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	<title>Tv Digitali.eu &#187; Agcom</title>
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		<title>Digitale terrestre: la guerra dei canali tra Sky Italia e Agcom approda al Tar del Lazio</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Oct 2010 13:59:29 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Sky Italia ricorre al Tribunale amministrativo regionale del Lazio per chiedere l&#8217;annullamento immediato delle nuove normative varate dall&#8217;Agcom, e confermate dal ministero dello Sviluppo Economico, circa il posizionamento dei canali della Tv digitale sul telecomando. Secondo quanto riportato da Milano Finanza che sostiene di avere anche potuto consultare le sessanta pagine del ricorso, la pay-tv [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Sky Italia</strong> ricorre al Tribunale amministrativo regionale del Lazio per chiedere l&#8217;annullamento immediato delle nuove normative varate dall&#8217;<strong>Agcom</strong>, e confermate dal ministero dello Sviluppo Economico, circa il posizionamento dei canali della Tv digitale sul telecomando.</p>
<p>Secondo quanto riportato da Milano Finanza che sostiene di avere anche potuto consultare le sessanta pagine del ricorso, la <strong>pay-tv</strong> del gruppo <strong>News Corp</strong>, continuerebbe a contestare all&#8217;Authority, di avere creato le condizioni &#8211; riservando i tasti dall&#8217;1 al 9 alle televisioni generaliste; quelli dal 10 al 19 alle locali e i numeri dal 20 al 70 alle tv semigeneraliste &#8211; di &#8220;una illegittima e arbitraria discriminazione tra i vari fornitori di canali generalisti nazionali, poiché quelli ex-analogici avranno e di gran lunga una maggiore probabilità di essere selezionati dagli utenti&#8221;.</p>
<p>Dissensi e malumori per uno schema fortemente contestato, e non soltanto da Sky. L&#8217;intero Piano canali pensato dall&#8217;Agcom infatti, sin dalla presentazione della prima bozza, è stato al centro di forti polemiche e opposizioni che hanno riguardato non solo i diretti interessati, ma un po&#8217; tutto il mondo del piccolo schermo sul quale il provvedimento avrà, a detta di molti, effetti negativi anche sul piano occupazionale.</p>
<p>E a nulla pare siano servite neppure le sollecitazioni pervenute dal mondo politico né i cori di dissenso delle assemblee legislative delle regioni e delle province autonome d&#8217;Italia che hanno più volte evidenziato i &#8216;lati pericolosi&#8217; del provvedimento <strong>Agcom</strong>.</p>
<p>Provvedimento al quale, in qualche modo, si lega anche l&#8217;altra importante questione riguardante il regolamento per la gara sui cinque multiplex in digitale, anch&#8217;essa discussa durante l&#8217;ultimo consiglio dell&#8217;Authority, e alla quale potrà partecipare anche l&#8217;emittente di <strong>Rupert Murdoch</strong>, grazie alla recente decisione della Commissione Europea che ne ha permesso l&#8217;ingresso anticipato.</p>
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		<title>DTT: riprende il cammino verso il digitale terrestre. Prossime tappe Piemonte, Emilia Romagna e Lombardia</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Oct 2010 15:36:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Passata da qualche settimana la pausa estiva, in Italia si ritorna a parlare del passaggio al digitale terrestre e in questo mese di ottobre, si rispolvera anche il calendario delle attività programmate per concretizzare in altre aree del Paese, in quelle del Nord Italia in particolare, la &#8216;conversione&#8217; all&#8217;all digital. Tra queste aree rientrano il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Passata da qualche settimana la pausa estiva, in Italia si ritorna a parlare del passaggio al digitale terrestre e in questo mese di ottobre, si rispolvera anche il calendario delle attività programmate per concretizzare in altre aree del Paese, in quelle del Nord Italia in particolare, la &#8216;conversione&#8217; all&#8217;<strong>all digital.</strong></p>
<p>Tra queste aree rientrano il Piemonte, l&#8217;Emilia Romagna e la regione Lombardia dove già dal 15 ottobre partirà, a cura della <strong>Fondazione Bordoni </strong>e su proposta del  ministero dello Sviluppo economico, una campagna di comunicazione in vista del passaggio definitivo previsto tra il 25 e il 26 novembre prossimo.</p>
<p>Le prossime tappe in calendario previste tra il 27 novembre e il 15 dicembre, riguarderanno invece il passaggio definitivo al digitale terrestre del Veneto e del Friuli Venezia Giulia. Lo <strong>switch off </strong>della Liguria è stato invece rinviato al primo semestre 2011 per meglio valutare la compatibilità radioelettrica con l&#8217;area toscana.</p>
<p>Una rivoluzione in atto, insomma, che va avanti nonostante le critiche mosse verso la decisione <strong>Agcom</strong> e le difficoltà che l&#8217;applicazione del piano frequenze sta comportando. D&#8217;altra parte però, tutto è già stato deciso e agli italiani non resta che adeguarsi munendosi di tutti quegli strumenti che consentiranno loro di continuare a guardare la televisione.</p>
<p>A tale proposito, secondo i <strong>dati E-res</strong> è risultato che a fine luglio il numero delle famiglie italiane che hanno acquistato almeno un decoder per il Dtt nell&#8217;abitazione principale, è salito a 17 milioni 326 mila, con un aumento di circa 300 mila unità rispetto a giugno dello stesso anno e di oltre 2 milioni dall&#8217;inizio del 2010.</p>
<p>Significativa è stata anche la penetrazione della tv digitale terrestre che, sempre secondo l&#8217;indagine compiuta sul territorio prendendo come parametro di misura il totale delle famiglie italiane, al 31 luglio del 2010 è salito al 70.3%. Alla stessa data risultano 29 milioni 610 mila decoder Dtt nelle case degli italiani (+700 mila rispetto a giugno), pari al 58.1% del totale televisori.</p>
<p>I decoder venduti tra maggio e giugno, sono stati 4,8 milioni. Il picco delle vendite, però, si è registrato nel mese di maggio in concomitanza con lo switch over nel Nord Italia.</p>
<p>Provando a meglio approfondire l&#8217;argomento, oltre ad analizzare l&#8217;andamento vendite precedenti (tra febbraio 2004 e luglio 2010 sono stati circa 38 milioni i ricevitori Dtt venduti) E-res ha analizzato l&#8217;effetto switch off anche dal punto di vista degli ascolti. Da questo quadro è emerso che quasi la metà della popolazione italiana usa un decoder Dtt per guardare la tv, mentre le piattaforma analogica è scesa al 36% a dispetto di quella satellitare che è invece rimasta stabile al 15.7%.</p>
