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	<title>Tv Digitali.eu &#187; Aeranti-Corallo</title>
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		<title>FrequenzeTv: aumentano i cori dei dissidenti e i ricorsi al Tar del Lazio. Anche la regione Marche si mobilita</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Oct 2010 14:01:49 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Non si placa la bufera sull&#8217;assegnazione delle frequenze. A scendere in campo, stavolta, con una mozione sottoscritta all&#8217;unanimità, sono i capigruppo dell&#8217;Assemblea legislativa delle Marche e i componenti della prima Commissione. L&#8217;oggetto della contesa, come diversamente non poteva essere considerati gli appelli a più voci, la volontà di difendere con tutte le armi legislative a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non si placa la bufera sull&#8217;assegnazione delle frequenze. A scendere in campo, stavolta, con una mozione sottoscritta all&#8217;unanimità, sono i capigruppo dell&#8217;Assemblea legislativa delle Marche e i componenti della prima Commissione.</p>
<p>L&#8217;oggetto della contesa, come diversamente non poteva essere considerati gli appelli a più voci, la volontà di difendere con tutte le armi legislative a disposizione, le tv locali e il pluralismo dell&#8217;informazione in relazione all&#8217;assegnazione delle frequenze per il passaggio al <strong>digitale terrestre</strong>.</p>
<p>La mozione che sarà discussa in Consiglio regionale in tempi, questa almeno è la speranza dei firmatari, è stata firmata da quindici rappresentanti istituzionali sulla scorta di quanto detto appena quindici giorni fa dal presidente <strong>Corecom Marche</strong> <strong>Marco Moruzzi</strong>, proprio in prima Commissione.</p>
<p>In quell&#8217;occasione, Moruzzi aveva delineato il quadro tecnico della situazione del passaggio al <strong>digitale </strong>terrestre, mettendo in rilievo tutte quelle che per lui erano le criticità del <strong>Pnaf</strong> (Piano nazionale assegnazione frequenze (Pnaf) approvato nel mese di giugno dall&#8217;Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. Tra i punti negativi evidenziati dal presidente Corecom,<em> &#8220;le gravissime ricadute in termini occupazionali in caso di oscuramento delle tv locali&#8221;.</em></p>
<p>Sempre in virtù di ciò, e non vedendo garanzia alcuna sulla reale disponibilità delle frequenze digitali e sul loro effettivo utilizzo, l&#8217;emittente marchigiana &#8216;Tv Centro Marche&#8217;, avvertendo la forte penalizzazione del nuovo sistema e sulla scorta di quanto già fatto in precedenza dall&#8217;emittente Rete Veneta e altre spalmate su tutto il territorio regionale, ha già provveduto a presentare un ricorso al Tar del Lazio per annullare la tanto &#8216;odiata&#8217;, ma anche temuta, delibera Agcom.</p>
<p>Per la stessa motivata ragione, è intervenuta anche la Giunta regionale che sul  fronte della Conferenza Stato-Regioni, ha presentato un documento per chiedere un tavolo tecnico delle Regioni adriatiche e un confronto immediato con <strong>Agcom</strong> e governo centrale. E ancora, l&#8217;<strong>Aeranti-Corallo</strong> e l&#8217;<strong>Associazione Tv locali Frt</strong> che in un comunicato congiunto ribadiscono la loro posizione e sollecitano l&#8217;Agcom ad annullare al più presto l&#8217;atto giuridico. &#8220;<em>Con delibera n. 475/10/CONS</em> &#8211; si legge nella nota stampa &#8211; <em>l&#8217;Autorità per le Garanzie nelle comunicazioni ha emanato il piano di assegnazione delle frequenze per il servizio di radiodiffusione televisiva in tecnica digitale nell`area tecnica n. 3 .Tale piano prevede solo 27 frequenze per le cento tv locali operanti complessivamente in tale area. Tali 27 frequenze, peraltro</em> &#8211; aggiungono &#8211; <em>sono per lo più quelle qualitativamente meno valide sotto il profilo radioelettrico. E` evidente, quindi, la gravità della situazione per il settore televisivo locale&#8221;</em>.</p>
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		<title>Digitale Terrestre: l&#8217;Agcom difende la sua linea ma non si placano le polemiche sulla nuova numerazione dei canali</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Jul 2010 10:09:30 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>E’ diventata definitiva la decisione dall’Agcom assunta nella riunione dell’8 luglio sul piano di numerazione automatica dei canali (LCN) della Tv digitale formalizzata nella giornata di ieri. Ma ad un provvedimento tanto importante quanto atteso, e in un certo senso  anche scongiurato, non poche sono state le reazioni. In primis quelle dei dirigenti delle emittenti locali che criticano fortemente quello che a più voci è stato definito un “sopruso” oltre che vero e proprio “un grave segno di arroganza”.</p>
<p>E mentre da una parte si registra la soddisfazione dei soci di Dgtvi, l&#8217;associazione che riunisce Rai, Mediaset, TI Media, Frt (Federazione Radio Tv), D-Free e Aeranti-Corallo, e che già ha avuto modo di confrontarsi con l’Autorità garante delle comunicazioni per l’individuazione dei blocchi destinati a canali nazionali e locali, dall’altra non possono non tenersi in considerazione le infuocate critiche delle piccole emittenti.<br />
Per di più, che si sono anche sentite ‘accusate’ di “scarsa qualità dei programmi offerti”.</p>
<p>“Quello che sta succedendo – ha commentato all’indomani della decisione dell’Agcom di escludere le emittenti locali dai primi canali del digitale terrestre il presidente della Regione Sardegna, Ugo Cappellacci – è un sopruso intollerabile. Un grave segno di arroganza compiuto in spregio alla legge e alle richieste delle Regioni italiane. Valuteremo le iniziative per difendere la libera emittenza locale, che porta nelle nostre case l&#8217;informazione regionale, la cultura e le tradizioni della nostra Isola”.</p>
<p>Di “un altro pezzo di bavaglio al pluralismo del sistema informativo”, ossia “di un altro regalo agli interessi privati oltre che un ulteriore colpo inferto alle economie locali”, parla il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola che ringraziando ironicamente l’Agcom per “il regalo riservato alle piccole economie di settore”, ha annunciato opposizione in tutte le sedi preposte.</p>
<p>Di “insolazione del caldo estivo” parla invece Davide Caparini. Il segretario di presidenza in Commissione Vigilanza Rai, in un comunicato stampa diramato nelle ultime ore, spiega così il via libera definitivo da parte dell&#8217;Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni al piano di numerazione automatica dei canali (Lcn) sul nuovo telecomando digitale.</p>
<p>E ancora, sconcerto manifesta l’associazione di emittenti locali Alpi. “L&#8217;Autorità – ha dichiarato il presidente dell&#8217;Alpi Luca Montrone &#8211; ha di fatto confermato l&#8217;orientamento già manifestato di penalizzare le emittenti locali arrivando ad ignorare le indicazioni del Parlamento, che attraverso la Commissione Trasporti e Comunicazioni, all&#8217;unanimità e alla presenza del vice ministro Paolo Romani (che ha dato il suo assenso) ha chiesto al governo di vigilare affinché fossero rispettate le indicazioni del decreto legislativo 44/2010 che in nessuna sua parte ipotizza l’emarginazione delle tv locali”.<br />
“L’autorità inoltre &#8211; ha continuato Montrone &#8211; fa riferimento a un sondaggio attraverso il quale avrebbe verificato abitudini e preferenze del pubblico (oltre il 70% degli utenti ha un decoder o un televisore integrato e ha ordinato i programmi secondo le proprie preferenze). Si tratta di un sondaggio fuorviante perché è stato effettuato nelle Regioni in cui già c’è stato il passaggio al digitale mentre bisognava verificare le abitudini e le preferenze del pubblico nelle regioni ancora in analogico: non ha senso fotografare una situazione già compromessa che le emittenti hanno chiesto di sanare, e farne derivare una decisione&#8221;. &#8220;Un altro aspetto fuorviante citato dall&#8217;Autorità &#8211; sottolinea ancora Montrone &#8211; è il riferimento al parere favorevole ricevuto da presunte principali associazioni delle emittenti: la nostra, l&#8217;Associazione Alpi, la seconda per importanza in relazioni agli ascolti delle emittenti associate, ha chiaramente contestato in tutte le audizioni dinanzi all&#8217;Autorità e con una diffida legale l&#8217;ipotesi che fossero escluse le tv locali dai tasti da uno a nove. Della nostra posizione non si fa alcun cenno mentre l&#8217;Autorità evidentemente ha voluto dar ragione solo a quelle associazioni allineate sulle sue posizioni”.<br />
“E’ evidente &#8211; ha poi concluso il presidente dell’Alpi &#8211; che così come la normativa di sistema vigente prevede che un terzo dei canali sia riservato alle tv locali, la stessa quantità debba essere riservata sia sul telecomando, nei tasti da uno a nove, sia nell&#8217;assegnazione delle frequenze di qualità. L&#8217;Autorità invece con la sua decisione non fa altro che favorire la sopravvivenza sul digitale del duopolio esistente sull&#8217;analogico, favorendo altri grossi gruppi che si apprestano a monopolizzare porzioni di etere escludendo di fatto dal mercato l&#8217;emittenza locale”.</p>
