sempre dimostrato una maggiore  propensione a pagare per servizi e contenuti di reale valore, anche per  la presenza &#8220;naturale&#8221; in questo canale di un semplice ed efficace  sistema di pagamento (il conto telefonico degli operatori). </p>
<p align="justify">Pi&ugrave;  nello specifico, il valore complessivo del mercato dei Mobile Media a  pagamento nel 2009 supera i 260 milioni di euro. La voce pi&ugrave; rilevante  (72%) &egrave; costituita dai servizi di Infotainment (informazione e  intrattenimento) erogati via Sms (che continua ad essere la piattaforma  di gran lunga pi&ugrave; utilizzata), Mms, Mobile Site e Applicativi. Seguono  i contenuti video e televisivi (24%) e i servizi di Interazione con i  Media, come il Voting (4%). </p>
<p align="justify">Nel  2009 complessivamente il mercato dei Mobile Media registra per&ograve; una  contrazione, pari a circa il 13%. Le ragioni di questa dinamica  negativa sono, per l&rsquo;Osservatorio, da ricondursi ad una profonda fase  di trasformazione che il mondo Mobile sta attraversando proprio in  questo periodo: verso il nuovo paradigma del Mobile Internet (e, in  connessione, degli Application Store e dei Widget). L&#8217;effetto sul  mercato di questo importante processo di cambiamento &egrave; che, da una  parte, alcuni comparti di offerta pi&ugrave; tradizionali (quali quelli basati  su Sms) stanno contraendosi (anche perch&eacute; in alcuni casi si rivolgono a  mercati saturi), pur mantenendo valori elevati, mentre i comparti pi&ugrave;  innovativi di offerta, abilitati dal nuovo paradigma, non stanno ancora  generando volumi d&#8217;affari consistenti (come naturale considerando la  loro giovane et&agrave; e notevole novit&agrave;). </p>
<p align="justify"><em>&#8220;Al  termine di questo periodo transitorio, pensiamo che il mercato dei  Mobile Media possa continuare la sua crescita, diventando una  componente sempre pi&ugrave; importante del pi&ugrave; complessivo mondo dei Media  digitali&rdquo;,</em> commenta <strong>Giovanni Toletti</strong>, Responsabile della Ricerca Osservatorio New Tv &amp; Media. </p>
<p align="justify"><em>&ldquo;In  questo scenario evolutivo il principale punto interrogativo riguarda i  modelli di business sostenibili, in grado cio&egrave; di remunerare i diversi  attori in gioco: pensiamo che in questo ambito possa bene affermarsi un  modello freemium, in cui alcuni servizi e funzionalit&agrave; sono gratuiti,  remunerati dalla pubblicit&agrave;, mentre altri pi&ugrave; avanzati sono a  pagamento. Per non bruciare valore bisogner&agrave; s&igrave; tenere conto  dell&#8217;inevitabile convergenza tra il mondo Mobile e quello Internet, ma  senza trascurare di valorizzare le specificit&agrave; del canale Mobile  (immediatezza, ubiquit&agrave; e sistema di pagamento &#8220;integrato&#8221;)&#8221;. </em></p>
<p align="justify"><strong>Il mercato delle New Tv </strong></p>
<p align="justify">A  fronte di una contrazione della pubblicit&agrave; sulle Tv &#8220;tradizionali&#8221; pari  a circa il 10%, le New Tv crescono nel 2009 del 15%, arrivando a  superare i 3.800 milioni di euro. L&#8217;effetto congiunto di queste due  dinamiche di segno opposto &egrave; che le televisioni digitali aumentano  sensibilmente il proprio peso nel complessivo mercato televisivo,  passando dal 35% del 2008 al 41% del 2009. Guardando alle diverse  piattaforme digitali, rimane dominante il ruolo di quella satellitare &#8211;  Sky &#8211; che pesa per l&#8217;84%, ma, grazie ad un tasso di crescita superiore  al 70%, cresce in misura significativa l&#8217;importanza del Digitale  Terrestre (nel 2009 &egrave; l&#8217;11% del totale), mentre rimangono  sostanzialmente stabili in termini relativi &#8211; e piccoli in valori  assoluti &#8211; i contributi delle altre piattaforme (IpTv, Mobile e  Internet). </p>