<p>Secondo le elaborazioni dei dati <strong>Auditel</strong> effettuate dall&#8217;<strong>Osservatorio dello Studio Frasi</strong>, è emerso, inoltre, che in un anno si è triplicato l&#8217;utilizzo della tv digitale terrestre per seguire la programmazione sul piccolo schermo.</p>
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		<title>FrequenzeTv: aumentano i cori dei dissidenti e i ricorsi al Tar del Lazio. Anche la regione Marche si mobilita</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Oct 2010 14:01:49 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Non si placa la bufera sull&#8217;assegnazione delle frequenze. A scendere in campo, stavolta, con una mozione sottoscritta all&#8217;unanimità, sono i capigruppo dell&#8217;Assemblea legislativa delle Marche e i componenti della prima Commissione. L&#8217;oggetto della contesa, come diversamente non poteva essere considerati gli appelli a più voci, la volontà di difendere con tutte le armi legislative a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non si placa la bufera sull&#8217;assegnazione delle frequenze. A scendere in campo, stavolta, con una mozione sottoscritta all&#8217;unanimità, sono i capigruppo dell&#8217;Assemblea legislativa delle Marche e i componenti della prima Commissione.</p>
<p>L&#8217;oggetto della contesa, come diversamente non poteva essere considerati gli appelli a più voci, la volontà di difendere con tutte le armi legislative a disposizione, le tv locali e il pluralismo dell&#8217;informazione in relazione all&#8217;assegnazione delle frequenze per il passaggio al <strong>digitale terrestre</strong>.</p>
<p>La mozione che sarà discussa in Consiglio regionale in tempi, questa almeno è la speranza dei firmatari, è stata firmata da quindici rappresentanti istituzionali sulla scorta di quanto detto appena quindici giorni fa dal presidente <strong>Corecom Marche</strong> <strong>Marco Moruzzi</strong>, proprio in prima Commissione.</p>
<p>In quell&#8217;occasione, Moruzzi aveva delineato il quadro tecnico della situazione del passaggio al <strong>digitale </strong>terrestre, mettendo in rilievo tutte quelle che per lui erano le criticità del <strong>Pnaf</strong> (Piano nazionale assegnazione frequenze (Pnaf) approvato nel mese di giugno dall&#8217;Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. Tra i punti negativi evidenziati dal presidente Corecom,<em> &#8220;le gravissime ricadute in termini occupazionali in caso di oscuramento delle tv locali&#8221;.</em></p>
<p>Sempre in virtù di ciò, e non vedendo garanzia alcuna sulla reale disponibilità delle frequenze digitali e sul loro effettivo utilizzo, l&#8217;emittente marchigiana &#8216;Tv Centro Marche&#8217;, avvertendo la forte penalizzazione del nuovo sistema e sulla scorta di quanto già fatto in precedenza dall&#8217;emittente Rete Veneta e altre spalmate su tutto il territorio regionale, ha già provveduto a presentare un ricorso al Tar del Lazio per annullare la tanto &#8216;odiata&#8217;, ma anche temuta, delibera Agcom.</p>
<p>Per la stessa motivata ragione, è intervenuta anche la Giunta regionale che sul  fronte della Conferenza Stato-Regioni, ha presentato un documento per chiedere un tavolo tecnico delle Regioni adriatiche e un confronto immediato con <strong>Agcom</strong> e governo centrale. E ancora, l&#8217;<strong>Aeranti-Corallo</strong> e l&#8217;<strong>Associazione Tv locali Frt</strong> che in un comunicato congiunto ribadiscono la loro posizione e sollecitano l&#8217;Agcom ad annullare al più presto l&#8217;atto giuridico. &#8220;<em>Con delibera n. 475/10/CONS</em> &#8211; si legge nella nota stampa &#8211; <em>l&#8217;Autorità per le Garanzie nelle comunicazioni ha emanato il piano di assegnazione delle frequenze per il servizio di radiodiffusione televisiva in tecnica digitale nell`area tecnica n. 3 .Tale piano prevede solo 27 frequenze per le cento tv locali operanti complessivamente in tale area. Tali 27 frequenze, peraltro</em> &#8211; aggiungono &#8211; <em>sono per lo più quelle qualitativamente meno valide sotto il profilo radioelettrico. E` evidente, quindi, la gravità della situazione per il settore televisivo locale&#8221;</em>.</p>
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		<title>Tv digitale: via libera dall’Agcom a nuove regole per gara frequenze</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Sep 2010 14:00:26 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Un nuovo regolamento sancirà le direttive di gara per l&#8217;assegnazione delle frequenze digitali. La decisione, che ora dovrà passare al vaglio di Bruxelles, e resasi indispensabile dopo l&#8217;intervento della Ue che nei mesi scorsi ha concesso a Sky l&#8217;ingresso anticipato nel digitale terrestre &#8211; a partire dal prossimo anno &#8211; è stata annunciata dal presidente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un nuovo regolamento sancirà le direttive di gara per l&#8217;assegnazione delle frequenze digitali. La decisione, che ora dovrà passare al vaglio di <strong>Bruxelles</strong>, e resasi indispensabile dopo l&#8217;intervento della Ue che nei mesi scorsi ha concesso a <strong>Sky </strong>l&#8217;ingresso anticipato nel digitale terrestre &#8211; a partire dal prossimo anno &#8211; è stata annunciata dal presidente Agcom <strong>Corrado Calabrò</strong>. Pur non entrando nei particolari delle modifiche apportate al disciplinare di gara, resta inteso che questa avverrà secondo l&#8217;ormai noto &#8216;<strong>beauty contest</strong>&#8216; ossia, attraverso offerte che verranno debitamente valutate secondo un criterio qualitativo delle proponenti.<br />
Cambiano, dunque, i criteri generali precedentemente stabiliti nel <strong>Piano nazionale delle frequenze</strong> per la radiodiffusione televisiva terrestre in tecnica digitale. Piano, che così come concepito all&#8217;origine, prevedeva, tra le altre cose, l&#8217;individuazione di 25 reti nazionali digitali terrestri e relative frequenze associate. nello specifico, il vecchio elaborato Agcom prevedeva 16 reti in tecnica DVB-T; 3 reti in tecnica DVB-H, con vincolo di destinazione d’uso sulla base delle deliberazioni dell’Autorità; 5 reti in tecnica DVB-T e 1 rete in tecnica DVB-H.<br />
Inoltre, la struttura delle reti era tale da garantire, per ciascuna rete, coperture equivalenti del territorio nazionale. Al fine di coniugare il massimo grado di pluralismo del sistema televisivo a livello locale con la massima efficienza allocativa, l’identificazione di dettaglio delle reti da destinare all’emittenza locale in ciascuna area tecnica, doveva avvenire, sempre secondo il disciplinare Agcom, attraverso uno specifico procedimento indicato dall&#8217;Authority e d’intesa con il <strong>Ministero dello Sviluppo economico</strong>.</p>