<p>Di contro, le soddisfazione di Dgtvi che attraverso il suo presidente Andrea Ambrogetti afferma che &#8220;si tratta di un passo molto importante che porta ordine e razionalità nell&#8217;offerta del digitale terrestre&#8221; e che la &#8220;decisione presa ha messo in prima fila le abitudini e le preferenze degli utenti su tutto il territorio nazionale, e conferisce il giusto riconoscimento alle emittenti locali oltre a valorizzare adeguatamente le nuove offerte digitali nazionali&#8221;, e le giustificazioni dell’Authority che ribadendo la gerarchia analogica dei canali televisivi sulla piattaforma digitale, con i ‘generalisti nazionali’ che dovranno essere programmati di default su tutti gli apparecchi dal numero uno al nove del primo arco di numerazione, i locali dal 10 al 19, e gli altri suddivisi per categorie nelle successive posizioni, riafferma che il piano varato rispecchia appieno quanto deciso dal ‘Testo unico sui servizi di media audiovisivi e radiofonici’ (Dlgs 44/2010) e quindi, la “garanzia alla semplicità d’uso del sistema di ordinamento automatico dei canali, che rispetti le abitudini e preferenze degli utenti, con particolare riferimento ai canali generalisti nazionali e alle emittenti locali”.</p>
<p>In un comunicato, l&#8217;Agcom sottolinea altresì la libertà dell&#8217;utente a riorganizzare i canali secondo le proprie preferenze, il sistema di programmazione automatico di decoder e televisori integrati dovrà però rispettare la gerarchia della piattaforma analogica per quanto riguarda le prime 20 posizioni. Per quanto riguarda le numerazioni decise per gli altri canali, dal 20 al 70 del primo arco di numerazione saranno inseriti gli altri canali digitali terrestri a diffusione nazionale in chiaro, suddivisi per genere (semigeneralisti, bambini e ragazzi, informazione, cultura, sport, musica, televendite), mentre i canali a pagamento saranno programmati tra il quarto e il quinto arco di numerazione (tra il 401 e il 599). “Il piano – si legge ancora nel comunicato Agcom – prevede poi di lasciare i canali 0, 100, 200, 300, 400, 500, 600, 700, 800, 900 ai servizi di interesse generale, come le guide ai programmi”</p>
<p>l&#8217;Aeranti-Corallo, associazione di categoria delle imprese radiotelevisive locali che rappresenta, tra l’altro 320 tv locali, attraverso il suo coordinatore Marco Rossignoli ha dichiarato: “L’approvazione del regolamento porta finalmente ordine nell’offerta del digitale terrestre. E’ ora indispensabile – ha aggiunto Rossignoli – che il Ministero dello Sviluppo economico proceda con estrema rapidità all’assegnazione delle numerazioni nelle sei aree già digitalizzate (Lazio, Campania, Piemonte occidentale, Trentino Alto Adige, Valle d’Aosta e Sardegna). Infatti – ha proseguito Rossignoli &#8211; la mancanza della regolamentazione ha causato in tali aree gravi disagi sia alle emittenti che all’utenza. Il disorientamento nella individuazione dei programmi generato dall’assenza della numerazione ha causato anche una contrazione degli investimenti pubblicitari, con gravi ripercussioni sui bilanci delle emittenti locali e con forte rischio per l’occupazione nel settore. E&#8217; inoltre fondamentale – ha concluso – che fin dal momento dell’entrata in vigore del regolamento cessino le duplicazioni delle numerazioni, i cosiddetti &#8216;cloni&#8217;, cioè le utilizzazioni di più numeri per identificare uno stesso programma. Tale duplicazione, infatti, ha contribuito in modo significativo alla caoticità dell’offerta digitale in assenza di regolamentazione in materia&#8221;</p>
<p>Sempre in riferimento alla recente approvazione da parte della Autorità per le garanzie nelle comunicazioni del regolamento per la numerazione dei canali della televisione digitale terrestre, la Dgtvi ha invece, rimarcando che &#8220;lo schema approvato accoglie nella sostanza la proposta formulata nei mesi scorsi con l&#8217;unanimità di tutti i soci&#8221; e con questo, auspica la fine dei &#8220;fenomeni fastidiosi quali quelli della duplicazione dei canali con numerazioni multiple&#8221;.</p>
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		<title>Digitale terrestre: dall’Agcom OK unanime al nuovo Piano frequenze e a criteri per valutazione Docufiction e Docudrama</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Jun 2010 10:23:20 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il Consiglio dell&#8217;Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, presieduto da Corrado Calabrò, relatori i Commissari Stefano Mannoni e Michele Lauria, ha approvato oggi all&#8217;unanimità il Piano nazionale di assegnazione delle frequenze televisive (PNAF) per il digitale terrestre. Il Piano si conforma ai principi di uso pluralistico ed efficiente delle frequenze su tutto il territorio previsti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">Il Consiglio  dell&#8217;Autorità per le garanzie nelle   comunicazioni, presieduto da <strong>Corrado  Calabrò</strong>, relatori i   Commissari<strong> Stefano Mannoni </strong>e <strong>Michele Lauria</strong>,  ha approvato   oggi all&#8217;unanimità il <strong>Piano nazionale di assegnazione delle    frequenze televisive</strong> (PNAF) per il <strong>digitale terrestre</strong>.<br />
  Il   Piano si conforma ai principi di uso pluralistico ed efficiente delle    frequenze su tutto il territorio previsti dalle norme legislative   vigenti e  dagli indirizzi comunitari, fornendo i criteri tecnici e   metodologici per la  pianificazione, nazionale e locale.<br />
  L&#8217;utilizzazione della <strong>tecnica SFN</strong> (reti a singola frequenza), che   vede  l&#8217;Italia all&#8217;avanguardia in Europa, permetterà di soddisfare   tutte le diverse  esigenze: razionalizzazione delle reti esistenti,   nazionali e locali; nuove  frequenze destinate alla gara per gli   operatori TV; frequenze per i servizi  innovativi.<br />
  Nel piano, sono   identificate le frequenze delle reti televisive nazionali da  utilizzare   di norma in tecnica isofrequenziale. Tali reti, tra cui quelle    destinate a nuovi soggetti (dividendo digitale interno), sono   equivalenti tra  loro, sia in termini di copertura sia in termini di   coordinamento  internazionale.</p>
<p align="justify">Il Piano tiene inoltre  conto degli specifici obblighi   di servizio pubblico, dell&#8217;articolazione  regionale di Rai 3 e   dell&#8217;informazione, nonché dello sviluppo dei servizi  innovativi.   Secondo quanto indicato dalla legge, il <strong>PNAF</strong> riserva oltre un    terzo delle frequenze pianificabili alle emittenti televisive locali. Al   fine di  garantire il massimo pluralismo e di favorire un uso   efficiente ed effettivo  delle frequenze, la pianificazione di dettaglio   avverrà attraverso la  convocazione di appositi &#8216;<strong>tavoli tecnici</strong>&#8216;,   anche per assicurare  continuità a quanto avvenuto regioni che hanno   già effettuato il passaggio al  digitale terrestre. </p>
<p align="justify">Il provvedimento    approvato oggi sarà dunque completato nei suoi aspetti attuativi via   via che i  tavoli tecnici relativi alle aree ancora da digitalizzare   avranno concluso il  loro lavoro. Il Piano pone particolare attenzione   alla futura utilizzazione  delle frequenze che, secondo gli indirizzi   comunitari, sono destinate a servizi  di telecomunicazioni (dividendo   digitale esterno) per servizi innovativi quali  la<strong> banda larga mobile</strong> di quarta generazione. E&#8217; infatti previsto, sin da  ora, di mettere a   disposizione di tali servizi le risorse inutilizzate (le  cosiddette <strong>white   spaces</strong>). L&#8217;azione di riorganizzazione dello spettro  frequenziale   dovrà essere condotta in cooperazione con il ministero dello  Sviluppo   Economico che ha competenza sulle modifiche del Piano nazionale di    ripartizione delle frequenze. </p>
<p align="justify">Calabrò, nell&#8217;esprimere  soddisfazione per la decisione   assunta dal Consiglio dell&#8217;Agcom, ha dichiarato: <em>&#8220;il Piano di   assegnazione delle frequenze è un adempimento caratterizzante e    fondante dell&#8217;attività dell&#8217;Agcom ed è stato adottato dopo   un&#8217;approfondita  consultazione che ha coinvolto tutti i soggetti   interessati e a seguito di un  confronto con il ministero per lo   Sviluppo Economico, al quale spettano le  attività di coordinamento   delle frequenze in sede internazionale. L&#8217;approvazione  del Piano   rappresenta un passaggio ineludibile che l&#8217;Autorità, in linea con il    suo ruolo istituzionale, ha portato a compimento in piena autonomia   tecnica ed è  dotato della necessaria flessibilità per rispondere alle   esigenze attuali e ai  futuri sviluppi tecnologici &#8216;.</em></p>
<p align="justify">Il Consiglio   oggi ha anche ascoltato in audizione il presidente  della Regione   Puglia, <strong>Nichi Vendola</strong>, e il presidente della Regione  Molise, <strong>Michele   Angelo Iorio</strong>, in merito al <strong>Piano di numerazione  automatica</strong> dei canali della televisione digitale terrestre. </p>
<p align="justify">Il piano, sempre   secondo  quanto si apprende, è stato modificato rispetto a quello   andato in consultazione  e su cui c&#8217;erano state molte critiche da parte   delle tv locali. Il piano  nazionale preparato dall&#8217;AGCOM ha l&#8217;obiettivo   di mettere ordine  nell&#8217;assegnazione delle frequenze in occasione del   passaggio al digitale  terrestre, avvenuto finora in assenza di un   impianto regolatorio unitario.</p>