<p align="justify"><strong> &nbsp; </strong></p>
<p align="justify"><strong>Sofa-Tv </strong></p>
<p align="justify">Il  2009 &egrave; stato un anno importante per le Sofa-Tv perch&eacute; ha visto lo  sviluppo di alcuni fenomeni che porteranno a cambiamenti strutturali  importanti in questo ambito nei prossimi anni. Di seguito solo alcuni  di questi fenomeni, che riteniamo particolarmente rilevanti. </p>
<p align="justify">Il primo &egrave; la forte competizione tra <strong>SKY</strong> e <strong>Mediaset</strong> nel mercato della Tv a pagamento che sta complessivamente facendo bene  al mercato, spingendo i due attori a introdurre continuamente novit&agrave;,  sia a livello tecnologico che commerciale. Tra queste innovazioni,  segnaliamo in particolare la diffusione della <strong>Tv HD</strong>,  spinta in questo momento soprattutto da SKY (ma non trascurata dagli  operatori del DTT) e il lancio di una prima versione non Ip della  over-the-top-tv da parte di Mediaset, che potr&agrave; portare ad un notevole  arricchimento dei contenuti e dei servizi erogabili tramite il digitale  terrestre. Fino a questo momento, Rai non sta partecipando alla  competizione per l&#8217;accaparramento del mercato Pay, preferendo giocare &#8211;  da soggetto pubblico qual &egrave; &#8211; un ruolo pi&ugrave; importante nell&#8217;offerta  free. Il secondo fenomeno &egrave; il crescente sforzo profuso da importanti  comparti dell&#8217;offerta nello sviluppo di Decoder &#8220;universali&#8221;, in grado  di rendere accessibili con un unico set-top-box e con un unico  telecomando le diverse piattaforme televisive: Satellite, DTT e anche  il Web (ma in un formato e con una navigabilit&agrave; adatta alla  televisione). Questo ultimo aspetto &egrave; particolarmente interessante,  perch&eacute; rappresenta un ponte con cui il mondo delle Desktop Tv entra nel  &#8220;tradizionale&#8221; televisore di casa. A questo riguardo segnaliamo anche  alcuni interessanti accordi tra produttori di televisori e grandi Web  company globali per incorporare nativamente nel televisore dispositivi  capaci di far accedere, in modo semplice e rapido, tramite il  televisore stesso a risorse Web (e in particolare alla Desktop Tv). </p>
<p align="justify">Un  ultimo punto riguarda l&#8217;IpTv, piattaforma spinta dagli operatori di  telefonia fissa per cercare di ritagliarsi uno spazio nel mondo delle  Sofa-Tv. Anche a causa dei risultati ottenuti fino a questo momento  abbastanza limitati, tali operatori stanno lavorando per cambiare il  concetto stesso di IpTv: da walled garden chiusi facenti capo al  singolo player, a piattaforma aperta potenzialmente utilizzabile da  qualsiasi aggregatore di contenuti. Anche per promuovere questo nuovo  scenario, i tre operatori attivi sulla IpTv &#8211; Telecom Italia, Fastweb e  Wind &#8211; hanno dato vita all&#8217;Associazione italiana degli operatori IpTv  che si pone &#8211; tra gli altri &#8211; l&#8217;obiettivo di spingere il processo di  standardizzazione dei decoder. </p>
<p align="justify"><strong>Desktop-Tv </strong></p>
<p align="justify">Il 2009 conferma i due trend fondamentali che gi&agrave; messi in evidenza nel Rapporto dell&#8217;anno scorso: </p>