<p>Un buon piano sicuramente quello ideato dall&#8217;Agcom, ma non più conforme con quanto stabilito dal Commissario Ue che in materia di gara, ha imposto anche all&#8217;Italia di assegnare ad operatori televisivi alternativi a Rai e Mediaset i multiplex in &#8216;palio&#8217;. Sul caso, che comunque gira sul via libera di <strong>Sky</strong> a partecipare di diritto e prima del previsto alla &#8216;competizione non competizione&#8217; si è più volte pronunciato anche il commissario Ue  per la Concorrenza, <strong>Joaquin Almunia </strong>che proprio sull&#8217;ingresso della Tv di <strong>Rupert Murdoch</strong> al beauty contest ha detto &#8220;<em>La decisione è già stata presa e penso sia una decisione equilibrata&#8221;.</em></p>
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		<title>TV digitale: alle Regioni il compito di tutelare l’emittenza locale e l’occupazione, garantendo la pluralità d’informazione</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Sep 2010 13:53:58 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[“I Consigli regionali presenteranno, sul tema del digitale terrestre, un unico ordine del giorno a tutela dell’emittenza locale. E&#8217; una forma di pressione nei confronti del Governo per tutelare l’emittenza privata”. Esordisce così il coordinatore della Conferenza dei presidenti delle Assemblee Regionali Davide Boni, già più volte intervenuto sulle problematiche legate al Piano frequenze e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>“I Consigli regionali presenteranno, sul tema del digitale terrestre, un unico ordine del giorno a tutela dell’emittenza locale. E&#8217; una forma di pressione nei confronti del Governo per tutelare l’emittenza privata”.</em></p>
<p>Esordisce così il coordinatore della Conferenza dei presidenti delle Assemblee Regionali <strong>Davide Boni</strong>, già più volte intervenuto sulle problematiche legate al Piano frequenze e a quello relativo alla numerazione dei canali, presentato dall’<strong>Agcom</strong> e in attesa di essere ridiscusso e chiarito ancora in queste ore, poiché da molti considerato penalizzante per l’esistenza delle piccole emittenti locali.</p>
<p><em> “La singolare decisione dell’Agcom</em> – aveva precedentemente affermato Boni – <em>mette in serissima difficoltà le imprese televisive locali che si sono conquistate, negli ultimi tre decenni, spazi di mercato grazie all’impegno e alla professionalità di giornalisti e tecnici, assolvendo nel contempo alla completezza dell’informazione pubblica”.“Inoltre </em>– aveva anche aggiunto in rappresentanza dei presidenti dei Consigli regionali – <em>l’emittenza locale, in un panorama costellato dalla globalizzazione dell&#8217;informazione che tende ad un appiattimento verso modelli mutuati dall’esterno, ha sinora svolto un ruolo essenziale nell’assicurare la tutela dei valori identitari del regionalismo italiano, preservando la cultura locale”.</em></p>
<p>Lo stesso, in attesa dell’incontro urgente previsto per oggi con il presidente Agcom <strong>Corrado Calabrò</strong>, ha ribadito alla stampa che <em>“piú del 40% della produzione radiotelevisiva in Italia non è fatta dai canali dei grandi network, bensì da soggetti locali”. “Dobbiamo difendere questa parte di aziende sane del Paese</em> – ha rimarcato Boni &#8211; <em>per garantire la pluralità d’informazione e per salvaguardare le piccole e medie imprese che vi ruotano intorno”.</em></p>
<p>Ritornando poi sul discorso del viceministro con delega alla Comunicazione Paolo Romani, tirato in ballo per avere in qualche modo “favorito Mediaset” nella sperimentazione dell’alta definizione a piena potenza sul digitale terrestre, facilitandola, di fatto, nella gara per l’assegnazione dei cinque multiplex, Boni ha aggiunto: <em>“Purtroppo per noi e per lui, Romani si è infilato in un pantano. Se noi aspettiamo che sia Roma a risolvere questo problema stiamo freschi. Il messaggio forte deve arrivare dalle Regioni”</em>.</p>
<p>E una risposta di sprone per il coordinatore della Conferenza dei presidenti delle Assemblee Regionali potrebbe essere proprio quella di un unico ordine del giorno lanciato dalle regioni a tutela della piccola emittenza.</p>
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		<title>Digitale terrestre: Piano frequenze e sospensione swicth-off. L&#8217;appello dell&#8217;Adiconsum all&#8217;Agcom</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Jul 2010 13:47:14 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Si fanno sempre più sentire gli echi dei ‘No’ all’attuazione del piano frequenze varato dall&#8217;Agcom ed in modo particolare al passaggio che riguarda il digitale terrestre, contestato in molte regioni d’Italia per i possibili rischi che l’archiviazione dell’analogico potrebbe comportare per le emittenti locali. Timori, che hanno contribuito a mettere in seria discussione addirittura lo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si fanno sempre più sentire gli echi dei ‘No’ all’attuazione del <strong>piano frequenze</strong> varato dall&#8217;Agcom ed in modo particolare al passaggio che riguarda il digitale terrestre, contestato in molte regioni d’Italia per i possibili rischi che l’archiviazione dell’analogico potrebbe comportare per le emittenti locali.</p>
<p>Timori, che hanno contribuito a mettere in seria discussione addirittura lo <strong>switch-off</strong> nel Nordest previsto tra ottobre e novembre di quest&#8217;anno, e la relativa richiesta di sospensione avanzata all’<strong>Authority</strong> dai consiglieri di molte regioni italiane. La motivazione più forte, la possibile sparizione delle piccole emittenti &#8211; in tutto 27 &#8211; sparse sul territorio. Le 55 frequenze a disposizione in ogni regione &#8211; e delle quali 27 sono appannaggio delle emittenti nazionali o di grandi società tlc &#8211; in Veneto, Emilia e Friuli, si dimezzano infatti a 27 poiché le altre, secondo accordi internazionali ratificati dalla Convenzione di Ginevra, sono destinate a Croazia e Slovenia.</p>
<p>Già all&#8217;inizio di luglio, alcuni membri del consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia hanno esternato i non pochi dubbi sollevati dal passaggio dal Piano nazionale di assegnazione delle frequenze dell&#8217;Agcom.<br />
<em>“Già il solo avvio del digitale terrestre </em>– avevano evidenziato &#8211; <em>sta creando non pochi problemi, ma se a questo si aggiunge che il Piano nazionale di assegnazione delle frequenze ha escluso una decina di emittenti locali del Friuli Venezia Giulia e ben ventisette del vicino Veneto che per sopravvivere dovranno attingere alle frequenze di Croazia e Slovenia, la cosa ci sembra alquanto grave e insensata da parte delle Autorità governative”.</em><br />