<p align="justify">Martedì scorso Paolo  Gentiloni, Michele Meta,   Alessandro Maran, Francesco Boccia, Donata Lenzi,  Erminio Angelo   Quartiani e Roberto Giachetti con un’interrogazione parlamentare  al   Ministro dell&#8217;Economia e delle finanze, <strong>Elio Vito</strong>, hanno chiesto    chiarimenti in merito alla possibilità di assegnare ai nuovi servizi di    telecomunicazione, attraverso procedure di evidenza pubblica, le   frequenze  liberate a seguito del passaggio delle trasmissioni   televisive dall’analogico al  digitale.</p>
<p align="justify">I deputati hanno fatto  presente che   l&#8217;Italia è l&#8217;unico Paese europeo che non ha deciso di seguire  questa   linea e hanno fatto riferimento alla Germania dove si sta svolgendo la    gara per assegnare alla telefonia mobile il <strong>dividendo di spettro </strong>liberato    dallo switch-off dell’analogico. La gara sta superando il tetto di 3,5   miliardi  di euro.</p>
<p align="justify">L&#8217;Italia ha, infatti,  deciso che, nell&#8217;ambito   televisivo, siano assegnate, non con una gara, ma  attraverso un <strong>beauty   contest</strong>, solo una piccola parte di frequenze, il  10%, destinata ai   nuovi entranti.</p>
<p> I parlamentari hanno quindi   chiesto se il Governo  intende considerare, sul modello tedesco, la   possibilità di ricavare fondi dalla  messa in gara delle frequenze,   anche in considerazione dell&#8217;invito dell&#8217;Unione  europea a destinare per   nuovi servizi di telecomunicazioni una parte delle  frequenze liberate   dalla transizione alla tv digitale. </p>
<p>  </p>
<p> Vito ha risposto che il ministero dello Sviluppo    economico ha allo studio, anche di concerto con l&#8217;Autorità per le   comunicazioni, <em>“nuovi criteri di &#8216;efficientamento&#8217; dello spettro   radioelettrico già  assegnato o da assegnare nelle aree televisive   digitalizzate e ancora da  digitalizzare”</em>.</p>
<p> L&#8217;ipotesi riguarda tra l&#8217;altro “<em>misure idonee a    recuperare capacità trasmissiva non utilizzata, così favorendo   eventualmente  processi di condivisione dei multiplex da destinare o già   destinati agli  operatori di rete in ambito locale”</em>. </p>
<p> L&#8217;obiettivo, ha spiegato Vito, è consentire <em>&#8216;la    razionale e non discriminatoria assegnazione al comparto   radiotelevisivo di  risorse frequenziali per la diffusione di un numero   di contenuti adeguati&#8217;.</em></p>
<p> Al tempo   stesso, <em>&#8216;si potranno accelerare le  procedure per la destinazione del   dividendo di spettro a nuovi servizi di  telecomunicazione, con   possibili fonti di ricavo derivanti dalla messa a gara a  offerta   economica di tali risorse&#8217;. </em>Quanto al cosiddetto <strong>beauty contest</strong>,    richiamato nell&#8217;interrogazione e riguardante l&#8217;assegnazione del   dividendo  digitale, le modalità di gara e il quantitativo delle   relative risorse &#8211; pari a  6 frequenze da assegnare per i nuovi entranti   &#8211; sono stati individuati dalla  Commissione europea nell&#8217;ambito delle   trattative per la chiusura della procedura  d&#8217;infrazione Ue nei   confronti dell&#8217;Italia.</p>
<p align="justify">Oggi intanto il Comitato  per l&#8217;applicazione del <strong>Codice   di autoregolamentazione</strong> in materia di  rappresentazione di vicende   giudiziarie nelle trasmissioni radiotelevisive ha  approvato dei criteri   di massima per la valutazione di eventuali infrazioni al  Codice che,   in un&#8217;ottica di piena trasparenza, sono stati trasmessi dallo stesso    Comitato ai firmatari del Codice e cioè alle società <strong>Rai</strong>, <strong>Mediaset</strong> e <strong>Telecom Italia Media</strong>, alle associazioni rappresentative delle   emittenti <strong>Frt</strong> <strong>ed Aeranti-Corallo</strong>, all&#8217;<strong>Ordine dei   giornalisti </strong>e alla <strong>Federazione nazionale della stampa</strong>.</p>
<p align="justify">Il Codice di    autoregolamentazione, firmato il 21 maggio 2009, prevede che   l&#8217;accertamento  delle sue violazioni e l&#8217;adozione delle eventuali misure   correttive siano  riservate alla competenza di un apposito Comitato   costituito dai rappresentanti  delle parti firmatarie e da tre esperti   scelti dall&#8217;Autorità per le garanzie  nelle comunicazioni. Il Comitato   si è formalmente insediato il 17 dicembre 2009.</p>
<p align="justify">Va dato atto   alle parti  firmatarie del Codice &#8211; emittenti, associazioni   rappresentative delle emittenti,  Fnsi e Ordine dei giornalisti &#8211; di   aver saputo coniugare i principi di libertà  di espressione e di   informazione e diritto degli utenti ad essere correttamente  informati.</p>
<p align="justify">Nel documento   varato si  precisa che il Comitato non ha competenza sui dibattiti ma   solo sulla  &#8220;simulazione o riproduzione o ricostruzione&#8221; di procedimenti   giudiziari.</p>
<p align="justify">Per quanto riguarda le <strong>docufiction</strong> come quelle di   &#8216;Annozero&#8217;, i criteri per valutare eventuali  infrazioni si basano   soprattutto sull&#8217;obbligo, per gli autori, di fare ricorso a  &#8220;<em>fonti   suscettibili di riscontro</em>&#8220;, che vanno fatte emergere &#8220;<em>anche in    modo sommario</em>&#8220;, oltre che sui doveri di &#8220;<em>veridicità</em>&#8220;, &#8220;<em>completezza</em>&#8220;,    &#8220;<em>imparzialità</em>&#8221; e &#8220;<em>rispetto del contraddittorio</em>&#8220;.</p>
<p align="justify">Nessuna censura    preventiva potrà essere attuata, si precisa nel documento, che   sottolinea anche,  richiamandosi alla giurisprudenza di Cassazione, che   la valutazione  dell&#8217;obiettività di una ricostruzione può essere fatta &#8220;<em>solo   in base  all`accuratezza con cui l`operatore dell`informazione ha   effettuato la verifica  delle proprie fonti&#8221;.</em> Quindi il Comitato   valuterà solo &#8220;<em>eventuali  scostamenti tra le informazioni rese   durante la trasmissione e &#8216;i fatti e gli  atti risultanti dallo stato in   cui si trova il procedimento&#8217;&#8221;.</em></p>
<p align="justify">L&#8217;equilibrio nella  rappresentazione dei   fatti non significa un conteggio &#8220;meccanico&#8221; dei tempi  assegnati alle   tesi di accusa e difesa: anche <em>&#8220;l&#8217;esigenza del contraddittorio    immediato, vale a dire con la presenza fisica di rappresentanti delle    contrapposte tesi nel contesto della medesima trasmissione, deve essere   valutata  &#8211; </em>scrive il Comitato<em> &#8211; alla luce della natura e   dell&#8217;impostazione del  programma, nonché dei suoi contenuti e della sua   durata&#8221;.</em> Infine, il  Comitato mette in guardia gli autori e   giornalisti televisivi dall’allestimento <em>&#8220;di veri e propri &#8216;racconti a   tesi&#8217;, spesso giustificati da elementi  narrativi del tutto ultronei   all’indagine e ai rilievi dell’indagine  giudiziaria&#8221;,</em> perché questo   metodo rischia di &#8220;<em>implicare un grave  pregiudizio del diritto alla   rispettabilità e all`onorabilità delle persone  coinvolte&#8221;.</em></p>
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		<title>Digitale terrestre: slitta alla prossima settimana decisione Agcom su Piano frequenze</title>
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		<pubDate>Wed, 26 May 2010 15:54:18 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"> Slitta alla prossima settimana, secondo quanto si   apprende, la decisione dell&#8217;<strong>Autorità  per le Garanzie delle   Comunicazioni </strong>sul<strong> piano nazionale</strong> per  l&#8217;assegnazione delle <strong>frequenze</strong> per la <strong>Tv digitale</strong>. Per  disciplinare al meglio la transizione   nazionale dalla tv analogica a quella  digitale, l&#8217;Autorità, presieduta   da <strong>Corrado Calabrò</strong>, deve mettere ordine  nell&#8217;<strong>assegnazione   delle frequenze</strong>, per definire quante di esse sono  riservate alle Tv   nazionali, quante alle Tv locali e quante saranno oggetto  della gara   del Ministero dello Sviluppo Economico.</p>
<p align="justify"> Già nella   precedente riunione era stata effettuata un’informativa sul piano    nazionale. Le emittenti locali chiedono con forza una decisione che   salvaguardi  la sopravvivenza di molte realtà locali.</p>
<p align="justify"> <em>“Non è possibile accettare un   passaggio al digitale che determini la chiusura  di moltissime imprese   operanti da oltre 35 anni, con evidenti ripercussioni per  il pluralismo   del settore, per l&#8217;informazione e per l&#8217;occupazione lavorativa”,</em> ha commentato <strong>Marco Rossignoli</strong>, coordinatore <strong>Aeranti-Corallo</strong> e  presidente <strong>Aeranti</strong>.</p>
<p align="justify"> L&#8217;Aeranti-Corallo, ha riferito Rossignoli, ha proposto che l&#8217;Agcom   preveda dieci  numerazioni per le tv locali subito dopo quelle delle   reti nazionali analogiche;  che vengano complessivamente previste 50   numerazioni per le locali tra le prime  100; che venga adottata analoga   impostazione anche per gli archi 101-200 e  201-300; e che l&#8217;intero   settimo arco di numerazione (601-700) venga assegnato  alle ulteriori   offerte delle emittenti locali. </p>