<p align="justify">*  da una parte, l&#8217;importanza di considerare le Desktop-Tv come una  componente di offerta &#8211; particolarmente ricca ed attrattiva per  l&#8217;utente &#8211; del complessivo e composito mondo del Web e non come un  mercato specifico, a s&eacute; stante, isolabile dal pi&ugrave; complessivo mondo  dell&#8217;online. Questo significa pi&ugrave; spazio per quegli editori &#8211; sia  tradizionali che Web &#8211; che interpretano l&#8217;offerta Video/Tv in una  strategia pi&ugrave; complessiva multicanale e di portafoglio e per quelle  imprese e pubbliche amministrazioni che vogliono puntare sul Video per  potenziare la comunicazione e l&#8217;interazione con i propri utenti. Pi&ugrave;  difficile invece la vita per gli operatori &#8220;puri&#8221;, quelle start-up nate  appositamente per operare in questo mercato, anche se il successo non &egrave;  necessariamente precluso, come dimostrano alcuni casi internazionali,  primo fra tutti Hulu; </p>
<p align="justify">*  dall&#8217;altra, la notevole mole di attivit&agrave; di sperimentazione in atto in  questo ambito. Il Web si sta dimostrando un contesto particolarmente  favorevole per condurre esperimenti nel mondo dei Video e della Tv o  per mettere a punto e testare innovazioni. Importante sottolineare il  fermento imprenditoriale e la vivacit&agrave; innovativa che stanno  caratterizzando questo ambito come un vero e proprio &#8220;laboratorio&#8221; in  cui si sperimentano nuovi concept di Tv che potranno, nel tempo,  arricchire anche l&#8217;offerta televisiva delle altre piattaforme. In  realt&agrave; questo processo di &#8220;contaminazione&#8221; &egrave; gi&agrave; in atto: per quanto  riguarda le Sofa-Tv, attraverso, ad esempio, l&#8217;introduzione di decoder  universali e di televisori capaci nativamente di accedere ai contenuti  del Web; relativamente alle Hand-Tv, attraverso l&#8217;affermazione del  paradigma del Mobile Internet, degli Application Store, dei Widget. </p>
<p align="justify"><strong>Hand-Tv </strong></p>
<p align="justify">Per  quanto riguarda le Hand-Tv, le due reti alla base dell&#8217;offerta &#8211; quella  Dvb-h e quella Cellulare &#8211; stanno vivendo dinamiche evolutive  profondamente differenti. </p>
<p align="justify"> La rete Cellulare  , grazie al continuo incremento della banda disponibile, si sta sempre  di pi&ugrave; proponendo come efficace piattaforma anche per la fruizione di  contenuti Video, godendo- rispetto alla piattaforma Dvb-h &#8211; di alcuni  vantaggi, quali una base installata notevolmente superiore (e senza la  necessit&agrave; di terminali ad hoc), l&#8217;interattivit&agrave; intrinseca tipica delle  reti Ip e la possibilit&agrave; di offrire una gamma di servizi maggiore.  L&#8217;affermarsi, inoltre, del paradigma del Mobile Internet e degli  Application Store abilita potenzialmente tutti gli attori del mondo dei  Video e della Tv (Broadcaster, Editori, Web company, ecc.) a provare a  giocare una partita anche in questo ambito. La principale criticit&agrave; in  questo contesto &egrave; rappresentata dai modelli di business che si  affermeranno, dal momento che un modello esclusivamente basato sulla  pubblicit&agrave; non sar&agrave; in grado di generare numeri realmente interessanti  per i molteplici attori in gioco mentre il modello freemium &egrave; quello  potenzialmente pi&ugrave; interessante. </p>
<p align="justify">Il <strong>DVB-H</strong>,  invece, rimane in una situazione di stallo, ancorato alla spinta di un  unico Operatore. Non si &egrave; andati &#8211; ad oggi &#8211; nella auspicata direzione  di creare un ecosistema in cui tutti i player della filiera potessero  trovare un loro ruolo coerente e un proprio interesse nel far decollare  il mercato. Le potenzialit&agrave; di questa piattaforma siano molte &#8211; e  complementari rispetto alla rete cellulare &#8211; ma fino a che l&#8217;attuale  situazione non si sbloccher&agrave;, non verranno colte neppure minimamente. </p>
<p></span></p>
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