A cercare di fare chiarezza sulla vicenda, e in modo particolare proprio sull&#8217;assegnazione delle frequenze del digitale terrestre alle emittenti locali del Nordest, mobilitatesi nel frattempo per cercare di trovare una soluzione circa l&#8217;assegnazione residuale delle tv dell&#8217;area, ci ha provato anche il ministro degli Esteri <strong>Franco Frattini </strong>durante l’incontro con il viceministro <strong>Paolo Romani</strong>.<br />
E, mentre le discussioni sulla probabile sospensione dell’iter procedurale continuano nelle opportune sedi, ad auspicare il non rinvio delle operazioni, è l’<strong>Adiconsum.</strong><br />
L’associazione italiana per la difesa dei consumatori e dell’ambiente ha infatti chiesto all’Agcom di <em>“impedire il rinvio di tutte le procedure in atto, di rispettare il calendario deliberato e di convocare con urgenza il tavolo permanente con le associazioni dei consumatori”.</em></p>
<p>Questo in sintesi, il contenuto di una lettere che l’Adiconsum ha fatto pervenire al presidente <strong>Corrado Calabrò</strong> per chiedere lumi sulle voci del possibile rinvio dei prossimi switch-off nel Nord Italia.<br />
Sembra, infatti, che la recente delibera adottata dall&#8217;Autorità relativa al piano nazionale di assegnazione delle frequenze per la radiodiffusione televisiva in tecnica digitale, richieda, per la sua attuazione pratica, l’istituzione di tavoli tecnici territoriali e quindi di un periodo lungo che di fatto renderà impossibile il rispetto delle date degli switch-off già annunciati alla popolazione del Nord Italia.<br />
<em>“Adiconsum</em> – afferma in una nota stampa il segretario nazionale <strong>Pietro Giordano</strong> – <em>è contraria al rinvio dello switch-off, perché questo sarebbe un atto grave con pesanti ripercussioni sui consumatori. Il rinvio</em> – prosegue Giordano – <em>renderebbe nulle le campagne informative già realizzate e puntualmente pagate, e costringerebbe a pianificarne di nuove con notevole esborso di denaro pubblico”.</em><br />
<em>“L’Adiconsum</em> – continua la nota a firma del segretario Giordano -<em> ritiene che l’Autorità garante delle comunicazioni debba fare tutti gli sforzi necessari, anche con un eventuale lavoro supplementare nel periodo estivo, per far rispettare il calendario, visto che ci troviamo di fronte ad un cambio tecnologico epocale che non può sopportare modifiche di programma, senza ripercussioni su tutti i componenti della filiera della tv digitale</em>”.<br />
Il calendario cui si riferisce l’Adiconsum, è quello già annunciato dal presidente del Consiglio Calabrò durante l’ultima presentazione della relazione annuale Agcom e che prevede che <em>“entro il 2011 lo switch-off riguarderà le Regioni del versante adriatico mentre per il 2012, ad archiviare l’analogico toccherà alle regioni Toscana, Umbria, Sicilia e Calabria”. “Ma con lo sforzo di tutti </em>- ha aggiunto Calabrò &#8211; <em>la digitalizzazione potrebbe essere completata già entro il 2011 come indica una recente Raccomandazione europea e come auspica il vice ministro Romani”.</em></p>
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		<title>Tv digitale: ecco come è cambiato il settore dei media in Italia. Analisi sulle novità introdotte e sul mercato della Pay Tv</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Jul 2010 07:59:55 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><em>“C’è stata una decisione e io ne ho preso atto”</em>. Così esordisce il vicepresidente della Commissione Ue, <strong>Antonio Tajani</strong> ai giornalisti che in questi giorni gli stanno chiedendo, facendosi portavoce tanto degli addetti ai lavori quanto dell’opinione pubblica, un commento sulle disposizioni approvate dalla stessa <strong>Commissione Europea</strong> circa il via libera a <strong>Sky</strong> di partecipare, in anticipo rispetto ai tempi fissati in precedenza, alla gara per l’aggiudicazione delle frequenze del digitale terrestre e su quei voti contrari che non hanno fatto registrare l’unanimità della delibera.</p>
<p>Cambiano dunque, le disposizioni e si trasforma quel quadro normativo che non si dimostra più così rigido come nel passato. L’evoluzione dell’intero settore si fa sentire e questo si evidenzia anche nell’ultima relazione dell’Agcom che proprio sul fronte televisivo ha evidenziato una profonda trasformazione derivante, soprattutto, dalle miriadi di novità introdotte e che riguardano, nello specifico, proprio il passaggio alla tecnologia digitale.</p>
<p>Trasformazioni, che si aprono a nuove prospettive anche per quanto riguarda il settore pubblicitario, in calo nel 2009.  Rispetto al trend negativo delle risorse pubblicitarie che ha caratterizzato l’intero il settore dei media, infatti, il mezzo televisivo avverte gli effetti della crisi economica, registrando una diminuzione più contenuta dei ricavi da raccolta pubblicitaria e, soprattutto, un incremento della componente a pagamento. <em>“A tal riguardo</em> – ha scritto l’Agcom &#8211; <em>la televisione in chiaro continua a rappresentare la maggiore fonte di ricavi del settore, caratterizzandosi per percentuali di audience maggiormente elevate. La televisione a pagamento registra invece un incremento dei propri ricavi, mostrando consistenti prospettive di crescita. Il sistema televisivo, inoltre, è caratterizzato dal progressivo sviluppo di nuove piattaforme di accesso. Da un lato, si assiste ad un graduale e definitivo arretramento della trasmissione analogica in favore delle piattaforme digitali. Dall’altro, ad uno sviluppo competitivo di queste ultime con l’affermazione del digitale terrestre, il consolidamento del satellite e la crescita, seppur ancora limitata, della trasmissione del segnale televisivo attraverso reti di telecomunicazione fisse e mobili”</em>.</p>
<p>Un mercato che cambia, dicevamo, e che allo stato attuale risulta sostanzialmente diviso tra le tre colonne <strong>Rai, Mediaset</strong> e <strong>Sky</strong>. Per loro, la crisi c’è stata ma in modo contenuto e i ricavi non hanno subito forti cali. Prendendo sempre in esame l’anno 2009, le entrate rispetto alla stagione precedente sono aumentate del +1.7% con una riduzione della forbice tra gli introiti da<strong> pay tv</strong>, in crescita, e quelli da pubblicità.</p>
<p>Tradotti in euro, i ricavi complessivi del settore tv nel 2009, sono stati pari a 8.594 milioni di euro. Di questi, 3.541 milioni provengono dalla pubblicità che si attesta ad un -9.3%, 2.875 milioni dalla pay tv (+7.4%), 1.630 milioni dal canone (+1.7%) e 548 milioni da altri operatori (+104.9%).  In particolare, nell’anno preso in esame dall’Agcom, i ricavi Rai sono stati pari a 2.728 milioni rispetto ai 2.716 milioni dell’anno precedente; quelli di Sky 2.711 milioni contro i precedenti 2.641, e quelli di Mediaset, al netto di una quota delle partecipate, di 2.506 milioni rispetti ai 2.531 del 2008.</p>