<p align="justify">La  Commissione europea nel suo Rapporto ha intanto   ricordato che l’Agcom ha  lanciato nell&#8217;agosto 2009 una <strong>consultazione   pubblica</strong> sulla selezione  delle procedure per l&#8217;assegnazione delle <strong>cinque   multiplex digitali</strong>. La  bozza delle regole di selezione, ha   aggiunto la Commissione, stabilisce la  proibizione per cinque anni di   scambiare le frequenze in seguito al passaggio  alla tv digitale   terrestre. </p>
<p align="justify"> <em>&#8220;Mentre questa condizione è   volta a evitare partecipanti per procura nella  procedura di selezione,   alcuni operatori tv considerano che il periodo dei  cinque anni sia   sproporzionatamente lungo&#8221;.</em> </p>
<p align="justify"> Nel rapporto non vengono citati i nomi delle società   coinvolte nell&#8217;operazione  e, in ogni caso, il suo scopo non è   intervenire sulla questione aperta con  l&#8217;Italia sul caso <strong>Sky Italia</strong>. </p>
<p align="justify">La  pay Tv ha chiesto alla Commissione di accedere   prima del 31 dicembre 2011 al  digitale terrestre per poter partecipare   alla gara per i multiplex con i nuovi  canali per il digitale terrestre,   gara dalla quale il gruppo tv resterebbe  automaticamente escluso sulla   base degli accordi raggiunti con Bruxelles nel  2003 che impediscono   all&#8217;operatore di entrare nel mercato della televisione  digitale   terrestre prima del 2013. </p>
<p align="justify">Si  tratta di un&#8217;ipotesi   contrastata dal governo italiano e da <strong>Mediaset</strong>. Una  decisione   dell&#8217;Antitrust europeo è attesa a breve.</p>
<p align="justify"> Bruxelles   ha già dato segnali di voler rispondere positivamente alla richiesta  di   Sky Italia a condizione che il gruppo acquisisca frequenze solo per    trasmettere in chiaro e non per la pay-tv, settore nel quale ha una   posizione  dominante.</p>
<p align="justify">Il  viceministro   alle Comunicazioni, <strong>Paolo Romani</strong>, ha commentato come ormai  la   rivoluzione digitale sia una  realtà e con lo switch-off della Lombardia    siamo a un punto di non ritorno. </p>
<p align="justify"> <em>“Quanto al   piano delle frequenze, però, l&#8217;Autorità deve realizzare un piano    complessivo di inserimento e a questo ci si deve attenere, non si può   procedere  a tentoni, ne ignorare 30 anni di storia di emittenti locali   italiane”. </em></p>
<p align="justify"> Sull&#8217;ordinamento del telecomando   digitale, ha proseguito Romani, <em>“il piano di  autoregolamentazione   non ha funzionato come speravamo. Io sono contrario che ci  siano, come   sento dire, solo tre o quattro tv locali tra il primo e il secondo    blocco nazionale. Non è un problema se le troviamo a cominciare   dall&#8217;otto o dal  dieci, ma devono essere mantenute le dieci che erano   previste. Non sono  d&#8217;accordo neanche che per lungo tempo le risorse   delle frequenze restino  utilizzate solo al 40%. Perché non costituire   delle cooperative di più locali  per utilizzare uno stesso multiplex.   Anche in questo caso l&#8217;Autorità ci deve  dare un criterio con cui   assegnare i canali”</em>. </p>
<p align="justify"> Romani ha inoltre ricordato   che il ministero si è mosso per tutelare l&#8217;emittenza  locale sia sul   piano frequenze, che sulla numerazione dei canali sul telecomando  e sui   finanziamenti.</p>
<p align="justify"> <em>“Credo che il   piano di assegnazione delle frequenze finirà meglio di quello  che si   pensa oggi</em>”, ha risposto <strong>Nicola D&#8217;Angelo</strong>, commissario   dell&#8217;Agcom. </p>
<p align="justify"> Aggiungendo che la legge impone un   terzo delle risorse alle emittenti locali e  l&#8217;esperimento nella sei   aree già digitalizzate è stato positivo. </p>
<p align="justify"> <em>“E&#8217;   giusto riconoscere le risorse di frequenza alle tv locali, ma anche che    queste non vadano sprecate. Anche per questo motivo, penso sia una   buona  soluzione l&#8217;idea di una forma di consorzio su uno stesso   multiplex. In Italia il  problema delle frequenze non sono le locali, ma   come e&#8217; avvenuta la loro  occupazione da parte di alcuni soggetti   nazionali&#8217;.</em></p>
<p align="justify"> Per quanto riguarda l&#8217;ordine dei   tasti del <strong>telecomando digitale</strong>, “<em>c’è  stata un&#8217;insurrezione   politica. Finora già quattro presidenti di regioni sono  venuti a dirci   che così come era pensata non andava bene, ora viene realizzato  questo   sondaggio sulla penetrazione sul territorio. Ma io mi chiedo: se il    problema e&#8217; verificare territorialmente le preferenze, perché fino al   tasto  sette deve essere appannaggio di alcuni soggetti e dall&#8217;otto e   nove di altri? Le  tv locali offrono al cittadino informazione e   intrattenimento gratuitamente. Per  continuare a farlo non si deve però   pensare solo ai sostentamenti pubblici, ma  anche ad un nuovo mercato   della pubblicità”. </em></p>
<p align="justify"> <strong>Andrea   Ambrogetti</strong>, presidente di DGTVi, ha sottolineato che “<em>Cinque    anni fa il digitale era ancora un sogno. In un anno il 30% della   popolazione e  220 emittenti hanno partecipato al processo di   transizione. Nessuno ha spento e  tutti hanno potuto proseguire nella   loro attività. Così deve essere anche per il  futuro”.</em> </p>
<p align="justify"> <em>“Il nuovo piano dell&#8217;Agcom deve rispettare e partire   dall&#8217;esistente,  mettendoci nelle condizioni di assegnare le risorse   delle frequenze a tutte le  emittenti con regole certe. Non si può   arrivare al 5 o 6 settembre. Elementi di  certezza servono anche per la   LCN (numerazione automatica dei canali), nodo che  deve essere sciolto   subito. Senza LCN, infatti, non si può procedere ai prossimi    switch-over. Rai, generaliste nazionali e pay tv hanno firmato perché   alle  locali venissero assegnate dieci posizioni e che queste fossero   dieci posizioni  importanti&#8217;.</em></p>
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		<title>Piano frequenze: va in onda la protesta delle televisioni locali contro il nuovo piano Agcom. Parte intanto il RadioTv Forum</title>
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		<pubDate>Tue, 25 May 2010 15:52:18 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Si è aperta ufficialmente oggi la quinta edizione del RadioTV Forum di Aeranti-Corallo. L’evento, ospitato presso il Centro congressi dell’Hotel Melià Roma Aurelia Antica, ha visto la presenza di numerosi editori televisivi locali e giornalisti.   Ad anticipare l’inizio dei lavori, una conferenza stampa convocata congiuntamente da Aeranti-Corallo e Associazione Tv Locali Frt per illustrare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> Si è aperta ufficialmente oggi la   quinta  edizione del <strong>RadioTV Forum</strong> di <strong>Aeranti-Corallo</strong>.   L’evento, ospitato  presso il Centro congressi dell’Hotel Melià Roma   Aurelia Antica, ha visto la  presenza di numerosi editori televisivi   locali e giornalisti.  </p>
<p> Ad anticipare l’inizio dei   lavori, una  conferenza stampa convocata congiuntamente da   Aeranti-Corallo e Associazione <strong> Tv Locali Frt</strong> per illustrare le   ragioni per le quali le imprese televisive  locali sono assolutamente   contrarie alla nuova ipotesi di pianificazione delle  frequenze per la   radiodiffusione televisiva in tecnica digitale terrestre  presentata   dalla Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, nell’ambito del    procedimento di completamento della revisione del piano in questione. </p>
<p> Temi caldi, dunque, e tante   personalità pronte a  discuterne. Tra questi, anche il viceministro allo   Sviluppo economico con delega  alle comunicazioni, <strong>Paolo Romani</strong>,   al quale è spettato il compito, tra  l’altro, di aprire ufficialmente   la manifestazione con il consueto taglio del  nastro.  Accanto a lui, <strong>Marco   Rossignoli</strong>,  coordinatore Aeranti-Corallo che, focalizzando   l’attenzione sulle problematiche  di attualità delle emittenti   radiofoniche e televisive locali e satellitari, ha  evidenziato come   questa quinta edizione della manifestazione si stia svolgendo  in un   momento decisivo per il futuro del settore. </p>
<p> “<em>Con lo <strong>switch off</strong> della Regione  Sardegna e l’avvio   della transizione nella Valle D’Aosta, Piemonte Occidentale e  Trentino   Alto Adige</em> – ha detto <em>- la televisione digitale terrestre è    diventata un fatto concreto. Anche in ambito radiofonico &#8211; ha aggiunto &#8211;   la  recente approvazione da parte dell’Agcom del nuovo regolamento per   la radiofonia  digitale ha aperto la strada per l’avvio delle   trasmissioni <strong>Dab+ </strong>e<strong> Dmb</strong> in Italia</em>”.  Rossignoli ha   già chiesto all’Autorità  garante, di “<em>abbandonare tali ipotesi di   piano, procedendo invece secondo lo  stesso iter adottato nelle sei aree   già interamente digitalizzate</em>”. E ciò,  perché consentirebbe   l’assegnazione delle frequenze con qualche mese di anticipo  rispetto   allo switch off calendarizzato a partire dal prossimo 15 settembre.</p>
<p> Sempre il coordinatore   Aeranti-Corallo, ha  sottolineato come il passaggio al digitale   terrestre sia creando forti  preoccupazioni al comparto televisivo   locale in quanto ridurrebbe enormemente le  risorse radioelettriche   previste, con gravi ripercussioni anche nelle sei aree  già   digitalizzate. Tale schema, sempre secondo il suo pensiero, “<em>violerebbe    il principio della pianificazione per reti in <strong>modalità SFN</strong></em> (che  finora ha permesso un numero molto elevato di reti in ogni area   tecnica  digitalizzata), <em>prevedendo la possibilità di realizzare   alcune reti nazionali  in <strong>modalità K-SFN</strong></em> (con l’uso di 2 o 3   frequenze<em>), riducendo così  il numero delle frequenze esercibili   dalle tv locali e violando anche il  principio della riserva di almeno   un terzo delle risorse radioelettriche a  favore dell’emittenza locale.   Inoltre, le frequenze che tale schema destina alle  tv locali, non sono   qualitativamente equivalenti a quelle destinate alle tv  nazionali in   termini di copertura, di compatibilità interferenziale con gli  stati   esteri e di certezza di mantenimento dopo il 2015</em>”. </p>
<p> “<em>Vi è  grande incertezza in   relazione alle  frequenze disponibili</em> – ha ribadito ancora &#8211;  <em>sulla   effettiva possibilità per tutte le tv locali di  diventare operatori di   rete nei rispettivi ambiti territoriali; sono inoltre   necessari  e   rilevanti investimenti per il rinnovo degli  impianti e delle  relative   infrastrutture, nonché per la produzione dei nuovi contenuti destinati    alla diffusione digitale; inoltre la moltiplicazione del numero dei   programmi  unitamente alla problematica, ancora irrisolta,  della   numerazione  automatica  dei canali, rischia di disperdere la visibilità   delle tv locali faticosamente   acquisita negli anni</em>”.</p>
<p> All’intervento di Rossignoli è seguito   quello  del presidente dell’<strong>Associazione Tv Locali Frt</strong> <strong>Maurizio   Giunco</strong>,  anch’egli total-mente contrario alla nuova ipotesi di   pianificazione dell’<strong>Agcom</strong>,  nonché di numerosi parlamentari, che   proprio nei giorni scorsi hanno  sottoscritto, in circa 200,   un’interrogazioni a tema.</p>
<p> L’evento,   che proseguirà ancora nella giornata  di domani, con appositi convegni,   seminari e workshop sulle modifiche della  disciplina per il settore   televisivo al T.U. della radiotelevisione introdotte  dal Dlgs 44/2010,   sarà arricchito da una opportuna tavola rotonda per   affrontata la   questione delle misure di sostegno e delle provvidenze editoria  per il   settore. Queste ultime recentemente soppresse con l’entrata in vigore   del  ‘<strong>decreto milleproroghe’</strong>. </p>
<p> Nel pomeriggio di mercoledì, è previsto invece  un incontro per   parlare di ‘transizione alla tv digitale terrestre’:  pianificazione   delle frequenze; numerazione automatica dei canali (<strong>Lcn</strong>);    modalità per diventare operatori di rete e fornitori di contenuti; lo   switch off  del Nord Italia; altri aspetti legislativi e regolamentari   in materia. Il  seminario comprenderà anche un’illustrazione delle   opportunità dell’alta  definizione per le tv locali, realizzato da HD   Forum Italia.</p>
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		<title>Digitale terrestre: in vista dello switch-off, necessario che le Tv locali ripensino il proprio ruolo. Presto dall’Agcom le regole LC</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Mar 2010 08:51:02 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#8220;Il passaggio al digitale terrestre, ma pi&#249; in generale le trasformazioni tecnologiche che investono, e ancor pi&#249; investiranno nei prossimi anni il mezzo che siamo abituati a chiamare televisione, impongono alle tv locali di ripensare il proprio ruolo&#8221;. E&#8217; quanto ha dichiarato il presidente del Corecom Lazio, Francesco Soro, nel corso del convegno &#8220;Il Futuro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span id="testoNotizia"></p>
<p align="justify"><em>&ldquo;Il passaggio al digitale   terrestre, ma pi&ugrave; in generale le trasformazioni tecnologiche che   investono, e ancor pi&ugrave; investiranno nei prossimi anni il mezzo che siamo   abituati a chiamare televisione, impongono alle tv locali di ripensare   il proprio ruolo&rdquo;</em>. E&rsquo; quanto ha dichiarato il presidente del <strong>Corecom Lazio</strong>, <strong>Francesco Soro</strong>, nel corso   del convegno &#8220;<em>Il Futuro dell&#8217;industria televisiva nel Lazio&#8221;</em> organizzato dal Corecom Lazio e svoltosi a Roma. </p>
<p align="justify">Per Sorto, si tratta di   una sfida appassionante, sebbene i rischi siano molti. Soprattutto   perch&eacute; questa trasformazione avviene in una fase di profonda crisi   economica. </p>
<p align="justify">Come spiega una nota del Corecom Lazio, Soro ha   auspicato &ldquo;<em>coraggio e lungimiranza da parte degli   imprenditori televisivi della regione&#8217;</em>&#8216;, e ha chiesto a entrambi gli   schieramenti politici che si candidano a guidare il Lazio di prestare   attenzione a questo importante settore produttivo. </p>
<p align="justify">&ldquo;<em>Parliamo</em> &#8211; ha affermato &#8211; <em>di   un segmento industriale che non solo impiega migliaia di lavoratori e   produce un fatturato di decine di milioni di euro ma &egrave; soprattutto un   settore che, in particolare fuori da Roma, contribuisce a informare i   cittadini e dare visibilit&agrave; a territori tagliati fuori dai grandi   circuiti mediatici&#8217;. </em></p>
<p align="justify">All&#8217;incontro hanno partecipato il membro dell&#8217;Agcom, <strong>Enzo Savarese</strong>, che ha riconosciuto il Corecom Lazio come   uno tra i comitati regionali pi&ugrave; virtuosi: &ldquo;Sta rispondendo molto bene   all&#8217;incremento di attivit&agrave; conseguente alle nuove deleghe conferite&rdquo;. </p>
<p align="justify">Infine, Savarese ha annunciato che nei prossimi   giorni il Consiglio dell&#8217;Autorit&agrave; definir&agrave; le regole del cosiddetto <strong>LCN</strong>, vale a dire il posizionamento delle emittenti sul   telecomando. </p>
<p align="justify"><strong>Giorgio Gori</strong>, presidente di Magnolia, ha   sottolineato come &ldquo;<em>troppo spesso i palinsesti siano di   qualit&agrave;</em> <em>non eccelsa, fatti di televendite e prodotti   scadenti. Occorre lavorare sulla qualit&agrave; dei contenuti, in modo da   consentire al mercato di fare selezione e ridurre il numero delle   emittenti laziali, perch&eacute; obiettivamente 53 sono troppe. Dal punto di   vista dell&#8217;occupazione, non c&rsquo;&egrave; da temere poich&eacute; lo scenario attuale e   futuro offrono maggiori opportunit&agrave; rispetto al passato e la tecnologia   pu&ograve; aiutare ad abbattere i costi</em>&rdquo;. </p>
<p align="justify"><strong>Carlotta   Ventura</strong>, Media and Sponsorship Manager Telecom Italia, ha invece   evidenziato come &ldquo;<em>l&#8217;imminente arrivo della Iptv complicher&agrave;   ulteriormente lo scenario. La quota pubblicitaria per le tv locali, gi&agrave;   in discesa oggi, andr&agrave; sempre pi&ugrave; calando e per questo le tv locali   dovrebbero &#8216;verticalizzare&#8217; i propri contenuti, concentrandosi sulle   news e sull&#8217;informazione pi&ugrave; pertinente al territorio di riferimento&#8217;</em>. </p>
<p align="justify">Per<strong> Filippo Rebecchini</strong>,   presidente Frt, ci sono troppe tv locali e molte sono poco collegate al   territorio. </p>
<p align="justify"><em>&ldquo;La qualit&agrave; dei   programmi &egrave; assolutamente da migliorare e c&rsquo;&egrave; un problema di   concorrenza, messo in tutta evidenza dal contenzioso aperto sulla   numerazione, il cosiddetto Lcn. Concorrenza aggravata nel Lazio dal   fatto che ci&ograve; che accade a Roma &egrave; spesso oggetto dell&#8217;attenzione dei tg   nazionali&rdquo;. </em></p>
<p align="justify">Dal canto suo, <strong>Marco Rossignoli</strong>,   presidente Aeranti-Corallo, ha espresso grande preoccupazione per il   futuro delle tv locali e ha avanzato tre richieste ai futuri governanti   della Regione Lazio: &ldquo;<em>In primo luogo, pubblicare un bando   anche con contributi europei che premi l&#8217;innovazione tecnologica delle   emittenti in secondo luogo, non sovrapporsi alla normativa nazionale;   infine, semplificare le procedure burocratiche e i vincoli legati alle   frequenze e alle antenne: esiste gi&agrave; un catasto nazionale delle   frequenze ed &egrave; inutile crearne uno regionale&rdquo;.</em></p>
<p></span></p>
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		<title>Digitale terrestre. Catricalà scrive a Calabrò: ‘Le norme sull’ordinamento dei canali spingano a intensa concorrenza’</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Feb 2010 08:53:01 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L&#8217;ordinamento dei canali sul telecomando della Tv digitale terrestre sta creando non poche difficolt&#224; al legislatore ma anche a broadcaster. A lamentarsi sono soprattutto le emittenti locali che temono d&#8217;essere relegate agli ultimi posti. Da qui &#232; nato un dibattito aperto sulla Logical channel numbering (Lcn) e l&#8217;apertura di un&#8217;istruttoria dell&#8217;Agcom. Il presidente dell&#8217;Antitrust, Antonio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">L&rsquo;ordinamento dei canali sul telecomando della <strong>Tv digitale terrestre</strong> sta creando non poche difficolt&agrave; al   legislatore ma anche a broadcaster. </p>
<p align="justify">A lamentarsi sono soprattutto le emittenti locali che   temono d&rsquo;essere relegate agli ultimi posti. Da qui &egrave; nato un dibattito   aperto sulla <strong>Logical channel numbering</strong> (Lcn) e   l&rsquo;apertura di un&rsquo;istruttoria dell&rsquo;Agcom. </p>