<p>Per quanto riguarda la Tv a pagamento, settore che oggi vale 2,9 miliardi di euro, sui 2.875 milioni del totale ricavi da pay tv, la piattaforma leader si conferma il satellite con 2.466 milioni (+3.8% rispetto al 2008), seguita a netta distanza dal digitale terrestre con 323 milioni (ma con un +53.4%). I ricavi da reti <strong>Tlc</strong> si fermano a quota 86 milioni (in calo del 3.8%).</p>
<p>“<em>A fronte di una riduzione generalizzata della raccolta pubblicitaria</em> – si legge in una nota diramata dall’Agcom- i<em>l gruppo Mediaset rafforza l&#8217;offerta nei servizi a pagamento sul Dtt registrando, sempre nel 2009, ricavi superiori ai 300 milioni con un aumento del 54.8%. Analogamente il fatturato della vendita di contenuti ad altri broadcaster e agli operatori Tlc è cresciuto del 28.7%”</em>. Al 30 giugno 2010 le tessere attive <strong>Mediaset Premium </strong>erano 4,4 milioni.</p>
<p>Per quanto riguarda <strong>Sky</strong> che a marzo del 2010 risulta avere 4,7 milioni di abbonati, nel 2009 ha realizzato 2,7 miliardi di euro complessivi, registrando la crescita più significativa del settore (+2.7%). In calo i ricavi da vendita di contenuti ad altri broadcaster e agli operatori Tlc (-24.9%), riduzione più che compensata però, dalla crescita dei proventi da offerte pay (+3.8%).</p>
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		<title>Digitale Terrestre: l&#8217;Agcom difende la sua linea ma non si placano le polemiche sulla nuova numerazione dei canali</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Jul 2010 10:09:30 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>E’ diventata definitiva la decisione dall’Agcom assunta nella riunione dell’8 luglio sul piano di numerazione automatica dei canali (LCN) della Tv digitale formalizzata nella giornata di ieri. Ma ad un provvedimento tanto importante quanto atteso, e in un certo senso  anche scongiurato, non poche sono state le reazioni. In primis quelle dei dirigenti delle emittenti locali che criticano fortemente quello che a più voci è stato definito un “sopruso” oltre che vero e proprio “un grave segno di arroganza”.</p>
<p>E mentre da una parte si registra la soddisfazione dei soci di Dgtvi, l&#8217;associazione che riunisce Rai, Mediaset, TI Media, Frt (Federazione Radio Tv), D-Free e Aeranti-Corallo, e che già ha avuto modo di confrontarsi con l’Autorità garante delle comunicazioni per l’individuazione dei blocchi destinati a canali nazionali e locali, dall’altra non possono non tenersi in considerazione le infuocate critiche delle piccole emittenti.<br />
Per di più, che si sono anche sentite ‘accusate’ di “scarsa qualità dei programmi offerti”.</p>
<p>“Quello che sta succedendo – ha commentato all’indomani della decisione dell’Agcom di escludere le emittenti locali dai primi canali del digitale terrestre il presidente della Regione Sardegna, Ugo Cappellacci – è un sopruso intollerabile. Un grave segno di arroganza compiuto in spregio alla legge e alle richieste delle Regioni italiane. Valuteremo le iniziative per difendere la libera emittenza locale, che porta nelle nostre case l&#8217;informazione regionale, la cultura e le tradizioni della nostra Isola”.</p>
<p>Di “un altro pezzo di bavaglio al pluralismo del sistema informativo”, ossia “di un altro regalo agli interessi privati oltre che un ulteriore colpo inferto alle economie locali”, parla il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola che ringraziando ironicamente l’Agcom per “il regalo riservato alle piccole economie di settore”, ha annunciato opposizione in tutte le sedi preposte.</p>
<p>Di “insolazione del caldo estivo” parla invece Davide Caparini. Il segretario di presidenza in Commissione Vigilanza Rai, in un comunicato stampa diramato nelle ultime ore, spiega così il via libera definitivo da parte dell&#8217;Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni al piano di numerazione automatica dei canali (Lcn) sul nuovo telecomando digitale.</p>
<p>E ancora, sconcerto manifesta l’associazione di emittenti locali Alpi. “L&#8217;Autorità – ha dichiarato il presidente dell&#8217;Alpi Luca Montrone &#8211; ha di fatto confermato l&#8217;orientamento già manifestato di penalizzare le emittenti locali arrivando ad ignorare le indicazioni del Parlamento, che attraverso la Commissione Trasporti e Comunicazioni, all&#8217;unanimità e alla presenza del vice ministro Paolo Romani (che ha dato il suo assenso) ha chiesto al governo di vigilare affinché fossero rispettate le indicazioni del decreto legislativo 44/2010 che in nessuna sua parte ipotizza l’emarginazione delle tv locali”.<br />
“L’autorità inoltre &#8211; ha continuato Montrone &#8211; fa riferimento a un sondaggio attraverso il quale avrebbe verificato abitudini e preferenze del pubblico (oltre il 70% degli utenti ha un decoder o un televisore integrato e ha ordinato i programmi secondo le proprie preferenze). Si tratta di un sondaggio fuorviante perché è stato effettuato nelle Regioni in cui già c’è stato il passaggio al digitale mentre bisognava verificare le abitudini e le preferenze del pubblico nelle regioni ancora in analogico: non ha senso fotografare una situazione già compromessa che le emittenti hanno chiesto di sanare, e farne derivare una decisione&#8221;. &#8220;Un altro aspetto fuorviante citato dall&#8217;Autorità &#8211; sottolinea ancora Montrone &#8211; è il riferimento al parere favorevole ricevuto da presunte principali associazioni delle emittenti: la nostra, l&#8217;Associazione Alpi, la seconda per importanza in relazioni agli ascolti delle emittenti associate, ha chiaramente contestato in tutte le audizioni dinanzi all&#8217;Autorità e con una diffida legale l&#8217;ipotesi che fossero escluse le tv locali dai tasti da uno a nove. Della nostra posizione non si fa alcun cenno mentre l&#8217;Autorità evidentemente ha voluto dar ragione solo a quelle associazioni allineate sulle sue posizioni”.<br />
“E’ evidente &#8211; ha poi concluso il presidente dell’Alpi &#8211; che così come la normativa di sistema vigente prevede che un terzo dei canali sia riservato alle tv locali, la stessa quantità debba essere riservata sia sul telecomando, nei tasti da uno a nove, sia nell&#8217;assegnazione delle frequenze di qualità. L&#8217;Autorità invece con la sua decisione non fa altro che favorire la sopravvivenza sul digitale del duopolio esistente sull&#8217;analogico, favorendo altri grossi gruppi che si apprestano a monopolizzare porzioni di etere escludendo di fatto dal mercato l&#8217;emittenza locale”.</p>