<p align="justify">Il presidente dell&#8217;Antitrust, <strong>Antonio   Catrical&agrave;</strong>, in una lettera al presidente dell&#8217;Autorit&agrave; per le   comunicazioni, <strong>Corrado Calabr&ograve;</strong>, ha sottolineato che <em>&ldquo;confida in una sollecita definizione in via regolatoria di   criteri idonei a promuovere modalit&agrave; di assegnazione delle numerazioni   suscettibili di favorire un&#8217;intensa competizione fra gli operatori&rdquo;,</em> con un sistema che sia possibilmente flessibile e per aree tematiche. </p>
<p align="justify">Catrical&agrave; prende spunto   dall&#8217;istruttoria avviata dall&#8217;Agcom per sottolineare la <em>&ldquo;particolare   rilevanza sotto il profilo concorrenziale della tematica</em>, <em>soprattutto nell&#8217;attuale fase di passaggio dalla tecnologia   analogica a quella digitale terrestre&rdquo;.</em> </p>
<p align="justify">Ecco perch&eacute; l&#8217;Antitrust definisce &ldquo;<em>fortemente   auspicabile</em>&rdquo; che la possibilit&agrave; di regolare il tema indicata   dall&#8217;Agcom si tramuti in scelte concrete. Catrical&agrave; suggerisce di   individuare un modello che sia in grado di &ldquo;<em>tutelare una   certa flessibilit&agrave; del sistema rispetto a eventuali modifiche   sostanziali delle condizioni competitive&rdquo; </em>e un&#8217;organizzazione   impostata per aree tematiche, che favorisca il confronto fra le varie   offerte, come avviene all&#8217;estero.&nbsp; </p>
<p align="justify">In questo modo, vengono   enfatizzate le opportunit&agrave; di sviluppare audience per canali che, in   assenza di un ordinamento tematico, sarebbero relegati in numerazioni   molto elevate, tra emittenti recanti programmazioni del tutto   disomogenee. </p>
<p align="justify">Nella lettera, Catrical&agrave; ricorda <em>&ldquo;la   particolare rilevanza sotto il profilo concorrenziale della tematica   dell&rsquo;ordinamento automatico dei canali televisivi, soprattutto   nell&rsquo;attuale fase di passaggio dalla tecnologia analogica a quella   digitale terrestre&rdquo;,</em> poich&eacute; nella televisione digitale terrestre, a   fronte di un&rsquo;offerta di programmi pi&ugrave; ampia rispetto alla televisione   analogica, <em>&ldquo;elementi di possibile successo della singola   attivit&agrave; d&rsquo;impresa sono, tra l&rsquo;altro, rappresentati dalla facilit&agrave; e   rapidit&agrave; di selezione del programma da parte dell&rsquo;utente e dal   consolidamento di una determinata posizione da parte dell&rsquo;emittente   televisiva nell&rsquo;ambito della numerazione&rdquo;. </em></p>
<p align="justify">Per l&#8217;Autorit&agrave; presieduta da Catrical&agrave;, &ldquo;&hellip;<em>anche   sulla scorta delle esperienze maturate in altri Paesi, un intervento   regolatorio appare fortemente auspicabile, nell&#8217;ottica di promuovere   l&#8217;affermazione di criteri organizzativi dell&#8217;ordinamento automatico   idonei a favorire condizioni di piena concorrenza tra gli operatori   effettivi e potenziali. Nessun accordo pattizio, infatti, pu&ograve; garantire   condizioni di assoluta imparzialit&agrave;, oggettivit&agrave; e non discriminazione,   connaturate invece all&#8217;operato dell&#8217;Autorit&agrave; di regolazione&rdquo;.</em> &nbsp; </p>
<p align="justify">Per l&#8217;Autorit&agrave; tali   considerazioni potrebbero acquistare ulteriore rilievo in vista di nuovi   ingressi nel mercato televisivo: &ldquo;<em>infatti, l&#8217;organizzazione   tematica, nella misura in cui attenua la centralit&agrave; delle prime   numerazioni, consente di mantenere una riserva di numerazioni di un   certo interesse anche per potenziali newcomer&rdquo;. </em></p>
<p align="justify">Secondo il parere della   Commissione Lavori pubblici e Comunicazioni del Senato allo schema di   decreto Romani, che recepisce  la Direttiva Ue  sui nuovi servizi media   e audiovisivi, si prevede che spetti all&#8217;Agcom definire criteri e   blocchi dei numeri, nell&#8217;ambito dell&#8217;istruttoria che &egrave; gi&agrave; in corso e   terminer&agrave; a breve; al ministero, invece va il compito di assegnare il   numero del telecomando alle emittenti ma anche di sanzionare quelle che   non rispettano la posizione assegnata loro, anche con la revoca   dell&#8217;autorizzazione a trasmettere fino a due anni. </p>
<p align="justify">L&#8217;ordinamento   automatico dei canali &egrave; attualmente oggetto di un&rsquo;istruttoria dell&rsquo;Agcom   che sta valutando l&rsquo;accordo presentato da <strong>DGTVi</strong> sul   quale non sono per&ograve; pervenuti tutti i consensi. </p>
<p align="justify">Lo scorso novembre, l&rsquo;Autorit&agrave; delle tlc ha avviato   l&rsquo;iter ai sensi dell&#8217;art. 43 del Testo unico della radiotelevisione &#8211; e   che sar&agrave; svolta in tempi rapidi &#8211; servir&agrave; a verificare se l&#8217;accordo   raggiunto dai principali operatori del settore televisivo sia rispettoso   del pluralismo e non discriminatorio nei confronti di alcune categorie   di broadcaster. </p>
<p align="justify">Il problema &egrave; appunto l&#8217;LCN: quando il decoder o il   televisore integrato li sintonizza, li colloca in una lista lunghissima,   che arriva fino ai numeri 800. Ogni emittente, ovviamente, cerca di   piazzarsi il pi&ugrave; in alto possibile e si verificano casi di conflitto &#8211;   segnalati dagli stessi decoder &#8211; tra pi&ugrave; emittenti per occupare la   stessa posizione. </p>
<p align="justify">L&rsquo;accordo di DGTVi &#8211; che riunisce Rai, Mediaset, Telecom   Italia Media, Frt, D-Free e Aeranti-Corallo &ndash;, ora al vaglio   dell&#8217;Autorit&agrave;, prevede che i canali dall&#8217;1 al 9 spettino alle ex tv   analogiche (tre Rai, tre Mediaset, poi La7, Mtv e l&#8217;ex Rete A); dal 10   al 19 alle emittenti locali, in base alla graduatoria stilata dai vari   Corecom; dal  20 in    poi, a vari blocchi tematici: al numero 20 c&rsquo;&egrave; Tv 2000, al 21   Retecapri (che per&ograve; non ha ancora aderito all&#8217;accordo), poi i canali per   bambini, i semigeneralisti (come Rai 4, Iris o RaiSat), gli sportivi e   quelli dedicati alle news. Ma non tutti i broadcaster hanno aderito   all&#8217;intesa. </p>
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		<title>Digitale terrestre: nel 2010 passeranno alla TDT 33 mln di famiglie in Francia, Italia, Regno Unito e Spagna</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Feb 2010 08:57:18 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[DGTVi, l&#8217;associazione per la promozione della televisione digitale terrestre che riunisce Rai, Mediaset, Telecom Italia Media, D Free e le associazioni di tv locali Aeranti-Corallo e Frt, nell&#8217;ultima newsletter ha fatto il punto sul mercato europeo della TDT. Secondo i dati raccolti da European Audiovisual Observatory, alla fine del 2009 il numero complessivo dei canali [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><strong>DGTVi</strong>, l&#8217;associazione per la promozione della <strong>televisione digitale terrestre</strong> che riunisce <strong>Rai</strong>, <strong>Mediaset</strong>, <strong>Telecom Italia Media</strong>, <strong>D Free</strong> e le associazioni di tv locali <strong>Aeranti-Corallo</strong> e <strong>Frt</strong>, nell&rsquo;ultima newsletter ha fatto il punto sul   mercato europeo della TDT. </p>
<p align="justify">Secondo i dati raccolti da <strong>European Audiovisual Observatory</strong>, alla fine del 2009 il   numero complessivo dei canali trasmessi su piattaforma TDT in Europa (27   Paesi membri pi&ugrave; i due candidati Turchia e Croazia) era pari a 730,   includendo nel computo oltre 300 canali regionali e locali. Dal mese di   aprile, quando i canali TDT erano circa 500, si tratta di una crescita   di oltre 200 unit&agrave;. </p>
<p align="justify">A cominciare dallo switch-off definitivo della Spagna previsto   tra meno di tre mesi, il 2010 &egrave; destinato a consolidare ulteriormente il   processo, irreversibile, di passaggio al digitale in tutti i principali   Paesi europei. Nel corso di quest&rsquo;anno, secondo le stime di <strong>e-Media Institute</strong> , passeranno interamente al digitale circa <strong>33 milioni di   famiglie</strong> complessivamente nei 4 Paesi considerati (ovvero Francia,   Italia, Regno Unito e Spagna). Mentre il Regno Unito vedr&agrave; solo   switch-off in aree di minore dimensione, gli altri tre Paesi   coinvolgeranno circa 10 milioni di famiglie a testa nei prossimi 12   mesi. </p>
<p align="justify">Se si esclude la   Germania, dove per&ograve; la diffusione terrestre ha storicamente ricoperto un   ruolo marginale data l&rsquo;elevatissima diffusione della TV satellitare e   via cavo, la <strong>Spagna</strong> &egrave; il primo dei grandi Paesi europei a   completare la transizione al digitale. Il prossimo 3 aprile, infatti,   si concluder&agrave; la terza e ultima fase del Piano nazionale di transizione,   che riguarder&agrave; le 33 &ldquo;aree tecniche&rdquo; pi&ugrave; abitate (quelle con una   popolazione superiore ai 700 mila individui). </p>
<p align="justify">Complessivamente, passeranno   interamente al digitale in questa ultima fase circa 30,2 milioni di   individui, pari a poco meno del 70% degli abitanti spagnoli. </p>