<p>Di contro, le soddisfazione di Dgtvi che attraverso il suo presidente Andrea Ambrogetti afferma che &#8220;si tratta di un passo molto importante che porta ordine e razionalità nell&#8217;offerta del digitale terrestre&#8221; e che la &#8220;decisione presa ha messo in prima fila le abitudini e le preferenze degli utenti su tutto il territorio nazionale, e conferisce il giusto riconoscimento alle emittenti locali oltre a valorizzare adeguatamente le nuove offerte digitali nazionali&#8221;, e le giustificazioni dell’Authority che ribadendo la gerarchia analogica dei canali televisivi sulla piattaforma digitale, con i ‘generalisti nazionali’ che dovranno essere programmati di default su tutti gli apparecchi dal numero uno al nove del primo arco di numerazione, i locali dal 10 al 19, e gli altri suddivisi per categorie nelle successive posizioni, riafferma che il piano varato rispecchia appieno quanto deciso dal ‘Testo unico sui servizi di media audiovisivi e radiofonici’ (Dlgs 44/2010) e quindi, la “garanzia alla semplicità d’uso del sistema di ordinamento automatico dei canali, che rispetti le abitudini e preferenze degli utenti, con particolare riferimento ai canali generalisti nazionali e alle emittenti locali”.</p>
<p>In un comunicato, l&#8217;Agcom sottolinea altresì la libertà dell&#8217;utente a riorganizzare i canali secondo le proprie preferenze, il sistema di programmazione automatico di decoder e televisori integrati dovrà però rispettare la gerarchia della piattaforma analogica per quanto riguarda le prime 20 posizioni. Per quanto riguarda le numerazioni decise per gli altri canali, dal 20 al 70 del primo arco di numerazione saranno inseriti gli altri canali digitali terrestri a diffusione nazionale in chiaro, suddivisi per genere (semigeneralisti, bambini e ragazzi, informazione, cultura, sport, musica, televendite), mentre i canali a pagamento saranno programmati tra il quarto e il quinto arco di numerazione (tra il 401 e il 599). “Il piano – si legge ancora nel comunicato Agcom – prevede poi di lasciare i canali 0, 100, 200, 300, 400, 500, 600, 700, 800, 900 ai servizi di interesse generale, come le guide ai programmi”</p>
<p>l&#8217;Aeranti-Corallo, associazione di categoria delle imprese radiotelevisive locali che rappresenta, tra l’altro 320 tv locali, attraverso il suo coordinatore Marco Rossignoli ha dichiarato: “L’approvazione del regolamento porta finalmente ordine nell’offerta del digitale terrestre. E’ ora indispensabile – ha aggiunto Rossignoli – che il Ministero dello Sviluppo economico proceda con estrema rapidità all’assegnazione delle numerazioni nelle sei aree già digitalizzate (Lazio, Campania, Piemonte occidentale, Trentino Alto Adige, Valle d’Aosta e Sardegna). Infatti – ha proseguito Rossignoli &#8211; la mancanza della regolamentazione ha causato in tali aree gravi disagi sia alle emittenti che all’utenza. Il disorientamento nella individuazione dei programmi generato dall’assenza della numerazione ha causato anche una contrazione degli investimenti pubblicitari, con gravi ripercussioni sui bilanci delle emittenti locali e con forte rischio per l’occupazione nel settore. E&#8217; inoltre fondamentale – ha concluso – che fin dal momento dell’entrata in vigore del regolamento cessino le duplicazioni delle numerazioni, i cosiddetti &#8216;cloni&#8217;, cioè le utilizzazioni di più numeri per identificare uno stesso programma. Tale duplicazione, infatti, ha contribuito in modo significativo alla caoticità dell’offerta digitale in assenza di regolamentazione in materia&#8221;</p>
<p>Sempre in riferimento alla recente approvazione da parte della Autorità per le garanzie nelle comunicazioni del regolamento per la numerazione dei canali della televisione digitale terrestre, la Dgtvi ha invece, rimarcando che &#8220;lo schema approvato accoglie nella sostanza la proposta formulata nei mesi scorsi con l&#8217;unanimità di tutti i soci&#8221; e con questo, auspica la fine dei &#8220;fenomeni fastidiosi quali quelli della duplicazione dei canali con numerazioni multiple&#8221;.</p>
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		<title>Digitale terrestre: l’Agcom vara nuovo ordinamento dei canali, ma i malumori crescono e in molti annunciano ricorsi al Tar</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Jul 2010 10:11:19 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[A meno di ventiquattro ore dall’approvazione della risoluzione bipartisan unitaria approvata dalla Commissione Trasporti alla camera per tutelare il posizionamento delle tv regionali nella sintonia automatica del telecomando, arriva anche l’attesa decisione dell’Autorità garante delle comunicazioni che ha finalmente deliberato sul nuovo ordinamento nazionale dei canali (Lcn) dopo il passaggio dalla tv analogica a quella [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A meno di ventiquattro ore dall’approvazione della risoluzione bipartisan unitaria approvata dalla Commissione Trasporti alla camera per tutelare il posizionamento delle tv regionali nella sintonia automatica del telecomando, arriva anche l’attesa decisione dell’Autorità garante delle comunicazioni che ha finalmente deliberato sul nuovo ordinamento nazionale dei canali (Lcn) dopo il passaggio dalla tv analogica a quella digitale.</p>
<p>Nell&#8217;ultima seduta, il Consiglio dell’Authority presieduto da Corrado Calabrò ha formalizzato la decisione già assunta nella riunione dell’8 luglio sul piano di numerazione automatica dei canali (LCN) della televisione digitale terrestre.</p>
<p>Il piano, che ha valenza su tutto il territorio nazionale, e comporta l’individuazione di un range di numerazione per categoria di programmi (canali generalisti nazionali, canali locali, canali a diffusione nazionale suddivisi per generi di programmazione) ha assegnato ai canali generalisti nazionali: i numeri da 1 a 9 e a partire dal numero 20 del primo arco di numerazione; alle emittenti locali: i numeri da 10 a 19 e da 71 alla fine del primo arco di numerazione; alle emittenti locali sono stati inoltre assegnati: i medesimi blocchi attribuiti con riferimento al primo arco di numerazione anche per il secondo e terzo arco di numerazione, nonché tutto il settimo arco di numerazione (700-800); ai canali digitali terrestri a diffusione nazionale in chiaro sono attribuiti i numeri fino a 70 del primo arco di numerazione, suddivisi nei seguenti generi di programmazione: semigeneralisti, bambini e ragazzi, informazione, cultura, sport, musica, televendite; ai servizi di media audiovisivi a pagamento sono riservati il quarto e quinto arco di numerazione.</p>