<p align="justify">A dicembre, ovvero a   tre mesi dal definitivo switch-off, la penetrazione della TDT sul totale   delle famiglie spagnole &egrave; pari al 77,4%, in crescita di oltre 33 punti   percentuali rispetto al 43,7% del dicembre 2008. Nel 2009, l&rsquo;audience   della piattaforma &egrave; cresciuta pi&ugrave; che proporzionalmente alla diffusione,   raggiungendo a dicembre il 52,8% (contro il 23,8% di un anno prima). </p>
<p align="justify">Il Ministero spagnolo   per l&rsquo;Industria, il Turismo e il Commercio ha presentato il software <strong>IDTVOS</strong> che verr&agrave; integrato all&rsquo;interno di ricevitori TDT   indirizzati a utenti di et&agrave; avanzata o con deficit visivi/uditivi. Il   software &egrave; compatibile con numerosi ricevitori e offre alcune   funzionalit&agrave; avanzate, come la navigazione dei menu tramite comandi   vocali e opzioni di personalizzazione (ad es. per aumentare le   dimensioni dei caratteri o esaltare il contrasto cromatico delle   immagini). Il progetto, del costo complessivo di 500.000 euro, si   inserisce all&rsquo;interno del pi&ugrave; ampio <strong>Plan Avanza</strong>, che   include una serie di attivit&agrave; a supporto delle fasce deboli. </p>
<p align="justify">Intanto il gruppo   svedese <strong>Airplus</strong>, attivo come operatore di TV a pagamento   su TDT in alcuni Paesi europei tra cui l&rsquo;Italia, ha deciso di ritirarsi   dal mercato spagnolo, dove avrebbe dovuto debuttare prossimamente con   un&rsquo;offerta di Pay-TV. I prolungati ritardi nella concessione delle   licenze per i servizi a pagamento, cos&igrave; come l&rsquo;accresciuta competizione   indotta dall&rsquo;ingresso sul mercato di <strong>Mediapro</strong> (presente   con il canale premium Gol TV &ndash; 150 mila abbonati via TDT) sono tra le   principali cause della decisione. Secondo le indiscrezioni, Airplus   avrebbe voluto offrire un mini-package di canali a pagamento al prezzo   di euro 8-12/mese. La societ&agrave; aveva anche gi&agrave; sottoscritto il primo   accordo con il canale AXN. </p>
<p align="justify">Il 2010 sar&agrave; un anno   decisivo anche per la <strong>Francia</strong>, che fino a questo momento   ha intrapreso solo alcuni switch-off &ldquo;pilota&rdquo; in aree di minore   dimensione. Nel 2010, infatti, passeranno interamente al digitale ben   10,2 milioni di famiglie francesi, pari al 40% circa del totale. Le   restanti famiglie (14,7 milioni) saranno invece interessate nel corso   del 2011, con lo spegnimento definitivo previsto per novembre. La prima   regione a completare la transizione sar&agrave; l&rsquo;Alsazia il prossimo 2   febbraio (circa 1,8 milioni di individui), dove gi&agrave; a met&agrave; 2009 solo il   4,5% delle famiglie aveva accesso alla sola ricezione analogica   terrestre. </p>
<p align="justify">All&rsquo;Alsazia seguiranno Bassa Normandia (1,5 milioni) e Paesi   della Loira (3,3 milioni) rispettivamente il 9 marzo e il 18 maggio. Tra   le regioni di maggiori dimensioni che completeranno anch&rsquo;esse lo   switch-off entro fine 2010 si segnalano anche la Bretagna (8 giugno, 3,1   milioni di abitanti coinvolti) e la regione di Calais (7 dicembre, 4,2   milioni). </p>
<p align="justify">Sempre in Francia l&rsquo;operatore di TV a pagamento su TDT <strong>TV Numeric</strong> ha annunciato l&rsquo;acquisizione del competitor <strong>TNTop</strong>, filiale francese dell&rsquo;operatore di Pay-TV britannico <strong>Top Up TV</strong>. A seguito di questa operazione, restano oggi   due soli operatori sul mercato della Pay-TV su TDT francese, ovvero TV   Numeric e il leader <strong>CanalPlus</strong>. Secondo la stampa   specializzata, l&rsquo;incumbent delle Tlc <strong>France T&eacute;l&eacute;com</strong> starebbe pensando a un ingresso sulla TDT richiedendo una licenza per   offrire un canale a pagamento all&rsquo;Authority <strong>Conseil   Sup&eacute;rieur de l&rsquo;Audiovisuel</strong> (CSA), quando quest&rsquo;ultima aprir&agrave; un   bando. </p>
<p align="justify">L&rsquo;Autorit&agrave; francese ha concesso due autorizzazioni temporanee   per sperimentare servizi di <strong>Push VoD</strong> su piattaforma TDT.   Tali servizi consistono nell&rsquo;invio sui Set Top Box degli utenti di   programmi TV, che vengono memorizzati sul disco fisso per essere   fruibili on-demand. </p>
<p align="justify">Alla prima sperimentazione, condotta dal network operator TDF   insieme a quattro editori della TDT (TF1, France T&eacute;l&eacute;visions, NRJ 12 e   Arte), parteciperanno 50 famiglie nella citt&agrave; di Parigi. Verranno   trasmessi sia programmi tratti dai palinsesti recenti dei canali   (catchup TV), sia altri contenuti VoD. Il secondo trial &egrave; condotto da   TDF insieme all&rsquo;operatore di Pay-TV TV Numeric nelle due aree di Rouen e   Evreux, utilizzando la capacit&agrave; disponibile sul multiplex GR1, sul   quale vengono anche trasmessi i canali di FTV. </p>
<p align="justify">Dopo l&rsquo;accelerazione del   2009, che ha visto passare al digitale quasi il 30% delle famiglie   (Piemonte Orientale, Lazio, Campania, Trentino Alto Adige e Valle   D&rsquo;Aosta), in <strong>Italia</strong> il 2010 &egrave; destinato a consolidare   ulteriormente la transizione, con circa 10 milioni di famiglie coinvolte   (il 40% del totale). </p>
<p align="justify">Entro la fine dell&rsquo;anno, dunque, quasi il 70%   delle famiglie italiane potr&agrave; fruire della TV esclusivamente in modalit&agrave;   digitale. Nel corso del 2010 &egrave; previsto lo switch-off in aree di   dimensioni rilevanti, come Lombardia-Piemonte Orientale (poco meno di 5   milioni di famiglie), Veneto (2,2 milioni) ed Emilia Romagna (1,8   milioni). Completano il quadro degli switch-off del 2010 Liguria e   Friuli Venezia Giulia (in totale circa 1,1 milioni di famiglie   coinvolte). </p>
<p align="justify">Nel <strong>Regno Unito</strong>, il 2010 sar&agrave; di fatto un anno   interlocutorio per quanto riguarda l&rsquo;avanzamento della transizione, che   entrer&agrave; pienamente &ldquo;nel vivo&rdquo; solo a partire dal prossimo anno. Ci&ograve;   nonostante, la diffusione della TV digitale su scala nazionale &egrave; gi&agrave;   molto elevata, nell&rsquo;ordine del 90% circa al settembre 2009. </p>
<p align="justify">Nel 2010, passeranno   interamente al digitale circa 2,3 milioni di famiglie soltanto. Le aree   interessate sono parte del Galles (650 mila famiglie servite   dall&rsquo;impianto di Wenvoe, switch-off il 31 marzo),  la regione West    (913 mila ad aprile) e  la regione STV North  (600 mila famiglie),   in cui lo switch-off avverr&agrave; progressivamente tra maggio e ottobre.   Considerando anche le aree che hanno spento il segnale analogico   terrestre nel corso del 2009, alla fine del 2010 saranno passate   interamente al digitale circa 7 milioni di famiglie, ovvero poco pi&ugrave; del   25% del totale. La transizione subir&agrave; una forte accelerazione a partire   dal 2011, quando saranno digitalizzate quasi 11 milioni di famiglie,   per concludersi quindi nel 2012 (switch-off definitivo fissato a   dicembre) con le restanti 9 milioni, incluse le quasi 5 milioni   dell&rsquo;area di Londra. </p>
<p align="justify">BBC Trust ha dato provvisoriamente parere positivo   alla partecipazione di BBC a <strong>Project Canvas</strong>, aprendo un   nuovo periodo di consultazione che si concluder&agrave; il 2 febbraio. Canvas &egrave;   un progetto sviluppato dai due broadcaster <strong>BBC</strong> e <strong>ITV</strong> e dall&rsquo;incumbent delle Tlc <strong>BT</strong>, cui si   sono aggiunti di recente anche Five, Channel 4 e Talk Talk. </p>
<p align="justify">L&rsquo;obiettivo &egrave; quello di   creare e promuovere uno <strong>standard aperto</strong> e condiviso per   integrare le offerte lineari gratuite, come Freeview (TDT) e Freesat   (satellite), con contenuti on-demand, provenienti da Internet ed erogati   via IPTV, ricevibili tramite i nuovi apparecchi &ldquo;ibridi&rdquo; broadcast /   broadband.</p>
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		<title>TDT, prosegue la digitalizzazione. DGTVi : ‘Il digitale terrestre supera gli ascolti del satellite e i 2,5 mln di decoder venduti ogni mese’</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Feb 2010 08:56:05 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#8220;Con il nuovo anno il processo di digitalizzazione della TV prosegue: non solo si &#232; superata la soglia del 30% di ascolto della TDT (il doppio del satellite) e si &#232; oltrepassata la barriera dei 2 milioni e mezzo di ricevitori venduti ogni mese, ma si &#232; anche ormai oltre il 60% delle famiglie italiane [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">&ldquo;<em>Con il nuovo anno il processo   di digitalizzazione della TV prosegue: non solo si &egrave; superata la soglia   del 30% di ascolto della TDT (il doppio del satellite) e si &egrave;   oltrepassata la barriera dei 2 milioni e mezzo di ricevitori venduti   ogni mese, ma si &egrave; anche ormai oltre il 60% delle famiglie italiane in   possesso di ricevitore TDT</em>&rdquo;. </p>
<p align="justify">Risultati conseguiti grazie agli <strong>switch-off   del 2009</strong> che vedono il nuovo anno con un calendario ancora pi&ugrave;   impegnativo: 23 milioni di italiani coinvolti in 6 regioni del Nord   Italia passeranno integralmente al digitale da Maggio a Dicembre. Con il   consenso di tutte le istituzioni, nazionali e locali, e di tutti gli   operatori e con una novit&agrave;: dall&rsquo;Emilia Romagna in poi si passer&agrave;   direttamente allo switch-off senza la tappa intermedia dello switch-over   di Rai 2 e Rete 4, grazie al livello di penetrazione ormai raggiunto.   E&rsquo; quanto sostiene <strong>DGTVi</strong>, l&#8217;associazione   per la promozione della <strong>televisione digitale terrestre</strong> che riunisce <strong>Rai</strong>, <strong>Mediaset</strong>, <strong>Telecom   Italia Media</strong>, <strong>D Free</strong> e le associazioni di tv locali <strong>Aeranti-Corallo</strong> e <strong>Frt</strong>, che nell&rsquo;ultima   newsletter ha fatto il punto sul mercato italiano. </p>
<p align="justify"><em>&ldquo;Altro che rinvio</em> &ndash; sottolinea DGTVi   riferendosi alle critiche del centrosinistra &#8211; &nbsp;<em>si tratta invece di una decisa accelerazione per portare, da   qui a un anno, la quasi totalit&agrave; degli italiani in digitale e   riconfermare il nostro primato europeo&rdquo;</em>. </p>
<p align="justify">I dati dell&rsquo;ultima   rilevazione nazionale <strong>Makno</strong> effettuata a cavallo tra   novembre e dicembre, ossia prima che si concludesse lo switch-off della   Campania, sono allineati con le proiezioni effettuate sulla base del   venduto (sell out GFK novembre) e pi&ugrave; in generale alle previsioni di   DGTVi all&rsquo;inizio della stagione degli switch-off 2009: entro la fine   dell&rsquo;anno oltre il 60% delle famiglie italiane (il doppio di quelle   transitate dagli switch-off) risulta in possesso di almeno un ricevitore   TDT. </p>
<p align="justify">La TDT si consolida prima piattaforma di   accesso alla TV digitale. Sono 6,6 milioni le nuove famiglie acquisite   dalla piattaforma in un anno, quasi un raddoppio sul totale di 13,8   milioni. Segue il satellite (8,7 milioni di famiglie) e l&rsquo;IPTV   (590.000). </p>
<p align="justify">In linea con la crescita registrata a ottobre e sotto il   forte impulso dato dagli switch-off, le vendite di ricevitori TDT si   sono attestate oltre i 2,6 milioni di pezzi nel mese di novembre. Di   questi, 782 mila (il 30% del totale) sono <strong>ricevitori   integrati</strong>, mentre oltre 1,8 milioni sono STB esterni. Il numero   cumulato di ricevitori TDT venduti dal febbraio 2004 si attesta alla   fine di novembre a 25.986.000. Di questi, il 59,5% sono STB esterni, il   40,5% (10,5 milioni) sono ricevitori integrati. </p>
<p align="justify">Nel mese di dicembre   l&rsquo;utilizzo della TDT supera in Italia una delle soglie pi&ugrave; significative   nella progressione verso il Change Over del 2012, raggiungendo il   31,5%. Si tratta di un incremento di oltre 7 punti percentuali (+28%)   sul mese precedente e di un triplicarsi dell&rsquo;utilizzo dei decoder TDT   negli ultimi dodici mesi. L&rsquo;aumento del consumo della TDT va a scapito   soprattutto della tradizionale TV analogica, oggi seguita dal 53% della   popolazione: il valore &egrave; sceso di oltre sei punti tra novembre e   dicembre 2009 e del 30% rispetto al dicembre 2008. L&rsquo;insieme delle   piattaforme digitali totalizza dunque il 47% del consumo TV.</p>
<p align="justify">Dall&rsquo;indagine Makno di   fine anno risulta anche un aumento nell&rsquo;<strong>uso associato </strong>al   possesso del decoder TDT: la ricezione via digitale terrestre &egrave;   prevalente per 6,1 milioni di famiglie / 13,5 milioni di individui di 15   e pi&ugrave; anni. </p>
<p align="justify">Solo <strong>1 famiglia su  3 in    Italia (7,7 milioni pari al 31% del   totale) accede solo alla TV analogica. </strong></p>
<p align="justify">Makno registra anche una buona soddisfazione del   pubblico nei confronti dell&rsquo;esperienza con la TDT: 6,6 su 10 il giudizio   sintetico complessivo espresso, nonostante la fase di assestamento post   switch-off in alcune aree abbia influito ad abbassare  la media. Molto    pi&ugrave; lusinghiero il giudizio espresso nei confronti della multicanalit&agrave;   free introdotta dalla TDT, con 6,9 su 10: trattandosi di un rilevamento   nazionale, infatti, include sia le aree all digital, dove l&rsquo;offerta TDT &egrave;   a regime, sia il resto del territorio, dove l&rsquo;offerta &egrave; molto pi&ugrave;   limitata. </p>
<p align="justify">Per quanto riguarda le aree all   digital, i rilevamenti Makno nel Lazio dopo la conclusione del passaggio   al digitale (8-18 dicembre) indicano che la penetrazione della TV   digitale (almeno un televisore, su tutte le piattaforme, TDT, sat, IPTV)   &egrave; al 97,5% nella regione (la provincia di Viterbo, che non ha   effettuato il passaggio, &egrave; inclusa nel campione). La penetrazione della   sola TV digitale terrestre &egrave; stimata al 92,7% (prima dello switch-off   era all&rsquo;81,2%), quella della TV satellitare scende sotto il 40% (era 47%   prima dello switch-off), l&rsquo;abbonamento alla IPTV riguarda il 2,7% delle   famiglie. </p>
<p align="justify">Il numero complessivo di decoder/ricevitori presenti   nelle case delle famiglie laziali ha gi&agrave; superato la soglia dei 5   milioni, con un tasso di &ldquo;digitalizzazione&rdquo; superiore al 100% (con un   picco di 1,2 decoder disponibili in media per i televisori del soggiorno   / salotto). La percentuale di televisori in grado di ricevere il solo   segnale TDT passa dal 63% all&rsquo;81% del totale TV set. Sono oltre  800.000 in  pi&ugrave;   i decoder TDT, esterni o integrati, presenti nelle case laziali in un   mese. Cifre analoghe si riscontrano nei dati di vendita (sell out, dati   GFK): oltre 1 milione di decoder TDT venduti nel Lazio a novembre. Molto   efficace l&rsquo;informazione e comunicazione sul passaggio: sempre secondo   Makno, meno dell&rsquo;1% degli individui over 15 sono stati &ldquo;colti di   sorpresa&rdquo;, l&rsquo;82% cita in spontanea l&rsquo;informazione televisiva, l&rsquo;86%   ricorda la campagna pubblicitaria. </p>
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		<title>Digitale terrestre: A. Ambrogetti (DGTVi), ‘Broadcaster nazionali e locali soddisfatti dal nuovo calendario di switch-off’</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Jan 2010 14:30:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Tutti i broadcaster nazionali e locali esprimono piena soddisfazione per l&#8217;individuazione delle date di passaggio al digitale terrestre per il prossimo anno nelle regioni Lombardia, Piemonte, Liguria, Emilia Romagna, Veneto e Friuli Venezia Giulia che coinvolgerà 23 milioni di italiani raggiungendo così, con le regioni già passate al digitale, circa il 70% della popolazione italiana”. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“Tutti i broadcaster nazionali e locali esprimono piena soddisfazione per l&#8217;individuazione delle date di passaggio al digitale terrestre per il prossimo anno nelle regioni Lombardia, Piemonte, Liguria, Emilia Romagna, Veneto e Friuli Venezia Giulia che coinvolgerà 23 milioni di italiani raggiungendo così, con le regioni già passate al digitale, circa il 70% della popolazione italiana”.</p>
<p>E&#8217; quanto ha affermato Andrea Ambrogetti, presidente di DGTVi, l&#8217;associazione per la promozione della televisione digitale terrestre che riunisce Rai, Mediaset, Telecom Italia Media, D Free e le associazioni di tv locali Aeranti-Corallo e Frt, in merito all&#8217;approvazione da parte del Comitato Nazionale Italia Digitale del calendario per il passaggio alla televisione digitale terrestre per il 2010.</p>
<p>“L&#8217;individuazione di queste date, con l&#8217;accordo di tutte le istituzioni e i soggetti interessati – ha detto Ambrogetti &#8211; non rappresenta alcun rinvio ma invece al contrario un deciso processo di accelerazione anche con, per la prima volta, il passaggio diretto allo switch-off visto il già consistente attuale tasso di penetrazione (oltre il 50%) di digitale terrestre nelle regioni interessate. Siamo certi che, grazie all&#8217;impegno del Ministero per lo Sviluppo Economico-Dipartimento per le Comunicazioni, così come nell&#8217;anno che si è appena concluso anche nel 2010 queste tappe saranno rispettate riconfermando il primato italiano in Europa nella diffusione della televisione digitale”.</p>
<p>Il calendario &#8211; spiega una nota del ministero dello Sviluppo economico-Comunicazioni &#8211; prevede una fase di switch-over, con il passaggio di Rai 2 e Rete 4 alla sola tecnologia digitale, fissata al 18 maggio nella macro area che comprende le regioni della Lombardia (Milano – Pavia – Cremona – Lodi – Monza e Brianza – Bergamo – Brescia – Varese – Como – Lecco – Sondrio), Piemonte (Novara – Vercelli – Asti – Alessandria – Biella –Verbania) ed Emilia Romagna (Piacenza – Parma). In tutto saranno coinvolte 19 province e 12 milioni di abitanti.</p>
<p>Il passaggio definitivo di tutte le trasmissioni al digitale si articolerà secondo queste date dal 15 Settembre al 20 Ottobre in Lombardia, Piemonte Orientale, comprese le province di Piacenza e Parma. Dal 21 Ottobre al 25 Novembre saranno coinvolte dalle operazioni le regioni di Emilia Romagna, Veneto e Friuli Venezia Giulia. Con il passaggio della regione Liguria dal 26 novembre al 20 dicembre, si concluderanno le operazioni di transizione al digitale del 2010 coinvolgendo in totale 23 milioni di abitanti e portando in totale al 70% della popolazione italiana in ambiente all digital.</p>
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