<p>&#8220;Nel definire il piano di numerazione automatica &#8211; si legge in una nota diramata dall’Agcom &#8211; l&#8217;Autorità garante si è attenuta doverosamente ai criteri stabiliti dalla legge (Testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici, Dlgs 44/2010) che prevedono la garanzia della semplicità d’uso del sistema di ordinamento automatico dei canali; il rispetto delle abitudini e preferenze degli utenti, con particolare riferimento ai canali generalisti nazionali e alle emittenti locali; la suddivisione delle numerazioni dei canali a diffusione nazionale sulla base del criterio della programmazione prevalente, in relazione ai seguenti generi di programmazione: semigeneralisti, bambini e ragazzi, informazione, cultura, sport, musica, televendite e l&#8217;individuazione di numerazioni specifiche per i servizi di media audiovisivi a pagamento&#8221;.</p>
<p>Una decisione il cui esito era nell&#8217;aria, e che ha aumentato i malumori degli addetti ai lavori. Peraltro, nel corso dell&#8217;approvazione, non ha neppure ottenuto l’auspicato consenso unanime. A votare contro, il commissario dell’Authority Enzo Savarese mentre ad astenersi dalle operazione di voto, il collega Gianluigi Magri.<br />
Né tantomeno, l’Autorità, più volte criticata negli ultimi mesi circa “l’iniquità proposta di riordino dei canali” ha tenuto in considerazione le precedenti risoluzioni proposte sul caso e approvate all’unanimità. A partire da quella risalente allo scorso 22 aprile che ha incontrato il parere favorevole della Commissione Informazione.<br />
Ne consegue, la grande delusione degli addetti ai lavori che reclamano diritti e annunciano opposizione ed eventualmente, anche ricorsi al Tar. Ad affermarlo, il presidente della Commissione informazione del Consiglio regionale della Sardegna Silvestro Ladu (pdl) che ritiene la decisione dell’Agcom uno “sgarbo istituzionale”. “Esprimo profonda indignazione per una decisione che sembra calata dall&#8217;alto e che non tiene conto delle effettive esigenze del territorio – ha detto Ladu &#8211; le nostre realtà locali hanno il diritto di essere salvaguardate e tutelate nei confronti dei gruppi editoriali più forti, in un&#8217;ottica di pluralismo e di salvaguardia occupazionale”.</p>
<p>Non meno preoccupato, l&#8217;Ordine dei giornalisti del Veneto che nella mattinata ha scritto al Viceministro con delega alle Comunicazioni Paolo Romani e al presidente dell&#8217;Autorità per le garanzie nelle comunicazioni Corrado Calabrò, esprimendo preoccupazione di fronte al Piano nazionale di assegnazione delle frequenze (Pnaf) per il digitale terrestre già approvato il 3 giugno scorso.<br />
“Il piano così pensato – si legge in una nota stampa &#8211; privilegia l&#8217;emittenza nazionale a scapito delle televisioni locali risultando essere, pertanto, in netto contrasto con quanto previsto dalla legge 249/97, (Istituzione dell&#8217;Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni e norme sui sistemi delle telecomunicazioni e radiotelevisivo) né garantisce all&#8217;emittenza locale la quota prevista delle frequenze, pari ad un terzo di quelle disponibili”.</p>
<p>“Il piano di assegnazione, così come ipotizzato dall&#8217;Agcom – continua la nota &#8211; mette gravemente a rischio innanzitutto il pluralismo dell&#8217;informazione nel Veneto e il diritto dei cittadini della regione ad essere informati in maniera completa, nonché la sopravvivenza di numerose aziende editoriali, e con esse, il futuro di centinaia di posti di lavoro e un patrimonio di professionalità giornalistica che garantisce quotidianamente un&#8217;informazione di qualità al servizio dei cittadini, così come dimostrano gli alti ascolti registrati dall&#8217;emittenza locale. Per tale ragione, l&#8217;Ordine dei giornalisti del Veneto ha sollecitato una revisione del Pnaf che, nel rispetto della legge, tenga conto delle esigenze della realtà televisiva locale del Veneto, alla quale devono essere garantite le necessarie frequenze per poter proseguire l&#8217;attività, in particolare sul fronte dell&#8217;informazione. Della questione è stato investito anche l&#8217;Ordine nazionale dei giornalisti affinché possa assumere tutte le iniziative del caso”.</p>
<p>Iniziative, che come dicevamo, possono anche sfociare il ricorsi ai tribunali amministrativi regionali. Sarebbe questo, infatti, l’orientamento dei principali editori televisivi del Veneto che continuano a protestare contro il Piano di assegnazione delle frequenze sostenendo che “così come strutturato, viola gravemente diritti delle tv locali, soprattutto per le emittenti locali della fascia Adriatica e del Nord est”. Su queste basi e al fine di ottenere l&#8217;annullamento del Pnaf, “non è escluso il coinvolgimento del Tar”.</p>
<p>Intanto, sempre per fare maggiore chiarezza sulla vicenda ed in modo particolare sull&#8217;assegnazione delle frequenze del digitale terrestre alle emittenti locali del Nordest che in queste ultime settimane si sono mobilitate per trovare una soluzione alla decisione dell&#8217;Agcom di assegnare frequenze residuali alle tv dell&#8217;area, attingendo in caso alle frequenze di Slovenia e Croazia in vista del passaggio dal segnale analogico a quello digitale in programma a partire dal 20 di ottobre prossimo, il ministro degli Esteri Franco Frattini, dovrebbe incontrarsi, nelle prossime ore, il viceministro Paolo Romani. Ad annunciarlo, lo stesso titolare della Farnesina. “Parlerò con il viceministro, responsabile in questa materia, per essere meglio informato della voce degli uni e degli altri, e in questo caso &#8211; ha detto concluso &#8211; anche del governo”.</p>
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		<title>Digitale terrestre: approvata all&#8217;unanimità risoluzione bipartisan per tutela posizionamento Tv e sintonia automatica</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Jul 2010 10:12:33 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>commissione Trasporti Poste e telecomunicazioni della Camera</strong> ha approvato all&#8217;unanimità una risoluzione bipartisan unitaria (primo firmatario il deputato del Pdl Mauro Pili) per tutelare il posizionamento delle tv regionali nella sintonia automatica del telecomando.</p>
<p>Alla vigilia della delibera dell&#8217;<strong>Agcom</strong>, la commissione, ha inteso i motivi delle rimostranze e ribadito che <em>&#8220;le tv locali devono trovare posto nel primo arco di posizioni del telecomando ovvero, tra il tasto 1 e il tasto 9, come da articolo 5 del decreto Romani. Il Garante per le comunicazioni, deve tutelare le televisioni regionali che hanno conquistato storicamente un ruolo di primo piano nell&#8217;ambito dell&#8217;informazione e della produzione televisiva. L&#8217;avvio del digitale terrestre </em>- aggiunge la nota diramata nella giornata &#8211; <em>non deve in alcun modo modificare il posizionamento commerciale e editoriale delle televisioni regionali&#8217;</em>. La stessa commissione, auspica ora che l&#8217;Agcom prenda atto della risoluzione e rinvii la decisione prevista per la giornata di domani, per una più approfondita riflessione sul tema.</p>
<p><em>&#8220;Al momento del passaggio dall&#8217;analogico al digitale terrestre</em> &#8211; sostiene <strong>Mauro Pili</strong> in una nota &#8211; <em>viene garantito il rispetto del posizionamento delle tv locali nella sintonia automatica rispettosa del consolidato storico dei dati d&#8217;ascolto. Ora quel principio sacrosanto deve essere rispettato nell&#8217;interesse della libera informazione e della sua articolazione federale&#8221;. &#8220;Cancellare questa storia televisiva</em> &#8211; conclude l&#8217;ex presidente della Regione &#8211; <em>significherebbe mettere sul lastrico emittenti regionali che, perdendo il posizionamento commerciale, sarebbero costrette a dichiarare lo stato di crisi con il conseguente di rischio di licenziamenti e chiusure. E&#8217; una responsabilità che nessuno si può assumere&#8221;</em>.</p>
<p>Con questa nuova risoluzione bipartisan unitaria, si dovrebbero placare le preoccupazioni delle emittenti locali che fino a poche ore fa invocavano con forza un intervento sul <strong>piano nazionale delle frequenze</strong> e sul numero che ciascuna emittente avrà sul telecomando. Una sorta di ‘soluzione salvagente’ per evitare il declino delle emittenti più piccole che secondo il nuovo piano proposto dall’<strong>Agcom</strong>, potrebbero scomparire con gravi ricadute sia in termini di servizi che di occupazione. La questione, più volte sollecitata e che sarà affrontata oggi a <strong>Montecitorio</strong> a seguito della richiesta unitaria presentata nei giorni scorsi da 20 parlamentari dei due contrapposti schieramenti politici nazionali, potrebbe avere i primi positivi riscontri.</p>
<p>Preoccupazioni, che hanno accompagnato la decisione ultima, così almeno di spera, di tenere alta l’attenzione sui timori del passaggio al digitale terrestre, avanzano le critiche che non tengono fuori nè i diretti interessati, nè esponenti della classe politica, nè il <strong>Corecom</strong>, nè ancora i rappresentanti della Fnsi.</p>
<p><em>“L’idea dell&#8217;Autority delle Comunicazioni di eliminare i primi nove numeri dal telecomando programmato per la televisione digitale terrestre non è condivisibile”</em> così si era espresso in merito alla vicenda, il segretario generale della Federazione nazionale stampa italiana <strong>Franco Siddi</strong> che, chiamatosi in causa, aveva anche sottolineato la <em>“violazione di un essenziale principio di necessario ‘federalismo televisivo’”</em> e il non rispetto di scelte, abitudini e orientamenti del pubblico di riferimento di ciascuna area regionale.</p>
<p>Una scelta fortemente criticata quella dell’assegnazione della numerazione automatica dal numero 1 al numero 9 esclusivamente a televisioni a diffusione nazionale, che rischiava, secondo molti e secondo Siddi in primis <em>“di determinare uno squilibrio grave negli assetti di sistema e nelle condizioni del mercato televisivo”. “Con questo tipo di orientamento</em> –  continuava il segretario generale del sindacato dei giornalisti &#8211; <em>televisioni locali che si sono conquistate posizionamento primario, ben sopra le scelte fatte regione per regione, rispetto a molti canali nazionali, vengono ingiustamente penalizzate ed esposte a rischi di ridimensionamento negli ascolti e nel mercato delle risorse”</em>. Non solo, proseguendo su questa linea, per la Fnsi si sarebbe<em> &#8220;aperto un rischio reale anche per i lavoratori, giornalisti per primi, che rischiano di trovarsi esposti a nuove incertezze anche occupazionali”. “Eppur</em>e – aveva aggiunto ancora Siddi &#8211; <em>esiste una norma legislativa che tra i principi e i criteri direttivi nel passaggio al digitale, prevede il rispetto delle abitudini e delle preferenze degli utenti con particolare riferimento ai canali generalisti nazionali e alle emittenti locali. Ci sono, insomma, specificità di valore che debbono essere rispettate”.</em></p>
<p>La scelta di un telecomando digitale pre-numerato, non era apparsa giusta neppure  per un armonico sviluppo del settore sul territorio nazionale. Altro aspetto di non poco conto, che fino a ieri ha spinto a scendere in campo a difesa delle tivù private locali, la politica di numerosi Enti territoriali che per la risoluzione del problema, si sono rivolti ai Comitati Regionali per le Comunicazioni. È questo il caso della regione Veneto che ha proposto lo slittamento dello <strong>switch-off</strong> previsto per ottobre, fino a quando non si creino tutte le condizioni atte a salvaguardare il panorama televisivo esistente e tutelare l&#8217;utente che dovrà vedersi garantita la possibilità di guardare i propri canali preferiti.</p>
<p>C’è poi la Puglia che intervenendo attraverso l&#8217;Associazione della Stampa, esprimeva <em>“non poca preoccupazione per il modo in cui nel sistema radiotelevisivo si va delineando il passaggio al digitale terrestre”. “L&#8217;avvento della nuova tecnologia che moltiplicherà l&#8217;offerta di canali gratuiti e a pagamento</em> – si legge in una nota stampa &#8211; <em>non può tradursi nell&#8217;espulsione dal mercato di numerose emittenti locali, che da decenni assicurano un&#8217;informazione libera”.</em></p>
<p><em>“Per continuare a garantire il pluralismo dell&#8217;informazione</em> &#8211; rilevava ancora il presidente dell&#8217;<strong>Assostampa Raffaele Lorusso</strong> &#8211; <em>è necessario che l&#8217;assegnazione dei canali sul telecomando, per la quale è competente l&#8217;Agcom, avvenga tenendo conto, come peraltro previsto dalla legge, della situazione attuale e delle preferenze del pubblico regione per regione. Relegare le tv locali in posizioni subalterne rispetto alla totalità delle emittenti nazionali, anche di quelle che in questa regione fanno registrare ascolti irrisori, significa condannarle ad uscire dal mercato</em>”.</p>
<p>L’appello, Lorusso, lo indirizzava poi ai parlamentari della Puglia nell’auspicio che <em>“tutti i parlamentari della regione, come più volte promesso, si facciano portavoce della categoria affinché i fondi per l&#8217;editoria e per l&#8217;emittenza locale siano inseriti nel maxiemendamento alla manovra finanziaria attualmente all&#8217;esame del Senato”</em> e invita tutte le forze sociali a mobilitarsi, anche attraverso iniziative pubbliche congiunte, <em>“per salvaguardare il pluralismo dell&#8217;informazione e l&#8217;occupazione”.</em></p>
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